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Carlo A. Pelanda
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La Voce di Romagna

1998-11-27

27/11/1998

Perché l'esilio del nucleare è immotivato

L'ostracismo contro l'energia nucleare non ha basi razionali. Se, infatti, la valutiamo comparativamente in base ai tre parametri principali - efficienza, sicurezza e compatibilità ambientale - troviamo che batte di gran lunga qualsiasi altra fonte di energia. Ma allora perché i movimenti ambientalisti e una parte dell'opinione pubblica la rifiutano a priori? La tecnologia nucleare ha avuto negli anni 80, in tutto mondo occidentale, una debacle simbolica ed un rigetto sul piano del consenso. Il dissenso ha aumentato i costi di esercizio degli impianti e disincentivato lo sviluppo del settore. Che ora, infatti, é stagnante. Ma le altre fonti di energia stanno mostrando ciascuna limiti formidabili. Per esempio, il petrolio é ecocontaminante e impone costi militari elevati per controllare la sicurezza dei rifornimenti. Il carbone ha meno costi militari, ma un perfino peggiore impatto ambientale. L'energia idrica é pulita e sicura, ma ha il limite che non si può trasformare tutto un territorio in un sistema di dighe, laghi e condotte forzate. L'energia solare ed eolica hanno lo stesso limite. Non si possono impegnare regioni intere con pannelli fotovoltaici e torri a pale rotanti. La prima, poi, ha il problema ulteriore della continuità dell'irradiazione. La bioenergia e le fonti geotermiche hanno rilievo come integratori, ma non come sistemi principali. In sintesi, il mix di fonti energetiche senza risviluppo e ridiffusione di quella nucleare non é sufficiente, in generale, a sostenere lo sviluppo futuro del mercato globale e, nel nostro piccolo, dell'Italia. Questo non vuol dire necessariamente che ci potrebbe essere una crisi di gap energetico nei prossimi 30 anni. Significa che il costo ambientale, politico ed economico per averla sarebbe troppo alto e forse insostenibile. Questo problema di scenario potrebbe essere risolto, appunto, da un rientro della componente nucleare (fissione e, più avanti, fusione) nel mix, con una generazione più evoluta della sua tecnologia. Quindi appare sensato, ad un decennio circa dal referendum che in Italia ha abolito di fatto l'energia nucleare, ripensare ai motivi che ne hanno causato l'ostracismo.

Il fatto paradossale é che in occidente si é demonizzato il nucleare senza che vi sia stato un incidente di rilievo. Nel 1979 la centrale di Three Miles Island ha avuto una perdita di vapori radioattivi perfettamente contenuta dal suo sistema di sicurezza. Ma é citato come caso che prova l'inaffidabalità del nucleare. In parte perché la gestione dell'emergenza di massa - puramente basata su voci nate da un'intercettazione casuale delle comunicazioni radio all'interno della centrale- é stata dilettantesca. Per esempio, il sindaco girava la città dicendo alla gente che non c'era pericolo, ma che - pensando alla rielezione- era meglio comunque evacuare. Il panico, pur immotivato, fu l'ovvio risultato. Tuttavia l'altra parte é più importante. Si stava formando il movimento antimodernista ed anticapitalista che oggi conosciamo come verdi in Europa ed ambientalismo radicale negli Stati Uniti. Il nucleare é stato preso come simbolo del nemico da abbattere perché era l'immagine più semplice da demonizzare: tecnologie incomprensibil al cittadino medio, connessione psicologica con le armi di annientamento totale. Ed i governi hanno fatto di tutto per aumentare l'immagine di inaffidabilità del nucleare. Per esempio, quello francese ha posto una censura assoluta sui, per altro normali ed innocui, incidenti del suo vasto sistema di energia atomica. Quando, poi, é esploso nel 1986 uno dei reattori della centrale di Cernobyl, in Ucraina, la strategia demonizzante é stata incontenibile perché sorretta da un fatto catastrofico. In realtà quell'incidente é stato creato da due fattori del tutto anomali e oggi irripetibili. Il primo era l'incredibile arretratezza tecnologica sovietica (per esempio centrali senza calotta di contenimento). Ma, pur primitivo, il sistema di sicurezza aveva tenuto. Sono stati i tecnici della centrale che lo hanno staccato per portare ai limiti un esperimento. Quindi é stato un evento raro di incredibile leggerezza, non la prova che la tecnologia nucleare fosse di per se poco sicura o incontrollabile. Ma questa verità é stata sommersa da un montante clima di demonizzazione. E, alla fine degli anni 80, i politici di tutto l'occidente hanno inseguito l'ondata di dissenso antinucleare aumentando a dismisura le cautele (ed i costi) regolamentari ed hanno soffocato il settore, o perfino abolito come in Italia. Adesso quell'ondata irrazionale é finita. Ma ha lasciato residui importanti. I verdi che, pur pochi, condizionano con il loro antinuclearismo mistico i governi europei e alcuni professori ideologizzati che negano l'efficienza, sicurezza e ottimalità ecologica della tecnologia nucleare. Ai secondi é semplice controbattere. Ma dei primi cosa si fa? Risolto questo, si potrà ripartire con una politica energetica finalmente razionale.

(c) 1998 Carlo Pelanda
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