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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-6-16

16/6/2013

La soluzione euroamericana

E’ in corso una partita di importanza fondamentale, ma poco commentata dai media e gestita con visione ristretta dagli euro-governi: la formazione di un’area di libero scambio tra America ed Europa. Le trattative sono state avviate pensando ai benefici in termini di incremento dei volumi di commercio internazionale, stimati in circa 100 miliardi annui sia per gli europei sia per gli americani. La teoria economica meno controversa in materia recita che il solo “fare mercato”, cioè abbattere le dogane nazionali, è un impulso alla crescita. Sia l’Europa sia l’America, la prima in stagnazione duratura e la seconda in ripresa lenta, hanno bisogno di più crescita. Pertanto la trattativa, questa volta, è seria. Non lo fu quando venne proposta dalla Ue (Presidente di turno Merkel) nel gennaio 2007 perché l’Amministrazione Bush, anche distratta dalla priorità dell’Irak e dintorni, la trovò strumentale e nominale. Nell’autunno del 2006 la Russia costrinse la Germania a definire confini certi della Ue affinché la loro estensione ad est non destabilizzasse la Federazione russa e sia Ucraina sia Bielorussia (nonché Georgia) ne restassero fuori per essere riassorbiti nel futuro dalla Russia stessa. Tale pressione fu fatta ricattando la Germania sul piano delle forniture di gas. Per inciso, Romania e Bulgaria furono incluse a razzo nella Ue, ma come segnale di fine dell’espansione europea. Una sorta di nuova Yalta. Questa storia è poco nota e penso mai sia apparsa sui giornali per nascondere una sconfitta storica della Ue a conduzione tedesca. Berlino cercò la sponda americana per segnalare ai russi che poteva contro-dissuadere ed alla fine Mosca e Berlino si accordarono. La mossa fu strumentale e lasciò freddi gli americani. Ora, appunto, è diverso: l’America è apertissima all’idea e la ha proposta. Per la trattativa di dettaglio la Commissione deve avere il mandato dei 27 governi della Ue. La Francia ha posto la questione della tutela dei prodotti culturali francofoni ponendo un limite. Fesseria, ma in realtà è un segnale per la limitazione protezionista di altri settori di mercato in cui teme la concorrenza americana. L’Italia? E’ la nazione europea che secondo le stime avrà il maggior vantaggio economico in caso di formazione di un mercato euroamericano. Ma, sembra, al momento è più preoccupata di mantenere, come i francesi, il finanziamento pubblico dei film. E’ scoraggiante, e va criticato, il vedere gli europei trattare con provincialismo protezionista l’unica prospettiva di salvezza economica che hanno di fronte. Che va detta chiaramente: i modelli nazionali statalisti europei sono insostenibili e se non aumenta la crescita trainata dall’esterno, in una situazione dove i mercati interni non riescono a produrla, dovranno licenziare i dipendenti pubblici. Quindi il mercato euroamericano permetterà di rendere più graduale la riforma di efficienza dello stato-socialismo europeo. I protezionisti facciano questo calcolo. Poi c’è ne è uno sbagliato da parte di atlantico-scettici più evoluti. Questi ritengono che nel futuro l’Euroamerica sarà una regione più piccola di altre emergenti e che quindi non conviene legarsi troppo all’America. Sul piano demografico non hanno torto, ma la potenza di una configurazione geopolitica si valuta in base alla ricchezza, capacità tecnologica e superiorità militare. L’Euroamerica, pur con solo un miliardo scarso di persone, diventerebbe il pilastro economico, monetario e di sicurezza dell’intero mercato globale nonché il suo sistema ordinatore, grande abbastanza per condizionare anche la Cina. Perseguire l’integrazione della sola Europa è ormai un provincialismo. Perseguire l’Euroamerica significa creare l’organo di governo mondiale, basato sul criterio occidentale e non asiatico, del futuro. Ed anche dare un senso all’Europa fin qui fatta. Europa per che cosa? Per ulteriori integrazioni, oltre se stessa. L’Italia sia avanguardia e non freno, anche perché le conviene. Chi desidera approfondire consulti il mio “La grande alleanza” (www.lagrandeallenza.it) che disegnò nel 2006 tale scenario diventato, finalmente, attuale nel 2013

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