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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-12-4

4/12/2012

Azione per impedire un catastrofico governo di sinistra

Al momento è probabile la vittoria della sinistra nelle elezioni del 2013. Tale eventualità sarebbe catastrofica perché un governo di sinistra: (a) non taglierà né la spesa pubblica né le tasse; (b) ricorrerà ad un più ampio uso della tassazione patrimoniale per pareggiare i conti pubblici in caso di scostamento dal pareggio di bilancio reso obbligatorio dai trattati europei; (c) non modificherà certo l’orrenda legge Fornero che rende troppo costosi gli accessi al lavoro, così ostacolando il riassorbimento della disoccupazione. Successe già nel 1996 che l’Italia, nell’anno in cui scoppiò la globalizzazione rendendo necessaria una riforma competitiva urgente, votò un governo di sinistra che non solo non la fece, avviando la nazione verso il declino, ma anche pasticciò – per onestà va detto che Prodi tentò di far meglio, ma fu bloccato e poi sostituito - i negoziati di adesione all’euro rendendoli svantaggiosi per l’Italia. Poi nel 2006 un nuovo governo Prodi, disordinato e condizionato da comunisti non dissimili dall’ala sinistra del PD attuale, impiegò le risorse fiscali crescenti derivate dalla buona crescita del 2005 e primi del 2006 non per detassare o riequilibrare i conti pubblici, ma per aumentare gli sprechi, perdendo un’altra occasione di miglioramento e così peggiorando le chance della nazione. Questa analisi non implica che il centrodestra governò meglio, anzi. Ma i suoi errori dipesero da persone inadeguate mentre quelli della sinistra derivano da una visione condivisa e rigida, cioè sistematica, in quell’area politica. Se nel 2013, anno in cui l’Italia o prende una via di taglio della spesa pubblica e delle tasse che poi la porterà fuori dalla crisi o non ne uscirà mai più, ci fosse un governo della sinistra allora la nazione sarebbe condannata al declino irreversibile. Io vedo questo scenario nei dati. E vedono la stessa cosa gli attori del mercato internazionale, i governi americano, tedesco e cinese, nonché altri, che ritengono un governo di sinistra causa certa di un aggravamento della crisi italiana, al punto da renderla nuovamente fonte di contagio destabilizzante in uno scenario complessivo di ripresa molto lenta della domanda e della stabilità finanziaria globali. Lo teme, soprattutto, la Bce: se l’Italia dovesse avere bisogno di interventi salvastati il mercato non crederà che ci saranno le capacità per garantire in modi illimitati l’enorme debito italiano, forzando la Bce stessa a dimostrarlo e così mettendola in difficoltà e con lei l’euro. Infatti da queste preoccupazioni nasce l’idea di creare un supercommissario con poteri sul bilancio italiano per essere sicuri di mantenerlo in pareggio indipendentemente dalla politica. Non bella cosa per la democrazia. Questo clima sta generando un consenso internazionale a favore di un governo Monti bis. L’attuale premier viene accreditato della volontà e capacità di tenere in ordine la nazione. Nel Pdl, con poche eccezioni, gli attori politici si preparano a gestire una sconfitta oppure ad un’adesione al Monti bis, deresponsabilizzati. Io ritengo, invece, che sia ancora possibile montare nel centrodestra un’offerta salvifica di rigore basato sul taglio (graduale) della spesa e della tasse, quindi ottenendo pareggio e più crescita in cinque anni, rendendola vincente. Il premier deve essere eletto perché una missione riformatrice lo richiede. Per tale motivo Monti non sarebbe la figura adatta, mentre sarebbe utile al Quirinale come garanzia verso l’esterno. Se il Pdl vorrà essere strumento di vittoria e di credibilità per ottenerla, bene. Se no bisogna montarne uno nuovo. Pronto ad aiutare in ambedue i casi, ma mai accetterò passivo la fine della mia nazione. Per intanto nasca “Corrente liberale” come mattone di un rinnovato o futuro partito integrato del centrodestra. Chi vuole guidarla, e che sia consistente, si muova e mi includa cortesemente nel team che fa i programmi. Azione.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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