Leggere la crisi globale. Finora le sue pagine sono state oscure e solo genericamente minacciose. I dati piu' recenti permettono finalmente di inquadrarne i contorni e di tentare qualche iniziale previsione sulla sua fine e, piu' importante, su quando ci sara' il rimbalzo. Vediamo la situazione nelle diverse aree geoeconomiche del pianeta.

Asia. Il Giappone e' entrato in fase di stagnazione gia' dal lontano 1992. Negli anni successivi questo fatto ha progressivamente ridotto le esportazioni degli altri asiatici in quel paese. Ma questi scommettevano comunque su una grande crescita continua e la loro esposizione finanziaria aumentava. Ad un certo punto i numeri reali non hanno piu' sostenuto lo sbilanciamento in avanti di quelli finanziari e, nel 1997, si e' verificata una crisi bancaria-finanziaria. Thailandia, Corea del Sud, Indonesia, ecc. si sono trvati sommersi da una marea di debiti, le loro monete svalutate, i capitali stranieri fuggiti. In questi paesi la crisi bancaria ne ha indotto un'altra sul piano dell'economia reale: le imprese non riuscivano piu' ad ottenere crediti. Recessione. E si e' avvitata verso il basso estendendosi a tutta l'area asiatica. Adesso quel sistema ha superato il picco negativo ed e' in fase di consolidamento con i primi segni di rimbalzo (in Corea del Sud e Thailandia) e di risanamento della crisi bancaria in Giappone. Se questo paese, in particolare, ricomincia a far girare la domanda interna e quindi ad assorbire di nuovo le esportazioni degli altri asiatici, allora la crescita tornera' prorompente. Quando? Il Giappone sara' piuttosto lento ad ingranare di nuovo la marcia (infatti molti prevedono stagnazione ancora nel 1999). Ma un calcolo piu' equilibrato porta a scommettere sulla meta' del prossimo anno per vedere segni concreti di ripresa. Cio' significa che e' possibile attendersi un nuovo boom attorno a meta' del 2000, con il turbo di una Cina che, grazie ad una moneta non ancora liberalizzata e quindi meno esposta alla globalizzazione, ha subito danni relativamente minori dalla crisi in corso.

Stati Uniti. La caduta della domanda in Asia ha falcidiato i profitti delle imprese americane quotate in Borsa e sta causando una contrazione dei consumi. Cio' provochera' un picco recessivo verso la fine dell'anno. Quanto grande? Di media entita'. L'economia interna statunitense e' solidissima dopo sette anni di crescita ininterrotta e sta assorbendo la botta. Quindi, pur dopo qualche mese di contrazione, sara' pronta ad intercettare il rimbalzo asiatico verso la meta' del 1999 e a riprendere il boom nel 2000. Questo scenario favorevole dipende anche dalla prontezza con cui l'autorita' monetaria, ribassanso i tassi del dollaro, sta pompando liquidita' nel sistema interno per mantenere acceso il motore economico nonostante la mancanza di carburante mondiale.

Europa. La sua economia dipende dal ciclo asiatico meno direttamente di quella americana. Questo spiega un certo ritardo nell'approdo della crisi mondiale sugli eurolidi. Ma la recessione negli Stati Uniti ed il calo del dollaro colpiscono le esportazioni europee. Che infatti si stanno riducendo, generando uno scenario recessivo o, nel migliore dei casi, di stagnazione per il 1999. Ma quando ci sara' il rimbalzo in Europa? Questo e' ancora un punto oscuro perche' dipende dalla competitivita' valutaria. Se l'euro resta troppo alto sulle altre monete mondiali il rimbalzo non avverra' e gli europei non intercetteranno la ripartenza asiatica ed americana. Le prospettive potrebbero essere meno brutte se i consumi riprendessero nel mercato interno europeo. Infatti e' di scala cosi' grande da poter in parte bilanciare con le sue dinamiche interne positive quelle esterne negative. Ma proprio questo punto e' in forse data la rigidita' del modello statalista che, con le sue tasse troppo alte, soffoca tipicamente la crescita economica non attraendo capitali privati di investimento. Quindi lo scenario piu' probabile e' che l'Europa abbia piu' problemi degli altri a causa dell'ingessamento politico dell'economia e della crisi di competitivita' valutaria.

