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Carlo A. Pelanda
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Libero

2016-1-3

3/1/2016

L’accoglienza tedesca è una strategia di potenza

L’insistenza di Merkel sulla politica di importare e assimilare capitale umano con investimenti educativi germanizzanti, enfatizzandone i vantaggi economici futuri, è una testarda razionalizzazione ex-post di una decisione emotiva da parte di un leader che non vuole riconoscere errori oppure una vera e propria strategia di interesse nazionale e di lungo termine? Propendo per la seconda ipotesi. La Germania è in uno squilibrio demografico che tra qualche anno farà mancare la massa di giovani che è necessaria per spingere la crescita. Pertanto la decisione di impiegare capitale umano già pronto per il lavoro, opportunamente istruito nella lingua tedesca e nelle regole nazionali, può essere scontato come crescita aggiuntiva futura del sistema che non ci sarebbe senza la veloce conversione degli immigrati in attori economici produttivi e nuclei famigliari ad alto potenziale riproduttivo. La questione non riguarda solo il lungo termine, ma appare come una soluzione per un problema contingente. Fino a poco tempo fa si pensava che la ripresa, pur lenta, avrebbe riportato nelle nazioni colpite dalla crisi finanziaria del 2008 l’economia in crescita come nel passato. Ma nel 2013 è apparso chiaro agli analisti di quei governi che vogliono e possono usufruire dei migliori think tank, in particolare Stati Uniti, Germania e Regno Unito, che qualcosa non andava. La domanda globale sarebbe stata minore del previsto, in prospettiva, a causa del disordine mondiale e della fine del ciclo di prima espansione della Cina; l’irruzione delle nuove tecnologie stava per disintermediare una massa di lavoratori imprigionati in settori tradizionali; i livelli di debito raggiunti dagli Stati non avrebbero permesso stimolazioni in deficit della crescita; la politica monetaria espansiva, pur necessaria, non bastava per ripristinare la crescita. Da allora i governi citati hanno messo in priorità la creazione di nuove condizioni per la crescita nelle rispettive nazioni. L’America ha accelerato la creazione di aree di libero scambio allo scopo di espandere i volumi di scambio tra sistemi economici simili, le democrazie, e grazie a questi la crescita complessiva. Nella scelta statunitense di costruire un mercato integrato tra 12 nazioni del Pacifico, in sigla TPP, e tentare un mercato unico euroamericano, ora in negoziazione con la Ue, in sigla TTIP, ha anche contato la priorità di creare un’alleanza più grande della Cina (67% del Pil mondiale) per bloccarne l’espansione e condizionarla, cosa che ha portato il Giappone ad aperture sorprendenti pur di consolidarsi nel sistema americano e, anch’esso, risolvere in tal modo i problemi di crescita futura. Il Regno Unito ha fatto una scelta del tutto sorprendente: limitare i vincoli europei per creare lo hub finanziario più grande del mondo, includendo lo yuan cinese, anche accettando una fortissima frizione con l’America. Già ho commentato come una leggerezza tale scelta strategica. Ma devo aggiungere che è comprensibile: chi fa scenari realistici vede che o una nazione tira fuori un coniglio dal cappello oppure è destinata al declino. Il coniglio della Germania si è rivelato essere la disponibilità di milioni di profughi mediamente ben istruiti: Merkel ha colto l’opportunità e se li è presi cercando di ripristinare la forza più semplice ed efficace per la crescita, la demografia appunto. Non solo, l’accoglienza dei profughi porta un riconoscimento alla Germania di potenza etica che accelera la cancellazione del nazismo aggressivo e permette nuovamente a Berlino di praticare politiche di potenza, anche in armi. In sintesi, tre grandi democrazie stanno cercando soluzioni al problema della crescita violando le loro abitudini, senza troppi problemi per il dissenso suscitato. Per la prima volta l’America accetta accordi economici che limitano la sua sovranità. Londra se ne infischia delle alleanze e va per le sue. Merkel sfida il senso comune dei tedeschi. I sondaggisti prevedono una sconfitta di Merkel, ma io non ne sarei così certo: il tedesco medio si trova lo straniero in casa, è perplesso e inizialmente ostile, ma poi si sente dire da Merkel che tale massa verrà germanizzata, salverà le pensioni e aumenterà la potenza economica, e le crede. In conclusione, il pragmatismo tattico di Merkel si è trasformato in una grande strategia. L’Italia? E’ seconda dietro la Germania per crisi demografica e rischio di stagnazione endemica futura. Penso che anche Roma dovrebbe riscoprire la grande strategia.L’accoglienza tedesca è una strategia di potenza

(c) 2016 Carlo Pelanda
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