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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-12-24

24/12/2012

I due Monti

Rilevo due Monti. Uno che ha guidato un governo catastrofico, un altro che ha formulato un programma di nuova politica economica molto consistente, ispirato ad una innovativa “sintesi liberale”. I due Monti restano collegati da una certa pomposità nelle espressioni e, per la sensibilità di un triestino formatosi sui libri di Italo Svevo, da una inclinazione all’errore di “Senilità”: imporre rigidamente uno standard ad una giovane donna ignorantella, ma libera e vitale (l’Italia), senza adeguarlo alla realtà. Sono anche collegati da una irritante, sul piano scientifico-analitico, inconsapevolezza di cosa sia un contratto fiscale in una democrazia, ribadita nella recente conferenza stampa come obbligo di pagare le tasse indipendentemente dalla loro congruità e sostenibilità. Ma il Prof. Sapelli, forse con eccesso di disprezzo elitario per i “ragiunatt”, ha avvertito di non aspettarsi eccessive profondità da chi proviene da studi contabili. Accettiamo il consiglio. Pur riducendo le aspettative, comunque risulta entusiasmante l’impegno riformatore del Secondo Monti: (a) pareggiare i conti pubblici non alzando le tasse, ma tagliando la spesa; (b) stimolare la crescita riducendo le tasse su imprese e lavoro nonché i vincoli regolamentari e burocratici e liberalizzando; (c) generando un cambiamento totale di modello economico dove il mix tra Stato (protezioni) e mercato (libertà) si sposta decisamente verso il secondo pur con attenzione alle funzioni di solidarietà, innovate; (d) con la sorpresa positiva che tale progetto di nuovo welfare sarebbe molto più liberista – parole di Monti - del modello renano e della piattaforma economica della Democrazia cristiana tedesca (Cdu) guidata da Merkel, cosa che collocherebbe l’agenda Monti sul lato liberista del Partito popolare europeo. Wow. In sintesi, l’offerta politica cristiano democratica – incline a mixare libertà e solidarietà – mai adeguata alle nuove realtà economiche da Forza Italia, Casa delle libertà e Pdl che ne sono stati gli eredi dal 1994 in poi, viene ora innovata dal Secondo Monti. Infatti la sua agenda riempie il vuoto dell’area politica cristiano democratica generato dall’immobilismo riformatore di Berlusconi, dovuto allo statalismo neo-marxista imposto da Tremonti a Berlusconi stesso. Il messaggio politico, tradotto da me, è: io Monti so innovare la ricerca del giusto mix tra libertà e garanzie economiche e attraverso questo portare l’economia italiana verso la crescita, quei scarcagnati del Pdl non sanno nemmeno di cosa si parla. Sul piano dell’analisi e delle parole il messaggio è potente e fondato. Ma non posso nascondere le contraddizioni entro lo stesso secondo Monti, per esempio la difesa dell’Imu mentre propugna tagli a spesa e tasse nel futuro, e tra il secondo ed il primo. Perché non ha tagliatola spesa in fase d’emergenza al posto di un aumento depressivo delle tasse? Perché non ha bloccato la ancor più depressiva legge Fornero sul lavoro? Perché c’era la sinistra, si è giustificato, e bisognava pareggiare il bilancio in poco tempo, unico modo alzare le tasse. Con questo ha voluto dire che la sinistra è stata più determinata nel difendere il proprio popolo, per lo più dipendenti pubblici, mentre il Pdl se ne è fregato. Verosimile. Ma Monti ha mostrato una cedevolezza nei confronti della sinistra che lo rende sospettabile nel momento in cui si propone come riferimento della nostra area in quanto i contenuti della sua agenda sono una tipica offerta di popolarismo liberale. Cosa fare? Io sono intrappolato perché molti contenuti innovativi dell’agenda Monti coincidono con quello che ho scritto nel libro “Il nuovo progresso” (2011) e qui più volte. Devo aderire all’agenda o se no diventerei due anch’io. Ma come fidarsi del secondo Monti avendo visto all’opera il primo che diceva destra e faceva sinistra? Se vuole trasformare in consenso l’ottima agenda deve ingaggiarsi corpo e sangue, svelandosi senza ambiguità.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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