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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-4-19

19/4/2015

La centralità dell’Italia nella convergenza euroamericana

Sorprende che la stampa nostrana non abbia colto che l’Italia è stata trattata come partner primario dalla Casa Bianca non per simpatia tra i leader, ma perché ha un ruolo strategico nella futura riorganizzazione dell’alleanza occidentale come mercato integrato tra le democrazie europee, americane ed asiatiche. Il punto: l’Italia è sempre più nazione chiave per l’interesse americano di portare a conclusione con la Ue il trattato per la creazione di un mercato integrato euroamericano, denominato TTIP (Transatlantic Trade and Investments Partnership) non in forma di “semplice” area di libero scambio, ma di vero e proprio mercato unico. Per tale motivo il TTIP, che sta per aprire il 9° turno di trattative iniziate nell’estate del 2013, è molto contrastato, più in Europa che in America, da interessi protezionistici. Obama vorrebbe chiudere sia il TTIP sia il trattato di libero scambio con le democrazie asiatiche (TPP) prima della fine del suo mandato nel 2016. Merkel vorrebbe chiudere il TTIP entro il 2015. Germania ed Italia, infatti, sono le nazioni europee che sarebbero più avvantaggiate nel nuovo mercato euroamericano. Ma la Francia a guida socialista e i socialdemocratici tedeschi, in coalizione, tentennano. Quindi appare evidente che il lato europeo abbia bisogno, oltre che di una convergenza tra Germania ed Italia, che c’è già di fatto in quanto le due sono prima e seconda potenze manifatturiere ed esportatrici continentali, di un forte ingaggio del governo italiano di sinistra per attutire il protezionismo francese e tedesco nonché nel Parlamento europeo. In tal senso l’Italia, in prospettiva, e Renzi nel breve termine, hanno peculiare rilevanza strategica. Infatti, se entro la sinistra europea Renzi spingesse di più il consenso verso il TTIP e se nella Ue Germania ed Italia facessero corpo unico, l’accordo euroamericano avrebbe più chance. Ma Germania ed Italia hanno un grosso problema: sono sotto la pressione di Cina e Russia terrorizzate dalla possibile formazione di un mercato globale delle democrazie, il nuovo centro di potere economico e finanziario del mondo, che le escluderebbe. La Cina ricatta, in particolare, la Germania e da un anno ha attivato un piano di investimenti massivi in Europa per condizionarla, anche in modi opachi, con crescente attenzione per l’Italia, appunto. La Russia finanzia movimenti nazionalisti-protezionisti anti-TTIP in Francia, Italia, Ungheria, ecc.. La partita è violentissima. Complicata da errori americani che impongono a Germania ed Italia, in particolare, un contenimento della Cina ed una chiusura verso la Russia senza però aiutarli o incentivarli a sostenere queste politiche. Sul lato americano il problema è che Obama non ha avuto dal Congresso a maggioranza repubblicana i poteri speciali per trattare e chiudere il negoziato. I repubblicani sono a favore del mercato globale delle democrazie, ma non vogliono concedere al democratico Obama il successo di avviarlo a ridosso delle elezioni presidenziali del 2016. Questa configurazione ancora incerta del lato americano rende indeciso l’impegno degli europei che non vorrebbero trovarsi intrappolati in una convergenza euroamericana senza esito, pagando i prezzi della divergenza con Russia e Cina ed i costi politici interni della mobilitazione protezionista anti-TTIP. In sintesi, per l’America (e la Germania) l’ingaggio pro-TTIP dell’Italia ha estremo rilievo perché darebbe più credibilità all’impegno del lato europeo. Se il TTIP divenisse più credibile sul nostro lato i repubblicani statunitensi sarebbero più inclini a classificarlo come progetto di interesse nazionale bipartisan e potrebbero dare ad Obama i poteri necessari, pur con condizioni. Se la convergenza euroamericana fosse percepita più rapida, allora l’analogo negoziato con le democrazie asiatiche (TPP) ora in stallo potrebbe essere accelerato perché queste non vorrebbero rischiare di stare fuori dal sistema euroamericano. Questi cenni servono a mostrare quanto sia rilevante il lato europeo nella formazione del mercato globale delle democrazie e quanto in esso sia importante la posizione dell’Italia. Bisogna considerare, infatti, che la Francia al massimo non divergerà troppo e che il Regno Unito è meno rilevante, situazione che rende Germania ed Italia i veri motori europei del TTIP e della riorganizzazione espansiva dell’Occidente. Invoco più consapevolezza di questa nuova responsabilità dell’Italia sia nel sistema politico sia in quello dell’informazione.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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