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Carlo A. Pelanda
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La Voce di Romagna

1998-2-27

27/2/1998

Welfare o Wizfare?

Qual é la vera strategia dietro il riccometro?

Per capirla, vediamo prima il dilemma che il governo è costretto a risolvere. Come rendere sostenibile la spesa crescente dello Stato sociale non potendo più aumentare le tasse e dovendo contemporaneamente ridurre deficit e debito nonché generare più crescita?

Ridurre la spesa sarebbe la soluzione più ovvia. Ma questo governo non può farlo perché vincolato da interessi protezionistici che caratterizzano la maggioranza parlamentare che lo sostiene. Per esempio, la riforma del sistema pensionistico é stata limitata ad un risparmio di circa 4mila miliardi, utile per la cassa immediata, ma irrilevante per la sostenibilità futura dei conti. La riforma dell'amministrazione pubblica, elaborata da Bassanini, sposta la spesa, ma non introduce alcun risparmio. I ferrovieri, come sancito l'altro giorno dalla maggioranza, sono illicenziabili. In sintesi, il governo: (a) non può tagliare sostanzialmente i costi del sistema pubblico; (b) non può alzare ulteriormente le tasse; (c) ma allo stesso tempo deve stimolare almeno un po' la crescita economica per fare Pil; (d) nonché ridurre il ricorso al deficit spending annuale entro il limite del 3% del Pil stesso e dimezzare il debito entro un decennio (come promesso formalmente da Ciampi qualche giorno fa). Così messo é un problema affascinante in confronto al quale il dilemma della quadratura del cerchio con soli compasso e righello é robetta. Non c'é soluzione possibile senza modificare qualcuno dei parametri di vincolo appena detti.

Infatti il governo ha finora cercato di rendere risolvibile l'equazione irrisolvibile attraverso politiche anomale che permettessero di non dover rispettare con precisione questi requisiti. Esempi. (1) Impossibilitato a tagliare, il governo ha congelato la parte crescente di parte della spesa pubblica. Ma ha solo spostato in avanti una massa finanziaria passiva, non risolta. (2) Il ricorso ad una maggiore tassazione indiretta non é stato altro che un modo di aumentare il volume fiscale senza darlo a vedere. Ma l'impatto inflazionistico oggettivo restringe moltissimo l'applicazione di questa opzione. (3) Non potendo ridurre le tasse e le rigidità del mercato del lavoro - tipici strumenti di stimolazione della crescita- il governo ha inventato le rottamazioni, cioé defiscalizzazioni limitate settore per settore, uno alla volta, ciascuna capace di pompare a breve uno 0,5-0,7 di Pil (senza l'aiuto alle automobili il Pil italiano del 1997 sarebbe stato sotto l'1%). Ma questa misura succedanea é di respiro corto, tra l'altro controproducente per i settori interessati nel medio periodo, e non sostituisce la vera crescita. (4) Solo un mese fa il governo ha dovuto, per pressione europea, elaborare un piano dettagliato di riduzione del debito. Appunto, in precedenza aveva cercato di risolvere questo vincolo semplicemente ignorandolo. Ciò serve a dimostrare che, finora, il governo non ha dimostrato grande genialità risolutoria limitandosi a furberie di contingenza. Ma adesso che queste sono impedite dalla realtà interna e dai vincoli esterni, il governo é chiamato ad esibire vera genialità, quasi magica vista la natura dei vincoli. Ma si orienta verso una wizardry bianca o nera?

Ed ecco il riccometro. In apparenza serve principalmente a far pagare, senza aumentarle, le tasse a più gente che le svicola e, grazie a questo, reperire quei 20mila-30mila miliardi annui che mancano per una soluzione almeno parziale dell'equazione. Ma non é tanto questo il suo vero scopo, pur essendo una delle finalità della misura. Lo é, invece, il costringere una buona parte degli utenti dei servizi statali a non ricorrervi. Per esempio, uno dichiarato ricco (50 milioni di risparmi) dovrà pagarsi le spese mediche, ma anche - qui il punto- continuare a pagare la quota fiscale per la sanità (proprio per questo nascosta in una nuova forma di tassazione omnibus). Cosa significa? Nuova tassa che non é tassa.

Ed é il cuore della nuova strategia: ridurre lo Stato sociale non in termini di apparato e tasse, ma di utenti che ne usano i servizi gratuitamente. Gli esclusi pagheranno sia il servizio che la tassa. E' un modo indiretto per incrementare il gettito e, quindi, la sostenibilità del sistema pubblico senza aumentare formalmente la fiscalità. E' utile ripetere che il riccometro serve più a questa strategia che non a quella, per altro perseguita con poco premiata ostinazione, di far pagare di più le tasse già esistenti attraverso un raffinamento dei controlli. Ed é ovvio. La seconda sarà comunque aleatoria, la prima, invece, può essere realmente strutturale. Sulla carta, l'equazione irrisolvibile pare risolta.

La vera fonte che ispira il riccometro é la strategia più generale di riformare lo Stato sociale non riducendo il primo termine, ma il secondo. Per riuscirci é necessario definire "ricca" una classe media che in realtà non lo é. Il riccometro é lo strumento selettivo che la costringerà a pagare doppio. Basta rendere molto bassa la soglia di definizione della ricchezza - tipo, appunto, 50milioni di risparmi- e verrà fuori, con un colpo di bacchetta magica, che i poveri sono in realtà ricchi e, quindi, esclusi dalla gratuità dei servizi o quasi. Ammetto la genialità riformatrice dei maghi del welfare, ma ricordo loro che é magia nera, anzi rossa. Agendo da stregoni (wizards) lo stanno trasformando in un wizfare. Spero, poi, non sia irrispettoso evocare sul forbito Foglio la mia triestinità e le derive semantiche del suo dialetto: xe solo un wiz.

(c) 1998 Carlo Pelanda
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