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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-10-18

18/10/2015

Attenti a una legge di stabilità destabilizzante

La critica va sempre completata proponendo alternative. In una democrazia funzionante dovremmo poter comparare la legge di stabilità del governo con soluzioni proposte dai “governi ombra” dei partiti di opposizione. Io, come penso molti di voi, vorrei vedere quella di un “governo ombra” del centrodestra che dovrebbe rappresentare gli interessi del popolo che vive di mercato. Ma non c’è. Anche per sollecitarla, permettetemi qui di immaginare i punti principali di una legge di stabilità alternativa. In premessa scriverei che l’impostazione stimolativa nel progetto governativo 2016 è apprezzabile, ma insufficiente e portatrice di un grave rischio nel biennio 2017-18. Le pur insufficienti misure stimolative, infatti, sono finanziate in deficit, e non con tagli strutturali, esponendo i conti pubblici a un probabile squilibrio nei prossimi tre anni. Il Primo ministro ha enfatizzato che combatterà con la Commissione europea per far passare dai 15 ai 18 miliardi di finanziamento in deficit di azioni stimolative. Ma l’affidabilità del debito, condizione per il mantenimento dell’accesso internazionale per il sistema finanziario italiano e di costi bassi per gli interessi e per il rifinanziamento del debito stesso, non dipende dalla Commissione, ma dal giudizio del mercato finanziario globale. Tale giudizio è il seguente: se alla fine del programma Bce di acquisto dei titoli di debito (PSPP), formalmente nel settembre 2016, ma probabilmente nel 2017, l’Italia non avrà dimostrato di saper ridurre sostanzialmente il debito, allora chi lo rifinanzia pretenderà un premio di rischio crescente. Il popolo del mercato vuole la stimolazione della crescita, ma non in modi che porterebbero, come nel 2011, a una situazione di Stato percepito a rischio di insolvenza, con governo commissariato e pressioni per usare il patrimonio privato per riequilibrare i conti e conseguente megarecessione, di nuovo. L’attuale progetto di bilancio 2016 non riduce tale rischio, ma perfino lo aumenta: stimola poco la crescita, alza il deficit perché taglia troppo poco la spesa e tace sulla riduzione del debito. Alternativa sul piano della stimolazione: (a) anticipare al 2016 il taglio delle tasse alle imprese e portare la tassazione, subito, al 20% dal 27,5% corrente; (b) programma straordinario triennale per la soluzione delle residue crisi d’impresa, con procedure extragiudiziali sostenute da un fondo dedicato costruito in modo da non risultare aiuto di Stato; (c) dedicare più spesa agli investimenti e meno agli apparati; (d) accelerare il veicolo, forzando la Commissione che lo ostacola, per smaltire i crediti deteriorati delle banche, quasi 300 miliardi, liberando più capacità di credito. Coperture: portare a 10 miliardi i tagli strutturali della spesa, ora solo 4, perché quelli a Regioni e Sanità per 3,6 miliardi non sono riduzioni vere, ma solo rinvio di rialzi, altri 2 miliardi circa non sono specificati o credibili, e gli incassi di circa 4-5 miliardi previsti nel 2016 sono una tantum. Se così, allora la stimolazione in deficit sarebbe meno destabilizzante. Diventerebbe, poi, ben sostenibile se il governo avviasse subito un’operazione “patrimonio pubblico contro debito” di almeno 200 miliardi entro il 2018, con orizzonte fino a 400-500. Nel modo seguente: (1) intanto con una legge che concentri nella disponibilità dello Stato tutti i beni pubblici, cioè immobili, partecipazioni e concessioni,con l’intento esplicito di usarli per ridurre il debito; (2) non cercando di venderli in tempi brevi, ma trasformandoli in obbligazioni con sottostante il rendimento del patrimonio; (3) per poi ripagare con queste una parte dei titoli di debito quando arrivano a maturazione, riducendo così la spesa annuale sia per il rifinanziamento del debito sia per gli interessi, risparmiando circa 25 miliardi di spesa corrente in un triennio, utilizzabili come copertura di detassazioni e investimenti, e abbattendo il volume assoluto del debito stesso. Tale operazione, e non la debolista richiesta di flessibilità alla Ue, convincerebbe il mercato che il debito sarà affidabile dopo la fine del programma Bce. In conclusione, la proposta alternativa/integrativa che ritengo fattibile punta a combinare una più efficace detassazione stimolativa con i requisiti di equilibrio annuale di bilancio e di riduzione del debito cumulato, consolidando la ripresa più e meglio del progetto governativo. Resto, con il mio team di ricercatori, disponibile per precisazioni.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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