Resta in bilico lo scenario sudamericano. Il Brasile e' alle soglie di una crisi finanziaria indotta dalla perdita di fiducia del capitale internazionale nei confronti dei Paesi emergenti dopo il collasso di quelli asiatici e della Russia. Ma la veloce mobilitazione di un sistema internazionale di soccorso, e la determinazione del neo-eletto presidente Cardoso, fanno sperare che tale crisi sara' evitata o, per lo meno, contenuta nell'ottava economia mondiale per grandezza.

In sintesi, pur ancora nel pieno della crisi, cominciano a prevalere i segnali di ottimismo su quelli di pessimismo. Il mercato attende conferma di ulteriori segnali positivi. Di buono c'e' che si sa quali: (a) nessun intoppo al risanamento bancario in Giappone; (b) tenuta del Brasile; (c) tenuta, pur in temporaneo ribasso ed alta volatilita', della Borsa americana (che regge tutte le altre); (d) tenuta o salvataggio dei grandi istituti finanziari e fondi duramente colpiti dalla crisi mondiale; (e) compimento di una ragionevole riforma finanziaria in Cina. Se questi si verificheranno, allora e' molto probabile che il mercato possa scontare in anticipo la nuova fase di crescita mondiale, accelerandone i tempi.

L'Europa, e l'Italia, non potranno essere i protagonisti del rimbalzo planetario per i motivi detti sopra. Ma quando ci sara' anche noi ne godremo i frutti evitando cosi' il peggio nonostante la nostra economia endemicamente ingessata. In sintesi, non c'e' motivo per essere pessimisti. Resta la considerazione amara che se l'Europa fosse liberalizzata, e non statalista come e' ora, potrebbe diventare la locomotiva di una crescita mondiale ininterrotta per decenni.

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Asia. Il Giappone e' entrato in fase di stagnazione gia' dal lontano 1992. Negli anni successivi questo fatto ha progressivamente ridotto le esportazioni degli altri asiatici in quel paese. Ma questi scommettevano comunque su una grande crescita continua e la loro esposizione finanziaria aumentava. Ad un certo punto i numeri reali non hanno piu' sostenuto lo sbilanciamento in avanti di quelli finanziari e, nel 1997, si e' verificata una crisi bancaria-finanziaria. Thailandia, Corea del Sud, Indonesia, ecc. si sono trvati sommersi da una marea di debiti, le loro monete svalutate, i capitali stranieri fuggiti. In questi paesi la crisi bancaria ne ha indotto un'altra sul piano dell'economia reale: le imprese non riuscivano piu' ad ottenere crediti. Recessione. E si e' avvitata verso il basso estendendosi a tutta l'area asiatica. Adesso quel sistema ha superato il picco negativo ed e' in fase di consolidamento con i primi segni di rimbalzo (in Corea del Sud e Thailandia) e di risanamento della crisi bancaria in Giappone. Se questo paese, in particolare, ricomincia a far girare la domanda interna e quindi ad assorbire di nuovo le esportazioni degli altri asiatici, allora la crescita tornera' prorompente. Quando? Il Giappone sara' piuttosto lento ad ingranare di nuovo la marcia (infatti molti prevedono stagnazione ancora nel 1999). Ma un calcolo piu' equilibrato porta a scommettere sulla meta' del prossimo anno per vedere segni concreti di ripresa. Cio' significa che e' possibile attendersi un nuovo boom attorno a meta' del 2000, con il turbo di una Cina che, grazie ad una moneta non ancora liberalizzata e quindi meno esposta alla globalizzazione, ha subito danni relativamente minori dalla crisi in corso.

