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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-10-30

30/10/2012

Attenzione alla trappola di Madrid

Il governo Monti, e la strategia di imporlo con metodo d’eccezione, risulterebbero falliti se l’Italia dovesse richiedere l’accesso al programma europeo salvastati. Un anno di impoverimento della nazione per farla convergere con gli standard dell’Eurozona germanizzata, infatti, avrebbe come esito il commissariamento da parte di Berlino. L’Italia insorgerebbe in massa contro il Reich. Monti verrebbe imputato di collaborazionismo, non perché realmente anti-italiano, anzi, ma perché portatore di una strategia troppo accomodante con il Reich stesso, la medesima accusa fatta al generale Jaruzelski quando tentò di salvare la Polonia dall’invasione sovietica aumentando il collaborazionismo con l’aggressore invece di schierarsi con i cattolici indipendentisti di Solidarnosc (poi vincenti grazie all’aiuto di Giovanni Paolo 2° e dell’Amministrazione Reagan). Roma e Madrid hanno fatto ben 4 incontri bilaterali in un anno perché c’è una relazione tra le scelte della Spagna e le conseguenze sull’Italia. Due scuole di pensiero: (a) se Madrid, che dovrebbe farlo “ieri” per situazione economica oggettiva, chiedesse l’aiuto europeo allora l’Italia verrebbe svantaggiata perché il mercato vedrebbe una Spagna eurogarantita ed un Italia che non lo è, quindi nuovo bersaglio; (b) Se la Spagna venisse garantita, e la Bce mostrasse veramente una capacità di sostegno illimitata del suo debito, l’Italia ne godrebbe perché finirebbero sia il contagio spagnolo sia i dubbi del mercato sulle reali capacità e libertà di manovra della Bce stessa e Roma non dovrebbe chiedere aiuti. Quali delle due scuole ha ragione? In teoria la seconda, per i buoni “fondamentali” dell’Italia: nazione industriale con capacità manifatturiera seconda solo alla Germania, debito privato più basso tra le nazioni comparabili, deficit pubblico in rapido rientro ed avanzo primario sufficiente per pagare gli interessi del debito, ecc. Ma, in pratica, il metodo di stabilizzazione dei fondamentali contabili attuato dal governo Monti attraverso molta (re)pressione fiscale e poco taglio della spesa ha indebolito i fondamentali sostanziali: erosione del risparmio, deindustrializzazione rapida, ecc. Pertanto la stabilizzazione italiana sarà solo di breve periodo perché la poca crescita non fornirà gettito sufficiente per mantenere l’equilibrio di bilancio. Tale situazione, che il mercato sta scontando tenendo elevato lo spread, non permette di escludere quanto ipotizzato dalla prima scuola. Per questo penso che Monti abbia voluto sondare le intenzioni di Rajoy, con certa ansia. Probabilmente sarà rimasto rassicurato dal fatto che Madrid non ha intenzione di chiedere aiuto nel breve termine perché c’è il rischio di frammentazione della nazione: le regioni autonome impoverite, come la Catalogna, non hanno intenzione di ridurre la spesa e preferiscono indire un referendum per l’indipendenza piuttosto che tagliare. La Fuhrerin ha capito il problema e non preme per non farsi imputare di catastrofe. Il mercato è in tregua e la prolungherà per un po’. Può Monti ottenere che la questione resti in sospeso fino alla fine del suo mandato e scoppi dopo? Rajoy sta adottando una strategia di massima sudditanza a Berlino in cambio di un trattamento speciale di aiuto che salvi lui e Spagna. Ma per riuscirci deve fregare l’Italia - come tentò Aznar nel 1996 quando Prodi gli chiese segretamente complicità per tardare l’euro - mettendola in posizione di malato al posto della Spagna. Forse Monti ha trovato un modo per evitare questa concorrenza tra sudditi di Berlino. Ma temo non sia efficace. Lo sarebbe la seguente: (a) imporre alla Spagna la richiesta formale di aiuto subito, ma con una condizionalità sostenibile e non frammentante; (b) annuncio parallelo che l’Italia taglierà spesa e tasse per 100 miliardi. E per riconvertire il Reich in un’Europa conveniente per tutti? Dovrebbe governare uno come me, per intanto limitiamoci a minimizzare il danno ed a evitare trappole.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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