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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-9-25

25/9/2012

L’ammorbidimento del rigore non è una buona notizia per l’Italia

Il rigore è in via di allentamento. Buona o cattiva notizia? Per prima cosa, perché c’è l’allentamento? Semplificando, Merkel ha mollato. America e Cina l’hanno accusata di aver provocato una recessione da deflazione nell’Eurozona con impatto globale e danno grave, in particolare, per Pechino. Nel recente incontro bilaterale i cinesi hanno sussurrato con soave durezza a Merkel che o allentava la pressione rigorista o col cavolo che la Cina avrebbe continuato a concedere contratti privilegiati all’industria tedesca. L’America è stata perfino più dura perché il povero Obama – pompato da stampa e sondaggi amici, ma in realtà nei guai per lentezza della ripresa - ha un bisogno disperato, per motivi elettorali, di mandare in bolla le Borse e non ci può riuscire fino a che i mercati scontano la crisi dell’Eurozona. Poi Hollande ha detto chiaro e tondo a Merkel che la Francia non vorrà né potrà rispettare il trattato Fiscal Compact, in particolare il rientro accelerato del deficit, e che se Berlino insistesse Parigi romperebbe l’asse. Per tacitarlo Merkel gli ha concesso di truccare i bilanci. La grande finanza globale, inoltre, ha comunicato a Merkel che o la Bce garantiva credibilmente l’euro o lo avrebbe fatto saltare per deflusso dei capitali. Sul momento la signora ha reagito con dichiarazioni pubbliche contro i mercati che impediscono il benessere dei popoli. I mercati le hanno dato una sberla e la fuhrerin si è arresa. Anche per aver visto i dati della recessione europea che stava colpendo la Germania ed i sondaggi antitedeschi e anti-euro nelle nazioni più colpite dalla deflazione da rigore. Ciò spiega la sicurezza con cui Draghi annunciò, a luglio, la nuova postura salvatrice della Bce nonostante l’opposizione della Bundesbank. Secondo punto: ma quanto allentamento? Probabilmente Grecia e Portogallo avranno più tempo per riequilibrarsi. Più importante, l’interpretazione del requisito di pareggio di bilancio è diventata più elastica. Non si tratta più di pareggio contabile, cioè di uno scarto massimo ammesso dello 0,5% del Pil, ma di tendenza strutturale al pareggio stesso. Significa che l’Italia potrà mantenere un deficit dello 1,8%, forse più, certamente la Francia molto di più e con obbligo di pareggio molto più tardi. Lo strano ottimismo di Monti quando ha presentato i numeri terribili della recessione italiana nel 2012 (verso il 3%) ed ha previsto un calo del Pil solo dello 0,2% nel 2013, mentre tutti gli istituti di ricerca stimano una cifra tra lo 0,5 e lo 0,8 come caso migliore, nonché la non necessità di ulteriori aumenti di tasse per raggiungere il pareggio, molto probabilmente dipende dall’allentamento dei vincoli. Sarà anche ammorbidita la condizionalità se l’Italia richiedesse lo scudo Bce per ridurre lo spread? Presto per dirlo, ma è probabile che venga attutita e silenziata al punto da renderla leggera e non troppo intrusiva. Ottime notizie, direte voi. Da un lato, sono d’accordo perché l’Eurozona stava andando a sbattere ed ha frenato a pochi centimetri dal burrone. Dall’altro, non sono contento per l’Italia. La pressione forte sul rigore permetteva di sostenere che bisogna ottenerlo via taglio di spesa e tasse e non aumentando le tasse stesse. Anche per l’evidenza, qui il punto, che troppe tasse, combinate con il terrorismo fiscale che deprime i consumi, avrebbero ridotto il gettito e quindi reso impossibile il pareggio di bilancio. E che quindi la priorità è tagliare tanta spesa (e vendere o finanziarizzare tanto patrimonio per ridurre il debito) per arrivare al pareggio via crescita. Ma ora Monti potrà tagliare di meno e ricevere più consenso. I partiti potranno non mettere in priorità il taglio strutturale di spesa e tasse (almeno per 100 miliardi) che servirebbe, continuando a cazzeggiare con le loro banalità politichesi. Tutti contenti, io no perché senza pressione per il giusto rigore (tagli) prolungheremo solo l’agonia dell’Italia senza risolverla. Scusatemi.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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