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Carlo A. Pelanda
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Libero

2016-6-19

19/6/2016

Ci serve un’aquila a tre teste

Il linguaggio usato da Putin nel forum economico di San Pietroburgo mostra una forte volontà collaborativa della Russia con il resto degli europei e, implicitamente, con gli Stati Uniti. Ciò è un’occasione per chiedersi quale formula geopolitica potrebbe far (ri)convergere America, Ue e Federazione Russa. Una profezia credibile di compattazione delle tre Rome dell’Occidente darebbe ai mercati quella fiducia che ora manca, deprimendo gli investimenti, perché non vedono un soggetto sufficientemente forte e grande da poter governare il mondo. Il G20, infatti, non può essere una fonte d’ordine perché vi partecipano potenze divergenti, Cina e America in particolare. L’illusione di una governance multilaterale “orizzontale” del globo è durata poco (2009 - 2012). Dal 2013 l’America è tornata alla strategia per un’alleanza tra nazioni convergenti che esclude Cina e Russia, basata su una piattaforma di accordi economici: il trattato di libero scambio tra Stati Uniti e 11 Nazioni del Pacifico, denominato TPP, e quello molto più strutturato tra America e Ue, in sigla TTIP, ambedue coincidenti con l’area del G7. Tale architettura ora è in forse per l’ampio dissenso negli elettorati statunitense ed europeo. Ma, indipendentemente dai risultati elettorali euroamericani nel biennio 2016-17, il mondo resterà diviso tra sfere d’influenza del G7 e cinese. Mosca non ha alcun interesse a compattarsi con la Cina perché ne teme la scala maggiore e la strategia di penetrazione sia in Siberia sia nell’Asia centrale. Ma è esclusa dall’Occidente. Ha tentato di risolvere questo problema ricostruendo una capacità imperiale autonoma e ciò l’ha portata a frizioni con l’Occidente. Ricucire questa situazione dopo l’attacco all’Ucraina e l’annessione della Crimea non sarà facile perché tale aggressività va sanzionata per giusti motivi dissuasivi. Tuttavia, le ricuciture nelle relazioni internazionali dipendono dal livello di utilità. Mosca sta comunicando che vorrebbe un compromesso pacificatore. Ma all’America è comodo che gli europei sentano una pressione russa che li costringa a riassicurarsi di più sul lato atlantico. Mosca ha tentato di mostrare la propria utilità all’America nei negoziati con l’Iran e nell’azione in Siria, ma la seconda è stata percepita, per altro correttamente, come una competizione. In sintesi, America e Russia sanno convergere saltuariamente, ma restano divergenti sul piano strategico perché si sentono concorrenti. Tocca quindi agli europei individuare un livello di utilità strategica per la convergenza che superi quella delle posizioni di concorrenza. L’Ue non può voltare le spalle all’America e formare un complesso euroasiatico autonomo come vorrebbe Putin perché perderebbe soldi e sicurezza. Per questo qualsiasi soluzione realistica di ri-convergenza tra Ue e Russia deve includere anche l’America. E deve essere detto chiaramente alla Russia. Ma dovrebbe essere detto chiaramente anche all’America che l’Ue ha un danno enorme dalla frizione con la Russia e che questa deve finire. Solo che, se messo così, l’argomento non ha forza tale da smuovere l’America, chiunque ne sia il presidente. Per altro, il danno economico della Russia a causa delle sanzioni è inferiore al vantaggio politico per Putin di poter mostrare alla popolazione che la Russia è nuovamente potenza ottenendo un consenso nazionalista che bilancia i dissensi dovuti all’impoverimento. Tuttavia, l’atteggiamento di Putin a San Pietroburgo mostra un’attenzione agli aspetti economici che lascia intendere un cambio di orientamento. Che sarebbe realistico: anche se i prezzi del petrolio risaliranno, l’economia russa priva di industria leggera non produrrà occupazione e ricchezza sufficienti e prima o poi ciò comporterà un terremoto politico. In un post-Putin con crisi economica, pur considerando la forza compattante della Chiesa ortodossa, non scommetterei sull’integrità della Federazione né sulla sua capacità di evitare svolte irrazionali. Questo è un argomento di utilità in negativo. In positivo, il complesso TPP + TTIP, o come sarà trasformato, governato dal G7, che ha come scopo principale il condizionamento della Cina, ha un gap di potenza che sarebbe colmato dall’inclusione della Russia in una rinnovata alleanza G8. Più che la Germania o la Francia è l’Italia nella migliore posizione di relazioni con America e Russia per sollecitare la valutazione di questa macroutilità, l’aquila a tre teste, anche considerando che presiederà il G7 nel 2017.

(c) 2016 Carlo Pelanda
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