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Carlo A. Pelanda

Lettere a CP del 2003

20/12/2003

Quella che segue è una lettera aperta al ministro Castelli, inviata da un gruppo di semplici cittadini preoccupati della possibilità che si tenti di decretare la morte civile per Igor Marini. Prim'ancora della magistratura, è la grande stampa nazionale ad avere deciso che la 'gola profonda' del caso Telekom Serbia sarebbe un mitomane, un personaggio assolutamente inattendibile. Se così fosse, ogni vero garantista dovrebbe avere a cuore il suo affidamento a una struttura diversa dal carcere; tuttavia, è importante rifuggire in egual misura dall'altra grande ipocrisia che vorrebbe ridurre l'intera vicenda a un problema di responsabilità politiche, per quanto gravissime, escludendone a priori gli eventuali risvolti di carattere penale per un gruppo di personalità pubbliche, che hanno avuto finora buon gioco, grazie al potere mediatico 'amico', nel negare le suddette responsabilità.
Caro Ministro, se il termine 'garantismo' non serve a definire il tornaconto di chi amministra la giustizia, ma il complesso di garanzie spettanti all'imputato, proprio il caso del signor Igor Marini, per il forte impatto mediatico e le polemiche generate negli ultimi mesi con le sue pretese rivelazioni, merita quel rispetto insito in una posizione che, lungi dall'essere ideologica, riflette appieno la coscienza di un modello giuridico al servizio dell'uomo (parafrasando l'altissima lezione evangelica, non l'uomo è fatto per la norma, bensì la norma per l'uomo).
A noi interessa che il medesimo non venga prevaricato da una gestione dell'intera vicenda processuale pregiudizialmente punitiva nei suoi confronti, indotta, più che dalla gravità delle sue affermazioni, dal contesto e dall'appartenenza partitica dei nominativi da lui chiamati in causa.
Pur non essendo operatori del diritto, dubitiamo che, per le ipotesi di reato ascrivibili al soggetto in questione (cui da poco è stata contestata una fattispecie invero singolare quale l'autocalunnia), non vi sia stata sproporzione nell'applicare la custodia cautelare, soprattutto in considerazione di analoghi ricorsi allo stesso istituto intervenuti in casi similari.
Ignoriamo quali siano gli effettivi margini concessi al dicastero da Lei retto riguardo alle eventuali contromisure da adottare nel frangente; avvertivamo tuttavia il dovere di segnalarLe la nostra preoccupazione, umanamente compresi del dramma di un nostro concittadino, che potrebbe avere bisogno dell'aiuto di altre professionalità da quella di un gruppo di magistrati, oppure di un'attenzione maggiore verso quanto finora attestato, senza peraltro che la sua libertà personale debba ulteriormente soffrirne.
Con stima e fiducia,
Cristina Agnello - Torino
Donato Albino - Ginevra
Anna Bono - Ivrea (TO)
Antonio Bozzetti - Roma
Augusto Buonafalce - S. Terenzio (SP)
Laura Caramia - Mesagne (BR)
Claudia Castellani - Roma
Giovanni Piero Clementi - Cameri (NO)
Mario Coccia - Genova
Angelo Coluzzi - Bologna
Anna Dal Prato - Castenedolo (BS)
Sergio Dubini - Mestre (VE)
Teresa Genova - Roma
Laura Lodigiani - Firenze
Ettore Lomaglio Silvestri - Curno (BG)
Antonio Loro Milan - Biella
Roberta Mandelli - Genova
Maria Grazia Mantovani - Mestre (VE)
Giorgio Miovich - Livorno
Giovanni Maria Mischiati - Torino
Giuseppina Monti - La Spezia
Massimo Pastore - Livorno
Bruno Pistone - Arese (MI)
Beppe Severino - Pisa
Anna Maria Sommariva - Torino
Giovanni Oscar Sommariva - Moncalieri (TO)
Carmelo Zicari - Spinea (VE)
Davide Zoppi - Bonassola (SP)

15/12/2003

IL VUOTO INTORNO AL PRESIDENTE
Sarà un'impressione, e francamente lo spero.
Sarà ma moltissime notizie fanno pensare che i nemici più pericolosi del Presidente Berlusconi si annidino proprio tra i suoi amici.
Molti hanno gettato fango sulle esternazioni del Ministro Umberto Bossi cercando di coprire le proprie manovre losche contro il Premier.
Da molto tempo si indica Casini come naturale successore di Berlusconi, Segni e Scognamiglio con la nuova associazione politica dei Liberaldemocratici si dichiarano apertamentamente dalla pagine di un noto quotidiano come successori dell'attuale Premier.
Il Buon Sandro Biondi e Raffaele Costa si stanno da tempo movendo creando una nuova entità politica, sempre all'interno della casa delle libertà, ma pur sempre indipendenti CASE DEL CITTADINO sotto l'aurea dicitura di LIBERISMO POPOLARE.
Correnti, correntine e correntoni all'interno del partitone che ha vintole più recenti elezioni politiche sono le stesse che ne stanno decretando forse la stessa fine, grazie ad inutili frammentazioni opportunistiche? Non lo so ma l'impressione non è certo buona.
C'è evidente una volontà di creare una CULTURA DI DESTRA, è stato sventolato ai quattro venti questo termine. Ricordo benissimo che questa cultura, prevedeva un Manifesto da firmare, ricordo benissimo anche che si sono programmati alcuni convegni che avrebbero dovuto coinvolgere tutta la casa delle libertà ed invece ...... ricordate ....... nel giro di pochi giorni di distanza ne furono organizzati ben due, uno da Forza Italia ed un altro da Alleanza Nazionale.
L'incrinatura che più mi preoccupa è l'attuale esternazione del VicePremier che inspiegabilmente si pone all'attenzione di tutto il mondo politico cavalcando addirittura un cavallo di battaglia della SINISTRA. Risultato, sgretolazione e malcontento anche in AN, crescita di popolarità nella Lega, comunque sempre fedele ai suoi propositi. E tutto ciò si va inevitabilmente a sommarsi a quanto elencato in precedenza. Senza considerare poi la pessimistica idea ampiamente descritta su LIBERO in cui il partito dei Giudici abbiano trovato il modo per incastrare definitivamente Berlusconi.
Non so voi ma, sommando il tutto viene da spaventarsi.
Per quanto riguarda la cultura di Destra sono arci-convinto che il volume LA SCONFITTA DELLE IDEE di Marcello Veneziani farebbe bene a tutti indistintamente, destra sinistra centro e altro. Se non altro è un volume che fa' riflettere non poco.
Marcello Dell'Utri è degno di nota indubbiamente per l'elevata qualità e quantità di progetti culturali promossi e portati a termine. La Biblioteca di Via Senato a Milano è senza dubbio uno dei punti di ritrovo intellettuali di maggior spicco in tutta la penisola. IL Circolo di Via Marina promuove incontri , dibattiti e CUltura nel senso più ampio ed autorevole del termine. Il DOMENICALE è l'ultima creazione del mondo Dell'Utri ed è una sfida editoriale senza precedenti per qualità.
Tutto qui, questa è solo il mio pensiero odierno.

ALBERTO MOIOLI

14/12/2003

credo che abbiamo assistito a due successi per la causa della democrazia occidentale. Il primo è naturalmente la cattura di Saddam Hussein. Il secondo è la sconfitta dell’approccio “centralistico” verso una Europa politica.
Credo che sarebbe ora di cavalcare quest’ondata di successi per la democrazia occidentale nel mondo ed aiutare la nascita di un programma di rinnovamento politico genuinamente occidentale per le prossime elezioni europee.
1. Nessuna “carta costituzionale” potrà nascere senza essere negoziata dai governi e successivamente confermata con apposito “referendum” in tutti i Paesi coinvolti,
2. Nessuna “estensione geo-politica” dell’Unione Europea potrà avvenire senza previa accettazione della “carta costituzionale” legittimata come sopra. Ciò deve valere anche per la “carta costituzionale” in via di preparazione in sede nazionale. Un tale approccio darebbe spazio alle ispirazioni più liberali (Jeffersoniane) della Lega e rafforzerebbe la democrazia e la legittimità delle nuove istituzioni liberali ma di “carattere federale” (di cui tutti parlano con volontà “centralista e mistificatoria”) in Italia,
3. Tutti i Paesi che ne accetteranno liberamente la “carta costituzionale” avranno diritto ad essere accolti nell’Unione Europea. “Europa” in altri termini è adesione alla “civiltà occidentale” e non a superati confini storici, religiosi e culturali. Io mi sento da sempre più “Americano” in grazia della “carta costituzionale” USA (che condivido profondamente) più che non “Europeo” per colpa degli abusi nazionali imposti a quei principi (occidentali e nati nel 1776) dalla “rivoluzione francese” (affermata nel 1789 ed esportata con varie vicissitudini illiberali in tutt’Europa nel corso dei due secoli trascorsi),
4. In grazia del punto precedente sono certamente ed autenticamente parte della “civiltà europea” sia gli USA che Israele. Con una tale approccio si potrà superare l’ONU con una istituzione ad esso interna che possa gradualmente crescere con libera adesione ad includere nazioni “liberate” da principi ispiratori anti-occidentali.
Carlo Vitali

14/12/2003

Hanno preso un abbrutito, un barbone, un uomo senza nemmanco l'orgoglio di tirarsi un colpo in testa per avere una morte degna dopo una vita indegna.
Dopo l'etica gli è mancata anche l'epica. La fosca leggenda del Raìs si è dissolta in un 'buco di ragno', una tana fetente con un materasso pulcioso e una valigia piena di dollari, la valuta dell'odiato nemico. Saddam non ha reagito, si è lasciato catturare come un qualsiasi camorrista di terza fila, si è financo mostrato 'collaborativo' con i suoi carcerieri (che significa, in nome di Allah?). Gli è andata di lusso, almeno per il momento, giacché i primi a individuarlo sembra che siano stati i peshmerga curdi, che forse qualche motivo per fare giustizia sommaria lo avrebbero avuto... infatti, a prenderlo in consegna sono stati gli uomini a stelle e strisce, i cui commilitoni hanno subito in otto mesi uno stillicidio di agguati e di imboscate in suo nome (se per suo conto è ancora tutto da stabilire), tale da far inabissare sotto un cumulo di maledizioni profondo come l'Inferno scorze più dure dell'ex satrapo di Baghdad. Quasi venticinque anni di terrore, inaugurati con i comunisti rivali del Baath impiccati ai lampioni e culminati nelle mattanze chimiche nel nord del Paese, passando attraverso i militari bambini scaraventati a morire contro i loro coetanei iraniani, hanno ricevuto il sigillo nello sguardo cimito di un grottesco Babbo Natale alla rovescia, non venuto giù per un camino, ma tirato su per una botola: l'ombra morta di un portatore di morte cresciuto sull'equivoco tutto occidentale di un terzomondismo 'laico' in grado di proporsi come alternativa alla cattiva coscienza delle antiche potenze coloniali. Non un cannibale megalomane come certi dittatori africani alla Amin Dada o alla Bokassa, piuttosto un ambizioso e determinato leader, magari un po' autocrate, convinto assertore di un salutare nazionalismo panarabo, ma non alieno dallo stipulare interessanti contratti petroliferi con multinazionali di tutto il mondo. Khomeini e l'infezione integralistica erano ancora di là da venire. Eppure Saddam era cresciuto nell'ammirazione verso Hitler e con la segreta aspirazione di emulare zio Peppino Stalin: due numi tutelari abbastanza ingombranti da far sospettare gli sfracelli che ne sarebbero derivati. Ecco, se c'è qualcosa di positivo nella cattura di Saddam (c'è, c'è, mannaggia se c'è!), è nell'avere rivelato l'intima essenza dell'uomo, che già sospettavamo: il Raìs feroce e spietato si è scoperto un gran vigliacco (nessuna capsula di cianuro da rompere con i denti), contento di avere salvato per adesso la ghirba. Gli orfani di Saddam sono da ieri due volte orfani: forse non sapremo mai se davvero lo abbia tradito la moglie, per voglia di taglia o per desiderio di vendetta femminile, ma certo anche soltanto l'ipotesi che ciò sia avvenuto demolisce la figura del figuro. Cornuto e mazziato. Non aspettiamoci un processo alla Milosevic: se gli USA manterranno la mezza promessa di consentire agli iracheni di giudicare Saddam e i suoi gerarchi (tutti tutti?), magari con il concorso di qualche Del Ponte pescata dalle liste di disoccupazione, sarà difficile che la grinta di Slobo trovi un emulo nel fantasma in fondo al pozzo.
Giovanni Maria Mischiati - Torino

9/12/2003

Caro Professore,
complimenti per l'articolo di oggi sulla famiglia, credo che un liberale come Lei abbia evidenziato aspetti che dimostrano come laici e cattolici possano costruire insieme qualcosa di buono.
Mi permetta evidenziare sulla famiglia un' aspetto che senz'altro era presente nell'articolo e cioè il fattore determinante della famiglia: l'educazione.
L'attacco portato alla famiglia da qualche decedennio sia dalla cultura marxista come sul versante del liberalismo ( pensi lla valanga dei film americani tutti conditi da divorzi e separazioni) porterà gravi conseguenze sulle singole persone e sulla struttura sociale.
I primi ad avere bisogno di formazione sulla politica per la famiglia dovrebbero essere i nostri amministratori. Si faccia carico di questa necessità.
La ringrazio ancora con molta stima.
Giorgio Facci

