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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-5-26

26/5/2013

Siamo vivi

Il picco recessivo c’è stato a marzo, ma da qualche settimana si notano i primi segnali di inversione della crisi nel mercato interno. Voglio dirvelo ora, pur con dati non ancora solidi, perché osservo la persistenza di una profezia negativa mentre la realtà economica sta muovendosi verso la ripresa. Non vorrei che la pregiudicassimo continuando a ripetere che siamo in una caduta senza fine sia perché potrebbe essere non vero sia perché il pessimismo mai è produttivo. La mia specializzazione di ricerca è proprio quella di individuare i punti di inversione nei cicli di un sistema. Per tale lavoro non posso usare solo dati statistici, che tipicamente si riferiscono a mesi prima, ma devo avvalermi di indicatori non-standard che rilevano, pur in modi imprecisi, le situazioni del presente. Tali dati, poi, vengono caricati su una matrice che misura gli impatti incrociati tra tendenze, eventi e fattori strutturali, basati su un modello delle relazioni tra loro. Semplificando, una sorta di “Excel” che permette di valutare come la variazione di un dato influisca sul complesso degli altri. Da un po’, in questa matrice, stanno entrando più dati positivi: banche in caccia di impieghi affidabili, pur ancora alle prese con un aumento delle sofferenze; aumento delle persone che esplorano i prezzi di auto, case ed altri beni, pur ancora non confermando gli acquisiti; ecc. Ma l’insieme di segnali più convincente riguarda l’attivismo della società: sta iniziando una reazione alla crisi molto più attiva che nel passato. Ciò permette di proiettare un incremento di soluzioni private ai problemi economici nonostante la continuità di condizioni sistemiche non favorevoli (Eurozona depressiva, modello italiano anticrescita, ecc.). Ciò è tecnicamente possibile perché comunque la liquidità disponibile alla maggioranza degli italiani è ancora molta, pur congelata dall’incertezza, ed una parte del sistema industriale, quello dedicato all’export, tiene e cresce. In sintesi, circa 2/3 degli italiani appaiono in condizioni di poter ripristinare un livello di consumi che potrebbe invertire la recessione del mercato interno ed una parte di loro sta iniziando a farlo. Proprio per questo motivo rischio la mia reputazione: se vedo giusto, anche solo per metà, allora questo è il momento perfetto per favorire l’inversione generando una convincente profezia positiva allo scopo di ripristinare la fiducia, cioè l’ottimismo economico. Se una fonte genera una visione troppo in contrasto con la realtà, allora il suo effetto è nullo o controproducente. Ma se la genera intercettando segnali compatibili con la realtà, allora amplifica l’effetto stesso. Bene, siamo nel momento giusto per scommettere in direzione ottimistica. Ovviamente una profezia va governata mantenendo il principio di corrispondenza tra fatti e parole. La buona notizia è che al governo basta poco per riuscirci: pagare i debiti verso le imprese; facilitare gli accessi al lavoro cambiando la norma specifica; non alzare le tasse e, soprattutto, mostrarsi compatto e concreto. Non ha una missione di riforma, affidata alle prossime elezioni, ma solo di fermare ed invertire la crisi. Sappia che non è difficile. Anzi, direi che è facile se nei dati e per strada non vedessi quel 1/3 di italiani che è nella tragedia o sta per andarci (la disoccupazione aumenterà anche in fase di ripresa). Ma, realisticamente, dobbiamo considerare che se i 2/3 si rimettono a spendere perché nuovamente ottimisti ciò trainerà anche gli altri fuori dai guai. Nel 1976 fui tra i primi ad entrare in una cittadina del Friuli devastato dal sisma. I sopravissuti erano sotto shock, non sapevo come aiutare. Una giovane gridò loro: siamo vivi, siamo vivi! E tutti si scossero e si misero attivamente a salvare i feriti, a riorganizzarsi. Feci da altoparlante a quella splendida friulana. Sono onorato oggi di poter svolgere il medesimo ruolo per la splendida comunità degli italiani: siamo vivi, non nel baratro.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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