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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-5-11

11/5/2014

Liberare la Bce dalle catene tedesche

Il rinvio a giugno delle azioni di reflazione da parte della Bce contiene una notizia cattiva ed una buona. La prima conferma che la Bce non è indipendente dall’influenza tedesca: si aspetta lo svolgimento delle elezioni europee del 25 maggio per decidere una politica monetaria più stimolativa per non eccitare il movimento tedesco anti-euro in una Germania dove molto elettorato pensa, sbagliando tecnicamente, che un pelino di inflazione in più sia una tragedia. Con l’annotazione preoccupante che gli anti-euro tedeschi appaiono più importanti di altri che, invece, invocano una gestione dell’Eurozona meno restrittiva per farla respirare. La Francia ha premuto, infatti, la Bce per una svalutazione dell’euro. Buffa la risposta della Germania: la Bce deve restare indipendente dai governi. In realtà il cambio dell’euro, in teoria e per trattati formali, sarebbe una decisione dei governi, pur considerando che nel mondo concreto il cambio viene determinato dai flussi globali di capitale, mossi da calcoli rischio/rendimento degli attori di mercato, questi però influenzati dalle Banche centrali. Ma va detto che Hollande ha posto strumentalmente il problema del cambio per poterlo ritirare, in sede di incontri bilaterali riservati in corso nel fine settimana con Merkel, in cambio del permesso di truccare i bilanci, come al solito. In queste ambiguità, però, spicca netta la posizione tedesca: l’euro non si svaluta. E ciò potrebbe attutire la positività della buona notizia: se la Bce ha rinviato per i motivi detti la decisione di reflazionare (e svalutare) a giugno vuol dire che la mossa è tanto robusta da poter irritare la Germania, ma se la Germania resta di traverso sarà difficile che passino decisioni significative ed efficaci tra governi ed entro la Bce. Cosa potrà fare Draghi? Da un lato, non dovrebbe fare mosse di allentamento monetario troppo estreme come quelle fatte dalla Fed perché distorcenti e, soprattutto, come segnalato dall’economista Feldstein, non necessariamente portatrici di una svalutazione dell’euro contro dollaro che è il fatto più risolutivo. Dall’altro, la Bce è in ritardo di un anno – cosa segnalata dal Fmi in un’aspra polemica - nel fare mosse espansive. Perché? La Corte costituzionale tedesca accettò di ricevere – facendo prevalere il diritto nazionale su quello europeo cosa che nella autoannessionista Italia non sarebbe possibile - le denunce dei tedeschi che imputavano a Draghi mosse vietate dai trattati, con sotto la Bundesbank che aizzava. Io penso che la Bce abbia rinviato le giuste decisioni tecniche per questo motivo. Non è una critica a Draghi: con saggezza non ha voluto esasperare lo scontro con la Germania per non rendere esplicita e destabilizzante la mancanza di indipendenza della Bce. Da un lato, ciò ha causato centinaia di migliaia di morti economici. Ma se Draghi avesse acceso un conflitto, poi la sua garanzia personale (estate 2012) sugli eurodebiti sarebbe stata annullata ed il mercato avrebbe mandato verso l’insolvenza il debito italiano ed altri, causando milioni di morti economici. La Corte tedesca ha dovuto inviare il dossier a quella europea, ma riservandosi la competenza per un verdetto finale. In sintesi, Draghi sta cercando di salvare capra e cavoli, ma è sotto ricatto. Cosa potrà fare a giugno in queste condizioni? Il punto: l’obiettivo è di riallineare il cambio del dollaro con quello dell’euro per far finire l’effetto di freno alla crescita e di troppo bassa inflazione causato dalla sopravalutazione del secondo. La parità di potere di acquisto è tra l’1,17 e 1,20 dollari per un euro. Ora il cambio è vicino allo 1,40. Portandolo verso l’1,20 aumenterebbe un po’ l’inflazione importata (energia e materie prime per la trasformazione industriale), ma le esportazioni e i flussi turistici dalle zone non-euro avrebbero un boom. Più importante, l’euromercato interno prevederebbe più inflazione futura (nel limite del 2% annuo) e sarebbe incentivato a comprare beni adesso, pompando la ripresa, anche nel cruciale settore immobiliare. Ma il mercato non è così sicuro che i tedeschi acconsentiranno e, in previsione, non sta abbassando a sufficienza l’euro. L’America non potrà tenere il dollaro così basso tanto a lungo, anche se vorrebbe, e ciò aiuterà. Ma in ogni caso la Bce dovrà fare una mossa forte o perderà reputazione. Appare inutile pressare un Draghi ingabbiato e più efficace rivolgersi direttamente a Berlino: imbecilli, o mollate la presa illegittima sulla Bce o salterà tutto.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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