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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-5-3

3/5/2015

Le balle del governo minano la fiducia

Gli eccessi propagandistici del governo creano illusioni poi deluse che riducono la fiducia economica invece di aumentarla. Infatti, come durante la recessione, sta ancora aumentando molto il risparmio per paura che il domani sarà peggio dell’oggi e troppo poco la cifra dedicata dagli italiani a consumi ed investimenti. Questa è la prova dell’inefficacia “fiduciante” del governo: invece di basare sulla verità soluzioni realistiche tenta un condizionamento psicologico di massa: lo zerovirgola è paradiso, le nuove norme sul lavoro aumenteranno l’occupazione, chi non ci crede è gufo, ecc. Ma il dato che indica la disoccupazione in aumento (13%) ed il tasso complessivo di occupazione (55%) in diminuzione mostra che il nascondere la verità sugli scenari di ripresa è la cosa più stupida e dannosa che il governo, in una situazione dove il ritorno della fiducia è vitale, possa fare. Infatti la ripresa - che c’è - è stata comunicata in modi così enfatici da illudere le persone che i problemi sarebbero stati risolti presto. Poiché questo non sta accadendo è ovvio che la gente stia provando delusione nonostante il miglioramento di un numero crescente di settori economici. La verità è che le dinamiche di ripresa si incrociano con quelle di crisi residua. Inoltre è fenomeno tipico nei rimbalzi dopo crisi gravi che le imprese, prima di assumere nuova forza lavoro, saturino il potenziale produttivo di quella che c’è. Nel caso italiano, poi, il leggero miglioramento in atto sta riassorbendo i cassaintegrati, cioè risolvendo un problema rimasto nascosto nelle statistiche del vero impatto della recessione sui posti di lavoro, circa il 3% in più dei dati ufficiali. La letteratura economica fa ipotizzare che dall’inizio tecnico di una ripresa dopo una crisi pesante poi passino anni prima di avere effetti forti sul riassorbimento della disoccupazione e sulla creazione di nuovo lavoro. Nei sistemi liberalizzati si può stimare un periodo di “ripresa senza occupazione” non troppo lungo. Nei sistemi statalisti europei tale periodo è più esteso per la rigidità del modello. Per l’Italia rischia di essere lunghissimo ed endemico per la mancanza di vere politiche di stimolazione dei consumi e degli investimenti. Questa realtà spiega perché il governo non voglia dire la verità: per accelerare la ripresa dovrebbe tagliare, molto, spesa e tasse che ridurrebbero il consenso da sinistra per Renzi senza garantirgli quello del ceto produttivo per lo più di centrodestra. Infatti il governo assume più personale inutile nella scuola, non taglia a sufficienza gli apparati e premia chi ha già un lavoro incentivando la transizione dai contratti a tempo determinato a quello indeterminato. Non c’è mistero: l’azione reale del governo Renzi è calibrata sui requisiti di una campagna elettorale che vuole assicurarsi i voti del popolo protetto, ma la sua comunicazione tenta di allargare il consenso al ceto produttivo, illudendolo di fare anche i suoi interessi, perché è maggioranza nell’elettorato. Ecco perché la comunicazione si basa su una decorrelazione tra fatti e parole, le seconde molto cariche di illusionismo. Qualcuno potrebbe dire che la politica deve usare la leva profetica per smuovere la realtà. Certo, ma non raccontando balle poi facilmente smentibili dai fatti. Un governo serio, nelle circostanze, avrebbe detto la verità ed agito di conseguenza: (a) finanziamenti d’emergenza per gestire le code della crisi invece di buttare via soldi con gli 80 euro e assistenzialismi; (b) riduzione di spesa e tasse per aumentare gli investimenti; (c) dismissione del patrimonio pubblico per ridurre il debito e conquistare spazio di bilancio per detassazione e investimenti; (d) riparazione rapida del sistema bancario per aumentare il credito. Con tali misure un sistema industrialmente forte come l’Italia andrebbe in boom con assorbimento accelerato della disoccupazione in circa un triennio. L’evidenza di fatti stimolativi veri renderebbe credibile la profezia ottimistica ed estrarrebbe più risorse dal futuro per “accelerare” il presente. Senza questa evidenza e cercando di sostituirla oscurando la realtà e spacciando riforme irrisorie come propulsive la produzione di fiducia non solo non può riuscire, ma, generando delusione, provoca pessimismo. Ma non prendiamocela con Renzi e soci perché è inutile sperare che possano diventare consistenti. Arrabbiamoci, invece, con un centrodestra incapace di sostituirlo sperando che serva a riqualificarlo.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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