Ginevra. Vertice tra le potenze nucleari del P5 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Francia e Cina) per contenere la proliferazione nucleare e missilistica nonché l'aggressività di India e Pakistan. Il risultato principale non è stato tanto la definizione di una strategia dettagliata al riguardo di questi due, quanto una modifica sostanziale nei rapporti tra i cinque stessi. Questa notizia non sta nei comunicati ufficiali, ma va letta nei fatti. Ed è di entità tale da cambiare lo scenario dell'ordine mondiale.

I cinque superpoteri nucleari si sono trovati d'accordo nel mantenere chiuso il monopolio del club nucleare. Va notato che é la prima volta che le cinque potenze esprimono una coesione politica così forte. Da un lato c'é l'interesse di ciascuno a non condividere il proprio potere con nuovi arrivati. Dall'altro c'é un motivo di razionalità oggettiva. Se India e Pakistan fossero cooptati tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu oppure invitati di norma a sedere sui tavoli dove si negozia l'assetto dell'ordine mondiale, allora si aprirebbe un effetto domino incontrollabile. Decine di altri paesi con capacità nucleari implicite troverebbero vantaggioso renderle esplicite per contare di più nonostante che molti di loro abbiano firmato trattati di moratoria o rinuncia nucleare. E la cosa va ovviamente evitata. Anche senza intenzioni bellicose una proliferazione così estesa aumenterebbe il rischio di conflitti per errore e il rifornimento di materiali per eventuali terroristi. Inoltre le relazioni internazionali si complicherebbero a dismisura in quanto molti paesi, se in svantaggio negoziale, potrebbero buttare sul tavolo il loro potenziale nucleare generando una pericolosa risposta simmetrica. Sembra chiaro. E pare altrettanto chiaro che India e Pakistan debbano pagare un prezzo per aver deciso unilateralmente di oltrepassare la soglia nucleare manifesta. E questo serve a ridurre, per dissuasione, l'effetto domino.

Ma come? Gli Stati Uniti hanno attivato, subito dopo di test nucleari nel subcontinente indiano, la ritorsione economica. Tuttavia la storia mostra che gli embarghi non hanno mai funzionato come deterrenti sostanziali contro paesi ad economia poco avanzata. Anzi, spesso hanno rinforzato il consenso interno nei paesi colpiti. Si pensi a Saddam Hussein o a Fidel castro. Prova di questo fatto é l'immediata risposta del Pakistan: dimezzamento della spesa pubblica ed aumento del bilancio militare, di fatto la creazione di un'economia di guerra capace di operare con sistemi autarchici. La risposta indiana, che ha un'economia più sofisticata e dipendente dall'esterno, é stata più blanda. Ma il partito al potere, nazionalista Indù, rappresenta la parte povera dell'India, non la borghesia ricca, e può quindi tollerare rigori autarchici senza perdere troppo consenso. Inoltre l'eventuale dissenso sarebbe visto come tradimento della nazione ormai accesa sul piano del nazionalismo emotivo. In sintesi, la punizione economica non appare strumento risolutore, anche se più penalizzante per l'India. Ed infatti il vertice di Ginevra ha di fatto abbandonato l'idea di embargo economico come strumento di pressione principale. Al suo posto verrà esercitata da tutti i cinque superpoteri uniti un'azione di contenimento lenta e continua.

E questo esito va letto come ammissione da parte degli Stati Uniti di non essere in grado da soli di poter regolare la questione e, per la prima volta da cinquanta anni, hanno bisogno della cooperazione stretta da parte di Cina e Russia. Ma questi due paesi, consapevoli del maggior valore dato loro dalla nuova proliferazione in Asia, chiederanno molto in cambio per essere cooperativi: diventare parte reale, e non solo a metà, del direttorio mondiale. E secondo me proprio questo é avvenuto nei negoziati di Ginevra ed é la vera "notizia". Si é formato un direttorio mondiale dove Cina e Russia contano di più, la prima in particolare, e gli Stati Uniti di meno. Questi ultimi devono guadagnare il consenso di Pechino e Mosca (attraverso concessioni economiche e politiche) per ottenere da loro la forza sufficiente a contenere la proliferazione e i casi specifici di India e Pakistan (questo, tra l'altro, armato e dotato di tecnologia missilistica proprio dai cinesi).

Solo adesso l'India comincia ad accorgersi dell'ingenuità compiuta. Innescando unilateralmente la corsa nucleare ha mostrato la debolezza di Wahington nel contenerla. Ciò ha legittimato la risposta simmetrica di Islamabad e, soprattutto, reso essenziale il ruolo cinese nello scenario. In sintesi, l'asse dell'ordine mondiale si sposterà sempre più da occidente ad oriente. E non é rassicurante.

