Per quali motivi la Corea del Nord ha scelto proprio questo periodo per attuare un test missilistico? Pochi giorni fa - la notizia e' stata sommersa da quella sugli andamenti borsistici- ha lanciato con successo un vettore balistico che ha sorvolato il Giappone, l'area settentrionale dell'isola di Honshu, e cosi' dimostrato una gia' acquisita capacita' di medio raggio, precursore di quella a lungo in un prossimo futuro. La questione merita un'analisi approfondita. Mi aiuta il Prof. Han Park, con il quale co-dirigo l'istituto di ricerca GLOBIS (Universita' della Georgia, USA) considerato tra i massimi specialisti delle questioni coreane e dintorni. E' anche in buoni e frequenti rapporti personali con il governo nordcoreano in quanto attivo nel sostenere l'aiuto umanitario a quella nazione in cui dal 1995 muoiono tra i 300mila e 500mila individui all'anno (fatto relativamente poco noto e spaventoso) per denutrizione. E cio' favorisce una franca e ben tradotta conversazione telefonica con gli esponenti governativi del paese piu' chiuso e misterioso del pianeta. E' molto raro poter commentare il punto di vista diretto di Pyongyang.

I motivi sono quattro e nessuno di questi implica una mossa aggressiva diretta. Primo, la vendita di armi, e' l'unica fonte di denaro per l'economia comunista nordcoreana. I clienti tradizionali sono Iran, Irak, Libia e quelli potenziali tutti coloro che vogliono importare una capacita' missilistica (e nucleare) al di fuori della rete di controllo antiproliferativo stesa dagli americani. Il test e' servito a fare marketing e ad incrementare il potenziale ed il prezzo delle vendite. Secondo, collegato al primo, due giorni dopo il test si e' svolto un incontro bilaterale con gli Stati Uniti proprio sulla questione proliferativa. Pyongyang si e' seduta al tavolo con un leva negoziale in piu', grazie al test, per dire agli americani che se volevano la fine del programma missilistico e delle esportazioni militari avrebbero dovuto togliere l'embargo alla Corea del Nord e permettere il finanziamento internazionale del paese, affamato e devastato dalla crisi economica. Terzo, oggi 5 settembre Kim Jong Il verra' formalmente nominato presidente dello Stato (in realta' una dittatura famigliare ereditaria) ed il 9 vi sara' la cerimonia pubblica di insediamento. Serviva qualcosa tipo un test missilistico di grande successo per ridare ai nordcoreani l'orgoglio perduto a causa della carestia, in particolare alle forze armate. Quarto, gli Stati Uniti non hanno mantenuto l'impegno di dare ai nordcoreani 500mila tonnellate di petrolio grezzo ogni anno per i loro consumi energetici (a causa dell'opposizione del Congresso). Il test missilistico serve da messaggio forte per dire che sarebbe meglio rispettare gli accordi.

Restiamo su quest'ultimo punto. Gli accordi di cui si parla risalgono al 1994. A quel tempo la Corea del Sud, il Giappone e gli Stati Uniti decisero di fondare la KEDO (Korean Energy Development Organization). La sua missione e' quella di costruire due reattori nucleari leggeri (di nuova generazione, a sicurezza intrinseca) da donare alla Corea del Nord in cambio della sua rinuncia a mantenere aperti, e costruire, reattori a vecchia tecnologia sia di per se pericolosi sia in grado di produrre plutonio per usi militari. Gli Stati Uniti si erano impegnati, fino a che l'installazione dei nuovi impianti non fosse stata completata, a sopperire, con la quantita' di petrolio detta sopra, a parte del fabbisogno energetico nordcoreano. Ma, appunto, gli americani non hanno rispettato la promessa. Tuttavia il dato rilevante di questo specifico punto e' che il Giappone ha reagito al test missilistico interrompendo la propria partecipazione alla KEDO, bloccando tutto.

La Corea del Nord e' credibile quando dice che la sua mossa non e' stata aggressiva e si e' stupita, lamentandosi, della reazione eccessiva da parte di Tokyo. Non ha, infatti, alcuna capacita' per sostenere un conflitto e i paesi interessati lo sanno benissimo. E' stata, oltre che per i motivi detti sopra, un'azione finalizzatata a comunicare la disperazione dei nordcoreani (quanto concordata con la Cina, tradizionale protettrice di Pyongyang?). O ci aiutate e rispettate gli accordi oppure siamo capaci di fare grandi guai vendendo tecnologie relativamente avanzate a paesi veramente aggressivi ed ostili all'Occidente.