Stati Uniti. La caduta della domanda in Asia ha falcidiato i profitti delle imprese americane quotate in Borsa e sta causando una contrazione dei consumi. Cio' provochera' un picco recessivo verso la fine dell'anno. Quanto grande? Di media entita'. L'economia interna statunitense e' solidissima dopo sette anni di crescita ininterrotta e sta assorbendo la botta. Quindi, pur dopo qualche mese di contrazione, sara' pronta ad intercettare il rimbalzo asiatico verso la meta' del 1999 e a riprendere il boom nel 2000. Questo scenario favorevole dipende anche dalla prontezza con cui l'autorita' monetaria, ribassanso i tassi del dollaro, sta pompando liquidita' nel sistema interno per mantenere acceso il motore economico nonostante la mancanza di carburante mondiale.

Europa. La sua economia dipende dal ciclo asiatico meno direttamente di quella americana. Questo spiega un certo ritardo nell'approdo della crisi mondiale sugli eurolidi. Ma la recessione negli Stati Uniti ed il calo del dollaro colpiscono le esportazioni europee. Che infatti si stanno riducendo, generando uno scenario recessivo o, nel migliore dei casi, di stagnazione per il 1999. Ma quando ci sara' il rimbalzo in Europa? Questo e' ancora un punto oscuro perche' dipende dalla competitivita' valutaria. Se l'euro resta troppo alto sulle altre monete mondiali il rimbalzo non avverra' e gli europei non intercetteranno la ripartenza asiatica ed americana. Le prospettive potrebbero essere meno brutte se i consumi riprendessero nel mercato interno europeo. Infatti e' di scala cosi' grande da poter in parte bilanciare con le sue dinamiche interne positive quelle esterne negative. Ma proprio questo punto e' in forse data la rigidita' del modello statalista che, con le sue tasse troppo alte, soffoca tipicamente la crescita economica non attraendo capitali privati di investimento. Quindi lo scenario piu' probabile e' che l'Europa abbia piu' problemi degli altri a causa dell'ingessamento politico dell'economia e della crisi di competitivita' valutaria.

Resta in bilico lo scenario sudamericano. Il Brasile e' alle soglie di una crisi finanziaria indotta dalla perdita di fiducia del capitale internazionale nei confronti dei Paesi emergenti dopo il collasso di quelli asiatici e della Russia. Ma la veloce mobilitazione di un sistema internazionale di soccorso, e la determinazione del neo-eletto presidente Cardoso, fanno sperare che tale crisi sara' evitata o, per lo meno, contenuta nell'ottava economia mondiale per grandezza.

In sintesi, pur ancora nel pieno della crisi, cominciano a prevalere i segnali di ottimismo su quelli di pessimismo. Il mercato attende conferma di ulteriori segnali positivi. Di buono c'e' che si sa quali: (a) nessun intoppo al risanamento bancario in Giappone; (b) tenuta del Brasile; (c) tenuta, pur in temporaneo ribasso ed alta volatilita', della Borsa americana (che regge tutte le altre); (d) tenuta o salvataggio dei grandi istituti finanziari e fondi duramente colpiti dalla crisi mondiale; (e) compimento di una ragionevole riforma finanziaria in Cina. Se questi si verificheranno, allora e' molto probabile che il mercato possa scontare in anticipo la nuova fase di crescita mondiale, accelerandone i tempi.

L'Europa, e l'Italia, non potranno essere i protagonisti del rimbalzo planetario per i motivi detti sopra. Ma quando ci sara' anche noi ne godremo i frutti evitando cosi' il peggio nonostante la nostra economia endemicamente ingessata. In sintesi, non c'e' motivo per essere pessimisti. Resta la considerazione amara che se l'Europa fosse liberalizzata, e non statalista come e' ora, potrebbe diventare la locomotiva di una crescita mondiale ininterrotta per decenni.

