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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-10-6

6/10/2013

Dal pensiero negativo e debole a quello positivo e forte

Dobbiamo accogliere con scetticismo o fiducia la promessa del governo di fare sul serio in materia di taglio alla spesa pubblica e privatizzazioni? In base alle esperienze precedenti dovremmo restare scettici. Inoltre, è improbabile che questa maggioranza spinga verso riforme di efficienza perché basata su un PD statalista, in un contesto dove la burocrazia conservatrice comanda sulla politica perché questa troppo debole. I partiti, poi, annusano prossime elezioni e temono i dissensi da parte degli interessi colpiti dai tagli ed il loro effetto di allarme su un elettorato dove più di 5 milioni di persone vivono, direttamente o indirettamente, di denari fiscali e altri, circa, 2 in mercati protetti. Per inciso, nella mia area di ricerca sempre più studiosi avvertono che nelle democrazie la massa di interessi “spesisti” è ormai tale da rendere improbabile il consenso a favore dell’efficienza. Il “partito della spesa comunque”, indipendentemente dalla realtà, prevale in quasi tutte le democrazie, con l’eccezione di quelle basate sulla cultura della responsabilità individuale e/o su progetti nazionali forti, quali l’inglese, l’americana e, pur a grande distanza, quelle tedesca e nipponica. Ma con problemi di rigidità in tutte. Infatti parecchi colleghi prevedono che ciò comporterà l’uscita dalla crisi corrente via inflazione (modo per ridurre il valore di un debito, ma anche catastrofe per i redditi ed il risparmio) oppure via insolvenza (es. Argentina). In uno scenario globale dove le nazioni del “capitalismo autoritario” vinceranno contro quelle del “capitalismo democratico” perché nelle prime, Cina in particolare, il povero non vota ed il politico comanda sul burocrate e persegue progetti di potenza nazionale che implicano la massima efficienza economica. Il mio gruppo di ricerca (giovani molto più bravi di me) ed io siamo un po’ più ottimisti: proprio per il tipo di posta in gioco – la fine del capitalismo democratico nel mondo – pensiamo che le élite nelle nazioni occidentali ed occidentalizzate cercheranno un rimedio. Pensiamo che il risanamento inizierà dalle democrazie con progetto nazionale più forte perché questo favorisce la convergenza dei partiti per azioni di risanamento e rilancio della nazione. L’Italia non ha un progetto nazionale forte, in basso, ed è priva, in alto, di uno Stato funzionante. Ciò, e non i partiti che sono caratterizzati da umana subottimalità dovunque, crea il caos politico per mancanza di argini istituzionali agli incomprimibili istinti politichesi, pur recentemente costruiti in Italia (anche se solo con sacchetti di sabbia) dall’attivazione di uno “stato d’eccezione”, cioè dall’estensione di fatto dei poteri del Quirinale (indefiniti e pertanto illimitati) alla funzione esecutiva. In sintesi, l’Italia è inserita nell’area delle democrazie destinate a fallire per incapacità di autoriforma, ma sta cercando di reagire, per intanto, alla crisi dello Stato. Vista la correlazione tra questa azione e quella di ordine economico, secondo me il governo è credibile quando annuncia che vuole sul serio tagliare spesa per detassare e grazie a questo rimettere il sistema in crescita ed in sostenibilità finanziaria. E ci credo perché i governanti conoscono gli scenari sopra accennati e dubito che vogliano passare alla storia come “romoli augustoli”, con il rischio che l’implosione dell’Italia ne inneschi una in tutta l’area delle democrazie. La scelta come Commissario per la revisione della spesa di Carlo Cottarelli, ex-Fmi, da parte di Saccomanni segnala una volontà fortissima di fare le cose bene e sul serio. E possono essere fatte bene e sul serio perché l’Italia non è mai stata riformata e per questo ha una massa enorme di spesa inutile e sprecata che può essere ridotta – il punto - senza compromettere la socialità dello Stato, cosa che, per esempio, la Germania non potrebbe fare avendo già attuato efficienze nel passato. Su 807 miliardi di spesa (quasi il 52% del Pil) certamente dai 90 ai 110 possono essere tagliati strutturalmente, di cui 5 subito, evitando tasse nuove per riequilibrare il bilancio 2013, il resto nel tempo. Per i motivi detti invito a dare fiducia iniziale alla volontà risanatrice del governo invece di mantenere uno scetticismo prevenuto, ovviamente fino alla prova dei fatti. Pensiamo positivo, convergiamo su un nuovo progetto nazionale.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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