"/> Ginevra. Vertice tra le potenze nucleari del P5 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Francia e Cina) per contenere la proliferazione nucleare e missilistica nonché l'aggressività di India e Pakistan. Il risultato principale non è stato tanto la definizione di una strategia dettagliata al riguardo di questi due, quanto una modifica sostanziale nei rapporti tra i cinque stessi. Questa notizia non sta nei comunicati ufficiali, ma va letta nei fatti. Ed è di entità tale da cambiare lo scenario dell'ordine mondiale.

I cinque superpoteri nucleari si sono trovati d'accordo nel mantenere chiuso il monopolio del club nucleare. Va notato che é la prima volta che le cinque potenze esprimono una coesione politica così forte. Da un lato c'é l'interesse di ciascuno a non condividere il proprio potere con nuovi arrivati. Dall'altro c'é un motivo di razionalità oggettiva. Se India e Pakistan fossero cooptati tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu oppure invitati di norma a sedere sui tavoli dove si negozia l'assetto dell'ordine mondiale, allora si aprirebbe un effetto domino incontrollabile. Decine di altri paesi con capacità nucleari implicite troverebbero vantaggioso renderle esplicite per contare di più nonostante che molti di loro abbiano firmato trattati di moratoria o rinuncia nucleare. E la cosa va ovviamente evitata. Anche senza intenzioni bellicose una proliferazione così estesa aumenterebbe il rischio di conflitti per errore e il rifornimento di materiali per eventuali terroristi. Inoltre le relazioni internazionali si complicherebbero a dismisura in quanto molti paesi, se in svantaggio negoziale, potrebbero buttare sul tavolo il loro potenziale nucleare generando una pericolosa risposta simmetrica. Sembra chiaro. E pare altrettanto chiaro che India e Pakistan debbano pagare un prezzo per aver deciso unilateralmente di oltrepassare la soglia nucleare manifesta. E questo serve a ridurre, per dissuasione, l'effetto domino.

Ma come? Gli Stati Uniti hanno attivato, subito dopo di test nucleari nel subcontinente indiano, la ritorsione economica. Tuttavia la storia mostra che gli embarghi non hanno mai funzionato come deterrenti sostanziali contro paesi ad economia poco avanzata. Anzi, spesso hanno rinforzato il consenso interno nei paesi colpiti. Si pensi a Saddam Hussein o a Fidel castro. Prova di questo fatto é l'immediata risposta del Pakistan: dimezzamento della spesa pubblica ed aumento del bilancio militare, di fatto la creazione di un'economia di guerra capace di operare con sistemi autarchici. La risposta indiana, che ha un'economia più sofisticata e dipendente dall'esterno, é stata più blanda. Ma il partito al potere, nazionalista Indù, rappresenta la parte povera dell'India, non la borghesia ricca, e può quindi tollerare rigori autarchici senza perdere troppo consenso. Inoltre l'eventuale dissenso sarebbe visto come tradimento della nazione ormai accesa sul piano del nazionalismo emotivo. In sintesi, la punizione economica non appare strumento risolutore, anche se più penalizzante per l'India. Ed infatti il vertice di Ginevra ha di fatto abbandonato l'idea di embargo economico come strumento di pressione principale. Al suo posto verrà esercitata da tutti i cinque superpoteri uniti un'azione di contenimento lenta e continua.

E questo esito va letto come ammissione da parte degli Stati Uniti di non essere in grado da soli di poter regolare la questione e, per la prima volta da cinquanta anni, hanno bisogno della cooperazione stretta da parte di Cina e Russia. Ma questi due paesi, consapevoli del maggior valore dato loro dalla nuova proliferazione in Asia, chiederanno molto in cambio per essere cooperativi: diventare parte reale, e non solo a metà, del direttorio mondiale. E secondo me proprio questo é avvenuto nei negoziati di Ginevra ed é la vera "notizia". Si é formato un direttorio mondiale dove Cina e Russia contano di più, la prima in particolare, e gli Stati Uniti di meno. Questi ultimi devono guadagnare il consenso di Pechino e Mosca (attraverso concessioni economiche e politiche) per ottenere da loro la forza sufficiente a contenere la proliferazione e i casi specifici di India e Pakistan (questo, tra l'altro, armato e dotato di tecnologia missilistica proprio dai cinesi).

Solo adesso l'India comincia ad accorgersi dell'ingenuità compiuta. Innescando unilateralmente la corsa nucleare ha mostrato la debolezza di Wahington nel contenerla. Ciò ha legittimato la risposta simmetrica di Islamabad e, soprattutto, reso essenziale il ruolo cinese nello scenario. In sintesi, l'asse dell'ordine mondiale si sposterà sempre più da occidente ad oriente. E non é rassicurante.

