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Carlo A. Pelanda
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Libero

2013-4-23

23/4/2013

Verso la Terza Repubblica

Nei fatti l’Italia è già una repubblica presidenziale che però deve essere ancora formalizzata. Sarebbe pericoloso restare in mezzo al guado tra la sponda di una situazione presidenziale di fatto e quella di governo parlamentare nella forma. La funzione presidenziale è priva di poteri esecutivi, ma non c’è una norma che vieti esplicitamente di esercitarli. Infatti un presidente italiano può fare tutto quello che vuole, con il solo limite di doverlo fare con mezzi indiretti. Ho avuto modo di osservare in diretta i poteri indiretti illimitati del Quirinale quando fui consigliere, per gli scenari internazionali, di Cossiga nel 1990-91: politica estera anche divergente da quella del governo di allora, per esempio il riconoscimento di fatto della sovranità slovena; influenza sulla riorganizzazione dei servizi segreti; messaggi dissuasivi od orientativi inviati a singoli politici attraverso uno sconcertato, ma divertito, generale Jean, rigorosamente in divisa quirinalizia, ecc. Cossiga stesso volle riportare questi poteri entro regole e cercò di avviare un presidenzialismo esplicito, anche considerando che la forma orizzontale del potere esecutivo, cioè il governo parlamentare dove nessuno poteva comandare, era figlia della Guerra fredda e non più attuale nel momento in cui era terminata. La verticalità, cioè l’elezione diretta del presidente disgiunta da quella dei parlamentari,fu rifiutata dal sistema dei partiti perché avrebbe tolto a questi il potere di piegare le istituzioni ai loro interessi particolari. Più recentemente l’idea, diventata norma costituzionale approvata da una maggioranza di centrodestra pur in versione depotenziata, è stata contrastata dalla sinistra perché, in quanto minoritaria nell’elettorato, non ha avuto interesse nel semplificare in modo bipolare le offerte politiche, preferendo reclutare pezzi centristi per gonfiare le proprie chance. Ma ora, dopo i molteplici e sempre più politici stati d’eccezione accesi da Napolitano, è troppo evidente il presidenzialismo di fatto. Prova ne è il conflitto esasperato tra attori politici nei giorni scorsi. Non è stata follia o massacro irrazionale come alcuni hanno commentato: gli attori politici sapevano che stavano per eleggere un vero potere di governo e non un notaio ed hanno combattuto all’ultimo sangue per influenzarlo o per evitare che emergesse uno ostile. Napolitano è persona che garantisce la sintesi di interesse nazionale in fase d’emergenza, ma visti i fatti non è chiaro chi comanderà in Italia ed entro quali regole quando la situazione sarà normalizzata. In tal senso c’è la priorità di formalizzare il presidenzialismo per dare completezza costituzionale, e quindi stabilità, allo Stato. I vantaggi di una repubblica presidenziale, poi, sono evidenti sul piano amministrativo e geopolitico: (a) più forza dell’esecutivo per decidere ed attuare riforme di efficienza che implicano dissensi; (b) riduzione dei poteri degli apparati dei partiti perché non possono condizionare più che tanto, anche considerando che il Parlamento mantiene il potere legislativo in forma esclusiva, un esecutivo eletto direttamente; (c) più capacità di controllare e guidare la burocrazia, massimo ostacolo alle riforme di efficienza, che fa quello che vuole in situazioni di governi parlamentari instabili e di breve durata; (d) miglior credibilità, per legittimità democratica e durata del mandato, nelle relazioni esterne; (e) in particolare, una nazione con debito così elevato è quasi costretta a darsi una governabilità verticale per rassicurare i mercati al riguardo della sua solvibilità. Io mi auguro che anche Napolitano condivida queste considerazioni e che, mentre predispone un governo di scopo per gestire l’emergenza economica, solleciti anche la convergenza costituzionale per formalizzare il presidenzialismo ed in tal senso variare la legge elettorale. Spero gli piacerà il ruolo di cofondatore di quella Terza Repubblica che Cossiga tentò di avviare.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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