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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-5-3

3/5/2013

Bene ma ci vuole di più

La riduzione del costo del denaro decisa dalla Bce aiuterà la strategia del governo: mantenere il pareggio di bilancio senza nuove tasse, riducendo quelle più depressive, ed allo stesso tempo stimolare la ripresa con la priorità di riassorbire la disoccupazione. Ma ho cercato di capire se basteranno aggiustamenti di natura ordinaria o serviranno misure straordinarie. Per aggiustamenti ordinari intendo, semplificando: togliere gli errori depressivi fatti dai precedenti governi, uscire dalla procedura Ue di deficit eccessivo, accelerare il rimborso dei debiti nei confronti delle imprese, riorganizzare la spesa pubblica, ricavando spazio per detassazioni stimolative e per renderla più produttiva. Il governo pare intenzionato a muoversi in questa direzione. Certamente l’immissione di 40 miliardi di liquidità nel sistema delle imprese e bancario, anche se frazionati, potrà attutire la recessione 2013 portandola da un tendenziale -2% del Pil ad un più tollerabile -0,5%, soprattutto, promessa di un buon rimbalzo ad inizio 2014. Per inciso, ha fatto bene Saccomanni a bacchettare l’Ocse che nei suoi scenari non ha tenuto conto di questa immissione mantenendo una posizione pessimista sull’Italia. L’uscita dalla procedura Ue permetterebbe di allentare i vincoli del Patto di stabilità interno con ovvia ossigenazione del mercato. Potrebbe anche avere un effetto positivo sul voto di affidabilità dell’Italia con conseguenze positive sui costi di rifinanziamento del debito. Riportare a normale dissuasione il terrorismo fiscale applicato nel 2012 e la conferma che le tasse non cresceranno, attutirebbe la crisi di fiducia (Stato nemico). Una correzione della legge Monti-Fornero sul lato dell’accesso al lavoro, l’eliminazione di balzelli depressivi settoriali ed una riduzione dell’Imu avrebbero un effetto stimolativo. In sintesi, solo compiendo operazioni ordinarie di buon senso il governo potrà certamente ottenere miglioramenti. Ma difficilmente saranno sufficienti per riaccendere veri rimbalzo rapido e crescita. Il governo, probabilmente, ritiene di ricavare quello che manca attraverso un qualche allentamento dei vincoli europei. Se così, è scenario illusorio perché la Germania mollerà qualcosa, dopo le elezioni di settembre, ma troppo poco. Parigi non ha la credibilità per influenzare Berlino. Pertanto l’Italia dovrà creare una sorpresa positiva e sovrana al riguardo del debito, anche per poi rinegoziare l’infattibile adesione al trattato Fiscal Compact che ne richiede l’abbattimento di un ventesimo all’anno fino a raggiungere il 60% del Pil, a partire dal 2014/15. Il riassorbimento dell’occupazione, inoltre, per essere veloce, avrebbe bisogno di incentivi non ordinari. In generale, la ripresa della fiducia sulla crescita italiana e nel suo sistema bancario, considerando che non sarà rapida la rimozione dei fattori che causano una crescita piatta fin dai primi anni ’90, hanno bisogno di risorse aggiuntive straordinarie. Per questo raccomando al governo di valutare le seguenti iniziative non-standard: (a) contratti di lavoro liberi per disoccupati e cassaintegrati senza oneri per un periodo di 5 anni, poi da regolarizzare; (b) operazione patrimonio contro debito che ne abbatta almeno 200 miliardi in due anni, per esempio trasferendo una parte del patrimonio disponibile ad un fondo finanziario “vero” che poi lo valorizzi e/o venda e nel frattempo emetta obbligazioni sostitutive dell’equivalente ammontare di debito stesso; (c) programma rapido, gestito in forma commissariale, per l’avvio dello sfruttamento dei grandi giacimenti di petrolio e gas sui cui galleggia l’Italia. Le royalty che lo Stato riceverà nei prossimi 30 anni dallo sfruttamento potranno essere finanziarizzate e garantire il debito di 2 trilioni di euro, riducendo così ad un minimo costi ed interessi e liberando una parte rilevante dei 90 miliardi annui che oggi spendiamo per servire il debito stesso. Auguri, ma ci vuole, appunto, qualcosa in più.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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