" />



 ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

L' Arena

1998-6-5

5/6/1998

Il centro dell'ordine mondiale si sposta ad oriente

Ginevra. Vertice tra le potenze nucleari del P5 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Francia e Cina) per contenere la proliferazione nucleare e missilistica nonché l'aggressività di India e Pakistan. Il risultato principale non è stato tanto la definizione di una strategia dettagliata al riguardo di questi due, quanto una modifica sostanziale nei rapporti tra i cinque stessi. Questa notizia non sta nei comunicati ufficiali, ma va letta nei fatti. Ed è di entità tale da cambiare lo scenario dell'ordine mondiale.

I cinque superpoteri nucleari si sono trovati d'accordo nel mantenere chiuso il monopolio del club nucleare. Va notato che é la prima volta che le cinque potenze esprimono una coesione politica così forte. Da un lato c'é l'interesse di ciascuno a non condividere il proprio potere con nuovi arrivati. Dall'altro c'é un motivo di razionalità oggettiva. Se India e Pakistan fossero cooptati tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu oppure invitati di norma a sedere sui tavoli dove si negozia l'assetto dell'ordine mondiale, allora si aprirebbe un effetto domino incontrollabile. Decine di altri paesi con capacità nucleari implicite troverebbero vantaggioso renderle esplicite per contare di più nonostante che molti di loro abbiano firmato trattati di moratoria o rinuncia nucleare. E la cosa va ovviamente evitata. Anche senza intenzioni bellicose una proliferazione così estesa aumenterebbe il rischio di conflitti per errore e il rifornimento di materiali per eventuali terroristi. Inoltre le relazioni internazionali si complicherebbero a dismisura in quanto molti paesi, se in svantaggio negoziale, potrebbero buttare sul tavolo il loro potenziale nucleare generando una pericolosa risposta simmetrica. Sembra chiaro. E pare altrettanto chiaro che India e Pakistan debbano pagare un prezzo per aver deciso unilateralmente di oltrepassare la soglia nucleare manifesta. E questo serve a ridurre, per dissuasione, l'effetto domino.

Ma come? Gli Stati Uniti hanno attivato, subito dopo di test nucleari nel subcontinente indiano, la ritorsione economica. Tuttavia la storia mostra che gli embarghi non hanno mai funzionato come deterrenti sostanziali contro paesi ad economia poco avanzata. Anzi, spesso hanno rinforzato il consenso interno nei paesi colpiti. Si pensi a Saddam Hussein o a Fidel castro. Prova di questo fatto é l'immediata risposta del Pakistan: dimezzamento della spesa pubblica ed aumento del bilancio militare, di fatto la creazione di un'economia di guerra capace di operare con sistemi autarchici. La risposta indiana, che ha un'economia più sofisticata e dipendente dall'esterno, é stata più blanda. Ma il partito al potere, nazionalista Indù, rappresenta la parte povera dell'India, non la borghesia ricca, e può quindi tollerare rigori autarchici senza perdere troppo consenso. Inoltre l'eventuale dissenso sarebbe visto come tradimento della nazione ormai accesa sul piano del nazionalismo emotivo. In sintesi, la punizione economica non appare strumento risolutore, anche se più penalizzante per l'India. Ed infatti il vertice di Ginevra ha di fatto abbandonato l'idea di embargo economico come strumento di pressione principale. Al suo posto verrà esercitata da tutti i cinque superpoteri uniti un'azione di contenimento lenta e continua.

E questo esito va letto come ammissione da parte degli Stati Uniti di non essere in grado da soli di poter regolare la questione e, per la prima volta da cinquanta anni, hanno bisogno della cooperazione stretta da parte di Cina e Russia. Ma questi due paesi, consapevoli del maggior valore dato loro dalla nuova proliferazione in Asia, chiederanno molto in cambio per essere cooperativi: diventare parte reale, e non solo a metà, del direttorio mondiale. E secondo me proprio questo é avvenuto nei negoziati di Ginevra ed é la vera "notizia". Si é formato un direttorio mondiale dove Cina e Russia contano di più, la prima in particolare, e gli Stati Uniti di meno. Questi ultimi devono guadagnare il consenso di Pechino e Mosca (attraverso concessioni economiche e politiche) per ottenere da loro la forza sufficiente a contenere la proliferazione e i casi specifici di India e Pakistan (questo, tra l'altro, armato e dotato di tecnologia missilistica proprio dai cinesi).

Solo adesso l'India comincia ad accorgersi dell'ingenuità compiuta. Innescando unilateralmente la corsa nucleare ha mostrato la debolezza di Wahington nel contenerla. Ciò ha legittimato la risposta simmetrica di Islamabad e, soprattutto, reso essenziale il ruolo cinese nello scenario. In sintesi, l'asse dell'ordine mondiale si sposterà sempre più da occidente ad oriente. E non é rassicurante.

(c) 1998 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli