www.thegrandalliance.eu). In Europa la risposta fu fredda perché il progetto implicava il conferimento del disegno unionista entro uno più grande meno controllabile dagli europei stessi. In America il progetto incrociò la ricerca di come far restare gli Stati Uniti impero senza più le risorse per esserlo: stare al centro di un’area di libero scambio tra democrazie. McCain propose una “Lega delle democrazie” nelle presidenziali 2008. Obama, dopo il fallimento del G2 con la Cina, propose nel 2013 un mercato integrato del Pacifico (TPP) e dell’Atlantico (TTIP), negoziati in corso. Cosa spinse democratici a repubblicani a convergere su un progetto simile? Certamente la priorità di contrapporre all’impero cinese emergente un’alleanza di scala più grande che ne contenesse l’espansione. Ma anche la necessità di rilanciare lo sviluppo in un’economia matura che non ha più leve interne sufficienti e deve trovarne di nuove ed esterne quali l’aumento del commercio portato dall’ampliare un mercato senza confini e con standard compatibili alle democrazie con welfare ad alto costo. Questa era proprio l’idea dettagliata nel mio libro del 2007. La profezia di una stagnazione secolare, fatta da Larry Summers per l’America, ma estendibile a tutte le democrazie a sviluppo maturo, è troppo pessimista. Ma non è irrealistica: senza innovazioni discontinue, infatti, ci sarà il declino del capitalismo di massa, cioè la distruzione della classe media che è il pilastro di una democrazia. Su questo c’è accordo nel più dei think tank occidentali. Molti di questi chiamano idee per ricapitalizzare l’area delle democrazie, senza timore di fantasticare. Parecchi rispondono focalizzando sul cambiamento dei modelli interni. Io penso che, pur utile, una qualsiasi nuovo welfare non basterà. Vedo anche che la pur necessaria creazione di un mercato unico delle democrazie, in 20-30 anni, non basterà a ri-svilupparle per mancanza di capitale di investimento. Vedo, in particolare, un peso del debito pubblico che le affosserà: non sarà ripagabile o lo sarà con tassazione depressiva o inducendo inflazione destabilizzante. Per questo sto rispondendo alla chiamata aggiungendo al progetto di Free Community la cancellazione del debito. Possibile? Lo sarebbe in caso di conversione di una vecchia moneta nella nuova in fase di genesi della Free Community: (a) le banche centrali comprano tutti i titoli di debito nella moneta di loro competenza, aumentando i rispettivi bilanci in modo simile al Quantitative easing; (b) gli Stati conferiscono il potere di battere nuova moneta, il credit, ad un nuova Banca centrale della Free Community che sterilizza nel proprio nuovo bilancio i titoli di debito pregressi, liberando così gli Stati partecipanti dal debito pubblico; (c) la liberazione da questo megacosto libera risorse per ricapitalizzare lo sviluppo nelle singole democrazie, dando loro il denaro che ora manca. Senza inflazione? La mia ipotesi è che la nuova tecnica monetaria lo permetterà. Ma il punto che sto proponendo ai think tank è quello di combinare la formazione della Free Community con la creazione di una nuova moneta e con la cancellazione dei debiti sovrani pregressi, questa infattibile senza le prime due condizioni. Lo espliciterò nel libro Nova Pax, ma qui lo anticipo perché le proposte in materia devono uscire dai pensatoi per pochi ed entrare nel dibattito tra i molti in quanto riguardano il destino delle democrazie.

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"/> www.thegrandalliance.eu). In Europa la risposta fu fredda perché il progetto implicava il conferimento del disegno unionista entro uno più grande meno controllabile dagli europei stessi. In America il progetto incrociò la ricerca di come far restare gli Stati Uniti impero senza più le risorse per esserlo: stare al centro di un’area di libero scambio tra democrazie. McCain propose una “Lega delle democrazie” nelle presidenziali 2008. Obama, dopo il fallimento del G2 con la Cina, propose nel 2013 un mercato integrato del Pacifico (TPP) e dell’Atlantico (TTIP), negoziati in corso. Cosa spinse democratici a repubblicani a convergere su un progetto simile? Certamente la priorità di contrapporre all’impero cinese emergente un’alleanza di scala più grande che ne contenesse l’espansione. Ma anche la necessità di rilanciare lo sviluppo in un’economia matura che non ha più leve interne sufficienti e deve trovarne di nuove ed esterne quali l’aumento del commercio portato dall’ampliare un mercato senza confini e con standard compatibili alle democrazie con welfare ad alto costo. Questa era proprio l’idea dettagliata nel mio libro del 2007. La profezia di una stagnazione secolare, fatta da Larry Summers per l’America, ma estendibile a tutte le democrazie a sviluppo maturo, è troppo pessimista. Ma non è irrealistica: senza innovazioni discontinue, infatti, ci sarà il declino del capitalismo di massa, cioè la distruzione della classe media che è il pilastro di una democrazia. Su questo c’è accordo nel più dei think tank occidentali. Molti di questi chiamano idee per ricapitalizzare l’area delle democrazie, senza timore di fantasticare. Parecchi rispondono focalizzando sul cambiamento dei modelli interni. Io penso che, pur utile, una qualsiasi nuovo welfare non basterà. Vedo anche che la pur necessaria creazione di un mercato unico delle democrazie, in 20-30 anni, non basterà a ri-svilupparle per mancanza di capitale di investimento. Vedo, in particolare, un peso del debito pubblico che le affosserà: non sarà ripagabile o lo sarà con tassazione depressiva o inducendo inflazione destabilizzante. Per questo sto rispondendo alla chiamata aggiungendo al progetto di Free Community la cancellazione del debito. Possibile? Lo sarebbe in caso di conversione di una vecchia moneta nella nuova in fase di genesi della Free Community: (a) le banche centrali comprano tutti i titoli di debito nella moneta di loro competenza, aumentando i rispettivi bilanci in modo simile al Quantitative easing; (b) gli Stati conferiscono il potere di battere nuova moneta, il credit, ad un nuova Banca centrale della Free Community che sterilizza nel proprio nuovo bilancio i titoli di debito pregressi, liberando così gli Stati partecipanti dal debito pubblico; (c) la liberazione da questo megacosto libera risorse per ricapitalizzare lo sviluppo nelle singole democrazie, dando loro il denaro che ora manca. Senza inflazione? La mia ipotesi è che la nuova tecnica monetaria lo permetterà. Ma il punto che sto proponendo ai think tank è quello di combinare la formazione della Free Community con la creazione di una nuova moneta e con la cancellazione dei debiti sovrani pregressi, questa infattibile senza le prime due condizioni. Lo espliciterò nel libro Nova Pax, ma qui lo anticipo perché le proposte in materia devono uscire dai pensatoi per pochi ed entrare nel dibattito tra i molti in quanto riguardano il destino delle democrazie.