9/12/2003

Caro Professor Pelanda
Fino a pochi anni fa le parole “cattiveria”, “crudeltà” sembravano dimenticate, superate, usate solo nelle favole per bambini… Purtroppo non è così.
E’ risaputo che chi maltratta i bambini spesso ha subito violenze da piccolo.
Invece è meno noto, perlomeno lo era per me, che esiste un fenomeno analogo anche per i popoli. Le vittime, qualche volta, diventano poi i mostri.
Esempio: La rumena coppia Ceaucescu, trucidata nel 1989, è stata una coppia di mostri, una piaga per il proprio popolo. La stampa internazionale ne ha parlato spesso.
Ebbene: Rendiconto pubblicato su Il Giornale del 7 dicembre 2003: gli atti di crudeltà commessi sui cani randagi in Romania vanno al di là di ogni immaginazione. Chi lo dice non ne fa una colpa agli abitanti locali. Dice semplicemente che hanno sofferto troppo. Poi alla TV c’è stato il Porta a Porta di Bruno Vespa dell’8 dicembre 2003 sulle prostitute extracomunitarie che battono il marciapiede in Italia. Con precisazioni tragiche (da parte delle dirette interessate ma anche di uno studioso italiano) sulle percosse, mutilazioni e uccisioni inflitte, dai propri connazionali e con estrema crudeltà, alle rumene che si ribellano, fuggono, comunque sgarrano. Stranamente c’era una scrittrice che contestava, sostenendo, in modo chiaramente semplicistico, che le presunte schiave devono aver la forza di non accettare i soprusi, ecc. A dimostrazione di ciò portava avanti la propria storia. Ma lei (la scrittrice) era bulgara…
Sarebbe assurdo accusare la Romania e i Rumeni in quanto tali. Potenzialmente la violenza, la cattiveria esiste dappertutto, spesso come strana conseguenza di atti tremendi subiti in precedenza. Troppe volte filtrano strane notizie (per usare un eufemismo) provenienti da altri luoghi, anche insospettabili (agli occhi di taluni) come dalla grande Cina. Per non parlare dei bambini rapiti in Africa centrale per essere trasformati in soldati schiavi, temuti poi per la loro indicibile crudeltà.
Chi può “rimediare”? I politici, le istituzioni, la cosiddetta comunità internazionale? Quelli seri fanno del loro meglio ma i condizionamenti sono tantissimi… Quindi anche tutti noi, persone di buon senso, dovremmo mobilitarci, unirci in una società trasversale pronta ad agire concretamente.
Come?
Per chi può, andando sul posto (come la signora dei randagi in Romania… guai a criticarla sotto il pretesto che bisogna prima pensare ai cristiani, ognuno fa quello che si sente di fare, il che dipende dalle circostanze…).
Oppure facendo pressione verbale sugli industriali che delocalizzano in Romania, ma non solo, perché s’impegnino a livello locale per l’economia di prossimità (allo scopo di far scattare il “moltiplicatore degli investimenti” lì, sul posto). Ha ragione il Buon Governo: battendo la miseria, si batte anche la sopraffazione, lo sfruttamento sotto le sue forme peggiori… Come diceva anche un imprenditore italiano in uno dei tanti dibattiti televisivi, è controproducente puntare semplicemente a riesportare in Italia, e negli altri Paesi ricchi, i prodotti fabbricati in Romania ed altrove, perché così facendo la delocalizzazione si riduce a squallido business fine a se stesso, senza benefici significativi per i locali (se non quello di non morire di fame… già qualche cosa direbbe il Cinico…) e con l’effetto boomerang della concorrenza indotta a scapito delle attività produttive nel Paese di origine.
O ancora rastrellando fondi presso i “ricchi”, non solo per azioni umanitarie ma anche per sostenere le iniziative costruttive sul posto nel senso accennato prima. Ognuno può contribuire mettendo volantini sui tergicristalli delle macchine in sosta nella propria zona di residenza. Io sono pronto a farlo.
Qualche visitatore del sito mi risponde? (sul sito stesso o al sottostante numero di mail). Oppure ci sarà il solito muro del silenzio, magari con qualche commento sarcastico qua e là.

Ciao!
Max Ramstein

2/12/2003

Caro Professore,
complimenti ancora per i suoi editoriali su l'Arena.
Abitando a Verona l' Arena è lettura obbligata ma, di solito, per quanto riguarda gli articoli editoriali riesco raramente ad andare oltre il primo paragrafo.
Spesso gli editoriali dell' Arena sono la prosecuzione dell'omelia domenicale del vescovo.
Oggi ci siamo anche sorbiti il procuratore, giudice, sindacalista nonchè legislatore in pectore e nostro concittadino Condorelli, che ci apriva gli occhi sulla grave minaccia che il Ministro Castelli costituisce per la libertà.....
I suoi articoli invece sono molto ben fatti e li leggo sempre molto attentamente e con piacere.
Un paio di domande su l'articolo di ieri su l' euro.
Qualcosa mi sfugge, questa volta. Questa volta non mi è chiaro sul perchè il dollaro sia così basso rispetto all''euro.
C'è sì un differenziale nei tassi, ma è veramente minimo e inoltre il differenziale sui tassi reali è probabilmente ancora più esiguo. Inoltre, come sottolineato nell'articolo, non è così semplice come spesso si crede per un governo, vedi l'amministrazione Bush in questo caso, influenzare la valuta, tali e tante sono le masse monetarie in gioco. Ed anche i famosi twin deficits ci sono sempre stati anche in passato ed anche più grossi ed il dollaro, se ricordo bene, era forte lo stesso.
Questa volta c'è qualcosa che mi sfugge c'è qualche altro fattore messo in gioco dalla avvento dell'euro.
Forse prima al dollaro non vi erano alternative diciamo "geopolitiche" mentre adesso forse c'è l'euro ? Che ne pensa ?
Oppure il fattore Iraq ?
Saluti e scriva più spesso sull' Arena. Purtroppo il Foglio e il Giornale non riesco a leggerli tutti i giorni.
Paolo R.

27/11/2003

Caro Pelanda
In merito all’ultima lettera che le ho inviato, mi sento in dovere di correggere la parte in cui lamentavo il fatto che nessuno prendesse provvedimenti contro i fanatici islamici presenti nel nostro paese. Il Ministro dell’Interno Pisanu invece, due giorni dopo, ha espulso l’Imam di Carmagnola e altri sette pazzi criminali come lui. Speriamo sia l’inizio di una vera e propria opera di “pulizia” contro quanti vorrebbero imporre all’Occidente, con la violenza e il terrore, il credo islamico. Ora mi aspetto che vengano chiuse anche quelle moschee o sedicenti centri di cultura islamica dove si fa proselitismo in favore del terrorismo.
Americo Mascarucci - Viterbo

24/11/2003

Le point international pefirapp@hotmail.com n°16 du 22 oct 2003

Nel 1980, più di vent'anni fa, c'era il democristiano Forlani al Governo e il debito pubblico era di 283.000 miliardi. Era ministro del Tesoro l'economista Andreatta mentre Ugo La Malfa era ministro del Bilancio e veniva chiamato Cassandra perché continuava a prevedere sciagure economiche se non si fosse subito ridotto l'indebitamento. Aveva iniziato, giustamente, a tuonare fin da quando il debito era di 4 mila miliardi ed aveva ragione nel dire "così chissà dove si va a finire". I nemici lo bollavano dicendo che lui l'opposizione la faceva stando nel governo e invece era una voce seria, una coscienza critica inascoltata.
Nel 1981/82 c'era il repubblicano Spadolini e il debito fu di 361.000 miliardi.
Divenne poi presidente del Consiglio Amintore Fanfani, democristiano di sinistra, seguace di Dossetti, e il debito salì ancora.
A dirigere il governo arrivò Craxi nel maggio del 1983 e vi rimase fino al 1987. Intanto il debito pubblico s'impennò fino a 910.000 miliardi perché il nuovo corso socialista aveva ideato di non chiedere più alla Banca d'Italia di battere moneta a copertura, ma sostenne l'idea dei titoli di Stato che certamente drenarono liquidità del mercato, deflazionando gli eccessivi interessi bancari, però creavano interessi su interessi. Un anatocismo che è stato un lievito veloce per i nostri conti.
Con De Mita nel 1988, infatti, superò il milione di miliardi. Era, allora, Amato ministro del Tesoro e Ciampi, che rivestiva l'incarico di Governatore della Banca d'Italia, emise un grido d'allarme incitando a norme chiare e a sforzi più concreti sul rientro di bilancio per evitare un vero fallimento. E il rientro vi fu ? Ma nemmeno per sogno. Anzi Ciampi stesso divenne presidente del Consiglio nel 1993 senza che il debito pubblico facesse un balzo indietro. Ma anche i comunisti e la sinistra tutta, pur insistendo sempre più sulle spese a carattere sociale, stigmatizzava l'indebitamento come un grave peccato governativo. Poi quando D'Alema stesso divenne l'inquilino di Palazzo Chigi il problema non si risolse di certo. Insomma su quel problema ci sono passati tutti e nessuno ha fatto sostanzialmente nulla.
Abbiamo poi superato i due milioni di miliardi e oggi, sinceramente, non so con esattezza quanto sia oltre questa vetta perché la stampa non ne parla più, come se fosse un problema inesistente. Come se l'Unione Europea l'avesse fatto proprio introducendo l'euro. Invece non è vero, esiste eccome.
Ogni anno si promette un contenimento della spesa pubblica e poi si sfora alla grande perché tutti vogliono soldi. I ministri per i loro ministeri, le Regioni che si stanno dilatando, gli industriali e gli armatori, gli artisti e i cinematografari, teatranti ed editori, le associazioni italiane, utili e inutili, enti che dovevano essere soppressi e che invece ancora esistono, contributi nazionali e aiuti all'estero, sprechi a più non posso. Il meridione poi non smette mai di chiedere da cinquant'anni a questa parte, e più riceve e più lamenta povertà. Dobbiamo importare mano d'opera dall'estero e a Napoli esistono "i disoccupati organizzati" che vogliono sussidi e il posto pubblico. Un'anomalia che forse non esiste in nessun altro Paese del mondo.
Contributi, indennità, soldi per tutti e le tasse si finge di ridurle o di contenerle, ma in realtà aumentano come le tariffe pubbliche, come aumenta un'inflazione sicuramente superiore ai dati ufficiali, e lo vediamo tutti i giorni negli acquisti.
Eppure abbiamo un articolo della Costituzione, l'81, che è fatto apposta perché non escano leggi senza copertura di spesa, voluto a suo tempo da Einaudi e da chi la pensava come lui, perché secondo il grande economista liberale, il bilancio dello Stato doveva ogni anno essere correttamente in pareggio. Tanti soldi incassati, tanti spesi.
Ma Einaudi non aveva previsto il compatto partito della spesa trasversale, privo di colori propri e agguerritissimo, che se ne frega del proporzionale o del maggioritario, della sinistra, della destra o del centro. Vuole spendere, incurante che in economia esiste il detto secondo cui o lo Stato si mangia il debito pubblico o il debito pubblico si mangia lo Stato. Il fatto d'essere in Europa non mi pare ci possa salvare da questo destino. Abbiamo anche visto come vengono facilmente scavalcati i patti europei di contenimento del deficit. Se lord Keynes potesse sapere quanto sono state travisate le sue teorie di deficit spending, si vergognerebbe anche d'averle solo pensate.
Chissà se lassù, incontrando Einaudi, non diventa rosso di vergogna per non aver spiegato bene che la sua ricetta economica ha una valenza transitoria, limitata ai periodi di grave stagnazione e non dura incessantemente, con validità in ogni stagione.
Ma l'Italia se ne frega davvero delle teorie Keynesiane e di quelle di Einaudi. Il partito della spesa è troppo forte e troppo trasversale. Tremonti è arrivato al Governo con delle idee finalmente chiare e in qualche modo rivoluzionarie, ma di fronte a tale enorme partito privo di bandiera è stato costretto a cambiare rotta non appena evidenziate, per non naufragare e con tutto ciò si è procurato una consistente quantità di nemici giurati. Tenga duro ministro Tremonti, se non le hanno fatto cambiare radicalmente la rotta, almeno ogni tanto le dia un'aggiustatina e non stacchi le mani dal timone.
Cordialmente.

Genova, 24 nov 2003
Giglio Rossi

22/11/2003

Edition italienne , «per gli amici» 36, Ch. des Crêts des Champel, 1206 GENEVE

 

RIMEDI SGRADEVOLI ALLA SCARSA COMPETITIVITA’

dI Livio Magnani

Nell’ultimo Bollettino Economico, impopolare appare la diagnosi del Servizio Studi della Banca d’Italia sulla capacità competitiva italiana. Vi si legge che: “Nel primo semestre 2003 le componenti estere hanno nel complesso frenato l’espansione del pil per 2,3 punti percentuali…..La competitività dell’Italia ha risentito, oltre che dell’apprezzamento nominale effettivo dell’euro …..di una dinamica sostenuta del costo del lavoro per unità di prodotto nell’industria, a sua volta riconducibile alla diminuzione della produttività.”. Roba da far sbavare i vari Epifani, tanto più che è esattamente l’opposto di quanto accade negli USA dove il dollaro si indebolisce e la produttività aumenta!

Chi si lamenta del minor sviluppo italiano cerchi di immaginare un’economia guidata soprattutto dall’esportazione ed ora stretta dalla morsa di un cambio sempre più sfavorevole e di un costo del lavoro che cresce a senso unico senza mai poter diminuire, ossia adeguarsi alla congiuntura sfavorevole. La regola in base alla quale le retribuzioni, le pensioni ecc. non possono mai flettere continua a restare un ciquantennale tabù sindacale, talchè le nostre piccole e medie imprese reagiscono al calo della domanda riducendo utili e produzioni e poi, se non sanno od osano riconvertirsi per produrre diverso, chiudendo i battenti.

Secondo un sondaggio congiunturale della BI le imprese avrebbero intensificato gli sforzi per sostenere i fattori di competitività diversi dal prezzo: in particolare attraverso interventi sulla gamma dei prodotti offerti sui mercati esteri. A parte la fiammata dell’esportazione di ottobre (+6.3%), sinora i risultati sono stati modestissimi. La rivalutazione dell’euro ed il deprezzamento del dollaro sono stati subiti piuttosto passivamente dalle imprese esportatrici italiane, laddove sarebbero stati necessari cospicui investimenti di pubblicità per creare nuovi bisogni e di riconversione per produrre articoli nuovi e migliori. Se oggi, con la ripresa americana, non constateremo un rilancio delle nostre vendite in quel paese 8-13,2% nei primi dieci mesi), davvero sarà il caso di proporre una generale revisione del sistema dei contratti collettivi di lavoro. Questo bisogno è oggi sentito più di prima, perché l’esportazione italiana si dirige per quasi il 50% extra-euro talchè taluno ha proposto di legare parte dei salari al cambio euro-dollaro. Per chi ha sempre combattuto la scala mobile questi automatismi paiono assurdi. E’ necessario invece consentire un graduale passaggio a contratti di lavoro individuali più elastici come premessa ad un sistema che abbandoni gradualmente l’egualitarismo per premiare i rendimenti non con nuove norme, ma a libito dei datori di lavoro, quale premio alla collaborazione tra capitale e lavoro. E’ una scelta antitetica ai canoni della lotta di classe e già mi sembra di sentire gli ululati e gli improperi dei sindacalisti che fondano il loro potere sui contrattti collettivi. Ma sarebbe una scelta coerente all’obiettivo di massimizzare lo sviluppo economico, anziché mangiare il fieno quando è ancora in erba.

