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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-8-4

4/8/2013

Il pericolo Stelle rosse

Sul piano della credibilità nei confronti del mercato internazionale – pragmatismo gestionale e capacità di sostenere il debito via taglio di spesa pubblica e tasse – lo scenario peggiore sarebbe quello della formazione di un governo PD-M5S a seguito dell’abbandono della maggioranza da parte del PDL per noti motivi di indignazione. Non me ne vogliano post-comunisti e de-sviluppisti, ma in caso di loro maggioranza il mercato sconterebbe molta ideologia moralistica e poco realismo nella conduzione di un’Italia che ha bisogno del contrario. Ne ho prova per le molte richieste di un parere, arrivate venerdì sera e sabato, e che continuano mentre scrivo, da parte di analisti internazionali in procinto di rivalutare lo scenario italiano e con il problema se raccomandare o meno un ingaggio positivo sull’Italia in avvio di ripresa e sul suo debito. Costoro, per lo più, assumono che fino al 22 settembre, giorno delle elezioni politiche tedesche, il “fronte” italiano verrà in qualche modo congelato per l’interesse di Merkel di evitare a ridosso del voto un caso di disordine o irrazionalità eclatanti ai neonazionalisti, questi convinti dell’insostenibilità di una relazione con euromeridionali così instabili, che aumenterebbe l’erosione a destra del consenso per la Cdu-Csu. Inoltre prevedono che la Bce farà di tutto per calmare i dubbi sul debito italiano, anche osservando come manovra dietro le quinte per tenere basso lo spread. Ma ritengono che gli atti irrazionali/irrealistici fattibili da un governo “Stelle rosse” (lo scenario viene chiamato Red Stars) possano eccedere le capacità esterne, che trovano nel Presidente della repubblica un attuatore interno, di mantenere l’Italia con un minimo di ordine e nel binario di un, pur lento, riequilibrio economico. A questi, per dovuta sincerità, ho risposto e sto rispondendo che purtroppo lo scenario “Stelle rosse” non è escludibile se si valutano i numeri parlamentari. Ciò obbligherebbe un pur riluttante Presidente della repubblica ad aprire consultazioni per la ricerca di una nuova maggioranza prima di indire nuove elezioni. Che ha certa probabilità di formarsi, viste sia le recenti dichiarazioni dei seguaci di Grillo sia la numerosità di esponenti del PD favorevoli ad una convergenza con quelli. Le conseguenze sarebbero catastrofiche: (a) niente taglio alla spesa, anzi ricorso a più spesa pubblica finanziata con più tasse per interventi assistenziali, per esempio il salario sociale, cosa che ridurrebbe la probabilità di ripagare il debito pubblico nel tempo; (b) il mercato pretenderebbe un premio di rischio crescente per rifinanziare il debito stesso, generando così un costo maggiore ed insostenibile nel bilancio statale; (c) il voto sul debito italiano (rating) verrebbe ulteriormente ridotto avvicinandosi a quello minimo che indica insolvenza portandosi dietro una declassamento generale delle entità economiche italiane, le banche in particolare; (d) il sistema bancario non reggerebbe a tale peggioramento della sua valutazione di affidabilità e, già stremato dai crediti inesigibili dovuti alla prolungata recessione, dovrebbe ridurre ancora di più il credito, nonché essere ricapitalizzato e consolidato; (e) quella parte dell’economia italiana in espansione (export) o in via di ripresa andrebbe o tornerebbe in crisi finale; (f) per non far crollare l’euro, Bce ed Ue imporrebbero all’Italia di entrare in un programma di aiuto condizionato alla cessione totale di sovranità in materia di politica economica, nei dettagli, e ciò comporterebbe una “cura greca”, compreso il taglio brutale di un 1/3 dei dipendenti pubblici, per inciso paradossalmente proprio elettori di sinistra. In sintesi, l’Italia è troppo fragile nonché troppo inserita nel sistema europeo per permettersi il lusso di esperimenti politici irrazionali. Se li facesse, semplicemente, le altre nazioni le toglierebbero la sovranità residua e con essa la possibilità di un riordinamento sovrano calibrato, non-greco, che è ancora possibile. Questo è il punto. Cronache e commenti concentrano la responsabilità di evitare lo scenario peggiore su un Berlusconi, e suoi dintorni, messi in una situazione, giusta o sbagliata che sia, politicamente ingestibile. Così facendo, in modo piuttosto dilettantesco, dimenticano di portare la responsabilità di quanto potrà accadere su chi ce la ha realmente, cioè il PD. Lì bisogna puntare il faro, eventualmente il mirino.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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