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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-12-14

14/12/2014

Più libertà d’azione per Draghi

Se la Bce non riuscisse a reflazionare l’Eurozona, l’impoverimento ne amplificherebbe la frammentazione e porterebbe all’implosione dell’euro. Ma la Bce non ha tutti gli strumenti posseduti da altre Banche centrali. Per esempio, l’americana Fed ha nel suo statuto la missione non solo di combattere l’inflazione, ma anche quello di stimolare la crescita, con mezzi e modi illimitati in caso d’emergenza. Infatti, nel picco di crisi, la Fed comprò direttamente titoli emessi dal Tesoro statunitense permettendo ad Obama di aumentare la spesa pubblica in deficit senza troppi costi nonché di svalutare il dollaro per dare impulso all’export e, più importante, immettendo tanta liquidità nel sistema sia nazionale sia mondiale da far crescere le Borse via “pompa di capitale” affinché trainassero la ripresa delle fiducia nell’economia reale. Ora l’America è in boom. La Bce ha nel suo statuto solo l’obiettivo di mantenere vicino al 2%, né sotto né sopra, l’inflazione. Poi non può comprare debito direttamente, ma può farlo solo sul mercato secondario. In sintesi, Draghi si trova con strumenti limitati, in una situazione dove Francia ed Italia fanno finta di tagliare spesa e tasse e la Germania (violando i parametri europei) non reinveste il suo surplus da esportazioni. In più, nell’Eurozona la trasmissione dello stimolo monetario all’economia reale è ostacolato da regole di mercato e intermediari finanziari molto meno efficienti di quelli statunitensi, situazione che rende il pur necessario allentamento monetario (Quantitative Easing) in Europa molto più incerto di quello attuato in America. Per altro il mercato prevede ed auspica una mossa americana da parte della Bce: stampare moneta comprando debito, così aumentando la liquidità (per circa 1000 miliardi di euro) e svalutando la moneta per ottenere la reflazione del sistema. Probabilmente Draghi non potrà fare, per i motivi detti, un’azione copiata dall’America, ma sta comunicando che una cosa simile è necessario farla, la tecnica specifica ancora un segreto. Avrebbe dovuto farlo già più di un anno fa, ma non ha avuto il consenso dalla Germania. Per ottenerlo ha dovuto mostrare che altre misure di reflazione sono inefficaci e lasciare che l’inflazione andasse a zero (quanti morti economici è costato tale ritardo?). Ma i tedeschi restano di traverso. Se Draghi tenterà la monetizzazione del debito non è poi così certo che lo stimolo si trasmetta all’economia reale perché, appunto, l’Eurozona statalista non è l’America liberista e pragmatica che si è dimostrata più forte del socialista Obama. Non è un caso, infatti, che Draghi da mesi giri l’Europa invocando disperatamente riforme di efficienza, soprattutto, in Italia: tagliare spesa pubblica e tasse. L’iniezione di liquidità, infatti, è utile se si tagliano le tasse allo scopo di aumentare la fiducia nel futuro, cioè i consumi e gli investimenti, e così bilanciare l’impatto deflazionistico di breve dovuto al taglio di spesa stesso. Alcuni si chiedono che senso stimolativo abbia comprare debito se lo Stato che lo emette non può aumentare la spesa in deficit. Ha senso per svalutare l’euro, alla fine unica stimolazione efficace per un’Eurozona rigida. Inoltre, è importante che la Bce mostri la capacità di compare debito per rassicurare il mercato che in Eurozona c’è un prestatore di ultima istanza se qualche Stato fallisse, messaggio fondamentale in relazione ai casi greco a breve e italiano a medio. Altrettanto importante, sul piano globale, la Fed americana dovrà ridurre la liquidità in dollari, pur gradualmente per non far saltare le nazioni indebitate in un dollaro che si rivaluterebbe, per contenere l’inflazione e la Bce dovrà aumentare quella in euro per dare al mondo sufficiente cassa per tenere su le Borse. Quindi la cosa va fatta. Per riuscirci Draghi va aiutato ad attutire l’opposizione della Germania. In Italia, dovremmo dire al governo Renzi di tagliare spesa e tasse sul serio allo scopo di non fornire alla Germania, che su questo ha piena ragione, la scusa di bloccare Draghi per non facilitare nazioni inaffidabili. Valuti poi Draghi se sia il caso di scatenare la nuova vigilanza bancaria della Bce sulle 1800 banche tedesche i cui buchi di bilancio potrebbero essere stati cosmetizzati grazie a disattenzioni della Bundesbank, forse così aggressiva per evitare indagini nel suo perimetro di responsabilità. Ma pensiamo a quello che possiamo e dovremmo fare noi, qui: montare un’alternativa veramente riformatrice e professionale al governo Renzi per comunicare al mondo che l’Italia del futuro sarà credibile e non il ventre molle dell’euro, appena mandati via i dilettanti attuali. Un cambio di immagine dell’Italia, da schettina a consistente, darebbe alla Bce più libertà d’azione per salvare l’eurobaracca.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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