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Carlo A. Pelanda
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La Voce di Romagna

2012-7-3

3/7/2012

Il terrorismo fiscale amplifica la recessione

Cosa si potrebbe fare subito per almeno attutire la tendenza recessiva? Questa fa prevedere un calo del Pil verso il 3% a fine 2012 ed 2013 stagnante. Tali numeri si stanno già trasformando in chiusure di aziende, disoccupazione e tragedie personali. Cercherò di rispondere. La recessione in Italia è quasi totalmente dovuta all’eccesso di rigore. Il governo ha tolto capitale dal mercato interno aumentando le tasse ed i costi sistemici e riducendo la spesa pubblica in modi troppo rapidi per arginare la crisi di sfiducia sul debito italiano. Inizialmente il governo ha pensato che il drenaggio fiscale comportasse una recessione attorno a meno 1,5% del Pil. Ma ha sottovalutato l’impatto psicologico del terrorismo fiscale sui consumi. L’Agenzia delle entrate ha avuto l’ordine di far paura per ottenere dai contribuenti più gettito. Da un lato ciò sta avvenendo. Dall’altro, la popolazione ha paura di comprare quei tipi di beni che il fisco valuta indice di possibile ricchezza nascosta. In sintesi, il metodo della paura ha dato, per dire, 10 in termini di gettito, ma ha fatto perdere 100 sul piano delle attività. Pare ovvio segnalare la priorità di correggere tale metodo, abolendo redditometri, repressioni dimostrative e cose simili, ripristinando nei consumatori una normale propensione alla spesa pur calibrata con il requisito di ridurre l’evasione. Si può dettagliare di più la proposta? Più volte ho invocato un’amnistia fiscale totale, onerosa, che chiuda le partite tra contribuenti e fisco fino al 2010. Ho argomentato tale misura con due motivazioni. La prima è quella di rilassare circa 5 milioni di evasori parziali che hanno pagato in parte le tasse nel passato perché ritenevano di avere il permesso di farlo per un vizio nel contratto fiscale italiano. Il vizio è il seguente: al popolo che vive di mercato non sono state riconosciute le stesse garanzie dei lavoratori dipendenti ed è stato compensato con un permesso implicito, appunto, di evadere qualcosa. Ciò ha generato una categoria di evasori formali, ma sostanzialmente innocenti. L’amnistia servirebbe a sanare questo orrore, a dare dai 60 agli 80 miliardi di cassa immediata allo Stato ed a rilassare una gran parte di attori di mercato che vivono nell’incubo dell’accertamento fiscale e che ne riduce la propensione alla spesa ed agli investimenti. Ovviamente bisognerà generare un nuovo contratto fiscale, ma questo è oggetto del confronto nelle elezioni del 2013. Io spero nella vittoria di un progetto che tagli dai 100 ai 150 miliardi di spesa e di tasse in cinque anni, oltre che ridurre di 400 miliardi il debito vendendo e valorizzando il patrimonio pubblico, cioè con metodi non recessivi. Ma tra oggi e le lezioni dell’aprile 2013 cosa dovremmo fare? Pagare le tasse per lo scopo del pareggio del bilancio perché in effetti è emergenza. Il governo teme che senza terrore fiscale la gente non pagherà. Io invece penso che se agli italiani si chiede di pagare queste tasse abnormi per un breve periodo prima del nuovo contratto da decidersi democraticamente perché la nazione lo richiede, alla fine i più pagheranno. Suggerirei a Monti di tentare: riduca la repressione e chieda in cambio un atto di responsabilità nazionale. Secondo me lo otterrà. Se poi la Bce abbasserà il cambio dell’euro per favorire l’export; se interverrà più decisamente per invertire la crisi bancaria e del credito; se prenderà forma il meccanismo di garanzia europea per ridurre lo spread abbozzato nell’ultimo eurosummit, allora la fiducia tornerà e la recessione verrà ridotta ed invertita. Ma la priorità in Italia è l’abolizione del terrore fiscale.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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