22/11/2003

Egr. Prof. Pelanda,
ho letto con particolare interesse il Suo articolo "Il Marocco nella UE" comparso su Il Giornale di oggi 22 novembre. Condivido per la maggior parte tutto ciò che Lei afferma, ma mi permetta di essere molto dubbioso e scettico sul fatto che esistano Paesi musulmani moderati o musulmani moderati. I musulmani anche se apparentemente "laici" praticano una religione-politica che predica la conversione degli "infedeli" ovunque e comunque (intendendo per comunque = con qualsiasi mezzo). Secondo la mia modesta opinione sono tutti - i moderati - solamente "dormienti", quando arriverà il momento risponderanno tutti anche con azioni singole alla "chiamata": islamizzare l'aborrito, corrotto, demoniaco Occidente, di cui tuttavia vogliono goderne il benessere. L'immigrazione è uno dei mezzi (la si può camuffare come si vuole: bisogno di manodopera, lavori che gli Italiani non vogliono più, fuga dalla miseria, ricerca di un futuro migliore - allora perchè non si rimboccano le maniche e lo cercano nel loro Paese d'origine. Qui da noi hanno solo pretese: casa, lavoro, sanità, scuole, benessere) e la cosiddetta integrazione è solo un pretesto opportunista. Quando, e speriamo mai, ai mussulmani verrà dato il diritto di voto potrebbero essere così tanti da mettere in serio pericolo la stabilità e le istituzioni del nostro Paese (nemmeno la Francia che con gli arabi ci va a braccetto e l'Inghilterra hanno dato il voto agli immigrati, perchè noi dovremmo comportarci in modo diverso, solo per opportunismo politico ?). Come può esserci integrazione, quando i musulmani pretendono di imporre la loro religione e le loro tradizioni: basta guardare i drammatici fallimenti dei matrimoni misti (per fortuna pochi) dove alla donna (moglie) viene negato qualsiasi diritto (vero e proprio plagio) e i figli vengono allevati secondo il credo islamico; basta vedere quello che succede nelle nostre scuole e come la diversità e la mancata integrazione sia bollata di razzismo. In Israele, ebrei e palestinesi hanno cominciato a massacrarsi anni fa quando qualcuno ha avuto la brillante idea di dare una patria ai palestinesi che fino a quel momento vivevano in una sostanziale reciproca pace (non si dimentichi che gli ebrei buona parte della loro terra se la sono comprata proprio dagli arabi che gliela hanno venduta e che la hanno difesa e continuano a difenderla strenuamente a prezzi altissimi di sangue) in una terra che era di condivisa da entrambi. Il fondamentalismo islamico va stroncato alla radice, perchè questo è intrinseco nella mente e nel cuore di ogni musulmano anche se non lo professa apertamente Lei sostiene che l'ingresso di Paesi musulmani moderati come il Marocco, la Tunisia, la Turchia e perchè no, forse anche l'Algeria, potrebbe modificare "il modo superficiale di pensare che si nota in troppi", mi pernetta con tutto il rispetto di dubitarne.

Con cordialità e stima
Edoardo Vitali

21/11/2003

La tremenda società americana.
Caro professore
Sono d'accordo col signor Domenico Cortese.
La società americana e la stampa anglosassone e quindi anglo-americana sono certamente le peggiori del mondo.
Escluse, chiaramente, tutte le altre.
Anche l'impero americano che insiste a non avere colonie ma ad importare dai paesi "emergenti" sfruttandone il sudato lavoro dovrebbe smetterla.
Almeno finalmente invece di emergere "sommergono" e ci leviamo il pensiero.
Il signor Cortese sarà certamente tenuto in America incatenato al letto, gli è proprio impossibile fuggire.
Come è più bella e pura una sana ideologia piuttosto che una tormentata coscienza!.

Cordialità.- G. Pinciroli

21/11/2003

Caro signor Pelanda
si è mai chiesto quante cose abbiamo perso con questa democrazia?
Pensi a tutti i piatti di orecchiette con la ricotta di Foggia che Marcello Veneziani avrebbe fatto preparare se -invece di impugnare la penna- avesse impugnato la zappa.
Pensi al grano che sarebbe cresciuto nelle pianure del Tavoliere se Veneziani avesse governato alla semina invece che al Consiglio di Amministrazione della Rai E cosi' invece di un buon contadino ci ritroviamo una persona che inquina il mondo con la cartaccia che produce e che -per arrivare al 27 di ogni mese -mette i timbri della censura sul sedere di chi gli dicono.
Con questa destra da saldi ci si puo' solo annoiare. Dato che l'eterno ritorno della dc è ancora lontano non ci resta che diventare Imam e farci dichiarare persone indesiderate per svernare nell'emisfero australe a spese della Digos.

saluti cordiali
Ferrante Formato

21/11/2003

Insegnanti guastalutto
Lettera aperta al Ministro Moratti: Martedì scorso nel cortile della scuola pubblica dove io insegno sono stati commemorati i soldati italiani che hanno perso la vita in Iraq. Una cerimonia breve, dignitosa e commovente in presenza di alcuni carabinieri locali: l'inno nazionale a suon di tromba, i nomi dei soldati caduti pronunciati dai bambini della scuola elementare, e qualche minuto di silenzio. Immagino che la stessa scena si sarà ripetuto nelle scuole di tante città in tutto il Paese. Anche se per un giorno solo, si auspicava che almeno nel lutto ci saremmo sentiti tutti italiani. Ma immagino pure che, come nella mia scuola, anche nelle altre, saranno successi degli episodi di guastalutto, come quelli raccontatimi da alcuni genitori confrontatisi con lo sgomento dei propri figli di cui porto qui solo due esempi:
Tornando in classe dal cortile, con dei buoni pur se tristi sentimenti nel cuore, i bambini di una classe della scuola elementare si sono sentiti dire dalla propria maestra: "Se fosse per me, io non vi avrei mai portati in cortile. Sono stata costretta a farlo dal preside."
Nel liceo, invece, il giorno dopo, commosso dalle cose alla quali aveva assistito, uno studente con una bandiera tricolore ha chiesto ai suoi compagni di classe, "Che ne dite, appendiamola qui nella nostra classe?" Mi dicono che la risposta è stata un "sì", unisono. In quel momento è entrata l'insegnante di storia, che ha schiacciato il loro progetto con il commento, "Piuttosto appendete la bandiera di Che Guevara!"
Che ne dice, Signora Ministro, ci pensa Lei a prendere dei provvedimenti riguardo ai suoi dipendenti? O è meglio che ci pensi Pisanu a procurare loro un biglietto di solo andata per Cuba, dove si troveranno senz'altro meglio?

Sandra Giovanna Giacomazzi
www.giogia.com
http://www.upublish.com/books/giacomazzi.htm

16/11/2003

Caro Pelanda
ieri mi trovavo a Roma e mentre ero al volante della mia auto, fermo ad un semaforo, ho notato un manifesto dei Comunisti Italiani. Il segretario Oliviero Diliberto appariva sorridente accanto ad un altrettanto sorridente Yasser Arafat. Sotto le foto dei due ridenti personaggi sopra citati appariva affiancata all’emblema del partito una grande scritta: < CON ARAFAT >.
Ora, io capisco che l’onorevole Diliberto e tutta la schiera dei suoi compagni di parrocchia hanno bisogno di visibilità in vista delle elezioni europee, soprattutto ora che hanno deciso di correre autonomamente, però ritengo che a tutto debba esserci un limite.
Mentre in Europa sta crescendo in maniera esponenziale il virus dell’antisemitismo; mentre in Iraq i nostri soldati sfuggiti all’attentato di Nassirya rischiano continuamente la vita per colpa di pazzi criminali convinti di guadagnarsi il paradiso ammazzando senza pietà i nemici dell’Islam; mentre in Italia fanatici islamici minacciano attentati ai nostri danni profetizzando le peggiori sciagure senza che nessuno li prenda a calci e li cacci dalla nostra terra; mentre avviene tutto ciò un ex Ministro della Repubblica non trova di meglio da fare che farsi fotografare accanto a chi, con quegli stessi terroristi, ci va a braccetto.
Il signor Arafat ha forse condannato la strage di Nassirya? Ha speso parole di comprensione per i nostri soldati massacrati in Iraq? Si è forse degnato di inviare un telegramma di condoglianze al Governo Italiano? Niente di tutto questo come ovviamente non c’è stata solidarietà per le vittime di Istanbul. Il signor Arafat è un criminale come lo sono i kamikaze che compiono gli attentati in Medio Oriente che lui si è sempre ben guardato dal bloccare. L’onorevole Diliberto si vanti pure di essere amico di Arafat, come hanno fatto in passato anche molti altri politici di tutti i partiti. Però io, come italiano, mi permetto di dire ad alta voce che questi signori mi fanno schifo.
Americo Mascarucci - Viterbo

10/11/2003

Ma lei si rende conto delle cose che va dicendo alla stampa??? (riferendomi all'intervista concessa al portale Virgilio).
Mi viene il dubbio che lei viva davvero negli Stati Uniti.....o almeno che esca raramente dalla sua aula universitaria e che quindi la sua conoscenza delle "cose americane" sia puramente accademica...
Mi rendo conto che per ragioni di "marketing" e di prestigio lei debba cercare di mantenere il mito a stelle e strisce di una parte della societa' Italiana contribuendo cosi' ad alimentare fantasiose idealizzazioni da parte dei nostri connazionali che sognano l'altra sponda dell'atlantico, tuttavia mi senbra che lei abbia davvero esagerato.
Come fa ad affermare le presunte "doti" della stampa statunitense????
Anche agli occhi di un'adolescente sono evidenti le incredibili manipolazioni dei media americani attraverso l'intero spettro politico. Il livello di corruzione e "prostituzione politica" in questo paese e' tale da far sembrare Mani Pulite un furto di caramelle tra bambini al confronto.
Assenza di interessi particolari??? questo punto, guardi, si commenta da solo....ma su una cosa ha ragione non sono interessi tanto occulti, anzi sono proprio alla luce del sole ben avvolti in una "fodera" di retorica da fare invidia ad un famoso ventennio di cui lei avra' senza dubbio sentito parlare....credo che in Italia un livello di retorica simile farebbe sorridere anche gli strati meno istruiti della popolazione.
La disattenzione degli Americani nei confronti di quello che realmente succede nel loro paese ed il livello di "anestesizzazione" dell'opinione pubblica ha dell'incredibile.
Per non parlare poi dell'efficienza di facciata dei vari enti di controllo delle "istituzioni democratiche".
Inoltre concordo con la definizione di impero che lei affibbia al paese, tuttavia il significato che io attribuisco a tale termine riferito a questa nazione ha una connotazione piuttosto negativa, non so lei... Io vivo da parecchi anni negli Stati Uniti e sono ben integrato nella societa' americana e soprattutto mi "guardo molto bene attorno" cosa che lei forse dovrebbe fare di piu'.
Le premetto che non ho un particolare orientamento politico (probabilemente mi definirei un centrista) quindi non ho "bias" nei confronti di nessuno.
Quando vuole farsi una bella chiacchierata sulla societa' americana me lo faccia sapere, sono a sua disposizione ma la prego cordialmente di non divulgare disinformazione o quantomeno, dovendo difendere il suo "investimento accademico" d'oltreoceano come ho gia' citato all'inizio del mio messaggio, lo faccia piu' velatamente.

Distinti Saluti
Domenico Cortese

7/11/2003

Caro Pelanda
Il suo articolo di ieri pubblicato su “il Giornale” è come al solito pienamente condivisibile. Fortunatamente lei, come Giuliano Ferrara, Carlo Rossella, Vittorio Feltri, Fiamma Nirenstain e pochi altri, ha la capacità di andare controcorrente in un’epoca in cui le opinioni sono destinate ad appiattirsi su posizioni preconcette. Il sondaggio contro Israele che sta facendo discutere tutto il mondo e che a mio avviso costituisce un ennesimo motivo di vergogna per l’Europa, è il frutto della propaganda mass mediale di odio contro gli israeliani operata in Italia, in Francia e in altri paesi europei dalla grande stampa di sinistra. Il fatto che Israele sia uno stato democratico, dove i cittadini vanno alle urne e liberamente scelgono con il voto il governo del paese, non conta niente. Israele deve essere demonizzato perché, come giustamente ha scritto lei nell’articolo di ieri, ha avuto il torto di legarsi agli Stati Uniti d’America dimostrandosi un prezioso alleato e attirandosi inevitabilmente l’odio di tutto il mondo comunista. Che purtroppo è vivo e vegeto anche in Italia dove siamo costretti a vedere nei cortei no global le bandiere con la stella di David accomunate alla svastica nazista e nel peggiore dei casi bruciate insieme a quelle statunitensi.
Questo è antisemitismo e non sono d’accordo con il giornalista Massimo Fini quando sostiene che condannare Israele non significa essere contro gli ebrei. Sono cattolico e come tale ritengo che bruciare in un corteo un’immagine del Papa o attaccare il Vaticano significa automaticamente essere contro tutti i cattolici del mondo.
Tuttavia non sono d’accordo nemmeno con gli ebrei come Gad Lerner che nel difendere lo Stato d’Israele non perdono mai occasione per prendere le distanze dalla politica del governo in carica. Sharon piaccia o no è stato eletto dagli israeliani, non è salito al potere con un colpo di stato o con metodi antidemocratici e quindi ha il diritto di realizzare fino in fondo il suo progetto politico votato dalla gente. Lerner purtroppo da uomo di sinistra sembra ragionare come molti esponenti della sua parte politica che vorrebbero riconoscere solo ai laburisti il diritto di governare, con la convinzione che solo da quella parte c’è la capacità di conseguire la pace. Invece non è così perché il raggiungimento della pace è un obiettivo di tutti gli israeliani di destra e di sinistra . Ma non si può pretendere che di fronte alle stragi compiute dai terroristi palestinesi, Sharon resti a guardare o porga addirittura l’altra guancia.
Americo Mascarucci- Viterbo

2/11/2003

Caro prof. Pelanda,
metto insieme due notizie apparentemente eterogenee: il recente sondaggio sull'antisionismo europeo (il 60% sembrerebbe ritenere israele causa di ogni male o quasi) e il dibattito sulle griffe copiate.
Denominatore comune è la nostra facilità (soprattutto italiana) a raccattare idee senza sottoporle a verifica o ad analisi critica.
I cosidetti stilisti raccattano dalla strada idee e modelli che rilanciano, decuplicandone il prezzo, nei propri negozi griffati. Comprano in fabbrichette sconosciute stock di prodotti per poi rivenderli con una etichettina che non garantisce proprio niente. Di che qualità parliamo quando si tratta di prodotti ordinarissimi? magliette che stingono e si accorciano al primo lavaggio, idem con le borsette se di pelle, ecc. Alzi la mano chi non è incorso almeno una volta in questi incauti acquisti. Va da sé che la gente normale finisca per rivolgersi al mercato delle copie , dei falsi e delle imitazioni, conscio che il mercato griffato è una bolla speculativa e che solo raramente dietro un marchio si cela un prodotto di qualità. Il punto è che la maggior parte dei prodotti 'griffati' sono falsificabili (nel senso di Popper? ); sono cioè nati da idee comunissime.
Il feticismo della 'griffe' e l'antisemitismo-antisionismo nascono da contesti di appiattimento culturale; non è casuale che l'Italia abbia il record di produzione e vendita di oggetti-copia, così come ha il record nell'acquisto e produzione di giornali ideologicamente schierati da una parte: quella che favorisce e caldeggia l'appiattimento.

