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Carlo A. Pelanda
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La Voce di Romagna

2008-7-22

22/7/2008

Le Olimpiadi del capitalismo autoritario

Caro Esarcato, la Cina ha fortissimamente voluto essere sede delle Olimpiadi 2008, che si apriranno tra poco, per mostrare e celebrare il suo status di nuova potenza mondiale. Il Partito comunista cinese che governa il Paese dal 1948 dopo aver vinto la guerra civile contro il Kuomintang, ritiratosi a Taiwan, ha la priorità di dare un messaggio di orgoglio nazionale all’interno, per consenso, ma anche al mondo. Per valutarlo è utile capire cosa sia in realtà la Cina e quale il progetto del suo gruppo dirigente.

La rivoluzione economica ha avvio nel 1978 con la riforma agricola voluta da Deng Xiaoping. L’idea di abbandonare l’economia comunista, ma senza perdere il controllo del partito sulla società, era nata dall’evidenza sia che il modello non funzionava sia che non si poteva sconfiggere la potenza americana senza superarla sul piano della ricchezza. Lo stesso concetto era stato espresso da Yuri Andropov, capo del sovietico Kgb, nel 1977. Ma Mosca non riuscì a cambiare, Pechino sì. In due decenni l’economia cinese fu modernizzata attraverso iniezioni di libertà imprenditoriale, ma non politica. Nel 1995/96 Clinton aprì pienamente alla Cina il mercato statunitense e quello globale e da allora l’economia del dragone iniziò a crescere a ritmi del 10% all’anno. Nel 1997 il Congresso del partito comunista approvò la seguente dottrina: “il liberismo economico è la miglior via per realizzare gli obiettivi del socialismo”. Ma sullo sfondo restò la teorizzazione dell’assenza di democrazia come modello necessario per accelerare lo sviluppo economico. In tal senso la Cina è definibile come modello di “capitalismo autoritario”. E funziona sul piano dell’efficienza economica perché l’assenza di libertà politica ed il dirigismo autoritario tengono bassi i costi sistemici: niente sindacati e welfare, salari minimi a zero, garanzie inesistenti. Tale modello economico riesce a stare in piedi perché la società cinese è basata sulla “famiglia estesa” e ciò comporta che reti di parenti sostituiscano il welfare in relazione ai bisogni di un individuo. Ma ora tale modello mostra i suoi limiti di diffusione sociale della ricchezza creata e la popolazione (un miliardo e 300 milioni) comincia a mostrare dissensi aperti. Il partito risponde mettendo i dissidenti nei Laobai (campi di rieducazione, di fatto Lager) in numeri crescenti ed ha raddoppiato le forza di polizia interna. Controlla la comunicazione, non impedendola del tutto come nella Corea del Nord, ma gestendola con sapienza. Comunque il regime assicura un’istruzione di primo ordine, di qualità molto superiore a quella fornita in Italia, e ciò rende la società cinese, mediamente, dotata di competenze evolute. A questa società istruita, con ricchezze crescenti, il partito, gestito da élite intellettualmente raffinate, non può dare solo repressione. Quindi fornisce opportunità crescenti di lavoro, motivo per cui la competitività cinese sia valutaria sia commerciale è mantenuta a livello di concorrenza globale sleale, e motivi di orgoglio nazionale. Infatti il nazionalismo diffuso mostra la capacità di mantenere la società coesa, e favorevole al partito, nonostante l’assenza di libertà politica e welfare. Per questo Pechino vede le Olimpiadi come uno strumento di controllo politico interno. Migliaia di atleti cinesi giovanissimi sono stati da anni tolti alle loro famiglie ed allenati dieci ore al giorno per selezionare dei super che possano vincere più medaglie d’oro di qualsiasi altra nazione e così alimentare l’orgoglio del dragone. Valuti il lettore come rispondere al messaggio olimpico dato da questa Cina.

(c) 2008 Carlo Pelanda
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