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Asia. Il Giappone e' entrato in fase di stagnazione gia' dal lontano 1992. Negli anni successivi questo fatto ha progressivamente ridotto le esportazioni degli altri asiatici in quel paese. Ma questi scommettevano comunque su una grande crescita continua e la loro esposizione finanziaria aumentava. Ad un certo punto i numeri reali non hanno piu' sostenuto lo sbilanciamento in avanti di quelli finanziari e, nel 1997, si e' verificata una crisi bancaria-finanziaria. Thailandia, Corea del Sud, Indonesia, ecc. si sono trvati sommersi da una marea di debiti, le loro monete svalutate, i capitali stranieri fuggiti. In questi paesi la crisi bancaria ne ha indotto un'altra sul piano dell'economia reale: le imprese non riuscivano piu' ad ottenere crediti. Recessione. E si e' avvitata verso il basso estendendosi a tutta l'area asiatica. Adesso quel sistema ha superato il picco negativo ed e' in fase di consolidamento con i primi segni di rimbalzo (in Corea del Sud e Thailandia) e di risanamento della crisi bancaria in Giappone. Se questo paese, in particolare, ricomincia a far girare la domanda interna e quindi ad assorbire di nuovo le esportazioni degli altri asiatici, allora la crescita tornera' prorompente. Quando? Il Giappone sara' piuttosto lento ad ingranare di nuovo la marcia (infatti molti prevedono stagnazione ancora nel 1999). Ma un calcolo piu' equilibrato porta a scommettere sulla meta' del prossimo anno per vedere segni concreti di ripresa. Cio' significa che e' possibile attendersi un nuovo boom attorno a meta' del 2000, con il turbo di una Cina che, grazie ad una moneta non ancora liberalizzata e quindi meno esposta alla globalizzazione, ha subito danni relativamente minori dalla crisi in corso.

Stati Uniti. La caduta della domanda in Asia ha falcidiato i profitti delle imprese americane quotate in Borsa e sta causando una contrazione dei consumi. Cio' provochera' un picco recessivo verso la fine dell'anno. Quanto grande? Di media entita'. L'economia interna statunitense e' solidissima dopo sette anni di crescita ininterrotta e sta assorbendo la botta. Quindi, pur dopo qualche mese di contrazione, sara' pronta ad intercettare il rimbalzo asiatico verso la meta' del 1999 e a riprendere il boom nel 2000. Questo scenario favorevole dipende anche dalla prontezza con cui l'autorita' monetaria, ribassanso i tassi del dollaro, sta pompando liquidita' nel sistema interno per mantenere acceso il motore economico nonostante la mancanza di carburante mondiale.

Europa. La sua economia dipende dal ciclo asiatico meno direttamente di quella americana. Questo spiega un certo ritardo nell'approdo della crisi mondiale sugli eurolidi. Ma la recessione negli Stati Uniti ed il calo del dollaro colpiscono le esportazioni europee. Che infatti si stanno riducendo, generando uno scenario recessivo o, nel migliore dei casi, di stagnazione per il 1999. Ma quando ci sara' il rimbalzo in Europa? Questo e' ancora un punto oscuro perche' dipende dalla competitivita' valutaria. Se l'euro resta troppo alto sulle altre monete mondiali il rimbalzo non avverra' e gli europei non intercetteranno la ripartenza asiatica ed americana. Le prospettive potrebbero essere meno brutte se i consumi riprendessero nel mercato interno europeo. Infatti e' di scala cosi' grande da poter in parte bilanciare con le sue dinamiche interne positive quelle esterne negative. Ma proprio questo punto e' in forse data la rigidita' del modello statalista che, con le sue tasse troppo alte, soffoca tipicamente la crescita economica non attraendo capitali privati di investimento. Quindi lo scenario piu' probabile e' che l'Europa abbia piu' problemi degli altri a causa dell'ingessamento politico dell'economia e della crisi di competitivita' valutaria.