Salutissimi
Alma Cocco

31/10/2003

La giustizia violata
Giulio Andreotti, assolto dall'accusa di essere stato il mandante dell'omicidio Pecorelli per non aver commesso il fatto. Questa non è una sentenza come un'altra e non solo perché l'imputato eccellente è l'ex presidente del Consiglio: è la sentenza che pone il sigillo sulla faziosità di una parte della magistratura, sull'avventatezza di certe indagini e sulla follia di alcune sentenze. Assoluzione invocata addirittura dall'accusa, dal Pg della Cassazione, per il quale "non c'è prova né movente". Nel giro di poche ore crollano i castelli di sabbia costruiti meticolosamente da Luciano Violante, Caselli, Lo Forte &C, tutti impegnati, nei rispettivi ruoli, a edificare l'infamante accusa.
Il vero dramma è che nessuna Procura ha perseguito i reali mandanti ed esecutori dell'omicidio, con un disinteresse ed una disinvoltura a dir poco sconcertante nell'intraprendere un percorso lungo dieci anni che ha visto il suo epilogo nella sentenza di oggi. "Assoluzione per non aver commesso il fatto", la portata di questa sentenza è immensa, tanto più perché pone un problema serissimo: su quali basi in Appello si è proceduto a ribaltare la sentenza di primo grado che assolveva Andreotti e gli altri imputati con le stesse motivazioni della Cassazione? Come è possibile che diversi magistrati e procure perseguono una pista in un modo quanto meno discutibile e tendenzioso per rispondere ad un disegno ignoto e che non ha nulla a che vedere con la giustizia e la ricerca della verità? Come è possibile dare ancora oggi credito a simili personaggi e come è possibile non richiedere con urgenza una radicale riforma dei processi e della magistratura?
A 24 anni dall'omicidio Pecorelli resta questo indicibile senso di sconforto e sconcerto, perché qualcuno ha usato la morte di una persona per perseguire finalità che ancora oggi ci sono misteriose e i reali assassini non sono mai stati toccati da alcuna indagine. Grave, molto grave. L'assoluzione di Andreotti rende giustizia all'uomo processato e condannato senza prove ma non costituisce, purtroppo, una vittoria della giustizia. Quella è stata irrimediabilmente umiliata ed infangata ed il problema è stabilire quando e come ci sarà restituita.

Paolo Carotenuto, Napoli
www.legnostorto.com

30/10/2003

Egr. sig. Carlo Pelanda.
Le scrivo per chiederle il perchè di tutto questo trambusto riguardo alla rimozione del crocifisso nelle scuole.
Vede, io sono stato battezzato e all'età di 10 anni sono stato costretto a prendere la prima comunione, da allora provo, non un odio, ma sicuramente non simpatizzo per la chiesa cattolica.
Dall'età di 14 anni ho sempre fatto battaglie a scuola e in famiglia per vedere riconosciuto il mio ateismo, costretto a scuola a frequentare l'ora di religione e a vedere esposto il crocifisso in aula, più e più volte ho proposto la rimozione dell'oggetto in questione e mi hanno sempre risposto con frasi offensive della mia dignità di persona, mi hanno accusato di comunismo e persino di satanismo, assurdo.
Vede, non ho mai simpatizzato col sig. Adel Smith tanto che quando venne aggredito dai militanti di F.N. mi son detto: "Chi la fa l'aspetti", eppure quando ho sentito della sentenza ho fatto finalmente un sospiro di sollievo.
Guardi, io ho una sorella che studia in una scuola salesiana, più che giusto lasciare il crocifisso li dove è sempre stato, ma in una scuola statale non vedo proprio perchè ci si debba scandalizzare della sua rimozione, viviamo in uno stato laico, una reazione simile me la sarei aspettata per la rimozione della mezzaluna islamica nelle scuole afgane ma non in uno stato laico come il nostro.
Sarebbe stato diverso ovviamente se al posto del crocifisso nelle scuole (pubbliche) ci fosse la foto del presidente Ciampi, di Garibaldi, lo stemma dello stato o il tricolore.
Insomma, perchè tutto sto can can sul crocifisso? Se i genitori vogliono il crocifisso a scuola perchè non mandano i loro figli in una scuola cattolica?

Distinti saluti
Cosimo Attanasio
Alfonso Indelicato

29/10/2003

DURA LEX SED LEX

Un giudice italiano ha ritenuto illegale imporre la visione del crocifisso alla gioventù italiana. Egli ha implicitamente ritenuto illegale imporre la visione di alcuna icona nelle aule della scuola dell’obbligo italiana. Non è facile disquisire su tale decisione ma ci sembra comprensibile ammettere che tale diritto dovrebbe quanto meno essere pagato profumatamente poiché, in uno stato popolato da circa sessanta milioni di persone suddivise tra anziani, adulti e ragazzi, il diritto di promuovere un effigie di qualsivoglia natura, dovrebbe essere retribuito al costo prevalente. Essendo tale valore quantificabile senza tema di smentita tra i 10 ed i 20 centesimi di Euro a contatto. Il diritto di imporre la visione di un qualsivoglia spot promozionale dovrebbe essere pertanto pagato tra i i 2 ed i 4 milioni di Euro all’anno. Il problema si sposta quindi dall’icona alle varie possibili icone esponobili in tale segmento di mercato. Riteniamo quindi che, essendo molti gli operatori economici disposti a pagare tale cifra per promuovere il proprio prodotto o servizio in un così appetibile segmento di mercato, sia consigliabile mettere all’asta questo spazio pubblicitario. Si suggeriscono, come potenziali acquirenti:


• Coca Cola
• Islamici
• Telecom Italia
• Buddisti
• Microsoft
• Nestlè
• Vari ed eventuali

Duccio Fanfani
www.duccio.com
duccio@fanfani.org

29/10/2003

NATALE 2010


Imbruniva in piazza
del Duomo, e il muezzin
dalla guglia adattata a minareto
spargeva il suo lento richiamo.
La nenia faticosa
vibrava lungo il portico
dell’Arengario,
echeggiava sotto i vasti loggiati,
perdevasi sotto la cupola
di ferro e di vetro
che mena al palazzo
cui già il Piermarini
diede nel secolo dei lumi
l’austere sembianze.
Fredda era la sera di dicembre
ma comodi e caldi burnus e gilbab
coprivano i fianchi
del popolo lombardo
da ogni parte sopravveniente.
Ilari in volto
giungevano da quella
che chiamavasi un tempo
piazza Fontana
quelli che un tempo chiamavansi
preti,
ora del nuovo culto
testimoni e mentori.
E infine su quello
che chiamavasi un tempo sagrato
tutti s’inginocchiarono
volti a orïente
e con unanime voce
nel cielo occhieggiante di stelle
si levò la fatiha,
la prima sura
di quel sacro Libro
che Allah dettò al Profeta
perché sottomettesse
le genti senza onore e senza fede.


Milano, 29 ottobre 2003

28/10/2003

Caro Professore,
seguo con interesse i suoi articoli sul Giornale e sul Foglio, Lei a differenza di molti altri commentatori ha un approccio più pragmatico ai problemi che ci assilano e pertanto le faccio una domanda : non crede che seguendo l'esempio statunitense, anche l'Italia ( nelle dovute proporzioni !! ) dovrebbe investire di più nella ricerca militare ??? Ho il dubbio che abbia fatto di più per la ripresa economica degli USA, negli anni '80, la politica reganiana per lo Scudo Stellare che qualsiasi altro intervento di carattere economico- finanziario. La ricaduta tecnologica a cui abbiamo assistito negli ultimi 20 anni, a mio parere, provenive tutta da lì, cosa ne dice ??? Mi ricordo di quell'altra grande campagna per la conquista della Luna, iniziata sotto Kennedy e proseguita con Johnson e Nixon che ci diede: la telecamera portatile, la miniaturizzazione dell'elettronica di consumo, i nuovi materiali tessili, etc. Oggi dopo varie vicissitudini abbiamo imboccato anche per la nostra industria della difesa, la strada giusta delle JV con gli Inglesi della British Aerospace ed al contempo un vero risanamento dei bilanci aziendali. Siamo leader in alcune nicchie del settore come : artiglieria navale ( Oto Melara ),siluristica ( WSS ), radaristica ( Alenia ) e nel settore dei jet trainers ( Aermacchi ). E' vero che partecipiamo a numerose joint ventures in Europa e negli USA, ma una maggior coraggio nella ristrutturazione delle ns. F.A. porterebbe a significativi risparmi che potrebbero essere investiti nella ricerca di base e applicata.
Lei ha un idea dell'immenso patrimonio edilizio che le ns. F.A. possiedono in città come Venezia, Milano, Firenze, Roma, etc.Cosa serve che noi si abbia così tanti siti situati in zone centralissime che se offerte al libero mercato edilizio, consentirebbero incassi plurimiliardari ??? Non starebbero meglio situati al di fuori dei centri urbani, a costi inferiori e con superfici ridotte perchè più razionali ??? Mi domando spesso come mai, avendo noi uno tra i più importanti settori tessili nel mondo, non vi sia una maggiore sinergia tra queste industrie ed le ns. F.A. Infatti se Lei osserva le foto dei ( pochi ! sic ! )reportages fotografici sulle nostre truppe all'estero, noterà che diversi loro capi di abbigliamento e buffetteria, sono di origine civile ( Ferrino, Patagonia, etc. ) in particolar modo utilizzati dai nostri corpi più professionalizzati ( Folgore, San Marco, etc. ).
Eppure queste aziende non sono stimolate a pubblicizzare questo impiego che le qualificherebbe senza ombra di dubbio, tra le migliori !! mentre molti capi d'abbigliamento dei nostri teen agers hanno successo proprio perchè usati da forze militari o di polizia straniere.
Anche in questo settore, dove gli italiani sono i migliori, ricerche per nuove applicazioni militari avrebbero una grandissima ricaduta nel civile ( Gore- Tex docet !! ), mi riferisco alle ricerche condotte in Canada e negli USA sulle biotecnologie, per la produzione di nuovi filati che possano sostituire le attuali divise da campo con nuovi tessuti che cambiano di colore autonomamente ( mimetizzazione indotta ) e che sono fresche o calde a secondo del clima in cui vengono indossate, oppure che sostituiscano gli attuali, troppo pesanti, giubetti antiproiettile in kevlar, etc.
Cordiali saluti
Giorgio Pozzi

28/10/2003

Egr. dott. Pelanda,
dopo molto tempo imtervengo di nuovo, sollecitando un suo autorevole intervento in favore della ricerca in Italia. Lei ha coniato il termine futurizzare l'Italia e ciò sarà possibile solo con un incremento dei finanziamenti alla ricerca. Lei sa bene che il CNR, il maggior Ente di ricerca pubblica in Italia è in fase di riforma e di ristrutturazione, ma purtroppo senza adeguati finanziamenti.
Ora leggo nella finanziaria la costituzione di un nuova fondazione, l'Istituto Italiano per la Tecnologia (IIT) con un finanziamento di 100 milioni di euro per il rilancio della ricerca tecnologica. Mi sembra che si voglia scimmiottare l'MIT, che però non è una fondazione. Ci si dimentica che nel CNR esistono già numerosi istituti con un forte indirizzo tecnologico. Ma perchè non si uniscono questi istituti in un dipartimento per la tecnologia e si danno questi 100 meuro al CNR per un rilancio tecnologico del paese? Per favore dott. Pelanda intervenga presso l'on. Tremonti e si faccia carico di non sperperare denaro pur di soddisfare l'appetito di poltone di qualche notabile.

Grazie per l'attenzione,
Giorgio Zizak

28/10/2003

Lettera aperta al signor Adel Smith.

Complimenti signor Smith. Lei ha davvero una bella faccia tosta. Lei ha il coraggio di insegnare a noi cos’è la tolleranza quando invece i primi a cui dovrebbe rivolgersi sono i suoi fratelli musulmani. Il germe dell’intolleranza religiosa è infatti patrimonio dell’Islam. Sarebbe troppo comodo soffermarsi qui sul trattamento riservato ai non musulmani nei paesi islamici. In Italia è stata costruita una grande moschea a Roma, considerata dai cattolici “città santa” quando al governo c’era un partito chiamato Democrazia Cristiana, che si ispirava ai valori ecclesiastici. In Arabia Saudita, non è consentita la costruzione di luoghi religiosi o anche soltanto la libertà di altri culti, perché secondo gli islamici quello stato è considerata terra santa dove non può esservi posto per altre religioni. Complimenti bella tolleranza.
Vorrei però che il signor Smith avesse il buon senso di rispondere ad alcune domande.
1) Sarebbe pronto in nome della tolleranza a condannare l’assurda pratica dell’infibulazione ben radicata fra alcune tribù islamiche che provoca la morte fra atroci dolori di tante giovani adolescenti?
2)Sarebbe pronto in nome della tolleranza di cui si proclama paladino a definire “criminali” i kamikaze che si fanno saltare in aria sugli autobus e nei pubblici locali provocando la morte di cittadini israeliani innocenti, compresi tanti bambini? Oppure anche lei li giudica dei martiri?
3) Sarebbe pronto in nome della tolleranza a dichiarare pubblicamente che l’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre 2001 è da considerare un crimine contro l’umanità?
4) Sarebbe pronto in nome della tolleranza a riconoscere come un crimine la distruzione dei Buddha ad opera dei talebani in Afganistan?
5) Sarebbe pronto a riconoscere in nome della tolleranza che, promettere il paradiso con le vergini per chi si sacrifica in nome di Allah colpendo i nemici dell’Islam è folle e criminale?
6) Sarebbe pronto in nome della tolleranza a firmare appelli per i diritti delle donne nei paesi islamici a cominciare dall’abolizione del burka o anche semplicemente del velo in testa che anche sua moglie probabilmente è costretta a portare?
7) Sarebbe pronto in nome della tolleranza a riconoscere antidemocratici governi teocratici come quello che da oltre vent’anni governa l’Iran?
8) Sarebbe pronto in nome della tolleranza a condannare la pena di morte tramite lapidazione ancora in uso solo ed esclusivamente nel mondo islamico?
9) Sarebbe pronto in nome della tolleranza a battersi per la costruzione di una chiesa cristiana o di una sinagoga in Arabia Saudita?

