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Carlo A. Pelanda
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Libero

2016-1-10

10/1/2016

Cercasi nuovo Leviatano

Il mercato finanziario sta scontando più l’assenza di un pompiere che l’apparente aumento di incendi nel pianeta. Pertanto dovremmo concentrare l’attenzione ed eventuali pressioni sulla (ri)costruzione di un centro dell’ordine mondiale, dove la Ue e via questa l’Italia contano molto, piuttosto che analizzare una per una le diverse fonti di instabilità e temere passivamente la guerra mondiale annunciata con apocalittica emozione dal Papa. La guerra diffusa fa parte della normalità storica. Infatti, dovremmo chiederci come mai dal 1945 al 2008 i conflitti e le crisi economiche/finanziarie sono stati più contenibili e limitabili che nel passato precedente e dal 2008 in poi. La risposta è semplice: fino al 1991 c’erano due imperi che si dissuadevano reciprocamente e tenevano in ordine le loro sfere d’influenza dando soldi e imponendo la pax, cioè un monopolio della forza che impediva conflitti oltre soglia. E c’era una Banca centrale americana che operava come garante mondiale di ultima istanza. Dal 1991 al 2008 ne è rimasto uno solo, troppo piccolo per gestire un mondo più complesso, fatto resosi evidente dal 2001 al 2008. Dal 2008 al 2012 l’impero americano si è ritirato dal mondo, ha tentato un accordo G2 di cogestione globale con la Cina (2009-11), ma presto fallito. Dal 2013 l’America tenta di rifare l’impero in un modo nuovo, ma la visibilità di tale azione non è ancora sufficiente per rassicurare il mercato. Inoltre, gli attori finanziari vedono che la Fed adotterà una politica meno espansiva e che ciò ridurrà la pompa di capitale che dal 2009 ha fatto crescere le Borse artificialmente. Non vedono un soggetto di governo globale che argini il disordine geopolitico e finanziario e permetta di scommettere su una direzione di futuro sviluppo. Quindi scontano un ambiente di minor crescita dei corsi azionari, anche non credendo che la politica espansiva della Bce sostituirà la minor pompa di capitale in dollari, rifugiandosi nella più sicura liquidità in attesa degli eventi. Il momento economico, in realtà, non è ancora ribassista, ma è caratterizzato dall’attesa di un Leviatano mondiale che ammazzi i banditi, limiti le ambizioni aggressive e agisca come prestatore di ultima istanza capace di garantire liquidità per qualsiasi guaio possa succedere. Per tale motivo, più che spaventarci del ritorno della normalità storica, dovremmo preoccuparci della dissoluzione della vecchia Pax e chiederci quanto si possa accelerare la (ri)costruzione di una nuova Pax, considerando l’urgenza di invertire la stagnazione degli investimenti che rende incerta la ripresa in Europa e, pur meno, in America. L’azione in corso punta a creare un mercato integrato delle democrazie (perché sistemi compatibili, quelli non-democratici no) che implichi la messa in comune delle risorse militari e un accordo monetario corroborato da una procedura d’interventi a grande scala in caso d’emergenza globale. Perché partire dagli accordi di mercato? Gli imperi costano, nessuna singola nazione può reggerne uno, e quindi è necessario che un gruppo di nazioni abbia un vantaggio economico, tra cui il signoraggio monetario, per bilanciare i costi della governance comune del pianeta e della rinuncia a un pezzo di sovranità, cosa necessaria per il mercato unico. L’America ha già configurato il primo nucleo del mercato delle democrazie nel Pacifico (TPP) e sta spingendo per chiudere quello sul lato atlantico con l’Ue, in sigla TTIP, dove Cina e Russia sono escluse. L’interesse europeo e italiano è quello di accelerare tale accordo, ma proponendo delle variazioni al piano statunitense: lasciare una possibilità di accesso futuro alla Russia e inserire nell’agenda un accordo monetario tra dollaro, euro, yen, nonché le monete degli altri partecipanti, sia per la necessaria limitazione delle oscillazioni di cambio, sia, soprattutto, per creare un megafondo per liquidità d’emergenza. Quando il mercato vedrà fattibile e prossimo tale nuovo impero delle democrazie, pari al 70% del Pil mondiale, sconterà una nuova era di sviluppo indipendente dalle turbolenze islamiche, nordcoreane, cinesi, ecc. Fino a che non lo vedrà, dovrà scontare incertezza crescente, congelare gli investimenti, comprare oro e licenziare. Vorrei che il governo italiano valutasse con lungimiranza tale scenario e portasse nel bilaterale con la Germania e nella Ue una pressione per accelerare il lato atlantico dell’impero globale delle democrazie. Dettagli nel libro Nova Pax.

(c) 2016 Carlo Pelanda
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