Resta in bilico lo scenario sudamericano. Il Brasile e' alle soglie di una crisi finanziaria indotta dalla perdita di fiducia del capitale internazionale nei confronti dei Paesi emergenti dopo il collasso di quelli asiatici e della Russia. Ma la veloce mobilitazione di un sistema internazionale di soccorso, e la determinazione del neo-eletto presidente Cardoso, fanno sperare che tale crisi sara' evitata o, per lo meno, contenuta nell'ottava economia mondiale per grandezza.

In sintesi, pur ancora nel pieno della crisi, cominciano a prevalere i segnali di ottimismo su quelli di pessimismo. Il mercato attende conferma di ulteriori segnali positivi. Di buono c'e' che si sa quali: (a) nessun intoppo al risanamento bancario in Giappone; (b) tenuta del Brasile; (c) tenuta, pur in temporaneo ribasso ed alta volatilita', della Borsa americana (che regge tutte le altre); (d) tenuta o salvataggio dei grandi istituti finanziari e fondi duramente colpiti dalla crisi mondiale; (e) compimento di una ragionevole riforma finanziaria in Cina. Se questi si verificheranno, allora e' molto probabile che il mercato possa scontare in anticipo la nuova fase di crescita mondiale, accelerandone i tempi.

L'Europa, e l'Italia, non potranno essere i protagonisti del rimbalzo planetario per i motivi detti sopra. Ma quando ci sara' anche noi ne godremo i frutti evitando cosi' il peggio nonostante la nostra economia endemicamente ingessata. In sintesi, non c'e' motivo per essere pessimisti. Resta la considerazione amara che se l'Europa fosse liberalizzata, e non statalista come e' ora, potrebbe diventare la locomotiva di una crescita mondiale ininterrotta per decenni.

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1998-10-12

12/10/1998

Crisi globale: si comincia a vedere la luce alla fine del tunnel

Leggere la crisi globale. Finora le sue pagine sono state oscure e solo genericamente minacciose. I dati piu' recenti permettono finalmente di inquadrarne i contorni e di tentare qualche iniziale previsione sulla sua fine e, piu' importante, su quando ci sara' il rimbalzo. Vediamo la situazione nelle diverse aree geoeconomiche del pianeta.

Asia. Il Giappone e' entrato in fase di stagnazione gia' dal lontano 1992. Negli anni successivi questo fatto ha progressivamente ridotto le esportazioni degli altri asiatici in quel paese. Ma questi scommettevano comunque su una grande crescita continua e la loro esposizione finanziaria aumentava. Ad un certo punto i numeri reali non hanno piu' sostenuto lo sbilanciamento in avanti di quelli finanziari e, nel 1997, si e' verificata una crisi bancaria-finanziaria. Thailandia, Corea del Sud, Indonesia, ecc. si sono trvati sommersi da una marea di debiti, le loro monete svalutate, i capitali stranieri fuggiti. In questi paesi la crisi bancaria ne ha indotto un'altra sul piano dell'economia reale: le imprese non riuscivano piu' ad ottenere crediti. Recessione. E si e' avvitata verso il basso estendendosi a tutta l'area asiatica. Adesso quel sistema ha superato il picco negativo ed e' in fase di consolidamento con i primi segni di rimbalzo (in Corea del Sud e Thailandia) e di risanamento della crisi bancaria in Giappone. Se questo paese, in particolare, ricomincia a far girare la domanda interna e quindi ad assorbire di nuovo le esportazioni degli altri asiatici, allora la crescita tornera' prorompente. Quando? Il Giappone sara' piuttosto lento ad ingranare di nuovo la marcia (infatti molti prevedono stagnazione ancora nel 1999). Ma un calcolo piu' equilibrato porta a scommettere sulla meta' del prossimo anno per vedere segni concreti di ripresa. Cio' significa che e' possibile attendersi un nuovo boom attorno a meta' del 2000, con il turbo di una Cina che, grazie ad una moneta non ancora liberalizzata e quindi meno esposta alla globalizzazione, ha subito danni relativamente minori dalla crisi in corso.

