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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-2-22

22/2/2015

Perché bisogna essere duri con questo governo greco

Non è possibile che l’Europa conceda al governo Tsipras quello che chiede. Non è possibile che questo governo peronista possa tirar fuori Atene dai guai. Il problema della Grecia è il suo governo: la soluzione sarà che l’elettorato greco lo rimuova e sostituisca con uno più razionale e pro-mercato. Parole criticabili per mancanza di rispetto nei confronti delle sovranità e democrazia greche? No, sono pensate nell’ambito di riflessioni su come armonizzare le sovranità nazionali. Quando il Prof. Savona ed io scrivemmo il libro “Sovranità & ricchezza” (Mondadori, 2001) avevamo sotto osservazione le distorsioni impoverenti dovute alle cessioni senza bilanciamento di sovranità economica o a standard globali o a quello europeo. Proponemmo che ad ogni cessione dovesse corrispondere un ritorno parziale di sovranità economica per evitare che un mercato nazionale soffrisse oltre modo per la partecipazione ad un’integrazione più ampia del mercato stesso. Per l’Eurozona pensammo ad una funzione che tornasse alla nazione cedente uno spazio di sovranità in forma di programmi economici specifici concordati con la governance europea stessa. Per esempio, nel caso italiano si sarebbe dovuto e si dovrebbe permettere una detassazione in deficit più ampio del 3% annuo, per 5 anni, allo scopo di stimolare la crescita economica e così ottenere incrementi di Pil tali da ridurre il debito ed allo stesso tempo aumentare la ricchezza. Considero la “teoria del bilanciamento delle sovranità” ancora attuale e meglio capace di armonizzare un mercato unico multinazionale. Vedo, inoltre, tale teoria compatibile con la visione di Draghi di un’Europa basata sulle “sovranità condivise”, che Savona ed io preferimmo chiamare delle “sovranità convergenti”, in grado di rinforzare la costruzione europea senza necessità di forzare irrealisticamente un modello confederale. Ma perché l’idea non è stata nemmeno considerata? C’era e c’è il timore che le nazioni usassero ed usino il diritto ad un ritorno parziale della sovranità “eurocompatibile” come deroga da uno standard con effetti destabilizzanti. Devo ammettere, al netto delle ottuse ossessioni tedesche, che tale timore era ed è fondato. Il nostro Renzi ha chiesto “flessibilità” intesa come diritto a continuare a finanziare in deficit apparati inutili ed inefficienze e non per tagliare la spesa pubblica e le tasse. La Francia perfino peggio. La Grecia guidata da Tsipras il peggio del peggio: cari europei, pagatemi un modello comunistoide. Il punto: l’adattamento nazionale di standard europei, cioè un regime di cessione bilanciata da ritorni con bollino blu delle sovranità economiche, implica comuni politiche economiche pro-mercato perché qualsiasi politica statalista porta a depressioni del mercato che si traducono in più debito e meno crescita che farebbero saltare l’euro. Va chiarito un punto che imbarazza la sinistra: c’è incompatibilità tra sinistra (e destra populista) ed Europa. La formula dell’euro, infatti, implica un modello di welfare più leggero di quelli assistenziali oggi in atto: meno tasse e più mercato per rendere tutte le nazioni ali e non pesi del complesso europeo. Infatti il lato buono dell’euro è che impone il liberismo, quello cattivo è che gli manca una formula politica per permetterne la realizzazione (e la capitalizzazione tecnica). Ma tale formula è di competenza degli elettorati nazionali in quanto l’Europa non è un soggetto politico: l’euro sarà arricchente quando nelle nazioni prevarrà una politica liberalizzante che favorirà la convergenza tra sovranità nazionali per similarità di modello favorevole alla crescita e non al debito. La flessibilità per liberalizzare può essere concessa, quella per finanziare con spesa in deficit lo statalismo no. O euro o statalismo, i due incompatibili. Messaggio per la Grecia, ma anche per Italia e Francia. Più duro di Schauble? Certo: quello è un democristiano, alla fine, compromissorio mentre io sono un liberista che crede nel dovere (e diritto) dell’individuo a provvedere a se stesso per partecipare a comunità forti e non fatte di lamentosi fannulloni che chiedono soldi ad altri invece di farseli da soli. L’Eurozona ha bisogno di essere aggiustata, ma per riuscirci va prima bonificata dall’eccesso di statalismo: al netto di considerazioni geopolitiche necessariamente più accomodanti, questo è il criterio che propongo per valutare la questione greca. E quella italiana.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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