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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza

2015-10-16

16/10/2015

La ripresa controtendenza dell’Italia nel 2016 è possibile

Un tema caldo per chi fa scenari economici e chi ne fruisce riguarda l’ipotesi che l’Italia possa crescere nel 2016 con tendenza contraria agli andamenti del mercato internazionale ed europeo. Le previsioni oscillano tra una crescita dello 1,6% ed una dello 1,2%, con una stima del Pil 2015 attorno allo 0,8%. E’ credibile la capacità dell’economia italiana di cogliere un risultato sopra l’1% in un contesto di contrazione-stagnazione globale? Chi ne dubita punta il dito su una possibile riduzione dell’export. I dati mostrano una tendenza negativa nel settore, ma non così “a picco” da far temere un impatto devastante sul Pil. La ripresa del mercato interno terrà o imploderà? Come precedente troviamo la ripresa interrotta nella prima parte del 2011, poi seguita da una recessione pesante durata fino alla fine del 2014. I fattori depressivi principali, all’epoca, furono la crisi di fiducia sul debito italiano, l’applicazione del rigore in forma di tasse che inabilitarono settori economici chiave, un cambio de-competitivo dell’euro e una contrazione pesantissima dell’offerta di credito. Il tutto sintetizzabile come megacrisi di fiducia che ha ridotto la propensione al consumo e aumentato quella al risparmio. Oggi è visibile un recupero, pur lento, dell’offerta e della domanda di credito, un effetto garanzia indiretto sul debito italiano da parte del programma PSPP della Bce, un cambio ragionevolmente competitivo, una facilitazione economica temporanea data dai bassi prezzi dell’energia. La tassazione è ancora inabilitante, ma la fiducia è in rialzo e ciò spinge una maggiore conversione del risparmio in consumi. Se nel calcolo si immette come riferimento la sintesi delle tendenze economiche pre-recessione, si trova che l’economia italiana ha ancora molta crescita da fare per raggiungere quel riferimento stesso. Vuol dire che il sistema ha parecchia capacità, già costituita, non ancora saturata che, in teoria, potrà produrre più reddito lordo senza bisogno di investimenti massivi. Da un lato, c’è un gap di investimenti, ma, dall’altro, c’è uno spazio di recupero del mercato interno che potrà essere alimentato con impieghi normali e non straordinari di capitale. Pertanto si può ipotizzare che se il credito migliorerà, se la ripresa della fiducia non sarà interrotta da instabilità politiche interne, allora la crescita potrà essere positiva nonostante la recessione-stagnazione esterna perché si tratta di un rimbalzo da condizioni pessime. In conclusione, le condizioni per una ripresina nel 2016 ci sono, quelle per una vera e solida crescita ancora no.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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