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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-8-10

10/8/2014

Draghi ha chiesto un progetto nazionale convergente e non minacciato un commissariamento

A me sembra che Draghi stia cercando più una formula di condizionamento indiretto delle euronazioni che una di commissariamento di quelle inefficienti. Il commissariamento può funzionare per Stati piccoli il cui progetto nazionale implica che la partecipazione all’Eurozona, come strumento di moltiplicazione della forza nazionale, sia un vantaggio primario che giustifica enormi costi sociali per restarci. Grecia, Portogallo, Irlanda, Slovenia e Spagna hanno accettato un enorme costo sociale del riordinamento perché tale tipo di progetto nazionale ha avuto consenso sufficiente. Ma le grandi nazioni inefficienti dell’Eurozona, Francia, Italia e Germania, hanno progetti nazionali diversi o, nel caso dell’Italia, ne sono del tutto prive. Per la Francia, ed il suo consenso popolare, l’Europa è uno strumento che deve servire l’interesse nazionale. Nel 1954 Parigi sabotò il concetto di difesa europea per non esserne condizionata, nei primi anni ’60 De Gaulle formulò il principio dell’impero franco-tedesco, per inciso sbattendo fuori l’Italia dal triumvirato europeo in vigore dal 1957, per bilanciare l’impero americano, nel 1990 propose di accelerare l’euro come strumento per togliere la potenza del marco alla Germania ed impedire che emergesse come potenza singola continentale, nel 2005 sabotò il progetto costituzionale europeo per non essere condizionata da un’Europa ormai germanizzata. Pensare che il modello economico francese statalista-assistenzialista possa essere efficientato da condizionamenti diretti europei sarebbe irrealistico. Infatti Parigi ha uno status particolare che le permette eccezioni: impone, ed ottiene dalla Germania, la possibilità di truccare i bilanci pubblici risolvendo i suoi problemi di inefficienza economica con spesa pubblica in deficit e debito crescente. Anche la Germania ha un modello economico inefficiente e vulnerabilissimo: comprime con costi e regole soffocanti la crescita del mercato interno bilanciando tale inefficienza con l’export, sostenuto da una politica estera mercantilista. La riforma necessaria in Germania sarebbe quella di rendere la crescita meno dipendente dall’esterno, rafforzando quella interna. Ma il progetto nazionale tedesco persegue lo status di potenza mondiale non più con mezzi bellici, ma via forza industriale, nella credenza che per questa sia necessaria una coesione sociale basata su un forte assistenzialismo. Non vedo quale potere potrebbe imporre alla Germania un modello più liberalizzato ed efficiente. I progetti nazionali di Francia e Germania vedono l’Europa come strumento di moltiplicazione della potenza nazionale, ma, diversamente dai piccoli Stati, non accettano condizionamenti esterni, imponendo il loro potere maggiore. L’Italia non ha un progetto nazionale in quanto gettando via l’acqua sporca del fascismo ha buttato anche il bambino, cioè il senso della nazione e di uno Stato “verticale” che le dia ordine. Un commissariamento implica che ci sia comunque una fonte di ordine interno capace di eseguirne i dettati: in Italia non c’è e qualsiasi azione ordinativa imposta dall’esterno finirebbe in un caos contagiante. Infatti nel 2011 il governo esterno dell’Italia richiese la sostituzione del governo interno come cinghia di trasmissione degli ordini esterni. Non funzionò e Draghi, l’anno dopo, dovette rischiare un’azione carismatica (faremo tutto quello che serve) per salvare l’euro. Ma ora ci vogliono i fatti. La Bce è nei guai perché, restando inefficienti le tre economie principali dell’Eurozona, la liquidità che crea non riesce ad essere trasmessa fino all’economia reale stimolandone la crescita. E se ciò verrà confermato tra uno o due anni, allora il mercato globale non crederà una seconda volta alle rassicurazioni di Draghi e toglierà fiducia all’euro, scontandone la dissoluzione. Infatti Draghi sta cercando una teoria che l’Europa non produce: far convergere i progetti nazionali (le sovranità) per un’azione di riforma sistemica condivisa fra le tre economie principali, riconoscendo di fatto che l’Europa non esiste come potere in grado di commissariare e quindi ricorrendo all’Europa che c’è: quella delle nazioni. In conclusione, le recenti battute sull’Italia mi sembrano siano state non una minaccia di commissariamento, ma un appello a creare un progetto nazionale poi base per una trattativa convergente con Francia e Germania. A Renzi: cerchi di capire il linguaggio di élite più esperte. A Draghi, con rispetto per la sua disperazione: temo non funzioni e che bisogna prepararsi a finanziare l’inefficienza europea per lungo tempo, cosa che richiede un accordo monetario e geopolitico con l’America.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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