Quando avrà soddisfatto le mie richieste, caro signor Smith allora avrà titolo per pretendere la tolleranza. In caso contrario chiuda la bocca, lasci stare i crocefissi nelle scuole e eviti di presentarsi in televisione. Provi a vergognarsi se ne è capace.
Distinti saluti

Americo Mascarucci
Viterbo

27/10/2003

Gent.mo professore, sono David De Filippi e le scrissi la mia solidarietà al tempo dell'increscioso episodio televisivo, nel dibattito con Adel Smith.
Allibito dalla sentenza del tribunale, che ha rimosso i simboli della cristianità dalla scuola aquilana, le domando (più che altro a livello di sfogo) se non ci sia un modo per non sottostare a sentenze come quella, che sradicano le nostre origini, indipendentemente dall'intensità del proprio credo religioso.
Se togliessero i crocifissi dalla scuola frequentata dal mio bimbo, probabilmente farei cose tutt'altro che cristiane. E non credo di essere una voce fuori dal coro. Ogni interlocutore con cui mi sono confrontato, indipendentemente dallo schieramento politico di appartenenza, è determinato nel credere che il crocifisso non doveva essere rimosso.
Perdoni lo sfogo. E scusi se le ho scritto, ma idealmente lei rappresenta l'anti-Adel Smith.
Un caro saluto.
David De Filippi

26/10/2003

Allora Caro Professore,
sembra che il Sig. Smith ce l’abbia fatta a vincere la sua personale battaglia contro il Crocefisso e la nostra Cultura. Quei quattro gatti di benpensanti che si scandalizzarono della Sua reazione qualche mese fa,adesso, inizieranno a temere che la Nostra Storia, grazie anche ai soliti magistrati vogliosi di finire sulle prime pagine dei giornali con sentenze choc, sia in serio pericolo. La valanga di sostegni che Le giunsero agli inizi dell’anno rispecchiavano proprio il timore che le frasi deliranti ed anti liberali del tipo islamico portassero alla situazione nella quale ci troviamo oggi.
Che fare?
Oggi come ieri il popolo liberale e libero Le è vicino e La sostiene in questa battaglia di civiltà e libertà. Saluti, Suo Cristiano Contri.

26/10/2003

Salve Professore,
sicuramente non si ricorderà della mia lettera di solidarietà nei Suoi confronti datata 11 gennaio. Le scrissi appunto per manifestare il mio dissenso verso quel "signore" autore di una vera e propria aggressione nei Suoi confronti durante una diretta televisiva.
Oggi qullo stesso signore ha ottenuto dal tribunale di L'Aquila quello che può essere la prima di una serie di folgoranti vittorie dell'Islam nei confronti del mondo cristiano al quale -anche attraverso la Costituzione- facciamo parte.
Voglio essere sintetico. Di chi la colpa?? A chi le responsabilità??
Il Cardinale Ersilio Tonini oggi stesso si dichiara esterrefatto della sentenza secondo la quale, togliendo i crocifissi dalle classi delle scuole elementari e materne, viene offesa la maggioranza del popolo italiano.
Anche la C.E.I. naturalamente rimostra dissenso..
Ma purtroppo ritengo che sia solo l'inizio di una lunga serie di prepotenze e di sopraffazioni del popolo italiano e del mondo occidentale.
Se la Chiesa avesse cercato di trarre beneficio da Oriana Fallaci e da quello che scrivava le suo ultimo libro, forse avrebbe fatto meglio.
Se la CEI, invece di condannare la guerra prevenva in Irak avesse non dico beatificato una nuova crociata contro l'Islam, ma avallato certe situazioni, forse avrebbe fatto meglio.
Se Comunione le Liberazione invece di innalzare la bandiera arcobaleno dei professionisti della pacificazione e dei terzomondisti avesse difeso quello che rimane della nostra cultura e del nostro stile di vita, avrebbe fatto meglio.
Se il mondo cattolico invece di ospitare a braccia aperte e tendopoli pronte con relative cucine (e portafogli pieni, sapientemente "girati" attraverso il mondo del volontariato) avesse cercato di attuare il detto latino DO UT DES, avrebbe fatto meglio.
E infine, se Sua Santità avesse tenuto in considerazione alcuni dati storici e si fosse reso conto del pericolo che il mondo islamico rappresenta da sempre per la nostra libertà, avrebbe fatto esattamente il suo dovere. Inerente oltretutto alla posizione che rappresenta.
Non si scandalizzino alfine questi signori, che sono riusciti a trasformare il buonismo cattolico nel più mero esempio della fine delle nostre libertà e delle nostre tradizioni, quando il signor Adel Smith avrà -mediante una magistratura che non ha certo meno demeriti della Chiesa- imposto la frequenza delle nostre bambine a scuola con il velo e la preghiera con tanto di tapperino rivolto verso la Mecca forse solo allora cominceranno a comprendere e a capire il loro errori, e noi tutti a rimpiangere una nave da guerra che impedisce una invasione, magari anche con qualche cannonata...
Ma sarà sempre troppo tardi !

La saluto distintamente
Maurizio Cesari

21/10/2003

IN DIFESA DELLE IDEE.

Va bene, se l'On. Fini vuole dare il voto agli immigrati, pur non condividendo minimamente l'idea mi permetto di provare a pensarci e per lo meno a motivare con moderazione la mia ferma opposizione.
Innanzitutto, credo che il voto debba essere affidato a chi è in possesso non solo di un TEMPORANEO permesso di soggiorno (in regola) ma a chi ha maturato gli anni e dunque raggiunto tutti i requisiti necessari per guadagnarsi la Cittadinanza Italiana.
Chi ha la cittadinanza italiana, in qualità proprio di cittadino è giusto che abbia la possibilità di partecipare alla scelta del partito politico e del candidato a lui più consono.
Fin qui non posso credere che esista qualcuno contrario.
Silvia Ferretto, attentissima politica ed attivissima consigliere regionale della Lombardia, ancora una volta ha centrato secondo me il problema, affrontando con coscienza l'argomento (in una breve intervista al quotidiano Libero), affermando che "Se è vero che è un gesto di civiltà far votare chi lavora e paga le tasse" d'altro canto è ancor più vero che "senza le dovute garanzie rischia di trasformarsi in un boomerang molto pericoloso".
Qui ora non si tratta di considerare l'appartenenza politica della Sig.ra Ferretto o altri, non si tratta di consultare quello che i trattati storici liberali o libertari vanno affermando in merito perché si tratta di risolvere un dibattito mai attuale quanto ora. E quindi di imminente risposta.
La conclusione della Sig. ra Ferretto è altresì cristallino "Potremo parlare di integrazione solo quando gli stessi immigrati si sentiranno parte della nostra nazione" e dunque rispettare le nostre leggi e rispecchiarsi nel delicato rapporto tra diritti e doveri, altrove molto diversi dal nostro. Basti pensare alla pratica dell'infibulazione, della poligamia e dalla Jiad dogmi nel nostro paese mai tollerati.

Serve ovviamente un gesto forte da parte dei nostri rappresentanti di governo in difesa della nostra identità.
Alberto Moioli

20/10/2003

Caro Pelanda
Sento veramente il bisogno di ringraziarla, per questo spazio di libera espressione che ci mette a disposizione per manifestare il nostro punto di vista sulle questioni più varie. Purtroppo ho scoperto il suo sito soltanto in tempi recenti nonostante sia da molti anni un suo affezionato lettore.
Sono un giornalista pubblicista e sono dell’idea che l’informazione italiana sia caratterizzata da un totale appiattimento che porta i più importanti organi di stampa nazionali a trattare le questioni sempre per partito preso. Per esempio, sulla questione del Medio Oriente c’è da sempre l’inclinazione a difendere ad ogni costo le ragioni del popolo palestinese presentando Israele come uno stato tiranno che soffoca la libertà e compie nei confronti degli islamici le peggiori atrocità. Se qualcuno però accusa questi giornali di antisemitismo si grida allo scandalo come se lo Stato di Israele e gli ebrei siano due cose distinte.
Fortunatamente fra tanto conformismo c’è anche chi ha il coraggio di differenziarsi e di parlare un’altra lingua. E’ il caso del settimanale “Panorama” e del suo direttore Carlo Rossella che proprio sull’ultimo numero ha pubblicato un’intervista al ministro della difesa israeliano Shaul Mofaz.
Non solo, Panorama ha anche spiegato ai lettori la verità sul famoso “Muro” che ha indignato la Comunità Internazionale, compreso Romano Prodi che ha perso un’ennesima occasione per tacere. Il muro è stato presentato da tutti i giornali vicini alla sinistra, a cominciare dal settimanale l’Espresso diretto concorrente di Panorama, come un nuovo ghetto dove i palestinesi saranno torturati e fatti morire di fame.
In realtà, come ha spiegato il ministro stesso nella dettagliata intervista di Rossella, la sua costruzione ha uno scopo puramente difensivo per impedire l’infiltrazione dei terroristi nei territori israeliani e il passaggio di armi provenienti dagli Stati Arabi, con in testa la Siria, destinati ai “martiri di Allah”. Una misura necessaria per porre fine alle stragi compiute dai kamikaze e richiesta a gran voce dalla popolazione israeliana stanca di convivere con il rischio di saltare in aria.
Ci si dimentica troppo spesso che gli israeliani hanno eletto Ariel Sharon proprio per avere una concreta risposta alla domanda di sicurezza che i precedenti governi laburisti non erano stati in grado di garantire. Sempre Panorama poi fa sapere che il muro non impedirà ai palestinesi di provvedere ai propri raccolti in quanto, pur in presenza di un controllo più rigido, sarà consentito il passaggio di uomini, trattori e carri. E inoltre è accertato che laddove il muro è già operativo i terroristi sono stati bloccati con maggiore facilità ed è quindi notevolmente diminuito il rischio di attentati. Naturalmente tutto ciò lo scrive Panorama mentre la maggioranza dei giornali italiani continua a dare voce solo alle ragioni del terrorista Arafat.
Americo Mascarucci - Viterbo

16/10/2003

Gentile professore,
Concordo pienamente con il suo fondo di oggi. Aggiungo che la CDL non può proporre soluzioni pasticciate, specialmente in considerazione del fatto che nel giro di un anno inizierà il grande valzer dell'allargamento dell'UE, che darà, al più tardi entro il 2008, la cittadinanza europea, con i diritti di voto amministrativo conseguenti, ai cittadini di almeno altri 17 stati europei, senza contare la Turchia e l'Ucraina. Per quella data c'è il rischio che "La mezza cittadinanza" proposta da Fini non sia ancora pienamente operativa.
Meglio intraprendere la strada maestra di ridurre gli intralci burocratici che rendono molto lento il processo di ottenimento della cittadinanza italiana. Ad esempio si potrebbe consentire, con semplice atto amministrativo, di presentare la domanda uno o due anni prima della scadenza del periodo di dieci anni di residenza in Italia; con legge, forse solo ordinaria, potrebbero essere favoriti i gruppi familiari riducendo per questi il periodo minimo di residenza in Italia a sette - otto anni, ecc.
Cordiali Saluti
Dino Sestini
Bagnatica (BG)

15/10/2003

IL VUOTO INTORNO AL PRESIDENTE

Sarà un'impressione, e francamente lo spero.
Sarà ma moltissime notizie fanno pensare che i nemici più pericolosi del Presidente Berlusconi si annidino proprio tra i suoi amici.
Molti hanno gettato fango sulle esternazioni del Ministro Umberto Bossi cercando di coprire le proprie manovre losche contro il Premier.
Da molto tempo si indica Casini come naturale successore di Berlusconi, Segni e Scognamiglio con la nuova associazione politica dei Liberaldemocratici si dichiarano apertamentamente dalla pagine di un noto quotidiano come successori dell'attuale Premier.
Il Buon Sandro Biondi e Raffaele Costa si stanno da tempo movendo creando una nuova entità politica, sempre all'interno della casa delle libertà, ma pur sempre indipendenti CASE DEL CITTADINO sotto l'aurea dicitura di LIBERISMO POPOLARE.
Correnti, correntine e correntoni all'interno del partitone che ha vintole più recenti elezioni politiche sono le stesse che ne stanno decretando forse la stessa fine, grazie ad inutili frammentazioni opportunistiche? Non lo so ma l'impressione non è certo buona.
C'è evidente una volontà di creare una CULTURA DI DESTRA, è stato sventolato ai quattro venti questo termine. Ricordo benissimo che questa cultura, prevedeva un Manifesto da firmare, ricordo benissimo anche che si sono programmati alcuni convegni che avrebbero dovuto coinvolgere tutta la casa delle libertà ed invece ...... ricordate ....... nel giro di pochi giorni di distanza ne furono organizzati ben due, uno da Forza Italia ed un altro da Alleanza Nazionale.
L'incrinatura che più mi preoccupa è l'attuale esternazione del VicePremier che inspiegabilmente si pone all'attenzione di tutto il mondo politico cavalcando addirittura un cavallo di battaglia della SINISTRA. Risultato, sgretolazione e malcontento anche in AN, crescita di popolarità nella Lega, comunque sempre fedele ai suoi propositi. E tutto ciò si va inevitabilmente a sommarsi a quanto elencato in precedenza. Senza considerare poi la pessimistica idea ampiamente descritta su LIBERO in cui il partito dei Giudici abbiano trovato il modo per incastrare definitivamente Berlusconi.
Non so voi ma, sommando il tutto viene da spaventarsi.
Per quanto riguarda la cultura di Destra sono arci-convinto che il volume LA SCONFITTA DELLE IDEE di Marcello Veneziani farebbe bene a tutti indistintamente, destra sinistra centro e altro. Se non altro è un volume che fa' riflettere non poco.
Marcello Dell'Utri, satellite importante del mondo Berluscones, è degno di nota indubbiamente per l'elevata qualità e quantità di progetti culturali promossi e portati a termine. La Biblioteca di Via Senato a Milano è senza dubbio uno dei punti di ritrovo intellettuali di maggior spicco in tutta la penisola. IL Circolo di Via Marina promuove incontri , dibattiti e CUltura nel senso più ampio ed autorevole del termine. Il DOMENICALE è l'ultima creazione del mondo Dell'Utri ed è una sfida editoriale senza precedenti per qualità.
Tutto qui, questa è solo il mio pensiero odierno.

