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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-9-13

13/9/2015

Germania e Italia hanno la responsabilità di evitare la frammentazione europea

L’Eurozona sta passando dal rischio finanziario del 2011-12 e da quello di depressione economica del 2013-14 a quello politico nel periodo 2015-17. I primi due rischi sono stati contenuti grazie all’azione della Bce di garanzia degli euro debiti e di svalutazione dell’euro che ha fatto respirare le economie compresse dalla eurogabbia. Ma al riguardo del rischio politico la Bce può fare poco e la responsabilità di minimizzarlo passa ai governi. Il rischio è ravvicinato. A breve le elezioni in Grecia potrebbero compromettere la stabilizzazione precaria di questo Stato nazionale fallito e nuovamente rendere incerta l’Eurozona. Poco dopo, le elezioni politiche in Spagna potrebbero mandare al potere Podemos e gettare la Spagna in una situazione greca che, per scala del debito, sarebbe difficilmente gestibile anche dalla Bce. Entro il 2017, poi, ci saranno elezioni dall’esito incerto in Francia e Germania dove nella prima è crescente il consenso per l’estrema destra nazionalsocialista e nella seconda la destra nazionalista potrebbe erodere il consenso del centrodestra razionale. In relazione a questo calendario, l’Unione europea mostra fratture crescenti che generano il rischio politico sistemico che poi amplifica quelli specifici nazionali. La risposta europea al problema di gestione dei flussi migratori è il dato più recente che lascia intendere quanto l’Europa sia divisa e diversa nelle sue parti. La Germania sta importando il capitale umano migliore – siriani evoluti e simili – per impiegarlo rapidamente nella sua industria e per ribilanciare lo squilibrio demografico che dal 2035 metterà in crisi il sistema pensionistico, lasciando gli immigrati e rifugiati di qualità minore agli altri. La Svezia fa lo stesso, più riservatamente. Gli europei orientali hanno alzato muri e tutti gli altri hanno visto il flusso di immigrati come un problema e non come un’opportunità, tra l’altro con conflitti aperti tra loro. Da questo dato se ne ricavano due utili per inferenze generali: (a) la Germania ha una qualità organizzativa e una politica di potenza non comparabile per superiorità alle altre nazioni europee; (b) in situazioni impegnative la risposta di tutti i Paesi è nazionale e non europea e il conflitto aperto o l’unilateralismo non sono visti come un limite. Ora proiettiamo questa considerazione nella ricerca di soluzioni che riducano il rischio politico detto sopra. Questo, semplificando, è creato da masse impoverite che, ovviamente, votano per avere soldi subito, protezione e illusioni eccitanti, fregandosene delle conseguenze perché disperate. Tale rischio si contiene e minimizza solo dando lavoro e speranza alla gente. Ma per farlo bisognerebbe allentare i limiti europei ai deficit nei bilanci delle nazioni con elevato stress sociale e avviare un programma d’emergenza di finanziamenti pubblici per dare lavoro a chi non lo ha. Ma, in tal caso, l’elettorato tedesco voterebbe offerte irrazionali. In sintesi, il modo per salvare gli europei deboli porterebbe comunque a frammentare l’Europa per reazione di quelli forti. Quindi? Devo modificare la premessa. Nel breve, solo la Bce potrà accelerare la ripresa delle nazioni inguaiate, intensificando la svalutazione e annunciando che manterrà a lungo l’acquisto dei debiti (PSPP). Ma ciò avrà un limite per motivi di stabilità globale e comunque non basterà. Ci vorrà, in combinazione, anche l’aumento dei consumi in Germania affinché il suo mercato interno sia locomotiva per i vagoni europei. Ma, guardando i numeri, servirà una seconda locomotiva. Sembra una barzelletta, ma solo l’Italia ha la potenza industriale per fare da locomotiva ausiliaria dell’eurosistema. In conclusione, la Germania dovrebbe trasformare più surplus in domanda per evitare la destabilizzazione sia dell’Eurozona sia del suo sistema politico. L’Italia dovrebbe fare il miracolo di liberare rapidamente dai vincoli il suo enorme potenziale sia industriale sia di mercato interno per agire come locomotiva ausiliaria. Lo so, è una novità vedere l’Italia in questo modo. Ma è realistico, in particolare se la Bce resta iperespansiva. Quindi, poiché l’Europa è un moltiplicatore di potenza per l’Italia, è nostro interesse nazionale fare uno sforzo maggiore per contribuire al suo traino economico allo scopo di ridurre i disperati e tenerla coesa. Per questo avremmo bisogno di una politica aquila e non fatta da galline senza testa che starnazzano cieche nel pollaio, a destra e a sinistra.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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