Stati Uniti. La caduta della domanda in Asia ha falcidiato i profitti delle imprese americane quotate in Borsa e sta causando una contrazione dei consumi. Cio' provochera' un picco recessivo verso la fine dell'anno. Quanto grande? Di media entita'. L'economia interna statunitense e' solidissima dopo sette anni di crescita ininterrotta e sta assorbendo la botta. Quindi, pur dopo qualche mese di contrazione, sara' pronta ad intercettare il rimbalzo asiatico verso la meta' del 1999 e a riprendere il boom nel 2000. Questo scenario favorevole dipende anche dalla prontezza con cui l'autorita' monetaria, ribassanso i tassi del dollaro, sta pompando liquidita' nel sistema interno per mantenere acceso il motore economico nonostante la mancanza di carburante mondiale.

Europa. La sua economia dipende dal ciclo asiatico meno direttamente di quella americana. Questo spiega un certo ritardo nell'approdo della crisi mondiale sugli eurolidi. Ma la recessione negli Stati Uniti ed il calo del dollaro colpiscono le esportazioni europee. Che infatti si stanno riducendo, generando uno scenario recessivo o, nel migliore dei casi, di stagnazione per il 1999. Ma quando ci sara' il rimbalzo in Europa? Questo e' ancora un punto oscuro perche' dipende dalla competitivita' valutaria. Se l'euro resta troppo alto sulle altre monete mondiali il rimbalzo non avverra' e gli europei non intercetteranno la ripartenza asiatica ed americana. Le prospettive potrebbero essere meno brutte se i consumi riprendessero nel mercato interno europeo. Infatti e' di scala cosi' grande da poter in parte bilanciare con le sue dinamiche interne positive quelle esterne negative. Ma proprio questo punto e' in forse data la rigidita' del modello statalista che, con le sue tasse troppo alte, soffoca tipicamente la crescita economica non attraendo capitali privati di investimento. Quindi lo scenario piu' probabile e' che l'Europa abbia piu' problemi degli altri a causa dell'ingessamento politico dell'economia e della crisi di competitivita' valutaria.

Resta in bilico lo scenario sudamericano. Il Brasile e' alle soglie di una crisi finanziaria indotta dalla perdita di fiducia del capitale internazionale nei confronti dei Paesi emergenti dopo il collasso di quelli asiatici e della Russia. Ma la veloce mobilitazione di un sistema internazionale di soccorso, e la determinazione del neo-eletto presidente Cardoso, fanno sperare che tale crisi sara' evitata o, per lo meno, contenuta nell'ottava economia mondiale per grandezza.

In sintesi, pur ancora nel pieno della crisi, cominciano a prevalere i segnali di ottimismo su quelli di pessimismo. Il mercato attende conferma di ulteriori segnali positivi. Di buono c'e' che si sa quali: (a) nessun intoppo al risanamento bancario in Giappone; (b) tenuta del Brasile; (c) tenuta, pur in temporaneo ribasso ed alta volatilita', della Borsa americana (che regge tutte le altre); (d) tenuta o salvataggio dei grandi istituti finanziari e fondi duramente colpiti dalla crisi mondiale; (e) compimento di una ragionevole riforma finanziaria in Cina. Se questi si verificheranno, allora e' molto probabile che il mercato possa scontare in anticipo la nuova fase di crescita mondiale, accelerandone i tempi.

L'Europa, e l'Italia, non potranno essere i protagonisti del rimbalzo planetario per i motivi detti sopra. Ma quando ci sara' anche noi ne godremo i frutti evitando cosi' il peggio nonostante la nostra economia endemicamente ingessata. In sintesi, non c'e' motivo per essere pessimisti. Resta la considerazione amara che se l'Europa fosse liberalizzata, e non statalista come e' ora, potrebbe diventare la locomotiva di una crescita mondiale ininterrotta per decenni.

(c) 1998 Carlo Pelanda
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