Il problema e' che gli Stati Uniti non possono apertamente accettare un negoziato imposto dal ricorso alla minaccia proliferativa, in particolare dopo la reazione fortissima da parte giapponese (che probabilmente mira a rovesciare il regime di Kim Jong Il). Mossa sbagliata, quindi, da parte di Pyongyang in base alla finalita' principale dell'azione. E va aggiunto - qui il punto di fondo- che un regime sotto il quale la gente muore letteralmente di fame non puo' suscitare ne' simpatia ne' comprensione anche quando qualche ragione ce l'ha.

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I motivi sono quattro e nessuno di questi implica una mossa aggressiva diretta. Primo, la vendita di armi, e' l'unica fonte di denaro per l'economia comunista nordcoreana. I clienti tradizionali sono Iran, Irak, Libia e quelli potenziali tutti coloro che vogliono importare una capacita' missilistica (e nucleare) al di fuori della rete di controllo antiproliferativo stesa dagli americani. Il test e' servito a fare marketing e ad incrementare il potenziale ed il prezzo delle vendite. Secondo, collegato al primo, due giorni dopo il test si e' svolto un incontro bilaterale con gli Stati Uniti proprio sulla questione proliferativa. Pyongyang si e' seduta al tavolo con un leva negoziale in piu', grazie al test, per dire agli americani che se volevano la fine del programma missilistico e delle esportazioni militari avrebbero dovuto togliere l'embargo alla Corea del Nord e permettere il finanziamento internazionale del paese, affamato e devastato dalla crisi economica. Terzo, oggi 5 settembre Kim Jong Il verra' formalmente nominato presidente dello Stato (in realta' una dittatura famigliare ereditaria) ed il 9 vi sara' la cerimonia pubblica di insediamento. Serviva qualcosa tipo un test missilistico di grande successo per ridare ai nordcoreani l'orgoglio perduto a causa della carestia, in particolare alle forze armate. Quarto, gli Stati Uniti non hanno mantenuto l'impegno di dare ai nordcoreani 500mila tonnellate di petrolio grezzo ogni anno per i loro consumi energetici (a causa dell'opposizione del Congresso). Il test missilistico serve da messaggio forte per dire che sarebbe meglio rispettare gli accordi.

Restiamo su quest'ultimo punto. Gli accordi di cui si parla risalgono al 1994. A quel tempo la Corea del Sud, il Giappone e gli Stati Uniti decisero di fondare la KEDO (Korean Energy Development Organization). La sua missione e' quella di costruire due reattori nucleari leggeri (di nuova generazione, a sicurezza intrinseca) da donare alla Corea del Nord in cambio della sua rinuncia a mantenere aperti, e costruire, reattori a vecchia tecnologia sia di per se pericolosi sia in grado di produrre plutonio per usi militari. Gli Stati Uniti si erano impegnati, fino a che l'installazione dei nuovi impianti non fosse stata completata, a sopperire, con la quantita' di petrolio detta sopra, a parte del fabbisogno energetico nordcoreano. Ma, appunto, gli americani non hanno rispettato la promessa. Tuttavia il dato rilevante di questo specifico punto e' che il Giappone ha reagito al test missilistico interrompendo la propria partecipazione alla KEDO, bloccando tutto.

La Corea del Nord e' credibile quando dice che la sua mossa non e' stata aggressiva e si e' stupita, lamentandosi, della reazione eccessiva da parte di Tokyo. Non ha, infatti, alcuna capacita' per sostenere un conflitto e i paesi interessati lo sanno benissimo. E' stata, oltre che per i motivi detti sopra, un'azione finalizzatata a comunicare la disperazione dei nordcoreani (quanto concordata con la Cina, tradizionale protettrice di Pyongyang?). O ci aiutate e rispettate gli accordi oppure siamo capaci di fare grandi guai vendendo tecnologie relativamente avanzate a paesi veramente aggressivi ed ostili all'Occidente.

Il problema e' che gli Stati Uniti non possono apertamente accettare un negoziato imposto dal ricorso alla minaccia proliferativa, in particolare dopo la reazione fortissima da parte giapponese (che probabilmente mira a rovesciare il regime di Kim Jong Il). Mossa sbagliata, quindi, da parte di Pyongyang in base alla finalita' principale dell'azione. E va aggiunto - qui il punto di fondo- che un regime sotto il quale la gente muore letteralmente di fame non puo' suscitare ne' simpatia ne' comprensione anche quando qualche ragione ce l'ha.