ALBERTO MOIOLI

10/10/2003

Leggo con enorme ritardo il suo "Contro l'ecocatastrofismo" del 23-8-2003 su IL GIORNALE. Ben detto, Prof. Pelanda. Esemplare. Grazie.
antonio
--
http://www.vency.com/indexit.html
________________________________________
'There are in fact TWO things, SCIENCE and Opinion. The former begets
KNOWLEDGE, the latter Ignorance.' Hippocrates [~460-377 BC]
'Data have no meaning in themselves; they are meaningful only in
relation to a conceptual model of the phenomenon studied.' Box, Hunter &
Hunter [ Statistics for Experimenters, 1978].
'Equations are more important..because..an equation is something for
eternity.' A. Einstein [1879-1955]
'The most formidable weapon against errors of every kind is Reason. I
have never used any other, and I trust I never shall.' Thomas Paine
[1737-1809]

8/10/2003

Ci risiamo! Di fronte all’ennesimo attentato kamikaze in Medio Oriente ad opera dei terroristi palestinesi, la comunità internazionale, invece di indignarsi contro gli autori dell’attentato, minacciare l’Autorità Nazionale Palestinese per l’inerzia sempre dimostrata nella lotta al terrorismo, ha condannato la reazione israeliana. Naturalmente in prima fila non potevano che esserci i francesi, quelli che per anni hanno garantito asilo politico ai peggiori criminali.
Ora Israele si beccherà inevitabilmente l’ennesima condanna dalle Nazioni Unite mentre il buon Arafat sarà ancora una volta difeso e protetto. Ciò, nonostante siano chiare a tutti le responsabilità del leader palestinese nei sanguinosi attentati che sono costati la vita a centinaia di persone innocenti che hanno avuto il solo torto di essere israeliani e di trovarsi in un locale pubblico insieme ad un folle imbottito di tritolo.
La violenza mi fa orrore e certamente non gioisco nel vedere alla televisione le immagini delle rappresaglie israeliane nei villaggi palestinesi. Così come mi ha fatto orrore, l’uccisione davanti alle telecamere di quel bambino palestinese colpito dai proiettili israeliani e morto fra le braccia del padre. Però, non si può ogni volta condannare Israele perché si difende dal terrorismo colpendo e distruggendo i villaggi dove vivono e vengono addestrati i kamikaze. Questa purtroppo (e sottolineo purtroppo perché ripeto la violenza è sempre sbagliata) è legittima difesa di fronte agli atti terroristici di folli criminali. Che sono ingiustificabili e vanno condannati sempre, con ogni mezzo, indipendentemente dalle ragioni che possono avere i palestinesi.
Finché in Medio Oriente non sarà debellato il terrorismo e non sarà messa la parola fine agli attentati suicidi, io non mi sentirò mai di condannare le rappresaglie degli israeliani. La violenza purtroppo chiama violenza e di fronte ad atti di terrorismo è giusto che ci si difenda anche con la forza. E, contrariamente alla comunità internazionale sarò sempre dell’idea che Yasser Arafat vada espulso essendo il maggior ostacolo al processo di pace.

Americo Mascarucci
(Viterbo)

30/9/2003

Eravamo ragazzi, quando l’austerity saltò fuori. Pochi anni dopo il tragico e sospetto incidente aereo che causò la precoce morte del presidente dell’ente petrolifero di stato italiano, impedendogli di firmare un discusso accordo sulla produzione mondiale di petrolio. L’oro nero diveniva troppo caro e in tutta Europa si decise di consumarne meno. Si dissero e fecero tante cose e finimmo a trovarci tutti in bicicletta come volevano i cinesi di Mao, quelli che non erano impegnati ad aiutare il Vietnam contro gli Stati Uniti, naturalmente. Non piacque affatto ai venditori di petrolio che avessimo deciso di consumarne meno, quindi ci manifestarono tutto il loro dissenso, a modo loro. Sobillati dai loro mandanti, i terroristi proliferarono mentre i brigatisti si associavano, pur se rinnegati entrambi dai compagni comunisti che però li finanziavano di sotto banco, mentre puntavano i missili sapendo di non poterli lanciare, in un gesto troppo nobile per dei borghesi travestiti da proletari, quali sempre furono. Si cominciò quindi a pensare al disarmo e a come smaltire le inutili armi in eccesso. La guerra fredda friggeva. Senza spiegazione apparente, la crisi energetica sembrò risolversi da sola e non se ne sentì più parlare, tanto che tutto sembrò non essere mai accaduto. Rocambolescamente, armi comuniste cominciarono a finite in mano a sottoculture bellicose e piene di rancore secolare, mentre petrolio ed oppio, venivano clandestinamente usati per pagarle. Oggi l’energia non manca, la droga nemmeno. L’oro nero, che ci avevano giurato essere agli sgoccioli, si rivela addirittura troppo, al punto che estrarlo in eccesso è reato. Le droghe ricavate dall’oppio hanno sono state commercializzate con successo ed hanno minato per sempre la società civile. In realtà ci si era solo accordati su un prezzo ufficiale equo, mentre si organizzava un efficiente mercato nero. Così i padroni del petrolio e quelli dell’oppio si erano rimessi calmi mentre noi comuni mortali non facemmo caso alle bugie che ci erano state dette. Riprendemmo la macchina, e cominciammo a drogarci. Oggi, che un litro di benzina, tasse incluse, vale meno di un litro di acqua e la droga meno delle sigarette, il prezzo non è più equo e non ci dovremmo stupire di vedere riapparire i predoni. Neanche ci dovremmo stupire di sentire parlare di proibizionismo, indispensabile a sostenere il prezzo di una merce così priva di valore come la droga. Non si vuole ammettere che il petrolio vale molto, perché significherebbe arricchire pericolosi predoni, ne’ si riesce ad ammettere che la droga non vale niente, perché ciò impoverirebbe i ricchi spacciatori. In conseguenza i predoni continuano a predare e gli spacciatori a spacciare, con grande soddisfazione dei comunisti che alimentano questa spirale viziosa con l’inganno, di cui sono maestri, ai danni del resto del mondo. L’America subisce l’attacco alle torri e il mondo si sdegna contro il terrorismo che oltre all’America bersaglia Israele. I religiosi capitalisti difendono Gerusalemme dagli infedeli comunisti, che sono talmente poco nobili da usare l’oppio dei popoli per scagliare gli infedeli contro i crociati. Pragmatica, l’America individua in un miliardario reietto dall’Arabia, il sicario dell’attentato, e rade al suolo l'Afghanistan, che lo ospita e protegge, oltre ad essere strategico sia per il petrolio che per l’oppio. Tutto il mondo vede in TV gli afghani difendersi con armi sovietiche e l’oppio con cui sono state pagate. il capo dei terroristi scappa mentre la televisione araba inneggia al martirio dei poveri caprai drogati di fondamentalismo. Si attacca quindi il secondo sicario, finanziatore dei martiri palestinesi contro Israele e profondamente anti-americano. Stavolta è un paese produttore di petrolio, armato fino ai denti, nonostante l’embargo, che ha pagato, con petrolio estratto illecitamente, armi vendutegli illecitamente dai comunisti per combattere gli americani e gli ebrei. Anche in questo caso cadono le bombe ma il dittatore scompare nel nulla. Russia e Francia, i due popoli che hanno ucciso i loro signori, non sono contente del bombardamento del cliente iracheno, a dispetto dell’embargo, si trovano adesso in mano crediti inesigibili stipulati in precedenza col pupillo terrorista. Le sinistre si schierano contro gli americani, aizzate dai finanziatori dei terroristi attaccano le basi N.A.T.O. in nome della pace. I no globals, muniti di cellulare americano, di spaghetti cinesi, di tabacco indiano e convinzioni tedesche diventano una realtà globale. Senza accorgersene, perché sono per definizione troppo ignoranti. I verdi, attaccano i nemici del nucleare. Ad agosto, la città di New York, insieme a molte altre del nord America e Canada, rimane senza corrente elettrica, inerme per ore. Tutti gli americani sono convinti che si tratti di un’azione terroristica, i media smentiscono ma il panico dilaga, la cosa certa è che il sistema è debole abbastanza da poter essere sabotato. Si adducono ragioni varie, il fatto che l’energia si crei col petrolio sembra non essere rilevante. Quotidiani illustri rivelano finanziamenti dei servizi segreti sovietici al leader ideologico dei palestinesi: il maresciallo capo dei terroristi. Poche ore fa va via la corrente in tutta Italia, apertamente schierata con l’America, nella lotta al terrorismo. la Francia ci ha chiuso il rubinetto del suo nucleare lo stesso giorno in cui, insieme alla Russia, ha rifiutato di smettere di vendere all’Iran, terzo obiettivo degli alleati nella guerra al terrorismo, materiale nucleare. Vedo solo una cosa buona; Machiavelli ha detto nel XV° secolo che un potere inetto non può durare. La democrazia sembra non fare eccezione. Il nostro Re è ancora vivo e siamo dalla parte giusta.

 

Duccio Fanfani

www.duccio.com

28/9/2003

Io sono un morto che cammina.
Da 8 anni vivo in Israele, ed è come partecipare quotidianamente ad una roulette russa. Sono appena scampato per la quinta volta in 7 anni a un attentato organizzato da terroristi palestinesi contro civili israeliani.
Nell'ottobre del 1994 ero in Rehov Dizengoff a Tel Aviv per conoscere i genitori della mia futura moglie quando 80 metri alle mie spalle un terrorista suicida si faceva esplodere dentro un autobus uccidendo 22 passeggeri. Gli europei, allora, ci dissero: state calmi, questo è il prezzo che bisogna pagare per la pace. Riuscii a conoscere i miei futuri suoceri, e due anni dopo, attraversai Shderot Ben Gurion pochi minuti prima che un terrorista suicida si immolasse in un bar portando con se un neonato e la fidanzata di un mio amico. Con i primi soldi guadagnati il morto che cammina si compra macchina e bicicletta ed evita gli autobus che vengono fatti esplodere a Ramat Gan e Gerusalemme (oltre 100 morti in pochi giorni).
Arafat aveva bisogno in quel frangente di qualche strage per fare pressioni sui negoziatori israeliani, continuavamo a sentire rassicurazioni di americani ed europei sul prezzo da pagare per la pace e la gente continuava a saltare in aria. Con un abile gioco degli specchi Arafat faceva il paladino della pace quando in visita a Gaza o Ramallah si presentavano ministri europei, mentre ogni sera in tv sentivo gli incitamenti in arabo alla lotta armata e durante una visita in una moschea a Citta' del Capo metteva in chiaro che gli accordi firmati con Izchak Rabin rientravano nel vecchio piano per fasi dell'OLP volto alla distruzione di Israele (otteniamo una base territoriale a qualsiasi prezzo dalla quale poi sferrare l'offensiva e buttare in mare tutti gli ebrei). La sinistra israeliana si faceva bella in Europa perche' continuava a riconoscere Arafat come valido interlocutore mentre Netaniahu era il "falco" perche' si impuntava che l'OLP parecchi anni dopo la firma di Oslo non aveva ancora cancellato ufficialmente la clausola che chiamava alla distruzione di Israele.
All¹epoca, nei viaggi a Milano tutti i conoscenti mi facevano i complimenti per la pace con i palestinesi e io, senza essere troppo ascoltato, cercavo di spiegare che Arafat ci aveva distillato oltre 600 morti in 5 anni e che i bambini a Gaza e Cisgiordania già all'eta' di 5 anni sono addestrati al martirio e all'uso del kalashnikov. Anziché cercare di far crescere una generazione nuova educata al dialogo ed al rispetto per l'ex nemico, Arafat usa i fondi della UE per stampare testi che incitano alla guerra santa islamica, che descrivono gli ebrei come scimmie, negano l'olocausto e nelle loro cartine geografiche non riportano neanche l'esistenza di un paese chiamato Israele.
Ogni tanto il mio amico Abu Ala di Gaza, veniva a casa per effettuare delle piccole riparazioni e tra una sigaretta e un caffè mi spiegava che gli scagnozzi di Arafat girano per la citta' su Mercedes nere, si arricchiscono con il contrabbando, e sono disprezzati dalla popolazione che vive nel terrore. Gli chiedevo se avesse avuto accesso ai 20 milioni di Euro dell'UE destinati alla costruzione di case popolari e lui sogghignando mi parlava di ville faraoniche per i colonnelli dell'OLP che crescevano come funghi sulle coste di Gaza. Non scherzavo quando gli dicevo che se la leadership palestinese fosse stata come lui, la pace, quella vera, l'avremmo avuta da tempo. Dopo il rifiuto di Arafat a Barak (3,7 milioni di palestinesi dovrebbero secondo Arafat entrare nei confini di Israele) ho assistito al linciaggio di 2 soldati israeliani a Ramallah filmato da una troupe di Mediaset mentre il corrispondente della RAI in Israele si scusava con Arafat in persona che un suo connazionale avesse filmato un episodio che avrebbe potuto scalfire l'immagine palestinese in Europa. Amici israeliani mi chiedevano delucidazioni ed io diventavo rosso di vergogna. Quando i palestinesi accusati di collaborare con Israele vengono fucilati senza processo, e i loro cadaveri incaprettati fatti sfilare per la città e poi appesi sulla piazza principale per essere poi ferocemente colpiti dalla folla esaltata, la stampa italiana pubblica brevi trafiletti. Ovviamente nessuna condanna è mai venuta dalle autorita' cristiane in Terrasanta, appiattite sulle posizioni di Arafat. Li capisco, fanno il loro lavoro in un ambiente difficilissimo dove se dici una parola fuori posto contro il Rais puoi dire addio al mondo terreno. I giornalisti italiani però potrebbero parlare. Ho letto centinaia di articoli intrisi di menzogne ai danni di Israele che riportano interviste a personalità palestinesi. Non ho mai letto un articolo che parli della situazione di terrore in cui vivono gli arabi cristiani initimiditi e minacciati quotidianamente dall'arroganza dei fondamentalisti islamici. Queste cose io le sento invece ogni giorno da amici arabi cristiani di Nazareth, i quali temono per la loro incolumita' fisica e intendono lasciare il Paese al più presto. Dopo che un gruppo di terroristi dei Tanzim ha assaltato la Chiesa della Natività a Betlemme si arriva al grottesco quando il custode di Terrasanta Padre Jager parla amichevolmente al TG israeliano e 30 minuti dopo su Canale 5 inveisce contro Israele. La ragion di stato ancora una volta prevale sulla verità.
Marzo 2002. Rinchiuso ermeticamente in casa con moglie e prole a causa degli attentati, sono comunque costretto a fare la spesa. Vado a comprare la pasta Barilla in un supermercato di Herzlia. Scelta fortunata. Esattamente nel momento in cui entro nel supermercato, sento dell'attentato al supermercato di Gerusalemme. A casa ascolto Romano Prodi chiedere ad Arafat di "far di più per bloccare i terroristi", in modo da tornare ai colloqui di pace. Nessuno ha spiegato al Professore che i terroristi che rivendicano le stragi di civili sono i Tanzim e le brigate di Al Akza gruppi controllati da Arafat ? Veramente Prodi crede che un accordo con Arafat valga piu' del pezzo di carta sul quale e' scritto ?
Mentre mangio un trancio di pizza apprendo che 15 israeliani (fra cui alcuni arabi) sono stati dilaniati in un ristorante di Haifa da un inviato di Arafat. La pizza va di traverso, i resti irriconoscibili dei morti sono seppelliti e ci prepariamo alla cena del Seder di Pasqua. Prendo la macchina e sfido il destino. Andiamo a Raanana, 5 minuti dal confine con Arafatlandia. Danielino, il mio bambino di 2 anni, è a un solo posto di blocco dai terroristi palestinesi (il posto di blocco che per Kofi Annan "umilia i palestinesi"). Alle 19 la funzione finisce, comincia a piovigginare, la gente si accalca all'uscita, ma esita ad uscire per timore di bagnarsi. Se un terrorista avesse potuto colpire, avrebbe fatto un colpo da 50 morti. Il terrorista esattamente alla stessa ora sceglie Natanya, a 7 minuti di distanza. Ne fa fuori 28 tra cui parecchi reduci dei campi di sterminio. Mi chiedo se la novantenne trucidata a Natanya avesse conosciuto ad Auschwitz mio nonno e il mio bisnonno che li' finirono gasati.
Camere a gas? Giusto, dimenticavo. Corro a ritirare la maschera antigas misura extrasmall per mio figlio. Saddam Hussein, riconoscente per l'appoggio continuo di Arafat foraggia il terrorismo palestinese con 25,000 dollari di premio a ogni famiglia di kamikaze e potrebbe mantenere le minacce che sentiamo con regolarità settimanale di sparare su Tel Aviv missili batteriologici (prodotti con tecnologia europea). Finora sono stato fortunato ma devo scrivere la mia esperienza di morto che cammina ora, senza indugi. Se non ora quando? Non so se la prossima volta la fortuna mi assisterà. Se mi andasse male, vi prego di non chiamarmi "vittima della pace", non dite che sono "morto per mano di un militante palestinese", non intervistate il ministro della propaganda palestinese il quale dirà che il terrorista che mi ha ucciso voleva "vendicare la ritorsione israeliana del giorno prima. Dite solo che un ebreo italiano è stato ucciso a sangue freddo da terroristi palestinesi inviati da Yasser Arafat. Chiedo solo un gesto di pietà. Non fate leggere a mia madre un articolo nel quale Romano Prodi annuncia sanzioni dell'UE contro "Israele perché rifiuta con arroganza di trattare con Arafat". Sarebbe il colpo della staffa.

