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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-8-14

14/8/2012

L’ombra della spada di Brenno

Tra poche settimane l’Italia dovrà difendere la propria sovranità economica residua. A metà settembre la Corte costituzionale tedesca dovrà esprimersi sulla compatibilità del meccanismo salvastati con le norme nazionali. Il meccanismo prevede che la Bce possa comprare titoli di debito degli Stati in difficoltà alla condizione che questi accettino un controllo esterno e diretto delle loro politiche di bilancio ed economiche. Se la Corte approvasse ed il meccanismo fosse montato, ad ottobre il governo dovrebbe decidere se chiedere o meno l’aiuto della Bce. Se lo facesse, il costo di rifinanziamento del debito scenderebbe dal 6% al 3, e lo spread sotto il 2, grazie alla garanzia illimitata della Bce stessa, chiudendo la crisi finanziaria italiana. In cambio dovrebbe accettare vincoli esterni non solo sulla politica di bilancio, già in atto, ma sulle misure dettagliate di loro realizzazione anticipata. L’Italia sarebbe commissariata e governo e Parlamento non potrebbero più decidere come calibrare le misure di riordinamento economico in relazione alla specificità italiana, ma dovrebbero solo eseguirle, avendo firmato un accordo che li impegna ad accettare una cessione totale di sovranità. Alcuni commentatori non credono che ciò sia un problema perché la cessione sarebbe nei confronti della Ue e della Bce. Ma questi non vogliono vedere che ambedue sono dominate dalla Germania, la Ue ormai solo forma senza sostanza. Pertanto Roma cederebbe sovranità a Berlino e non a Bruxelles. La cessione sarebbe più diretta nel caso, non escludibile, che la Corte di Karlshrue approvi il meccanismo salvastati alla condizione di ulteriore approvazione del Parlamento tedesco. In tal caso la condizionalità tedesca aumenterebbe fino al punto da evocare ciò che fece Brenno quando invase Roma: mise sulla bilancia la propria spada per farsi dare più oro, urlando guai ai vinti (vae victis). In sintesi, non si può sperare in soluzioni equilibrate dopo essersi arresi. Infatti chi scrive prova stima per Monti perché lo vede cercare di resistere alle pressioni esterne ed interne affinché accetti la resa al Reich. Ma ha poco spazio per riuscirci dopo che la Spagna si è arresa - non poteva fare altro - e la Francia ha confermato il suo vassallaggio a Berlino, dando un’idea di cosa succederebbe in Italia se vincesse la sinistra: cedo la sovranità per farmi concedere da Berlino di mantenere lo Stato assistenziale. Monti tenta di resistere dimostrando che l’Italia non ha bisogno di aiuti in quanto è sufficientemente in ordine. Ma il mercato vede una recessione in atto, nonché un aumento del debito, di tali entità da portare l’Italia verso l’insolvenza e pretende la garanzia della Bce e di Berlino per rifinanziare il debito stesso e far scendere il premio di rischio, i rendimenti, nel farlo. Quindi è incombente il pericolo che l’Italia debba scegliere tra indipendenza ed insolvenza catastrofica, perdendo la prima per evitare la seconda. Cosa si può fare ora per evitare che tra qualche settimana l’Italia si trovi in questa situazione? Dare una buona sorpresa al mercato a settembre: tagliare 100 miliardi di spesa invece dei 25-30 ora in programma; annunciare una riduzione delle tasse in quantità proporzionale, che ora non è prevista; fare un’operazione patrimonio contro debito più forte di quella ora in cantiere; varare un condono fiscale totale ed oneroso fino al 2010 per mettere in cassa 70-80 miliardi da usare subito per pareggiare il bilancio e reflazionare l’economia. Con questi numeri e la dimostrazione nei fatti della volontà di realizzarli, il mercato non avrà motivo per temere l’insolvenza dell’Italia e Roma potrà restare sovrana. Se, invece, gli statalisti di sinistra e destra si opporranno, allora Monti potrà fare poco per difendere la nostra sovranità. Se la perdessimo, almeno già si sappia quali politici collaborazionisti e traditori la nuova resistenza al Reich dovrà fucilare

(c) 2012 Carlo Pelanda
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