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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-3-26

26/3/2013

L’Italia sola ed in pericolo deve osare

Se il Fmi scrive che l’Italia è, nel breve termine, il maggiore fattore di rischio per la stabilità globale, allora vuol dire che non crede in interventi salvastati da parte dell’Eurozona e della Bce qualora ce ne fosse bisogno. Ovviamente non crede alle capacità di un governo italiano, basato su una maggioranza incerta di sinistra e condizionata da quella estrema e desviluppista, per invertire la tendenza recessiva ed evitare il rischio di spirale depressiva a cui seguirebbe l’insolvenza del debito italiano. Proprio per questo la funzione salvastati europea diventa più importante, unico pilastro per l’ancoraggio nella tempesta. Che resti incerta è un grave pericolo per tutti nel mondo. Mi chiedo, con comprensione per il difficile ruolo, se Draghi potrà dare un segnale esplicito di rassicurazione. Ma temo di no. Non ha potuto/voluto correggere l’errore nella gestione del caso cipriota, segnalando così che l’Eurozona è una garante limitato e non illimitato delle nazioni partecipanti. Il segnale, infatti, è stato: salvatevi da soli rapinando i conti in banca dei vostri cittadini. Probabilmente per l’Italia la soluzione sarebbe diversa, ma sarebbe basata su una condizionalità molto dura: vi salviamo solo se spremete in qualche modo la vostra gente. Cioè sarebbe applicato il cosiddetto metodo tedesco di “salvare punendo” inaugurato con la questione greca, noti gli esiti devastanti di questo goticismo economico. Tale considerazione è rilevante perché nei mesi scorsi, in particolare dall’estate 2012, era emersa l’idea che le condizioni richieste per un’azione salvastati sarebbero state, alla fine, morbide. Il caso spagnolo – rifinanziamento europeo del sistema bancario - è stato motivo di conferma. Ma quello cipriota ci riporta alla realtà: la Germania resta rigida e impone all’azione salvastati un obbligo di condizionalità punitiva infattibile o controproducente. Forse dopo le elezioni tedesche di settembre Berlino mollerà, ma il problema per noi è nei prossimi mesi. Il punto: l’Europa non ci salverà. Tenterà di farlo, invece, la Banca centrale americana che manterrà illimitata la liquidità che spinge le Borse a crescere indipendentemente dall’economia reale e dalla crisi dell’Eurozona in quanto tale soluzione di “bolla” è una scorciatoia per ridurre la disoccupazione negli Stati Uniti. Ma ci sono dei limiti e potrebbe tutto saltare, anche considerando che molti attori finanziari vorrebbero una grande caduta delle Borse, almeno del 20%, per poi tirare una megabolla duratura. L’implosione dell’Italia sarebbe l’innesco perfetto per questo gioco. E per quello di far saltare l’euro, che è perseguito attualmente da una minoranza di attori internazionali, ma che sta tornando più attiva. Quindi siamo soli ed in più visti come capri espiatori e/o strumenti di operazioni speculative o geopolitiche di raggio globale. Cosa fare? La ragione suggerisce di favorire una grande coalizione, anche dando concessioni alla sinistra, per invertire la profezia catastrofica. Ma, francamente, guardate questa gente di sinistra e dintorni: dialettali, impacciati, ideologici, irrealistici, in generale inadeguati. Ma, soprattutto, divisi tra correnti incompatibili. Può il Pdl, fatto di persone inadeguate tanto quanto la sinistra, ma più vincolate al realismo pragmatico e meno divise, fidarsi? L’alternativa è quella di lasciare che la sinistra non trovi maggioranze ed andare ad elezioni subito, a giugno. I parlamentari non vorrebbero per loro comprensibili motivi. Ma per un’Italia sola, a rischio di strumentalizzazioni catastrofiche, forse l’unica via di salvezza è quella di chiedere agli elettori se vogliono un progetto nazionale forte di rinascita oppure il caos attuale. Ritengo che gli italiani siano in maggioranza, competenti, razionali e non comunistoidi o desviluppisti e quindi tenterei con fiducia l’opzione di elezioni immediate. Osare, vincere, salvare.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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