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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-7-24

24/7/2012

BCE subito

Se la Bce annunciasse la sua garanzia illimitata per tutti i debiti delle euronazioni la crisi finirebbe in un minuto. Ma Berlino si oppone. La scusa formale è che tale funzione è vietata dai trattati. Ma la Bce ha il pieno potere di intervenire con azioni straordinarie per assicurare la stabilità dell’euro. Inoltre, in caso di crisi bancaria, ha facoltà illimitate di salvataggio. Poiché la crisi bancaria europea dipende in buona parte da quella del debito, la Bce dovrebbe per mandato intervenire sulle cause. Per inciso, La Bce ha usato tale logica, pur solo parzialmente, comprando titoli di debito sul mercato secondario nell’estate 2011 (programma SMP) e, indirettamente, nell’inverno scorso (programma LTRO) per prestare 1 trilione di euro con un interesse minimo alle banche affinché avessero soldi per comprare emissioni governative. Non ha funzionato granché perché il metodo era troppo indiretto. Il mercato, infatti, vuole vedere una Bce che compra titoli di debito in asta primaria di rifinanziamento, direttamente. Esattamente come fa la Riserva federale quando compra titoli di debito americano. Fino a che il mercato non vedrà un’azione del genere sconterà un rischio di dissoluzione dell’euro che peserà di più sulle nazioni deboli o per eccesso di debito (Italia) o per debolezza strutturale (Spagna). Per esempio, il rendimento del 7% e oltre di un Btp italiano inizia a scontare il rischio di conversione del nostro debito in nuove lire, considerando una svalutazione iniziale forte che poi si ridurrà nel tempo. Il rendimento dei titoli tedeschi è minimo perché il mercato ritiene che l’euro residuo o il nuovo marco non subiranno svalutazioni. Ma costi di rifinanziamento del debito che tendono all’8% per Spagna ed Italia non permetteranno a queste nazioni di riprendersi. Per tale motivo il mercato continuerà a scommettere su uno scenario di implosione dell’euro. Qui, esattamente, scatta la responsabilità della Bce di intervenire come tutore della stabilità monetaria con azioni straordinarie che superano i divieti dei trattati. Se la Germania continua ad opporsi si mette in una posizione paradossale: per rispettare i trattati costringe la Bce a violare il proprio mandato primario. Ma, sul piano della sostanza, Berlino non vuole che la Bce salvi tutto perché teme che senza pressione le nazioni terrone non rimettano a posto i bilanci. Visti i cialtroni che frequentano la politica italiana non possiamo dar del tutto torto a questa posizione. Ma non possiamo nemmeno uccidere le nazioni a causa del mancato intervento della Bce. Poi la Germania vieta immissioni di liquidità eccessiva, tra cui l’acquisto dei titoli di debito, per timore che ciò provochi inflazione. Ma questa analisi, nello scenario di oggi, è sbagliata. Con il paradosso che la concentrazione di liquidità in Germania che proviene da un surplus commerciale che poi non ritorna nel ciclo intraeuropeo, per le recessioni indotte da Berlino che riducono la domanda, sta provocando una bolla inflazionistica nella Germania stessa. Un altro motivo di rifiuto, di livello giornalistico invero, è che la Bce non dovrebbe comprare titoli di debito per non spendere soldi dei contribuenti tedeschi. Ma non ha senso: l’intervento Bce è molto meno rischioso di quello di un eventuale scudo anti-spread, per altro cassato, finanziato con denari pubblici proprio per l’effetto fiducia dovuto all’ingaggio di una potenza di fuoco che dissuaderebbe speculazioni al ribasso. A quanto scenderebbe lo spread se la Bce agisse? Dal 5% di oggi allo 0,3% circa. Questo numero da solo spiega il punto e rende ingiustificabile sul piano tecnico il nein tedesco. Tedeschi incompetenti? O idioti oppure c’è una strategia tedesca che trova utile mettere in ginocchio le euronazioni per meglio condizionarle. Lo scopriremo. Nel frattempo va annotato che la Bce è anche italiana per circa ¼ e possiamo pretendere che rispetti il suo mandato.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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