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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-10-5

5/10/2014

Il problema della Germania senza strategia

La Francia è la malata economica dell’Eurozona, più dell’Italia, ma la Germania ha una male peggiore: l’immobilità (geo)politica. Perché peggiore? La crisi dell’Eurozona richiede grandi soluzioni interne ed esterne, ma la Germania le blocca. Perché? Molti ritengono lo faccia per sua strategia. Io penso perché non ha una strategia. Questo punto, chiave, divide la mia analisi da quella di Lucio Caracciolo, Direttore di Limes. In un recente seminario sulla materia, a Genova, sostenni che fino al 1989 Bonn ebbe una chiara strategia, la riunificazione, perseguita attivamente e con successo, ma che dopo Berlino non seppe elaborarne una nuova. Caracciolo volle dire al pubblico: “non pensiate che la Germania non abbia una strategia”. Caracciolo è un analista competente e la sua valutazione merita attent considerazione. Vediamo, pertanto, cosa fa la Germania: (a) raggiunto inintenzionalmente il dominio della regione europea non ne spinge né avanti né indietro l’integrazione; (b) oscilla tra accordi atlantici ed eurasiatici, cioè tra America e Cina, mantenendo una posizione neutralista; (c) usa la sua influenza nell’Eurozona per moltiplicare la potenza nazionale, con lo scopo di poter trattare alla pari con America e Cina in una configurazione G3. C’è una strategia qui? Ce ne è una mercantilista: stare sui tavoli mondiali più importanti, senza ingaggiarsi, per ottenere vantaggi commerciali. Ma questa è la continuazione inerziale di un pezzo della strategia precedente, fino al 1989: costruire tanta potenza economica e buoni rapporti con tutti allo scopo di ottenere o comprare consenso per la riunificazione. La strategia mercantilista dopo il 1989 è stata mantenuta perché la Germania, basata su un modello economico dipendente dall’export, deve poter vendere tutto a tutti. Per esempio, se Berlino accettasse il trattato di libero scambio tra Ue ed America (TTIP) che esclude Pechino (e Mosca) allora la Cina cancellerebbe o renderebbe meno privilegiati parecchi contratti di lunga durata per l’industria tedesca, cosa che probabilmente sta minacciando. Per altro, Berlino potrebbe liberarsi dal ricatto cinese (e russo per l’energia) accelerando l’integrazione economica euroamericana. Ma Merkel resta indecisa, barcamenandosi. E’ questa una vera strategia, adeguata al mondo di oggi e domani? Non lo è. E’ inerzia dovuta all’incapacità di decidere in relazione al nuovo scenario: la Germania blocca per assenza di nuova strategia e non per un disegno. Questo è un gravissimo problema per gli europei, tedeschi compresi. La formazione di un mercato integrato euroamericano aumenterebbe la crescita sia in America sia in Europa permettendo alla seconda di avere più soldi sani (dal mercato) e tempo per modificare i suoi inefficienti modelli di welfare. Ovviamente questo obiettivo implica l’adesione alla strategia perseguita dall’America: formare un mercato globale delle democrazie, con un lato asiatico (TTP) ed atlantico (TTIP) uniti dalla centralità dell’America stessa per creare un blocco più grande, e quindi dominante, di quello che la Cina sta tentando di costruire. L’Europa è una componente essenziale nel disegno di contrapporre, nel mondo, l’area del capitalismo democratico a quella del capitalismo autoritario. Per le democrazie americane, asiatiche ed europee questo è un obiettivo comune non solo di vantaggio, ma anche di sopravvivenza. La Germania, invece, tentenna, bloccando la Ue, evidentemente sperando di poter mantenere i vantaggi mercantilisti del neutralismo. Qualora fosse un disegno strategico sarebbe tragicamente sbagliato. Si stanno formando due blocchi principali nel pianeta, americano e cinese: l’idea di poter sopravvivere integri in relazione di terzietà con questi è un’illusione, che l’India forse potrà tentare in quanto meganazione, ma non certamente la Ue né tantomeno la Germania. Infatti la Cina sta accelerando la conquista dell’Europa, comprandone i pezzi dove gli Stati sono più deboli. L’America reagirà spaccando l’Europa per averne almeno un pezzo filo-atlantico. Lo scenario è piuttosto evidente e non credo che le élite tedesche non lo vedano. Penso, invece, che spaventate non sappiano cosa fare e prendano tempo, intanto bloccando. Per questo desidero avvertirle che la forza della Germania sarebbe distrutta in ambedue i casi. E che Regno Unito, Italia ed altri europei, nonché la Francia pur con più problemi, sceglierebbero un sistema euroamericano anche senza la Germania. Ma sarebbe svantaggioso perdere la coesione europea nella trattativa con l’America. Quindi sarebbe meglio che Berlino diventasse capace di strategia e di scegliere quella giusta. Da qui, poi, deriverebbe una posizione tedesca meno rigida sull’architettura interna dell’Eurozona. Mentre ora è rigidissima perché l’assenza di strategia estroversa basata su una nuova responsabilità mondiale porta l’elettorato tedesco a restare chiuso in un provincialismo nazionalista. L’Italia dovrà cambiare molto, la Francia moltissimo, ma la Germania deve iniziare a pensare o non sarà più possibile accettarla in Europa. Andrebbe scritto anche in francese, ma in tedesco è più urgente.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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