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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-9-27

27/9/2015

Basta un po’ di ordine per accelerare la ripresa

Scenari incerti per la crisi delle economie emergenti, ma molti indicano l’Eurozona come isola di stabilità, pur relativa, nella turbolenza e l’Italia come una delle migliori opportunità d’investimento nel pianeta. Ho prova di tale clima perché mai come ora fondi di investimento globali chiedono al mio gruppo di ricerca analisi di scenario dettagliate sulle prospettive dell’Italia. Il punto: la crisi prolungata ha portato a valori minimi e in condizioni di stress centinaia di unità economiche che, però, sono riuscite a mantenere elevato il loro potenziale di crescita e competitività e pertanto un investitore ha l’opportunità di comprare a sconto un grande profitto futuro. L’opportunità: in Italia la ripresa è rallentata dalla mancanza di investimenti interni e pertanto ha bisogno di soldi esteri per rilanciare il sistema economico. Quali condizioni sistemiche influenzano le decisioni di investimento? Quella principale è determinata dalla Bce. Questa garantisce di fatto il debito italiano, comprandolo, e promette credibilmente una posizione di intervento contro guai interni e globali. C’è molta fiducia, infatti, sulla sua capacità di prolungare la politica espansiva anche oltre l’autunno del 2016, scadenza formale oggi prevista. Non solo perché l’inflazione resterà sotto il 2% fino al 2017, ma perché il mercato ha notato che Draghi è riuscito a fare una riforma della Bce rielaborandone la prassi senza toccarne lo statuto molto restrittivo basato sul “criterio tedesco”. Ciò fa prevedere al mercato un biennio 2016-17 di buona facilitazione monetaria per la crescita dell’eurosistema. E riduce anche i timori di esiti politici irrazionali, cioè una vittoria di Podemos, nelle prossime elezioni in una Spagna con debito importante: il contagio sarebbe limitato. Il debito greco? Sotto il tappeto, facendo finta che Atene lo ripagherà tra qualche secolo. Ma se dopo il 2017 e la riduzione dello stimolo Bce l’Eurozona implodesse anche a seguito di esiti nazionalpopulisti nelle elezioni in Francia e Germania, un investimento in Italia sarebbe a rischio? Se nel prossimo biennio la ripresa tiene, la quantità di consenso per offerte politiche irrazionali dovrebbe ridursi di molto in Europa e in Italia. Infatti molti possibili investitori vedono questo rischio come accettabile. Alcuni scommettono sulla possibilità che l’Eurozona faccia da locomotiva ausiliaria a quella americana, sostituendo la Cina, mantenendo forte il traino della domanda globale. Inoltre, se questo motore euroamericano del mercato mondiale fosse consolidato attraverso il trattato di mercato integrato euroamericano (TTIP) ora in negoziazione tra Stati Uniti e Ue, la crescita andrebbe in boom per liberazione di nuove opportunità. Per inciso, in tale scenario l’Italia è considerata l’economia nazionale che ne trarrà maggior vantaggio e ciò conta molto nei calcoli per investimenti. Ma alcuni rischi specifici dell’Italia mantengono cauti una gran parte di possibili investitori. L’incertezza del diritto è al primo posto. Ma l’apertura di studi legali internazionali in Italia inizia a rassicurare gli investitori esteri, in Inglese, che, pur la giustizia italiana una lotteria, alla fine si può gestire. Al secondo posto c’è il rischio di disordine politico, cioè l’evidenza di una politica autoreferente e indifferente perché non c’è controllo degli elettori. Tale rischio è classificato come “gap democratico”. Al terzo, connesso al secondo, c’è la possibilità che la ripresa in Italia si blocchi. E potrebbe bloccarsi non solo per disordine politico, ma anche per incapacità del governo di facilitare la riparazione del sistema bancario, di ridurre le tasse e, soprattutto, di accelerare la ri-occupazione dei disoccupati e la soluzione del problema di quelli oltre i 50 anni con problemi di re-immissione nel lavoro e troppo lontani dalla pensione, caso considerato una prova dell’incompetenza dei governi italiani. Alla fine, il problema sembra uno solo, sdoppiato: a) rassicurare il mercato internazionale che per due o tre anni in Italia ci sarà un governo stabile; b) che riduca almeno un po’ le tasse e la massa di persone incerte perché impoverite, ricreando ottimismo nella nazione e riducendo il rischio di future degenerazioni irrazionali del consenso. Ciò sarebbe sufficiente per ricevere investimenti che renderebbero più rapida la ripresa. In conclusione, la ricetta è semplice: bastano un po’ di ordine e consistenza per far apprezzare l’enorme potenziale economico dell’Italia.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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