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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-10-27

27/10/2013

Sabotaggio intelligente ma non fermerà l’euroamerica

Qualsiasi competitore dell’America deve staccarla dall’Europa per ottenere successi strategici. Ora la separazione dei due campioni dell’Occidente è la massima priorità per Mosca e Pechino. Se, infatti, entrasse in vigore l’accordo di libero scambio transatlantico si formerebbe il nucleo del più potente blocco economico-militare del pianeta, di cui farebbero parte Giappone, Corea del Sud, Australia, Canada, ecc. tutti già ingaggiati nella costruzione di accordi bilaterali di libero scambio tra loro “a reticolo”, non ci sarebbe più spazio per le ambizioni di influenza mondiale della Cina e per quelle neo-imperiali della Russia. Le informazioni relative al God’s Eye (occhio di Dio) statunitense in grado di intercettare qualsiasi comunicazione nel globo ed il suo impiego per spiare governi alleati, con enfasi su quello tedesco, è certamente parte di questa strategia. L’informazione sulle ipercapacità di Washington in materia sono vere, mentre quella sulla loro applicazione è stata distorta da un’abile ingegneria di “deception”, molto probabilmente di scuola russa ex-KGB, la migliore al mondo nel disegno di “armi comunicative”. La tecnica è quella classica di basare su una verità un artificio per condizionare le menti pro o contro qualcosa, ma in modi molto sofisticati. L’obiettivo è quello di rendere difficile a Merkel ottenere il consenso per la convergenza euroamericana, così sabotandola. Dal gennaio 2007 la Kanzlerin spinge la Ue verso la formazione di un mercato euroamericano, per triplice interesse nazionale tedesco: (a) la pressione della Russia neoimperiale, che ha già bloccato l’espansione ad est della Ue, va bilanciata convergendo con l’America; (b) dopo la crisi del 2008 sono necessarie risorse aggiuntive, quelle fornite dall’allargare e rendere più fluido il mercato le più efficaci; (c) nella tendenza alla ri-nazionalizzazione del mercato globale c’è il rischio di nuovi protezionismi che comprometterebbero la potenza economica tedesca basata sull’export rendendo così necessario per Berlino partecipare ad una vasta area di libero scambio politicamente strutturata. L’interesse nazionale italiano coincide con gli ultimi due punti, più sfumato il primo. Ma il vantaggio economico per l’Italia è così evidente che Roma e Berlino in questa materia sono allineate. Parigi, invece, teme la concorrenza statunitense nel settore dei servizi, ma, soprattutto, vede nel mercato transatlantico la fine dell’ impero europeo franco-tedesco perché sarebbe sostituito dalla diarchia Washington (Londra)-Berlino, con Roma più rilevante di Parigi perfino. In Germania la sinistra rappresenta i settori economici che, di fronte alla concorrenza americana, dovrebbero abbandonare il modello protezionista. Infatti sia Parigi sia i socialdemocratici tedeschi hanno usato la bomba comunicativa contro l’America e Merkel per tentare di sabotare il negoziato transatlantico. Ma Washington, che ha lo stesso interesse di Berlino e Roma, oltre a quello di isolare la Cina con un’alleanza di scala globale tra democrazie, ha dato un risposta secca: il negoziato va avanti, cioè chi si mette contro verrà piallato. Pertanto Merkel non troverà un’opposizione insuperabile per l’accordo con l’America anche perché questa concederà garanzie e vantaggi maggiori per la Ue. Ma le èlite cinesi sanno che la formazione di un mercato globale delle democrazie con nucleo euroamericano sarebbe la fine sia per il nascente impero cinese sia per il suo modello di capitalismo autoritario. La strategia di contrasto, di scuola asiatica indiretta, silenziosa e a tempi lunghi, è triplice: (1) del “miele”, attrarre sempre di più le industrie tedesche nell’enorme mercato cinese per poter ricattare Berlino sulla base di grandi numeri; (b) “della mela”, inserirsi sempre di più nel business europeo per condizionare la politica; (c) “dell’edera”, attrarre la Russia e l’Asia centrale entro la sfera cinese, cercando di ingrandirla via conquista dell’Africa e del Sud America. La seconda non è così pericolosa ed è monitorata, la terza non verrà mai tollerata dalla Russia, ma la prima potrebbe in effetti mettere in difficoltà la Germania e tutto il disegno di nuovo impero globale occidentale: ci vorrà un risposta euroamericana forte e astuta. Lo scenario accennato è dettagliato nel libro “Europa oltre” (Angeli, 2013), in uscita l’8 novembre, e in “La Grande Alleanza” (Angeli, 2007). Per intanto spero di aver chiarito qual è l’obiettivo della bomba comunicativa lanciata via media e perché Merkel ne è stata il bersaglio strumentale.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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