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Carlo A. Pelanda
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Libero

2014-3-23

23/3/2014

Vento di Nordest

Ieri mattina in Bra, a Verona, parecchi lettori chiedevano lumi sui numeri impressionanti della consultazione via web basata sulla domanda: “vuoi che il Veneto diventi una Repubblica federale e sovrana?” Nonché sulla fattibilità e sulle conseguenze. Gli organizzatori hanno riportato: 2,362 milioni di votanti; 2,102 milioni di sì e circa 6.000 voti invalidati, oltre il 50% degli aventi diritto al voto a favore dell’indipendenza. Ho passato mezza giornata a capire, almeno in ipotesi, la validità di tali numeri non certificati, cercando descrizioni via telefono. Ho raccolto decine di testimonianze, riassumibili nell’immagine di quanto successo in un piccolo comune della provincia veronese: centinaia di persone sotto la pioggia in fila per dare le proprie generalità a chi le immetteva nel computer. Pertanto ipotizzo che l’adesione all’indipendenza del Veneto sia stata di massa e partecipata anche se i numeri, alla fine, fossero inferiori. In ogni caso i dati saranno verificabili in quanto la consultazione ha avuto uno status di “petizione” corredata dai nomi. Appunto, anche se fossero di meno i veri votanti, fa impressione che tante persone abbiano voluto identificarsi come sostenitori dell’indipendenza: un evento storico che chiama risposte politiche e non il silenzio. Al riguardo va notato che la consultazione includeva anche l’adesione alla Nato, Ue ed Eurozona. Sembra che la partecipazione a queste organizzazioni internazionali ed alla moneta unica sia stata oggetto di consenso. Ciò fa riflettere: non pare che la Lega “salviniana” anti-euro possa dirsi soggetto motore del pronunciamento veneto o compatibile con esso: i veneti si sono espressi contro l’Italia, ma anche contro la soluzione protezionista e neo-lepenista offerta dalla Lega. Eppure molti leghisti veneti hanno partecipato come promotori alla consultazione. Ipotesi: è rinata l’originaria Liga veneta, indipendentista, separata da quella di altri territori. Forse per questo motivo sia la Lega ufficiale veneto-autonomista (Zaia) sia quella lepenista (Salvini) sia quella veneta-europeista (Tosi) tacciono, o sorprese dal fenomeno oppure consapevoli che il pronunciamento veneto sia una secessione anche dalla Lega “tradizionale”. Ma i veneti vogliono veramente andarsene? Parlando con la gente non ho percepito un incremento dell’identità venetista, ma un aumento dell’insofferenza, ormai totale, nei confronti di un sistema italiano che impoverisce, reprime e perfino uccide (fiscalmente) e del cui disordine e infima reputazione internazionale ci si vergogna. E’ tipico dei veneti – un imprenditore ogni 4 abitanti, chi non fa impresa è guardato, io concordo, male - comunicare con i fatti senza perdere tempo con parole politichesi: offerta la possibilità di esprimersi, si sono espressi, secchi. Ma espressi per che cosa, esattamente? Meno tasse, più investimenti di modernizzazione competitiva, l’orgoglio di sentirsi parte di una nazione rispettata: la Serenissima, antica potenza globale, l’Italia Stato nazionale mai completato e pieno di deboli, incompetenti, lagnosi e disonesti. In tal senso i veneti non vanno trattati come secessionisti, ma come una popolazione che vuole una qualità istituzionale ed una libertà economica che il modello italiano non fornisce né favorisce. La risposta politica giusta, secondo me, sarebbe la seguente, considerando che il Veneto è una area decomunistificata: (a) formare un partito popolare del Nordest, tipo la Csu bavarese, facendo convergere verso questa formazione la Liga veneta, i venetisti e liberisti rivoluzionari, ed il centro e centrodestra a vocazione autonomista; (b) nessun centodestra italiano potrebbe vincere elezioni nazionali senza il sostegno del partito nordestino; (c) ciò darebbe la forza politica per trattare i giusti vantaggi al Veneto, in caso integrato via stesso partito con Friuli V.G. e Trentino, tra cui uno statuto di forte autonomia con annessa quella fiscale. Tale risposta devono darla i politici veneti, Roma non ha credibilità nel Nordest, riportando la mobilitazione verbalmente indipendentista ad una sostanzialmente autonomista, più realistica e fattibile, probabilmente veramente voluta dalla gente. E devono darla prima che le emozioni vadano fuori controllo perché a Germania e ad altri piacerebbe frammentare l’Italia, come già tentato tra il 1991-93 (ed attuato nel 1943-45 annettendo il litorale adriatico al Reich) cosa che non converrebbe alla Serenissima perché sarebbe troppo piccola per difendere la propria sovranità. Il Leon sia furbo e non mona. Ma continui a ruggire perché serve un vento di Nordest per ripulire l’Italia.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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