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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-4-17

17/4/2012

Tempo di soluzioni vere

La situazione si sta facendo grave. Monti ha trovato una maggioranza di unità nazionale, in violazione del mandato elettorale 2008 ancora vigente e imposta da Napolitano, che include una sinistra irriformata ostile a soluzioni di de-statalizzazione e detassazione. Il centrodestra nemmeno le tratteggia né si oppone alle tasse crescenti perché è intrappolato, come un pugile suonato, nell’idea che la configurazione di maggioranza d’eccezione gli dia il tempo per riorganizzarsi. Così Monti, senza supporto liberalizzante e condizionato dalla sinistra, ha definitivamente scelto una strategia di aumento delle tasse e di repressione fiscale per sostenerla, senza vere riforme, accettando – con stupore di tutto gli osservatori internazionali – il rischio di trasformare la recessione in depressione endemica. Impotenza, perdita di lucidità, disperazione, indifferenza perché non pagherà il prezzo politico delle scelte nelle elezioni 2013? Non lo so, ma è chiaro che ora bisogna intervenire con decisione per invertire la tendenza catastrofica. Nell’area del popolo che vive di mercato dobbiamo farlo sui giornali perché i partiti che ne rappresentano gli interessi sono in tilt. Contribuisco, mostrando cosa esattamente salverebbe e rilancerebbe l’economia italiana. Poi vediamo chi e come.

Un famoso detto di Tremonti è: la crescita non si fa per decreto. Ma questo è vero nei casi dove il mercato non c’è e non lo è in quelli, come l’Italia, dove è vitale, ma soffocato da un eccesso di costi fiscali e vincoli regolamentari. In Italia molta crescita può essere fatta, entro un biennio, via scelte politiche. Quattro le principali: (a) taglio di almeno 100 miliardi di spesa pubblica sincronico con una riduzione delle tasse di 70 miliardi, i 30 di differenza messi a riserva per rendere certo il pareggio di bilancio; (b) trasformazione in liquidità (via obbligazioni fuori bilancio) del patrimonio pubblico (immobili, partecipazioni e concessioni sia nazionali sia locali) per abbattere una quota assoluta del debito, così recuperando fiducia nel mercato e riducendo la spesa annua per interessi; (c) attivazione per 5 anni di una forma d’emergenza di contratto di lavoro a termine, solo per le nuove assunzioni, del tutto libera e basata sulla trattativa diretta tra le parti, poi da formalizzare, in caso, al quinto anno secondo gli standard normativi; (d) condono fiscale oneroso che sani definitivamente i rapporti tra fisco e contribuenti fino al 2010. La prima misura, con le dimensioni dette, è stata attuata nel Regno Unito e sta funzionando. In Italia, con più industrie, stimo avrebbe un effetto molto maggiore e più accelerato. La seconda è fattibile e potrebbe portare ad un taglio secco del debito tra i 300 e 250 miliardi, con un risparmio sulla spesa annua per interessi attorno ai 15 miliardi oltre ad un sollievo generale. La terza è un’azione d’emergenza per aumentare subito l’occupazione e così stimolare i consumi interni e la fiducia. La quarta potrebbe far entrare subito almeno 90 miliardi nelle casse dello Stato mentre il recupero fiscale in atto, dal 2007 al 2010, potrà immetterne sì e no 12 all’anno, con costi enormi di apparato e con metodi repressivi che già hanno indotto un numero di suicidi inaccettabili in una nazione civile. Questo piano certamente funzionerebbe e rappresenta gli interessi del popolo che vive di mercato. Ma chi lo potrà realizzare in tempi utili per invertire l’impoverimento accelerato della nazione? Monti, spiace dirlo per la stima personale, certamente no. Quindi non resta altro che Napolitano indica elezioni per il giugno o ottobre 2012 in modo da mettere una nuova maggioranza, perché con una legislatura davanti a se, nelle condizioni di attuare azioni forti legittimate da un mandato elettorale. Ma potrebbe andare la sinistra al potere? C’è già. Per toglierla e salvare l’Italia dobbiamo giocarci il tutto per tutto, smazzare.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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