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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-5-10

10/5/2015

Un nuovo Occidente potrà cancellare il debito

Progetto Nova Pax: costruzione della Free Community come alleanza globale delle democrazie, formazione di un mercato unico tra loro, creazione del credit come moneta unica che sostituisca dollaro, euro, yen, sterlina, ecc., e, soprattutto, cancellazione dei debiti per le nazioni partecipanti in fase di conversione delle vecchie monete in quella nuova. Abbozzai questo progetto, senza la cancellazione del debito, nel saggio “Crisi e riforma del capitale” entro il libro “Il fantasma della povertà” (1995). Nel 1996 lo precisai come disegno di rilancio del G7 in un seminario dello Yomiuri Shimbun a Tokyo per mostrare un’alternativa occidentalista alle èlite nipponiche sedotte da Pechino. In quelle sede, annotando il sobbalzo di Joseph Nye, stratega di Clinton, la reazione irritata di asiatici filocinesi, un invito a cena dai potenti del luogo e la prima pagina dedicata al tema dallo Yomiuri, mi resi conto che il progetto da suggestione poteva diventare realtà. Con questa speranza pubblicai nel 2007 “The Grand Alliance” (www.thegrandalliance.eu). In Europa la risposta fu fredda perché il progetto implicava il conferimento del disegno unionista entro uno più grande meno controllabile dagli europei stessi. In America il progetto incrociò la ricerca di come far restare gli Stati Uniti impero senza più le risorse per esserlo: stare al centro di un’area di libero scambio tra democrazie. McCain propose una “Lega delle democrazie” nelle presidenziali 2008. Obama, dopo il fallimento del G2 con la Cina, propose nel 2013 un mercato integrato del Pacifico (TPP) e dell’Atlantico (TTIP), negoziati in corso. Cosa spinse democratici a repubblicani a convergere su un progetto simile? Certamente la priorità di contrapporre all’impero cinese emergente un’alleanza di scala più grande che ne contenesse l’espansione. Ma anche la necessità di rilanciare lo sviluppo in un’economia matura che non ha più leve interne sufficienti e deve trovarne di nuove ed esterne quali l’aumento del commercio portato dall’ampliare un mercato senza confini e con standard compatibili alle democrazie con welfare ad alto costo. Questa era proprio l’idea dettagliata nel mio libro del 2007. La profezia di una stagnazione secolare, fatta da Larry Summers per l’America, ma estendibile a tutte le democrazie a sviluppo maturo, è troppo pessimista. Ma non è irrealistica: senza innovazioni discontinue, infatti, ci sarà il declino del capitalismo di massa, cioè la distruzione della classe media che è il pilastro di una democrazia. Su questo c’è accordo nel più dei think tank occidentali. Molti di questi chiamano idee per ricapitalizzare l’area delle democrazie, senza timore di fantasticare. Parecchi rispondono focalizzando sul cambiamento dei modelli interni. Io penso che, pur utile, una qualsiasi nuovo welfare non basterà. Vedo anche che la pur necessaria creazione di un mercato unico delle democrazie, in 20-30 anni, non basterà a ri-svilupparle per mancanza di capitale di investimento. Vedo, in particolare, un peso del debito pubblico che le affosserà: non sarà ripagabile o lo sarà con tassazione depressiva o inducendo inflazione destabilizzante. Per questo sto rispondendo alla chiamata aggiungendo al progetto di Free Community la cancellazione del debito. Possibile? Lo sarebbe in caso di conversione di una vecchia moneta nella nuova in fase di genesi della Free Community: (a) le banche centrali comprano tutti i titoli di debito nella moneta di loro competenza, aumentando i rispettivi bilanci in modo simile al Quantitative easing; (b) gli Stati conferiscono il potere di battere nuova moneta, il credit, ad un nuova Banca centrale della Free Community che sterilizza nel proprio nuovo bilancio i titoli di debito pregressi, liberando così gli Stati partecipanti dal debito pubblico; (c) la liberazione da questo megacosto libera risorse per ricapitalizzare lo sviluppo nelle singole democrazie, dando loro il denaro che ora manca. Senza inflazione? La mia ipotesi è che la nuova tecnica monetaria lo permetterà. Ma il punto che sto proponendo ai think tank è quello di combinare la formazione della Free Community con la creazione di una nuova moneta e con la cancellazione dei debiti sovrani pregressi, questa infattibile senza le prime due condizioni. Lo espliciterò nel libro Nova Pax, ma qui lo anticipo perché le proposte in materia devono uscire dai pensatoi per pochi ed entrare nel dibattito tra i molti in quanto riguardano il destino delle democrazie.

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