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I motivi sono quattro e nessuno di questi implica una mossa aggressiva diretta. Primo, la vendita di armi, e' l'unica fonte di denaro per l'economia comunista nordcoreana. I clienti tradizionali sono Iran, Irak, Libia e quelli potenziali tutti coloro che vogliono importare una capacita' missilistica (e nucleare) al di fuori della rete di controllo antiproliferativo stesa dagli americani. Il test e' servito a fare marketing e ad incrementare il potenziale ed il prezzo delle vendite. Secondo, collegato al primo, due giorni dopo il test si e' svolto un incontro bilaterale con gli Stati Uniti proprio sulla questione proliferativa. Pyongyang si e' seduta al tavolo con un leva negoziale in piu', grazie al test, per dire agli americani che se volevano la fine del programma missilistico e delle esportazioni militari avrebbero dovuto togliere l'embargo alla Corea del Nord e permettere il finanziamento internazionale del paese, affamato e devastato dalla crisi economica. Terzo, oggi 5 settembre Kim Jong Il verra' formalmente nominato presidente dello Stato (in realta' una dittatura famigliare ereditaria) ed il 9 vi sara' la cerimonia pubblica di insediamento. Serviva qualcosa tipo un test missilistico di grande successo per ridare ai nordcoreani l'orgoglio perduto a causa della carestia, in particolare alle forze armate. Quarto, gli Stati Uniti non hanno mantenuto l'impegno di dare ai nordcoreani 500mila tonnellate di petrolio grezzo ogni anno per i loro consumi energetici (a causa dell'opposizione del Congresso). Il test missilistico serve da messaggio forte per dire che sarebbe meglio rispettare gli accordi.

Restiamo su quest'ultimo punto. Gli accordi di cui si parla risalgono al 1994. A quel tempo la Corea del Sud, il Giappone e gli Stati Uniti decisero di fondare la KEDO (Korean Energy Development Organization). La sua missione e' quella di costruire due reattori nucleari leggeri (di nuova generazione, a sicurezza intrinseca) da donare alla Corea del Nord in cambio della sua rinuncia a mantenere aperti, e costruire, reattori a vecchia tecnologia sia di per se pericolosi sia in grado di produrre plutonio per usi militari. Gli Stati Uniti si erano impegnati, fino a che l'installazione dei nuovi impianti non fosse stata completata, a sopperire, con la quantita' di petrolio detta sopra, a parte del fabbisogno energetico nordcoreano. Ma, appunto, gli americani non hanno rispettato la promessa. Tuttavia il dato rilevante di questo specifico punto e' che il Giappone ha reagito al test missilistico interrompendo la propria partecipazione alla KEDO, bloccando tutto.

La Corea del Nord e' credibile quando dice che la sua mossa non e' stata aggressiva e si e' stupita, lamentandosi, della reazione eccessiva da parte di Tokyo. Non ha, infatti, alcuna capacita' per sostenere un conflitto e i paesi interessati lo sanno benissimo. E' stata, oltre che per i motivi detti sopra, un'azione finalizzatata a comunicare la disperazione dei nordcoreani (quanto concordata con la Cina, tradizionale protettrice di Pyongyang?). O ci aiutate e rispettate gli accordi oppure siamo capaci di fare grandi guai vendendo tecnologie relativamente avanzate a paesi veramente aggressivi ed ostili all'Occidente.

Il problema e' che gli Stati Uniti non possono apertamente accettare un negoziato imposto dal ricorso alla minaccia proliferativa, in particolare dopo la reazione fortissima da parte giapponese (che probabilmente mira a rovesciare il regime di Kim Jong Il). Mossa sbagliata, quindi, da parte di Pyongyang in base alla finalita' principale dell'azione. E va aggiunto - qui il punto di fondo- che un regime sotto il quale la gente muore letteralmente di fame non puo' suscitare ne' simpatia ne' comprensione anche quando qualche ragione ce l'ha.

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1998-9-5

5/9/1998

Corea del Nord: lancio ben fatto, ma calcolo sbagliato

Per quali motivi la Corea del Nord ha scelto proprio questo periodo per attuare un test missilistico? Pochi giorni fa - la notizia e' stata sommersa da quella sugli andamenti borsistici- ha lanciato con successo un vettore balistico che ha sorvolato il Giappone, l'area settentrionale dell'isola di Honshu, e cosi' dimostrato una gia' acquisita capacita' di medio raggio, precursore di quella a lungo in un prossimo futuro. La questione merita un'analisi approfondita. Mi aiuta il Prof. Han Park, con il quale co-dirigo l'istituto di ricerca GLOBIS (Universita' della Georgia, USA) considerato tra i massimi specialisti delle questioni coreane e dintorni. E' anche in buoni e frequenti rapporti personali con il governo nordcoreano in quanto attivo nel sostenere l'aiuto umanitario a quella nazione in cui dal 1995 muoiono tra i 300mila e 500mila individui all'anno (fatto relativamente poco noto e spaventoso) per denutrizione. E cio' favorisce una franca e ben tradotta conversazione telefonica con gli esponenti governativi del paese piu' chiuso e misterioso del pianeta. E' molto raro poter commentare il punto di vista diretto di Pyongyang.

