ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Libero

2015-1-25

25/1/2015

Grazie alla Bce il Pil potrà crescere dello 1,5% e non dello 0,4%

Il Pil italiano 2015 crescerà solo di un misero 0,4% come ora previsto oppure il megastimolo della Bce potrà produrre una crescita maggiore? Sintetizzo qui una prima simulazione fatta dal mio gruppo di ricerca. Fino a mercoledì scorso c’erano dubbi sull’effetto della stimolazione monetaria. Si temeva che la massa di nuova liquidità generata dalla Bce fosse insufficiente, cioè attorno ai 500 miliardi: invece sarà di oltre 1.000 e senza la determinazione di un limite. Si temeva l’ennesimo ritardo dell’operazione: invece inizierà a marzo ed i mercati ne stanno già scontando gli effetti. Poi c’è un particolare chiave. Questi timori ed altri di depotenziamento dello stimolo si basavano sull’osservazione del duro negoziato, all’interno della Bce e tra Bce e governo tedesco, sulla condivisione del rischio relativo all’acquisto di titoli di debito pubblico. Alla fine c’è stato un compromesso: il 20% dell’eurodebito avrà un rischio condiviso nel bilancio della Bce, mentre il rischio relativo al resto sarà caricato sui bilanci delle Banche centrali nazionali. Il meccanismo non è ancora chiaro, ma la sensazione è quella di un contentino solo formale alla Germania perché le Banche centrali nazionali sono parte dell’eurosistema che fa capo alla Bce e quindi, alla fine, il rischio sarà di fatto tutto eurocondiviso. Ciò ha impressionato in positivo il mercato perché segnala una Bce meno bloccata dalla Germania e quindi in grado di meglio produrre fiducia e, soprattutto, di agire come prestatore illimitato di ultima istanza se la situazione lo richiedesse. In sintesi, la stimolazione è fortissima, nell’ambito di un rafforzamento della credibilità della Bce e quindi della tenuta dell’euro. Per tale motivo l’euro potrà mantenere a lungo una svalutazione competitiva in quanto il mercato non sconterà un rischio di sua dissoluzione e non scommetterà su una difesa della moneta via rialzo del cambio. Ciò è anche rilevante perché minimizza il rischio Grecia se dovessero esserci momenti di tensione tra Atene ed Ue che potrebbero riverberare sull’affidabilità percepita del debito italiano alzandone il costo di rifinanziamento. Alcuni fattori potrebbero depotenziare la stimolazione via svalutazione dell’euro. Il più importante riguarda la tolleranza dell’America all’effetto de-competitivo della rivalutazione del dollaro. La sensazione è che almeno per un anno ci sarà certa tolleranza perché la liquidità creata dalla Bce aiuterà la crescita via pompa di capitale delle Borse globali, facilitando per questa via la ripresa americana e della domanda globale: l’America potrebbe perdere uno 0,5% di Pil, ma mantenere una crescita vicina al 3% grazie al traino dell’ottimismo borsistico. Lo scenario globale potrebbe avere inversioni catastrofiche per lo scoppio di tanti focolai di instabilità geopolitica e finanziaria. Ma è più probabile che lo stimolo Bce trovi un contesto di sufficiente, pur precaria, stabilità mondiale ed intraeuropea. Ciò significa che l’Italia ha davanti a se un’opportunità eccezionale per ottenere un rimbalzo della crescita superiore al previsto: a) la svalutazione dell’euro sarà marcata, dando un impulso fortissimo all’export italiano che è diretto per circa il 60% in aree non euro; b) un effetto aggiuntivo sarà fornito dal maggiore export dell’industria tedesca che utilizza componenti prodotte in Italia; c) l’euro basso attrarrà più turismo asiatico ed americano, l’Expo trova l’anno giusto; d) gli investimenti in dollari in Italia saranno favoriti dalla combinazione tra vantaggio valutario e prezzi bassissimi di aziende ed immobili dovuti ad un triennio di grave crisi; e) la stimolazione del credito non sarà quella sperata per la situazione di sofferenza residua del sistema bancario italiano combinata con la perdurante poca fiducia nel mercato interno, ma ci sarà più concorrenza per offrire liquidità, aumentandola ; f) il minor costo del debito pubblico libererà più risorse dal bilancio statale. Tutto questo fa prevedere una crescita 2015 che dallo 0,4% potrebbe arrivare tra lo 0,8% e lo 1,5%, considerando i freni dovuti alla coda della recessione ed all’assetto depressivo del modello fiscale e regolamentare italiano. Io temo che il governo non saprà cogliere la grande opportunità e quindi porto la previsione allo 0,8%. Ma si sappia che sarebbe possibile il doppio, forse di più. E’ importante segnalarlo per dare ai lettori un criterio di valutazione del governo: 1,5% sarà accettabile, meno sarà opportunità gettata via e motivo per accelerare la sostituzione.

(c) 2015 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: letters@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli