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Carlo A. Pelanda
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La Voce di Romagna

2013-6-25

25/6/2013

Nei mercati è finita l’euforia ma non l’espansione

Le prossime settimane saranno cruciali per la continuazione o interruzione della fase espansiva del mercato globale che dura da metà 2012. Che continui, per l’Italia, è un fatto di cruciale importanza perché il suo mercato interno è bloccato e la crescita può avvenire solo attraverso l’export. Nei giorni scorsi gli attori del mercato finanziario hanno ricevuto una serie di informazioni che ha fatto loro percepire la fine del ciclo espansivo: (a) l’annuncio da parte della Banca centrale statunitense che l’economia americana sta migliorando – in particolare sul lato della disoccupazione – e che quindi la politica monetaria si sta preparando a ridurre in prospettiva la superliquidità che ha permesso la recente crescita a razzo delle Borse; (b) il rallentamento forte della crescita in Cina e la restrizione del credito per correggere comportamenti finanziari troppo azzardati, con il rischio di una crisi bancaria, quasi avveratasi venerdì scorso; (c) diversi fatti nell’Eurozona che ne segnalano la lentezza nel reagire alla crisi, nonché un disordine gestionale, e che rendono improbabile nel futuro un traino europeo del mercato globale nel momento in cui quello americano e cinese si indebolissero. L’insieme di queste sensazioni ha dato motivo per far calare le Borse e rendere più pessimista il calcolo del rischio relativo ai titoli di debito europei, alzando i rendimenti e lo spread di quelli italiani. Ma a ben vedere il mercato non sta ancora scommettendo sul peggio. La correzione delle Borse, infatti, è al momento contenuta. Da un lato, c’è la delusione che sia finita la fase di iper-espansione, di fatto una bolla. Dall’altro, questa non è necessariamente una cattiva notizia, anche perché: (1) l’America continuerà ancora per almeno due anni a tenere minimo il costo del denaro e interverrà con stimolazioni adeguate qualora vi fossero rischi di nuova recessione; (2) la Cina è certamente in grossi guai perché fa fatica a convertire il proprio modello economico, basato sull’export e sugli investimenti esteri, in uno nuovo meglio capace di produrre crescita nel mercato interno, ma ha riserve finanziarie enormi che possono evitare il tracollo; (3) l’Eurozona resta lenta e disordinata, ma la Bce, pur a piccoli e contrastati (dalla Germania) passi riuscirà a fare qualcosa di stimolativo. Pertanto, assorbita la delusione, il mercato dovrebbe vedere questa realtà non-negativa e scommettere sulla continuità della fase espansiva, solo più moderata. In conclusione, pur senza poter escludere nuovi scossoni, è più probabile che il traino esterno per l’export italiano continui.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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