Marcello Del Monte
(Tel Aviv)

23/9/2003

Argenta, 22/09/03

Chiar.mo Prof. Carlo Pelando,
leggo sempre con grande interesse i Suoi articoli su “Il Giornale” che apprezzo e condivido. Nell’articolo pubblicato il 14 settembre scorso (la zavorra europea) lei mette in evidenza, con grande precisione, le ragioni per cui l’economia non può essere compressa da regole rigide, imposte con poca lungimiranza dalla comunità europea. A mio modesto avviso tutte le economie debbono avere la possibilità di manovra. Cioè debbono essere in grado di prevenire e modificarsi, cercando di adattarsi alle mutate situazioni del mercato. Se la leva giusta fosse una inflazione controllata, occorre utilizzare l’inflazione; se la leva più adatta fosse il costo del denaro, occorre abbassare i tassi.
Lei giustamente mette in evidenza che l’eccessiva rigidità del sistema europeo (con regole vincolanti e tassative) può togliere a noi, imprenditori piccoli e grandi, l’entusiasmo e la fiducia nel nostro lavoro.
Mi permetto di allegare un mio scritto col quale ho cercato di far conoscere il mio attuale stato d’animo e il disagio di un piccolo imprenditore come me, con 20 collaboratori di alto livello tecnologico e 3 milioni di euro di fatturato.
Il pessimismo che pervade molti di noi sta diventando cronico e generalizzato, ma quello che più avvilisce è il non vedere una strategia solida, concreta e incisiva, in grado di indicare a noi una speranza per il futuro.
Le sono molto grato per la Sua cortese attenzione, nella speranza di poter ricevere da lei due righe di commento alle mie opinioni, voglia gradire i miei più cordiali saluti.


Zeus Electrostatic System s.r.l.
Giacomo Ricci


Perché mi hai abbandonato?
Sì, dico proprio a te, perché mi hai lasciato solo in questa strada diventata piena di ostacoli?
Dove sei andata che non riesco più a ritrovarti?
Non ti ricordi più tutti i progetti di lavoro che abbiamo realizzato negli anni ’60 ’70 ’80 e ’90?
Il tuo aiuto mi era indispensabile perché sapevo che col tuo aiuto tutti gli impegni che prendevo venivano onorati senza fatica e senza difficoltà, sei stata la mia guida e il mio faro.
Il tuo nome è bellissimo, importante e noi piccoli imprenditori nel tuo nome e col tuo sostegno abbiamo realizzato milioni di piccole imprese che ancora oggi costituiscono il tessuto della nostra economia che comincia a dare segni di stanchezza.
Noi tutti, dal più piccolo al più grande, dobbiamo farti un monumento con una dedica che non vuole essere un necrologio: “ALL’INFLAZIONE, QUESTA NOSTRA AMICA DI VIAGGIO CHE NON ABBIAMO PIÙ”.
E’ stata l’inflazione la cura per tutti i nostri mali, è stata lei a darci una mano ogni qualvolta si presentava all’orizzonte una crisi, ad aiutare tutti indistintamente a pagare i propri debiti. Lei ha permesso alle aziende di crescere, di sviluppare, di aggiornarsi e di vivere un lunghissimo periodo di benessere. E’ stata lei ad accompagnarci senza mai tradirci e senza mai chiedere niente in cambio. Lei si godeva nel vedere che le sue aziende crescevano, sviluppavano e progredivano. Un amore fedele, una simbiosi indistruttibile.
Ti ricordi nel 1965 quando abbiamo chiesto un mutuo al MedioCredito Regionale dell’Emilia-Romagna per costruire il nostro primo capannone? Durata 20 anni, interessi al 5%.
Avevamo il cuore che batteva fuori dalle righe pensando a tutte quelle firme su quelle cambiali e all’impegno che ci eravamo presi, ma tu eri sorridente e fiduciosa.
E nel 1972 altro mutuo, ancora più grosso, per altri 2 capannoni. C’era entusiasmo, si badava al sodo, c’era il lavoro, c’erano gli utili e quando ogni 6 mesi scadevano le rate con il tuo aiuto non ce ne siamo nemmeno accorti. Con le leggi Sabatini, quante carte, quante firme, quanta burocrazia, occorreva un ufficio solo per lei.
E’ stato per merito tuo se abbiamo creato occupazione, continuato ad investire utili, prodotto benessere e tenuto in piedi tutta una serie di attività che producevano ricchezza.
Ora cara amica dove sei andata… non sei più con me e con i miei amici, ci hai abbandonato. Lo so che questa non era la tua volontà, ti ci hanno costretta. Ora fai parte della grande Europa, della moneta unica, ti hanno legato mani e piedi, ti hanno stretta in una camicia di forza e non ti puoi più muovere, ti hanno tolto tutta la libertà e proibito di parlare.
Oggi sei controllata, al 2,5% su base annua. Riescono perfino a calcolarti con i loro sistemi, variazioni in più e in meno dello 0,1% al mese (come faranno poi non lo so), dicono che è un bene per tutti, dicono che solo così le nostre aziende non saranno sottoposte a spiacevoli imprevisti, dicono che questo è un passo obbligato che porterà benessere a tutti (ancora non si sono visti miglioramenti, pazientiamo).
Io penso invece che tu abbia imboccato una strada senza ritorno e che non ti rivedrò mai più.
Ti ricordi tua cugina? Per 50 anni non si è mai vista, ora piano piano, zitta zitta è ricomparsa e il suo nome ha incominciato ad apparire sui giornali di tutti i paesi. DEFLAZIONE è un nome che non lascia prevedere nulla di buono. E’ sempre in compagnia di un brutto ceffo che si chiama RECESSIONE. Mi auguro che spariscano tutt’e due e non si facciano più rivedere.
Tu mi manchi, mi manchi al punto che io non so più fare il mio lavoro. Senza il tuo aiuto mi è venuto a mancare l’entusiasmo, sono diventato un pessimista, sono preso da mille paure tutte le volte che debbo programmare qualche investimento più o meno importante. Faccio mille conti che non tornano e poi il foglio va nel cestino strappato in tanti pezzettini. Tutto questo con grande rammarico e con molta tristezza. Mi chiedo chi mi aiuterà ora se affronto un nuovo investimento? Tu purtroppo non ci sei più e non sei più in grado di darmi un aiuto. Come sai stiamo attraversando un momento molto difficile, la crisi generalizzata dell’economia dovuta al crollo della domanda, ha messo tutte le aziende produttrici in una situazione di grande depressione. Non ci sono più utili, non solo per pagare gli impegni presi ma per sopravvivere. La concorrenza sta provocando una crescente deflazione e in regime di deflazione le aziende tutte, nessuna esclusa, non saranno in grado di sopravvivere a lungo e allora cosa fare? Non lo so, so solo che vorrei che tu tornassi come nei tempi passati, ma questo temo che rimarrà solo un piacevole ricordo.
Oggi noi tutti ci sentiamo disarmati, impotenti, non siamo più in grado di determinare le nostre scelte e di incidere con la nostra volontà nelle decisioni. Tutto viene determinato dall’alto e con molta lentezza. Invece occorre fare presto perché eventi più grossi e pericolosi si profilano all’orizzonte, eventi che non porteranno nulla di buono. Ma questo può essere l’argomento per una prossima chiacchierata.
Ti ringrazio per tutto quello che mi hai dato in questi ultimi 40 anni e ti auguro di liberarti da quella camicia di forza. Se puoi torna a casa, noi tutti ti aspettiamo a braccia aperte, con una fresca bottiglia di spumante.
Giacomo Ricci

15/9/2003

Gentile Dottore,
con riferimento al Suo fondo sul Giornale di ieri, Le allego una mia idea, sperando che possa essere di una qualche utilità.
Grazie per l'attenzione.
Cordiali saluti.

Gianfranco Schiavo

15/9/2003

Caro prof. Pelanda,
sono completamente d'accordo su quanto ha scritto a proposito dell'Europa (è apparso domenica scorsa su Il Giornale). Basta con questa Europa sovietizzante e burocratica. Del resto, oggi in Italia solo i burocrati possono permettersi il lusso di fare politica. L'effetto è quello da Lei segnalato: i burocrati si danno alla politica e potenziano, una volta eletti, il trend burocratico e i provilegi già aquisiti nei rispettivi Paesi.
Carissimi saluti.
Alma Cocco

14/9/2003

Caro Professore,
La ringrazio per l'articolo che oggi (domenica 14/09/03) ha scritto per "il Giornale". Scriva con più frequenza.
Pasqualino Spadafora -giornalista-

14/9/2003

Carissimo professore,
dopo la lettura del suo articolo di fondo su "il Giornale" di oggi (14.9.2003), pur d'accordo sugli strumenti proposti per risolvere rapidamente le crisi economiche e psicologiche degli Stati, mi sono chiesto se mai Lei illustri sempre ai suoi allievi-studenti l'entità e l'origine del deficit pubblico americano e come mai a tale deficit non venga mai posto fine.
E' vero che allargare i cordoni della borsa è - per gli Stati - una necessità quasi inderogabile in certi momenti storici, ma risulta tanto più facile quando lo strumento di transazione economica internazionale è il dollaro, quando le tecnologie più avanzate provengono dall'area del dollaro, quando anche la conflittualità internazionale può essere perfino utilizzata per rimuovere le "incrostazioni economiche" interne di uno Stato.
L'esportazione del proprio ineliminabile (ma contenibile) deficit e della propria inflazione è divenuta forse privilegio di un solo Stato?
Qual è il senso del limite che uno Stato in simili condizioni deve porsi, sia in termini politici (di globale-equilibrio) sia in termini ambientali (di socio/eco-equilibrio) per non essere tacciato di imperialismo e di sopraffazione?
Potrà essere solo la "concorrenza" europea, nipponica o asiatica (quella afro-asiatica sembra ancora di là da venire) a riproporre attraverso nuovi termini di raffronto - oro permettendo - un contenuto e saggio rapporto tra reddito e spese in ogni macro aggregato statale (Continente), o necessiterà piuttosto una concomitante crescita della coscienza collettiva, avvertita delle diversità strutturali e caratteriali di ogni aggregazione e magari anche sostenuta dal timore di nuovi termini di raffronto?
Prevarrà cioè il solo dato numerico economico contro l'antropologia psicologica e la morale a fronte delle diversità culturali di due popolazioni?
E ancora, se è forse vero che la fiducia sta alla libertà come la stabilità sta all'uguaglianza, allora non emergono già ben delineati due Continenti (purtroppo entrambi storicamente vocati alla lenta decadenza), uno ateniese-americano (tendenzialmente laico) e l'altro spartano-europeo (tendenzialmente vocazionale), ormai incapaci di conciliare nel loro seno culturale la vera e dinamica triadicità del reale?
Cordialmente
franco treccani.

