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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-8-11

11/8/2013

Gulag

Non ci sono i soldi? Balle, i soldi in realtà ci sono perché ricavabili tagliando spesa pubblica inutile. Chi dice che non ci sono vuole far credere che tagliare sia impossibile. Certamente è politicamente impossibile in un governo con i comunisti dentro ed una destra con pochi liberali, tanti statalisti ed una conduzione destabilizzata. Ma dovremmo comprendere tutto questo ed ancora una volta accettare le balle? Dovremmo nasconderci l’immoralità,oltre che l’inefficacia dello statalismo senza reagire? Non più, lasciatemi, infatti, liberare da un senso di colpa: nel 2012 non ho difeso gli anziani a cui hanno ridotto le pensioni, portandone molti alla fame. Non c’erano altri modi per ridurre la spesa strutturale? Gli uffici statali sono pieni di uomini e donne giovani impiegati in mansioni inutili, molte sostituibili da un sistema informatico evoluto. Per non licenziare queste persone pasciute ed in età compatibile con la mobilità geografica ed intellettuale per trovare lavoro altrove, sono state uccise le speranze degli anziani. Ma lottai contro uno sterminio di più vaste proporzioni che è stato commesso contro il popolo del mercato: l’aumento delle tasse ed il correlato terrorismo fiscale hanno ridotto i consumi e causato una grave crisi nel mercato interno: centinaia di migliaia di morti, alcuni sul serio. Per che cosa? Per non licenziare nemmeno un dipendente pubblico, per non tagliare nemmeno un assessorato, per dare straordinari immotivati al personale pubblico che ormai li considera parte del salario ordinario, per non tagliare il finanziamento da parte di un assessore locale alla sagra cara ai suoi elettori-clienti, per lasciare che gli ospedali del Sud paghino i pasti per i ricoverati decine di euro ciascuno, a fronte di un costo standard dieci volte inferiore, per non privatizzare l’azienda municipalizzata dove lavorano Pepi, Calogero e Nunzio che hanno fornito cento voti di preferenza ciascuno. In sintesi, l’immagine agghiacciante è che tanti italiani vengono uccisi per finanziare non una spesa utile, ma una inutile. Come se fossimo in un gulag. Infatti i nuovi comunisti non vogliono abolire il libero mercato. Vogliono che ci sia, ma rendendo prigionieri i suoi attori allo scopo di rapinare più denaro fiscale possibile per finanziare il loro elettorato fatto, per lo più, di impiegati che gestiscono una burocrazia irreale, procedure fatte al solo scopo di giustificare che tante persone senza vera competenza maneggino carta su carta. E se uno alza la mano per questionare la cosa si trova addosso la teoria morale che le tasse vadano pagate comunque, senza poterne discutere la congruità. Gulag. Stavo per scrivervi quanti soldi in realtà ci sono, in base a buoni calcoli fatti dal mio gruppo di ricerca e da colleghi. Per inciso, 30 miliardi di sprechi senza cambiare modello, subito; dai 90 ai 120 strutturali con cambiamenti sostanziali di modello, con tempi dai 5 agli 8 anni per la messa a regime. Parte di tali soldi andrebbe in detassazione sostanziale, una parte per aumentare i salari e le dotazioni di quella parte dello Stato che è veramente utile: assistenza ai veramente bisognosi, che è insufficiente, insegnanti, medici, polizie varie, soldati e ricerca pura, che per sua natura dissipativa, non può essere finanziata dal mercato. Ed un rialzo delle pensioni da fame. Il punto: ci sono risorse sia per detassare di tanto sia per riqualificare la parte utile dello Stato e la sua socialità. Ma la penna mi è caduta nella constatazione che fino a che non rompiamo il dominio del neo-comunismo ed il suo presidio della spesa intoccabile, rappresentato dall’espressione “non ci sono i soldi”, le analisi tecniche sono inutili. In realtà sono utili e tornerò a farle, sobriamente, ma oggi volevo sfogarmi anch’io, come voi prigioniero nel gulag. E come voi sento che al bisogno crescente di libertà dovremo dare conseguenze concrete.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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