I motivi sono quattro e nessuno di questi implica una mossa aggressiva diretta. Primo, la vendita di armi, e' l'unica fonte di denaro per l'economia comunista nordcoreana. I clienti tradizionali sono Iran, Irak, Libia e quelli potenziali tutti coloro che vogliono importare una capacita' missilistica (e nucleare) al di fuori della rete di controllo antiproliferativo stesa dagli americani. Il test e' servito a fare marketing e ad incrementare il potenziale ed il prezzo delle vendite. Secondo, collegato al primo, due giorni dopo il test si e' svolto un incontro bilaterale con gli Stati Uniti proprio sulla questione proliferativa. Pyongyang si e' seduta al tavolo con un leva negoziale in piu', grazie al test, per dire agli americani che se volevano la fine del programma missilistico e delle esportazioni militari avrebbero dovuto togliere l'embargo alla Corea del Nord e permettere il finanziamento internazionale del paese, affamato e devastato dalla crisi economica. Terzo, oggi 5 settembre Kim Jong Il verra' formalmente nominato presidente dello Stato (in realta' una dittatura famigliare ereditaria) ed il 9 vi sara' la cerimonia pubblica di insediamento. Serviva qualcosa tipo un test missilistico di grande successo per ridare ai nordcoreani l'orgoglio perduto a causa della carestia, in particolare alle forze armate. Quarto, gli Stati Uniti non hanno mantenuto l'impegno di dare ai nordcoreani 500mila tonnellate di petrolio grezzo ogni anno per i loro consumi energetici (a causa dell'opposizione del Congresso). Il test missilistico serve da messaggio forte per dire che sarebbe meglio rispettare gli accordi.

Restiamo su quest'ultimo punto. Gli accordi di cui si parla risalgono al 1994. A quel tempo la Corea del Sud, il Giappone e gli Stati Uniti decisero di fondare la KEDO (Korean Energy Development Organization). La sua missione e' quella di costruire due reattori nucleari leggeri (di nuova generazione, a sicurezza intrinseca) da donare alla Corea del Nord in cambio della sua rinuncia a mantenere aperti, e costruire, reattori a vecchia tecnologia sia di per se pericolosi sia in grado di produrre plutonio per usi militari. Gli Stati Uniti si erano impegnati, fino a che l'installazione dei nuovi impianti non fosse stata completata, a sopperire, con la quantita' di petrolio detta sopra, a parte del fabbisogno energetico nordcoreano. Ma, appunto, gli americani non hanno rispettato la promessa. Tuttavia il dato rilevante di questo specifico punto e' che il Giappone ha reagito al test missilistico interrompendo la propria partecipazione alla KEDO, bloccando tutto.

La Corea del Nord e' credibile quando dice che la sua mossa non e' stata aggressiva e si e' stupita, lamentandosi, della reazione eccessiva da parte di Tokyo. Non ha, infatti, alcuna capacita' per sostenere un conflitto e i paesi interessati lo sanno benissimo. E' stata, oltre che per i motivi detti sopra, un'azione finalizzatata a comunicare la disperazione dei nordcoreani (quanto concordata con la Cina, tradizionale protettrice di Pyongyang?). O ci aiutate e rispettate gli accordi oppure siamo capaci di fare grandi guai vendendo tecnologie relativamente avanzate a paesi veramente aggressivi ed ostili all'Occidente.

Il problema e' che gli Stati Uniti non possono apertamente accettare un negoziato imposto dal ricorso alla minaccia proliferativa, in particolare dopo la reazione fortissima da parte giapponese (che probabilmente mira a rovesciare il regime di Kim Jong Il). Mossa sbagliata, quindi, da parte di Pyongyang in base alla finalita' principale dell'azione. E va aggiunto - qui il punto di fondo- che un regime sotto il quale la gente muore letteralmente di fame non puo' suscitare ne' simpatia ne' comprensione anche quando qualche ragione ce l'ha.

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