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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-7-19

19/7/2015

La riconvergenza russo-americana cambia il mondo

Le parole in politica sono importanti. Colpisce e chiama nuovo scenario il ringraziamento esplicito di Obama a Putin per il contributo di Mosca al negoziato con l’Iran. Forse si è trattato solo di una contingenza: qualche giorno fa il capo di stato maggiore delle forze armate statunitensi ha definito la Russia una minaccia “esistenziale” e lo staff di Obama, oltre che smentire il generale, potrebbe aver suggerito di trovare un’occasione per dare un segnale distensivo a Mosca. Ma sarebbe bastata la smentita. Quindi il ringraziamento significa qualcosa di più. A questo segnale aggiungerei quello di Miriam Sapiro, ex funzionario di rilievo della burocrazia imperiale statunitense ed ora attiva nell’influente think tank Brookings, che recentemente ha descritto il futuro accordo euroamericano di mercato integrato (Ttip), i cui negoziati sono al 10° round in questi giorni, come una “piattaforma aperta” ad ulteriori integrazioni e non come una fortezza atlantica chiusa. A chi si dovrebbe aprire il Ttip una volta consolidato il nucleo euroamericano? Alla Turchia, probabilmente, per re-includerla nell’Occidente senza farla entrare nella Ue dopo che la Ue stessa la ha respinta, causa non secondaria della svolta neo-ottomana di Ankara e della divergenza dalla Nato. All’Ucraina, Georgia, Serbia, Moldavia, Kazakistan, ecc.? No, perché sarebbe come dichiarare guerra alla Russia. In sintesi, il linguaggio del Ttip come piattaforma aperta, secondo me, allude alla Russia. Se così, l’aggiornamento dello scenario deve includere due novità: America e Russia collaborano in molteplici teatri nonostante la frizione in quello europeo-orientale e la prima lancia iniziali segnali di non esclusione da futuri accordi. Chi spinge di più? In parecchie partite è evidente il reciproco vantaggio della collaborazione. L’America ha interesse che la Russia svolga la funzione di guardiano dell’Iran perché da sola non potrebbe farlo, la Cina non lo farebbe in modo convergente e gli europei non hanno artigli. La Russia ha interesse a diventare la nazione di riferimento dell’Iran ed il via libera – significato del ringraziamento secondo me - dell’America glielo permette dandole il ruolo sia di guardiano sia di protettore. Per altro la Russia ha bisogno dell’Iran per contenere la destabilizzazione del Caucaso e dell’Asia centrale guidata dall’insorgenza islamico-sunnita e se non potesse mostrare una capacità di dialogo con l’America non potrebbe svolgere il ruolo di garante e protettore agli occhi dell’Iran e questo si appoggerebbe di più alla Cina. Molti analisti temono un triangolo dominante Mosca, Teheran e Pechino nell’Asia centrale, anche perché la Turchia e le aree turcofone dovrebbero convergere con esso. Probabilmente l’America sta cercando, via Mosca, di evitarlo. La Russia ha vantaggio se l’America diventa partner nella stabilizzazione dell’Asia centrale perché ciò le permetterebbe di resistere a Pechino. E certamente a Washington qualcuno vede sulla carta geografica che senza la Russia non sarebbe possibile geocircondare la Cina, azione in via di perfezionamento con il recente permesso al riarmo del Giappone. Ma se Mosca percepisce che sarà esclusa per sempre dal mercato euroamericano e da quello amerocentrico del Pacifico (Ttp) non ha altra chance che quella di fare sistema con la Cina per evitare l’isolamento economico. Ecco perché, alla fine, il linguaggio di non-esclusione di Mosca dal Ttip è la chiave. Per ora basta la non-esclusione, anche implicita: Putin ha bisogno della frizione con l’Occidente per tenere il consenso nazionalista in una Russia impoverita e deve usare linguaggi neoimperiali così come l’America, e gli europei, non possono usare linguaggi inclusivi dopo il caso ucraino. Gli attori sanno che la riconvergenza tra Russia ed Occidente sarà lunga. Ma la notizia è che da qualche mese ha più probabilità. Anche perché il ringraziamento implica la fine dell’azione occidentale per rovesciare Putin. E’ una buona notizia: nel mondo molteplici problemi, tra cui quelli siriano e del Califfato, potranno essere risolti dalla collaborazione tra America e Russia pur restando formalmente i due in frizione. L’Italia esportatrice potrà tornare in alcuni mercati, per esempio l’Iran. Una notizia migliore sarebbe la riduzione delle sanzioni alla Russia almeno in alcuni settori, tra cui l’alimentare, dove il blocco ci ha causato gravi danni economici, ma il nostro governo dovrebbe imparare ad infilarsi meglio in questi giochi.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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