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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-1-29

29/1/2013

Una campagna senza verità

La verità che i partiti non vogliono dire in campagna elettorale è che l’attuale modello di Stato assistenziale non è più sostenibile. Tutti i partiti principali alludono vagamente a tagli alla spesa, mostrando consapevolezza della verità stessa: in maniera sfumata e sovrastata dall’enfasi su nuove tasse il PD, in maniera più determinata, ma imprecisa sui numeri, sia il Pdl sia la Lista Monti. E’ comprensibile che i partiti maggiori non esplicitino in dettaglio l’impossibilità di mantenere l’attuale livello di spesa allo scopo di non inquietare i dipendenti pubblici nazionali e, soprattutto, locali, destinati in ogni caso, a ridursi di 1/4, probabilmente di più, entro 5 anni (ora 3,5 milioni diretti e quasi 2,5 milioni in posizioni indirette, ma finanziate da denari fiscali). Se qualcuno non ci crede, faccia un po’ di conti: senza tagli di spesa e tasse per circa 100 miliardi, in tot anni, non sarà possibile mantenere il pareggio di bilancio e tornare alla crescita economica sufficiente per riassorbire la disoccupazione. L’opzione di tenere l’equilibrio di bilancio solo facendo pagare le tasse a tutti e di più, senza tagli forti alla spesa, offerta dalla sinistra, è irrealistica. Poi non c’è più tanta evasione da stanare sia perché gli italiani stanno pagando di più le tasse sia per il fatto che molti hanno ridotto le loro capacità per la crisi sia perché gran parte dell’evasione residua è fatta dall’economia criminale, per lo più al sud, non facilmente recuperabile. Quindi, alla fine, o si violano gli impegni di pareggio o si dovrà tagliare la spesa, appunto, per quasi 100 miliardi, il colore al governo potendo determinare solo i tempi e i modi. Per inciso, qualora l’Italia dovesse aver bisogno del programma salvastati, il controllo esterno della politica di bilancio da parte di Bce, Fmi e Ue, certamente imporrebbe riduzioni di salari pubblici e tagli alle posizioni, come successo in Grecia ed anticipato nella lettera Bce al governo Berlusconi nell’estate 2011. Poiché sarà necessaria, la riduzione degli apparati pubblici è un tema su cui i partiti dovrebbero apertamente competere per trovare le migliori soluzioni. Per esempio, bisognerebbe fare un modello del welfare per vedere cosa è essenziale e cosa no, arricchito da proposte di tecnologie per ridurre i costi ed aumentare l’efficienza. La mia ipotesi, in base a studi preliminari, è che le garanzie essenziali possano essere mantenute, e migliorate, pur con 100 miliardi all’anno di spesa in meno: sanità, scuola, sicurezza interna ed esterna, magistratura. Il punto è che l’apparato italiano è cresciuto con costi enormi ed inutili per quasi 60 anni senza serie riorganizzazioni. Ciò fa ipotizzare che quei 80-100 miliardi si possano recuperare solo tagliando i rigonfiamenti di apparato e le spese clientelari, senza intaccare la socialità dello Stato, anzi perfino migliorandola. Ma tale ipotesi va dettagliata con studi, il personale pubblico dismesso andrà accompagnato nel mercato con un programma di transizione. In sintesi, si dovrebbe calcolare uno scenario temporale complesso che combini tagli, detassazione stimolativa, ripresa e ricollocazione del personale pubblico. Ma non ne parla alcuno, lasciando negli italiani sia l’illusione che nulla cambierà sia che tagli minimi possano essere risolutivi o che stritolando qualche ricco si risolva il problema. Questa non volontà di dire la verità impedirà di governare la transizione verso il nuovo modello in modi ordinati, la mancanza di programmazione farà soffrire inutilmente masse di persone, ingigantirà un problema che non è troppo difficile da gestire se esplicitato e discusso apertamente. In tal senso, ricordare che la verità è uno strumento di governo non appaia moralismo, ma invocazione di maggiore realismo. Inutile, lo so, ma già penso elle nuove elezioni ed ai nuovi partiti che verranno pochi mesi dopo quelle di febbraio, squalificate per contenuti ed attori e non dirimenti.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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