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Carlo A. Pelanda
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Libero

2012-8-28

28/8/2012

Spaghetten vs Idioten

Merkel, il 29 agosto, potrà mostrare a Monti una stampa tedesca totalmente ostile all’Italia ed usarla per pretendere concessioni al criterio tedesco. Monti non ha la stessa forza negoziale alle spalle perché la stampa italiana, con poche eccezioni, è molle e vaga al riguardo dei difetti della Germania. Ritengo sia interesse nazionale dare a Monti un po’ di cose da mostrare a Merkel, ma non di bassa qualità come gli stereotipi che la stampa tedesca tende ad usare contro di noi ed altri europei. Diamo a Monti, invece, un’analisi seria e provabile della nuova questione tedesca in Europa, articolabile in tre punti.

Prima questione: imposizione all’Europa di una cultura economica irrealistica. La dottrina di politica economica e monetaria in Germania tende a rendere equivalenti stabilità e fiducia, cioè a pensare che la fiducia vada perseguita solo via stabilità. La Bundesbank segue questa dottrina alla lettera. Il realismo economico, invece, mostra che talvolta, per ripristinare la fiducia nel mercato, bisogna rinunciare temporaneamente alla stabilità, per esempio con azioni inflazionistiche. La dottrina tedesca, definibile come “idealismo monetario”, vieta assolutamente l’opzione inflazionistica: meglio un disoccupato che un pelo di inflazione in più. I colleghi tedeschi spiegano che tale ostinata specificità dipende dal ricordo storico dell’iperinflazione e da una più generale ansietà (angst) che rende minima la tolleranza della popolazione all’incertezza. Possiamo comprendere, dobbiamo tenerne conto per creare un’Europa dove tutti si sentano a loro agio, ma non possiamo accettare che una cultura economica isterica e provinciale venga imposta per diktat agli europei, con effetti impoverenti provati. I colleghi tedeschi rispondono che alla Germania fu imposto con ricatto (dalla Francia) di abbandonare il marco e che quindi ora gli europei non possono lamentarsi se i tedeschi vogliono che l’euro sia come il marco stesso. Questo ragionamento svela il problema: i tedeschi non sono disposti ad alcun cambiamento, anche minimo, per integrarsi con gli altri europei e se restano così sono incompatibili con l’Europa. La seconda questione può sorprendere: il modello economico tedesco è molto fragile. In una successiva analisi specialistica mostreremo in dettaglio perché e come. Qui si può sintetizzarla dicendo che il modello ha gli stessi difetti di uno socialista e che ciò lo rende, in prospettiva, una mina per l’economia europea. Infatti Berlino bilancia tali difetti – poca crescita interna – massimizzando le esportazioni, e ci riesce bene, ma ciò non riduce la fragilità del modello, per altro tipica di tutti quelli trainati dall’export. Tale considerazione ci porta alla terza questione: la priorità di esportare è talmente assoluta da rendere la politica estera tedesca mercantilista, cioè indifferente a qualsiasi altro criterio che non sia quello del business nazionale. Da qui derivano scelte geopolitiche in contrasto con gli interessi dell’alleanza occidentale, per esempio la convergenza con la Cina in chiave anti-americana o l’interazione opaca tra finanza tedesca ed iraniana. Qui la questione è precisa: non possiamo accettare che la Germania trascini l’Europa nella sua strategia anti-occidentale. E Berlino lo sta facendo, anche usando la posizione di prima potenza europea per moltiplicare la sua forza nazionale e così diventare interlocutore alla pari nella relazione G3 con Pechino e Washington. Questo non possiamo lasciarglielo fare. Invito gli italiani e gli altri europei a porre in questi termini la nuova questione tedesca. L’Italia ha i difetti che ben conosciamo, dobbiamo correggerli, e fino a che non ci riusciremo meriteremo di essere chiamati “spaghetten”. Ma questo non ci toglie il diritto di rilevare i difetti dei tedeschi e di rispondere: “idioten”. Chiarito il punto, cerchiamo di metterci d’accordo. Ma alla pari, non noi sotto.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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