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Carlo A. Pelanda
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Libero

2016-5-15

15/5/2016

Italian Compact per attrarre più investimenti

Dopo un periodo di ritorno della fiducia sull’Italia, ora gli investitori internazionali sono molto più cauti sulle sue prospettive e ciò sta riducendo o ritardando gli investimenti esteri su titoli finanziari e beni reali italiani. La fiducia precedente, che aiutò la ripresa alla fine 2014 e per tutto il 2015, si basò principalmente sull’annuncio che la Bce avrebbe comprato titoli di debito italiano, di fatto garantendolo. Tale riduzione del rischio Paese trasformò la depressione dei valori azionari e dei beni reali italiani, dovuta al picco recessivo 2012-13, in una grande opportunità per gli investitori globali. La Borsa, infatti, crebbe più di altre e vi fu un buon flusso d’investimenti indiretti e diretti. Il contributo dello “scudo” Bce è stato decisivo per convincere gli investitori a comprare azioni, titoli statali e a sottoscrivere quote di fondi d’investimento alternativi italiani, cioè quelli che mettono i soldi direttamente nelle imprese, e ad acquisire direttamente imprese stesse. Ora gli investitori vedono che la garanzia della Bce è verso il termine e si chiedono quale altro fattore potrà mantenere basso il rischio Italia. La Commissione europea sta mostrandosi collaborativa con l’Italia per i conti economici del 2016, ma non molla sul rispetto dei requisiti nel 2017. La battuta potrebbe essere: la Commissione ti da una mano ora, ma il prossimo anno di taglierà il braccio. Il rifiuto di una deroga temporanea alla nuova regola europea che vieta aiuti di Stato per salvare banche e risparmiatori mostra che il sistema europeo non è disposto a facilitare l’Italia anche in casi dove è a rischio la fiducia sistemica. Fatto che fa temere la conferma della regola europea, attiva dal 2016, che impone all’Italia riduzioni del debito in tempi e quantità infattibili. In sintesi, un investitore vede che al termine dello scudo Bce l’Italia si troverà sola, nuda e aggredita. Per questo sta aumentando il premio di rischio richiesto dal mercato per comprare titoli di Stato italiani. Improbabile un sostegno europeo, gli investitori valutano la capacità sovrana dell’Italia di fare più crescita e ridurre il debito, conquistando affidabilità con mezzi propri. Ma trovano una crescita deludente e che l’impianto riformatore messo in campo dal governo, pur apprezzabile, non è sufficiente ad aumentarla, migliorando il rapporto debito/Pil. Per tale motivo, l’Italia è percepita a rischio di ricaduta nel 2011. Tuttavia, l’Italia è un’economia forte che è ancora in tempo per prevenire il ritorno del rischio Paese, rafforzando l’affidabilità del sistema nazionale. Inoltre, in Italia ci sono ottimi affari potenziali: dalle banche che si possono acquistare con poco agli acquisti di immobili e sistemi turistici con fortissimo sconto, nonché infrastrutture, ecc.. Ma l’ingaggio in tali, e tanti altri, affari implica che il rischio Paese resti basso. La recente conferma del rating da parte di S&P, che non lo riduce né lo migliora, indica una percezione dell’Italia dove il rischio potrà aumentare, ma anche essere contenuto. Come? In generale, creando la profezia di un futuro forte sviluppo dell’Italia basandone la credibilità su azioni concrete che, se anche non realizzeranno i loro effetti nel breve termine, promettano di farlo nel medio. Quali? Essenziali sarebbero: conferma della detassazione per le imprese nel 2017; detassazione dei rendimenti da investimenti in imprese, cosa che il governo sta studiando, ma che dovrà essere molto forte; più e meglio selezionati tagli alla spesa; riparazione più rapida del sistema bancario, anche in deroga al divieto europeo di aiuti di stato in materia, e facilitazione di una sua evoluzione verso modelli più moderni e profittevoli. Fondamentale, poi, dimostrare un consenso politico e una capacità esecutiva per fare le cose dette ed altre modernizzazioni sistemiche. Se così, il capitale non prezzerà tanto di meno il rischio Italia, ma darà più peso ai possibili benefici, generando un calcolo rischio/rendimento che lo spingerà a tornare in massa con beneficio reciproco in Italia. In sintesi, ci vuole un Italian Compact per attrarre soldi dal globo e contrastare gli effetti depressivi dei compact europei. L’Italian Compact, semplificando, sarebbe un accordo temporaneo tra gli attori politici razionali per realizzare, fino alle elezioni del 2018, le misure salvifiche dette. Secondo me è necessario, in generale, e, in particolare, per far tornare il prima possibile i soldi stranieri da noi.

(c) 2016 Carlo Pelanda
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