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Carlo A. Pelanda
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Libero

2015-2-8

8/2/2015

Se l’Italia alza vela troverà vento

Nelle tre settimane scorse le previsioni relative al Pil italiano 2015 hanno danzato tra lo 0,4% e il 2,5%, mosse dagli annunci della Bce. Ora lo scenario va precisato per estrarne un dato politico cruciale. Se allo stimolo monetario Bce fosse aggiunto, in tempo utile, uno fiscale, la crescita potenziale andrebbe verso il 3% e oltre il 4% nel 2016, a condizioni costanti di cambio favorevole, prezzo del petrolio basso, conflitti contenuti. La Commissione europea ha recentemente stimato una crescita dello 0,6% e poco sopra l’1% per il 2016. Io mantengo lo scenario prodotto il giorno successivo all’annuncio Bce dal mio gruppo di ricerca: +0,8% il Pil 2015. Il punto è la grande distanza tra crescita potenziale e reale previste e questo è “politico”. Nessun analista ritiene probabile che il governo italiano colga l’occasione dello stimolo monetario, eccezionale per massa di liquidità generata ed effetto competitivo della svalutazione dell’euro, per aggiungerne uno fiscale che potenzi la ripresa. Trovo significativo che il Presidente di Confindustria abbia voluto smentire i calcoli del suo Centro studi (CSC), uno dei migliori in Europa, che stimavano un potenziale di crescita teorica potenziale 2015 simile a quello qui dato: lo ha fatto per le lamentele delle molte imprese ancora in gravi guai e pessimiste oppure perché il governo ha sussurrato che sarebbe stato meglio non alzare troppo l’asticella delle attese? Appare evidente l’imbarazzo del governo di fronte alla differenza tra crescita potenziale, in condizioni di stimolo monetario, e crescita reale prevista per sfiducia sulle sue capacità di stimolazione fiscale. Il governo vorrebbe farsi dire bravo se portasse a casa un risultato vicino o un po’ oltre lo 0,6% e certamente pensa di poterci arrivare. Ma questo articolo serve a ricordare che tale risultato sarebbe un fallimento gravissimo: verrebbe persa un’occasione storica, non ripetibile nel futuro, per riaccendere il motore dell’economia italiana. Infatti tagliare le tasse in un momento di cambio competitivo, superliquidità a basso costo e protezione Bce del debito italiano, quindi riduzione del suo costo annuo per interessi e rifinanziamento, significa poter contare su un moltiplicatore enorme dell’eventuale stimolazione fiscale. In particolare, la combinazione tra impulso sul cambio, maggiore credito a basso costo e minori spese per l’energia, annullerebbe il tipico impatto deflazionistico di breve termine dovuto a riduzioni importanti della spesa pubblica: ciò permetterebbe di tagliare le tasse nel rispetto dell’equilibrio di bilancio imposto dalla posizione debitoria dell’Italia e dalle regole dell’Eurozona. Proprio una riduzione delle tasse sulle imprese a non più del 20% complessivo ed una di almeno 1/3 sui lavoratori dipendenti sarebbe la leva principale che porterebbe la crescita reale, sostenuta da più investimenti e consumi grazie alla ripresa della fiducia, vicino a quella teorica potenziale in breve tempo grazie, ripeto, a condizioni favorevoli di cambio e credito nonché di riduzione dei costi sistemici e di almeno relativa stabilità globale (invero ora incerta). Più in dettaglio, questo scenario potrebbe realizzarsi a partire da fine 2015, dopo lo sviluppo di precursori “fiducianti” generati dalla ripresina per stimolazione monetaria. Ma lo scenario politico mostra che in quel momento vi sarà ancora un governo, perché non sfidato, che non vuole tagliare le tasse perché è (sempre più) di sinistra e quindi incline ad offrire/mantenere apparati assistenziali in cambio di consenso. Si osservino le espressioni ed i programmi governativi: le tasse saranno solo spostate, alcune indirette aumentate, e quindi rimarrà inalterata e depressiva la pressione fiscale nonostante gli annunci contrari. Si sappia che se questo governo spunterà lo 0,6%-0,8% sarà un fallimento grave per la nazione e non un successo. Ma sarebbe stupido predisporre solo una critica. La conseguenza dello scarto tra crescita potenziale e reale prevista dovrebbe motivare le forze liberalizzanti a ricompattarsi per far cadere e sostituire il governo entro il 2015, in tempo utile per cogliere un’opportunità salvifica per l’Italia. Vorrei essere più bravo nel comunicarla con linguaggio mobilitante capace di stimolare una politica liberalizzante di sostituzione che la colga, spazzando i residui del fallito centrodestra di oggi per costruirne uno consistente, audace e vincente. Ma umile (ex)marinaio triestino riesco a rendere l’idea solo con un: il vento, gli oceani.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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