La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito… I fatti mostrano che questa tutela si è indebolita e sta svanendo. In generale, si è creata una divergenza tra regole europee e norma costituzionale italiana: le prime riducono la capacità dell’Italia di applicare le tutele senza offrirne di sostitutive. L’incertezza è peggiorata dal fatto che i titoli di debito italiano non sono protetti da un garante di ultima istanza. Il trattato dell’unione monetaria impedisce alla Bce di comprare i debiti delle euronazioni. Lo permette (ma solo perché Draghi ne ha forzato lo statuto) in casi talmente straordinari e temporanei, come il programma Bce in atto, da non costituire una garanzia permanente. Ciò implica che il debito resta garantito nazionalmente dall’Italia senza gli strumenti per farlo, situazione che viola l’articolo 47 in relazione ai risparmiatori che decidono di investire in titoli di Stato in quanto la compensazione del basso rendimento fornita dall’altrettanto basso rischio è incerta. A ciò si aggiunga il limite europeo al deficit di bilancio e l’impossibilità recente di non poter usare denaro statale per salvare/risanare le banche: significa che gli aggiustamenti in caso di crisi dovranno essere tutti finanziati direttamente o indirettamente dal risparmio privato, cioè togliendo soldi alla gente, in violazione dell’articolo 47. L’assenza di garanzie sul debito è già costato milioni di morti economiche nel 2011 e potrebbe costarne altrettante quando finirà il programma straordinario della Bce nel 2017 o primi del 2018 perché l’Italia resta con un debito enorme e poca crescita per sostenerlo. Ma già adesso sono visibili i sintomi di una crisi di fiducia a causa dell’incertezza che pesa sul sistema bancario perché è vietato allo Stato risanarlo. Così una nazione ai primi posti al mondo per propensione al risparmio non lo sta tutelando in modi che ne permettano l’impiego in investimenti sul suo territorio perché non riesce a difendere la fiducia sugli intermediari che dovrebbero trasformare il risparmio stesso in investimento produttivo. Follia: infatti, il rispetto dell’articolo 47 non è questione di forma, ma pilastro centrale concreto di tutto il sistema economico. Soluzioni? Per prima cosa va affermato in Italia, come fanno Germania e altri, il principio che nessuna regola o trattato europeo possa ridurre le garanzie costituzionali. Al riguardo della tutela del risparmio ci sono due riduzioni gravi: la mancanza di un garante del debito pubblico e il recente divieto di usare denaro statale per risanare banche e risarcire risparmiatori. La seconda è prioritaria. Il governo dovrebbe attivare “aiuti di Stato” in deroga alle norme europee per risanare le banche e la fiducia dei risparmiatori il prima possibile, accendendo senza timidezze un contenzioso a livello di Corte europea. Oppure basare su tale minaccia di contenzioso una revisione della norma europea in modi che sia più flessibile. Il punto forte dell’Italia è che nessun trattato o funzione europea può minare la fiducia all’interno di una nazione e che se lo fa debba essere oggetto di revisione. Al riguardo del debito l’azione è più complessa perché si tratta di modificare l’architettura dell’Eurozona. Semplificando, le nazioni hanno ceduto sovranità economica a un agente europeo senza ottenere un ritorno di autonomia che permetta loro di fare politiche fiscali adeguate in caso di guai. Il Prof. Savona ed io, dal 2001 al 2005, elaborammo un modello di “bilanciamento delle sovranità”, immaginando un ciclo di andata e ritorno della sovranità economica: una nazione la cede all’agente europeo, ma questo gliela torna in modi compatibili al complesso europeo stesso. Per esempio, l’Italia ad alto debito avrebbe diritto a deficit oltre soglia per un tot di anni allo scopo di stimolare, via detassazione e investimenti, la crescita che alla fine riduce il debito stesso. In cambio, l’Italia non chiederebbe la mutualizzazione del debito che sarebbe inaccettabile per Germania e altri. Tale ipotesi permetterebbe di rispettare per via pragmatica, senza scassare l’Eurozona, l’articolo 47. In conclusione, il governo dovrebbe utilizzare l’articolo 47 nelle relazioni europee per riprendersi la facoltà di tutelare risparmio e credito. Chiedo al Presidente della Repubblica: se il governo non rispetterà la Costituzione cosa farà Lei che ne è il garante di ultima istanza?

