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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-2-27

27/2/2013

Per una soluzione sovrana

Gli scenari politici vanno valutati in relazione a quelli economici. L’ovvia tentazione della sinistra è quella di trovare un accordo con il M5S che le fornisca una maggioranza. Da un lato, i “grillini” potrebbero prestarsi anche favoriti dall’inclinazione a sinistra di molti dei neo-eletti. Dall’altro, è difficile che nasca un’alleanza di coalizione in quanto comprometterebbe la missione “sostitutiva” che è il collante del M5S. Le convergenze potrebbero essere trovate su singole misure legislative, ma non in generale. Pertanto l’accordo assomiglierebbe ad un sostegno esterno selettivo da parte dei grillini. Il mercato lo valuterebbe come una configurazione ad alta instabilità. Inoltre dovrebbe scontare soluzioni di sinistra, ovvero tagli nulli alla spesa pubblica ed aumento delle tasse, che porterebbero ad un peggioramento della crisi e relative conseguenze destabilizzanti sul piano del debito. Ciò causerebbe l’aumento del premio di rischio, e quindi dello “spread”, richiesto dal mercato per rifinanziare il debito italiano, cosa che ridurrebbe il valore dei titoli posseduti dalle banche e, via catena di conseguenze, restringerebbe la loro già compromessa capacità di credito con impatto ulteriormente depressivo su consumi ed investimenti. L’Italia perderebbe l’accesso ai mercati finanziari ed il Fondo europeo salvastati (ESM) e la Bce dovrebbero intervenire per evitare la destabilizzazione dell’euro. L’intervento, in questo caso, comporterebbe un controllo esterno e dettagliato della politica economica e di bilancio che imporrebbe la cura di forti tagli alla spesa pubblica, per esempio via riduzione degli stipendi. Da un lato viene la tentazione di augurarselo. Dall’altro, tale azione, già fatta in Grecia, potrebbe portare a conflitti aperti nella più complessa Italia, gettandola nel caos finale. Non appare razionale rischiare di cadere nell’inferno del controllo esterno ed è di interesse nazionale mantenere almeno un residuo di sovranità per gestire via consenso il raggiustamento della finanza pubblica. Per tali motivi invito la sinistra a non cadere in tentazione. Per analoghe ragioni non dovrebbe nemmeno cadere in quella di formare maggioranze evanescenti con elementi piluccati qua e là. E per le stesse ragioni un eventuale accordo di sostegno esterno selettivo del Pdl ad un governo di minoranza fatto di sinistra e montiani non convincerebbe i mercati. L’unica configurazione che può dare loro un segnale di stabilità è quella di accordo, pur temporaneo, di coalizione tra Pd e Pdl. Vomitevole per ambedue gli elettorati, direte voi. Corretto, ma o così o nuove elezioni con la stessa legge elettorale nell’ambito di una percezione esterna di crescente instabilità italiana. Pertanto suggerisco alle due parti di ingoiare il rospo e di generare un accordo tra loro almeno per un anno o due. Il seguente sarebbe ben visto dai mercati e farebbe da base di stabilità per la ripresa: (a) impegno comune a mantenere il pareggio di bilancio; (b) nuova legge elettorale che ripristini il sistema maggioritario per collegio, rendendolo puro, cioè il ritorno ad un bipolarismo configurato come bipartitismo; c) poi ritorno alle urne il prima possibile (in occasione delle europee del 2014 o delle regionali del 2015) per vedere se gli italiani scelgono una destra o una sinistra, senza robe inutili nel mezzo, come avviene in America e nel resto d’Europa, rimandando ogni riforma strutturale dopo le nuove le elezioni, ma nel frattempo mantenendo gli impegni di ordine economico. Se il mercato vedesse questa soluzione darebbe certamente fiducia all’Italia perché riconoscerebbe una volontà sovrana di risolvere i problemi di forza superiore agli interessi partigiani. Di questo si tratta: convergere per dare una prova di sovranità, cioè dimostrare che l’Italia, pur con uno Stato disastrato, è ancora una nazione forte. Invece di cazzeggiare in Germania, cortesemente, Napolitano torni subito a Roma per sollecitarla.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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