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Carlo A. Pelanda
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2016-5-8

8/5/2016

Va ripristinata la tutela costituzionale del risparmio

Articolo 47 della Costituzione: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito… I fatti mostrano che questa tutela si è indebolita e sta svanendo. In generale, si è creata una divergenza tra regole europee e norma costituzionale italiana: le prime riducono la capacità dell’Italia di applicare le tutele senza offrirne di sostitutive. L’incertezza è peggiorata dal fatto che i titoli di debito italiano non sono protetti da un garante di ultima istanza. Il trattato dell’unione monetaria impedisce alla Bce di comprare i debiti delle euronazioni. Lo permette (ma solo perché Draghi ne ha forzato lo statuto) in casi talmente straordinari e temporanei, come il programma Bce in atto, da non costituire una garanzia permanente. Ciò implica che il debito resta garantito nazionalmente dall’Italia senza gli strumenti per farlo, situazione che viola l’articolo 47 in relazione ai risparmiatori che decidono di investire in titoli di Stato in quanto la compensazione del basso rendimento fornita dall’altrettanto basso rischio è incerta. A ciò si aggiunga il limite europeo al deficit di bilancio e l’impossibilità recente di non poter usare denaro statale per salvare/risanare le banche: significa che gli aggiustamenti in caso di crisi dovranno essere tutti finanziati direttamente o indirettamente dal risparmio privato, cioè togliendo soldi alla gente, in violazione dell’articolo 47. L’assenza di garanzie sul debito è già costato milioni di morti economiche nel 2011 e potrebbe costarne altrettante quando finirà il programma straordinario della Bce nel 2017 o primi del 2018 perché l’Italia resta con un debito enorme e poca crescita per sostenerlo. Ma già adesso sono visibili i sintomi di una crisi di fiducia a causa dell’incertezza che pesa sul sistema bancario perché è vietato allo Stato risanarlo. Così una nazione ai primi posti al mondo per propensione al risparmio non lo sta tutelando in modi che ne permettano l’impiego in investimenti sul suo territorio perché non riesce a difendere la fiducia sugli intermediari che dovrebbero trasformare il risparmio stesso in investimento produttivo. Follia: infatti, il rispetto dell’articolo 47 non è questione di forma, ma pilastro centrale concreto di tutto il sistema economico. Soluzioni? Per prima cosa va affermato in Italia, come fanno Germania e altri, il principio che nessuna regola o trattato europeo possa ridurre le garanzie costituzionali. Al riguardo della tutela del risparmio ci sono due riduzioni gravi: la mancanza di un garante del debito pubblico e il recente divieto di usare denaro statale per risanare banche e risarcire risparmiatori. La seconda è prioritaria. Il governo dovrebbe attivare “aiuti di Stato” in deroga alle norme europee per risanare le banche e la fiducia dei risparmiatori il prima possibile, accendendo senza timidezze un contenzioso a livello di Corte europea. Oppure basare su tale minaccia di contenzioso una revisione della norma europea in modi che sia più flessibile. Il punto forte dell’Italia è che nessun trattato o funzione europea può minare la fiducia all’interno di una nazione e che se lo fa debba essere oggetto di revisione. Al riguardo del debito l’azione è più complessa perché si tratta di modificare l’architettura dell’Eurozona. Semplificando, le nazioni hanno ceduto sovranità economica a un agente europeo senza ottenere un ritorno di autonomia che permetta loro di fare politiche fiscali adeguate in caso di guai. Il Prof. Savona ed io, dal 2001 al 2005, elaborammo un modello di “bilanciamento delle sovranità”, immaginando un ciclo di andata e ritorno della sovranità economica: una nazione la cede all’agente europeo, ma questo gliela torna in modi compatibili al complesso europeo stesso. Per esempio, l’Italia ad alto debito avrebbe diritto a deficit oltre soglia per un tot di anni allo scopo di stimolare, via detassazione e investimenti, la crescita che alla fine riduce il debito stesso. In cambio, l’Italia non chiederebbe la mutualizzazione del debito che sarebbe inaccettabile per Germania e altri. Tale ipotesi permetterebbe di rispettare per via pragmatica, senza scassare l’Eurozona, l’articolo 47. In conclusione, il governo dovrebbe utilizzare l’articolo 47 nelle relazioni europee per riprendersi la facoltà di tutelare risparmio e credito. Chiedo al Presidente della Repubblica: se il governo non rispetterà la Costituzione cosa farà Lei che ne è il garante di ultima istanza?

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