14/9/2003

Caro Pelanda,
la ringrazio per la ventata di reminiscenza di realtà, da lei così semplicemente e competentemente esposta, che John Maynard Keynes offrì alla civiltà nei primi anni del XX° secolo. Dimostrando, matematicamente, che quando i soldi mancano lo stato li deve stampare. A volte mi sembra di essere l’unico ad aver compreso le cause che rendono viziosa una spirale che tenderebbe, altrimenti, ad essere virtuosa. Chi sia qualificato in economia non può che essere d’accordo su un argomento così ben comprovato quale quello da lei citato. Ma mi accorgo di quanto sia facile cadere in errore, o errare dolosamente, non conoscendo o disconoscendo, i fondamenti sui quali si basano le scienze economiche. Purtroppo, moneta interesse e reddito non sono argomenti sui quali si possa discorrere con chi non sia un addetto ai lavori anche se milioni di non addetti ai lavori hanno dovuto dare la propria incompetente opinione votando su questa materia.
Non mi lascerò traviare, da facili tentazioni, a cadere nel trito dettaglio dell’elencare i nomi delle persone che, fingendo competenza o incompetenza, hanno portato l’Italia, e la comunità europea tutta, ad adottare politiche monetarie e commerciali in netto contrasto a tutto lo scibile umano in materia monetaria ed economica. Sono certo che qualsiasi studente di economia fallirebbe al suo esame se negasse alla banca centrale la possibilità di intervento o se autorizzasse tariffe in nome della fluidificazione degli scambi, poiché entrambe le tesi sono errate, al di là dell’opinione di chicchessia. Chi prende le decisioni in questa materia è raramente competente, e per competenza intendo abilitato ad esercitare la professione o con comprovate competenze di fatto. Ma se lo Stato non garantisce ai competenti la condivisione delle proprie conoscenze e favorisce la carriera di personaggi che hanno fallito in tutte le aziende che hanno diretto, allora l’incompetenza diventa il valore atteso e il nostro diventa il pianto del coccodrillo. Chiunque sostenga che il latte prodotto in eccesso vada distrutto è solo uno stolto, anche se la sua stolidità presenta ripercussioni criminali. Chiunque abbia difeso la proposta di scambiare alla pari un marco della Germania europea con uno della Germania sovietica è un incompetente, anche se la sua incompetenza possa averlo favorito politicamente. Chiunque non avesse capito perché la Gran Bretagna non abbia accettato di cambiare in Euro la Sterlina non ricorda che la fine della teoria di Marx (Ebreo/Tedesco) comincia con l’inizio della scienza di Keynes (Accademico/Inglese), anche se la corona d’Inghilterra rimane il più potente Stato europeo grandemente a causa della felice scelta di non aver consentito la conversione della Sterlina in Euro. Certo, è anche vero che i costi della Comunità europea, decisa dagli alleati per impedire all’Europa di continuare a distruggersi causando depressioni internazionali, debbano essere pagati più da Italia e Germania che nella seconda guerra mondiale hanno combinato più pasticci. Di certo la stiamo pagando visto che la cosiddetta inflazione in calo si traduce nel fatto che un carrello del supermercato che costava 500 Lire adesso costa 2 Euro. Ma se si è potuto rimettere in discussione la divisione degli islamici Balcani, che di pasticci ne hanno storicamente combinati veramente tanti, almeno per coerenza, dovrebbe potersi ridefinire anche la pari delle diverse valute nel paniere dell’euro; per non parlare della banca centrale europea che, in materia di politica economica europea vale meno dell’ONU in materia di pace nel mondo. Il che è tutto dire, visto che autorizza una guerra cinquantennale fondata sulla non accettazione islamica di una delibera ONU del 30Novembre 1947…. Mi rendo conto che il discorso possa diventare più lungo di un corso di laurea, mi arresto quindi prima di essere troppo delirantemente noioso.

Duccio Fanfani duccio@duccio.com http://www.duccio.com

11/9/2003


Egregio dottor Pelanda
Da qualche anno la seguo con interesse, sia nei dibattiti televisivi, sia nei suoi articoli pubblicati sul giornale L’Arena, e apprezzo la sua competenza nel campo politico ed economico.
Desidererei scambiare con lei alcune riflessioni sull’imminente riforma previdenziale, che il governo italiano sembra sul punto di approvare, e soprattutto avere il suo autorevole parere su alcune mie osservazioni.
La necessità di una riforma del sistema previdenziale italiano è ormai improrogabile e chiesta a gran voce, oltre che da alcune associazioni nazionali anche da numerose organizzazioni internazionali come il FMI, l’OCSE e UE.
I vari partiti politici, sia di governo sia d’opposizione, sono convinti della necessità di tale riforma ma la affrontano con una certa “cautela” per evitare sia un conflitto con i sindacati che un emorragia di consensi dalle loro fila. Interessanti trovo in ogni modo le ultime proposte sia di incentivare la permanenza sia di disincentivare l’uscita dal mondo del lavoro. Non vedo invece la volontà di introdurre un contributo di solidarietà ai pensionati baby.
A tal proposito vorrei conoscere la sua opinione in merito.
Secondo me, molti uomini politici e sindacalisti non hanno tenuto in giusta considerazione l’ingiustizia sociale che una riforma tesa a garantire i diritti acquisiti e i gli ex-pensionati baby produrrebbe. Ciò che irrita di più chi sta lavorando non è tanto il vedersi allungare di qualche anno l’età lavorativa ma, soprattutto quello che si chiedano solo a loro dei sacrifici, garantendo ad altri privilegi e diritti ormai anacronistici che erano presenti SOLO IN ITALIA.
Chi, ad esempio, è andato in pensione nel pubblico impiego prima del 1998 con 15-20 oppure 25 anni di contribuzione si troverà ad avere una pensione più alta e ottenuta con minori anni di contribuzione rispetto ai suoi stessi colleghi che andranno in pensione tra 10 oppure 15 anni.
Ci sono poi casi di baby pensionati, ma soprattutto pensionate, che fanno gridare allo scandalo. Ad esempio, conosco personalmente molte ex-insegnanti che sono andate in pensione con 15 anni di contributi, ma, avendo riscattato 4 anni dell’università e avendo avuto due o tre maternità, hanno lavorato effettivamente SOLO 8 ANNI. Addirittura conosco un ex – infermiera che, avendo iniziato a lavorare a quindici anni, ha ottenuto la pensione a soli 29 ANNI D’ETA’.
Ecco quindi che mi sembra un grosso errore, una grave ingiustizia sociale, chiedere oggi a chi sta lavorando 40 ANNI di contribuzione e un calcolo contributivo (meno favorevole di quello retributivo) della pensione SENZA CHIEDERE UN CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’ agli ex- pensionati baby.
Un contributo del 10% -15% e/o un congelamento degli aumenti ISTAT per i pensionati al di sotto dell’età di vecchiaia, potrebbe essere una soluzione riequilibratrice delle ingiustizie sociali esistenti, che dovrebbe essere preso in considerazione. Le chiedo inoltre un suo parere su una mia idea riguardo ad un approccio diverso del sistema previdenziale: L’introduzione dell’assegno pensionistico minimo. La possibilità cioè di lasciare il lavoro non più ad un età prestabilita ma quando, in base a dei calcoli basati sui contributi effettivamente versati, sull’età anagrafica e sull’aspettativa di vita, si può ottenere dall’INPS almeno un assegno pensionistico minimo di 520 euro mensili.
Ad esempio, un operaio desideroso di lasciare il lavoro precocemente potrebbe scegliere una pensione di 520 euro maturata a 50 anni d’età con 35 anni di contributi oppure aspettare qualche anno per averne una più consistente. Un dirigente con 55 anni d’età e solamente 30 di contributi potrebbe essere libero di decidere se lasciare il lavoro con un assegno esiguo o rimanere più a lungo per avere più disponibilità.
In sostanza potrebbe essere una sorta d’allargamento delle ricetta dei disincentivi e degli incentivi, proposti dal governo, ma portati ai limiti estremi.
Gli aspetti positivi di tale sistema potrebbero essere molteplici: dalla possibilità di dedicarsi alla famiglia (seguire famigliari non autosufficienti, portatori di handicap o bambini) percependo comunque un a rendita tesa ad integrare il budget familiare;
alla possibilità di dedicarsi a propri hobbies o lavori domestici (piccoli lavori agricoli mantenendo attive alcune zone rurali di montagna che andrebbero abbandonate);
dalla possibilità di evitare che lo Stato intervenga con prepensionamenti ( quando un azienda decide di licenziare chi avrà la possibilità di avere un assegno minimo non graverà sul bilancio statale);
alla possibilità d’avere molti nuovi posti di lavoro diminuendo il tasso di disoccupazione nonché dei sussidi.
Certo l’assegno pensionistico minimo garantisce appena una vita di sussistenza ma esso deve essere inquadrato all’interno di ciascuna famiglia, di ciascuna persona e in base alle loro esigenze. Inoltre attualmente è erogato a milioni di pensionati con il quale riescono a sopravvivere.
La ringrazio della sua attenzione e attendo una sua opinione.
Piubelli Fabio

8/9/2003

Egregio professor Pelanda
le dimissioni di Abu Mazen hanno confermato ciò che molti di noi pensavano da tempo e cioè che a non volere la pace in Medio Oriente è principalmente Yasser Arafat. Il fatto che Mazen riuscisse laddove lui ha sempre fallito non doveva essere certo un boccone facile da digerire per il presidente palestinese: il quale contrariamente a ciò che pensano i suoi molti sostenitori anche italiani non ha mai mosso un dito per combattere il terrorismo, Mazen si era guadagnato in questi ultimi mesi la piena fiducia del governo israeliano e di tutto l’Occidente e ora che finalmente il processo di pace non sembrava più un utopia ma cominciava seriamente a concretizzarsi ecco che l’ex terrorista Arafat cui non bastano le strette di mano con il Papa e le messe di Natale a Betlemme per cancellare il suo passato, ha mandato tutto a monte. L’Europa in compenso si è finalmente decisa ad assegnare ad Hamas la patente di organizzazione terroristica qualificandola per ciò che realmente è ed è sempre stata. Avrebbe dovuto farlo molto prima ma meglio tardi che mai.
Alla luce delle dimissioni di Abu Mazen, che ha puntato espressamente il dito contro Arafat accusandolo di aver ostacolato i suoi progetti di pace, non crede che certa sinistra italiana a cominciare dai No Global dovrebbero fare un esame di coscienza? Non erano loro che nelle piazze bruciavano le bandiere israeliane e paragonavano Israele al nazismo senza indignarsi mai davanti a tanti poveri innocenti israeliani vittime dei Kamikaze palestinesi ? Non crede forse che anche certi settori filo islamici del mondo cattolico dovrebbero vergognarsi per l’appoggio e la fiducia data ad Arafat in tutti questi anni mentre questi lasciava crescere e proliferare il terrorismo nel suo paese? Spero che il processo di pace vada avanti perché voglio che israeliani e palestinesi vivano in amicizia. Ma spero anche che tutti quelli che fino ad oggi sono scesi in piazza sempre a senso unico contro Israele e in difesa di Arafat da oggi imparino a restarsene a casa.

Cordiali saluti
Americo Mascarucci
(Viterbo)

27/8/2003

Carissimi amici e carissime amiche, vi scrivo per avere il vostro parere e soprattutto il vostro aiuto prezioso per la migliore riuscita di questa iniziativa: chiedere all'Unione Europea di fermare qualsiasi finanziamento all'organizzazione Hamas e alle associazioni che la finanziano. Abbiamo pochissimo tempo a disposizione ed è necessario muoversi con grande velocità. Ho bisogno di formare un Comitato promotore ad altissimo livello: più importanti saranno le adesioni di rilievo al Comitato promotore di questo appello, maggiore incisività avrà la nostra azione e maggiore sarà l'impatto sui mass-media e sull'opinione pubblica. Sto già facendo tradurre il testo in inglese per poterlo far girare anche nel resto d'Europa. Vi prego perciò di fare tutto quanto vi è possibile per ottenere e farmi pervenire il maggior numero di adesioni di personalità di spicco del mondo politico, culturale, economico, artistico, ecc., sia italiane sia europee. E' estremamente importante riuscire a vincere questa battaglia con l'Unione Europea e il meeting di Riva del Garda sarà solo l'inizio.

Vi saluto con affetto

Carmine Monaco

 

 


APPELLO

AI MINISTRI DEGLI ESTERI DELL’UNIONE EUROPEA

 

RIVA DEL GARDA – 5 e 6 settembre 2003

 

Il processo di pace delineato dalla Road Map proposta dal Quartetto USA, UE, ONU e Russia, ed accolto favorevolmente dal premier israeliano Ariel Sharon e dal premier palestinese Mahmud Abbas, è stato violentemente interrotto dall’orrendo attentato di Gerusalemme, rivendicato dall’organizzazione Hamas, in cui hanno perso la vita 21 cittadini israeliani, di cui 6 bambini, e oltre 120 sono stati feriti e orribilmente mutilati.

Allo scopo di dare più forza a quanti sostengono veramente il processo di pace tra israeliani e palestinesi, e tenuto conto che gli attentati suicidi intenzionalmente portati contro civili inermi sono atti inumani secondo il Protocollo I della Convenzione di Ginevra (come sostenuto anche da "Medecins du Monde", organizzazione associata alla F.I.D.H.) e che tali crimini non possono essere in alcun modo giustificati come attività patriottica o militare, facciamo appello ai Governi e ai Ministri degli Esteri dell’Unione Europea riuniti per il vertice di Riva del Garda del 5 e 6 settembre 2003, affinché in base alle vigenti leggi internazionali contro il terrorismo, adottino i necessari provvedimenti mirati all’inclusione dell’organizzazione Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Facciamo altresì appello ai Governi e ai Ministri degli Esteri dell’Unione Europea e al Governo Svizzero affinché sospendano qualsiasi forma di finanziamento all’organizzazione Hamas e congelino i fondi attualmente esistenti, e affinché sospendano qualsiasi forma di finanziamento alle organizzazioni che a loro volta finanziano le attività di Hamas e ne congelino i fondi. Nella fattispecie esse sono:

– Palestinian relief and development fund (o Interpal), con sede nel Regno Unito;

– Committee for welfare and relief for Palestine, con sede in Francia;

– Palestinian relief association, con sede in Svizzera;

– Palestinian Association, con sede in Austria;

– Al-Aqsa international fundation, con sede in Olanda.

 

Nella certezza che, nel segno delle grandi tradizioni umanitarie, politiche e giuridiche che contraddistinguono gli Stati europei, non si possa più tollerare oltre il sospetto che il denaro dei contribuenti europei venga utilizzato per compiere attività inumane, affidiamo il nostro appello all’elaborazione dei nostri Governi e alle coscienze dei nostri concittadini.

27/8/2003

Gentile professore
L’invecchiamento delle strutture e la necessità del loro rinnovo è un piccolo problema.
S’immagini l’innalzamento del livello del mare di un o due metri.
Mio nipote è tornato ierl’altro dal Bianco incazzato e preoccupato per le condizioni del ghiacciaio.
Ho spesso letto sui libri di economia del problema dei costi sommersi.
Il libero mercato, disponendo di mercati presenti e futuri per ogni bene esistente, è in grado di anticipare costi e ricavi futuri di lungo, lunghissimo periodo. Ma questa è teoria. Tanto quanto è teoria la presunta razionalità dell’imprenditore.
S’immagini un’azienda che investa per l’invecchiamento di strutture che dovranno essere sostituite tra 10 anni (inutile prevedere periodi più lunghi che per l’economia sono pura fantascienza). Un’altra azienda, ignorando il problema, venderebbe ad un prezzo più basso e butterebbe l’azienda virtuosa fuori dal mercato.
Cosa impossibile se, ipotesi, esistessero i famosi mercati futuri perfetti.
Vede infondo sono un accanito sostenitore del libero mercato.

Giovanni Gualtiero

26/8/2003

Prof. Carlo Pelanda, buongiorno, ho avuto la ventura di leggere, proprio per caso, l'articolo del Prof. Sartori sul Corriere. Immediatamente mi sono chiesto quale avrebbe potuto essere la Sua replica.
Avrei voluto scriverLe immediatamente una mail per conoscere il Suo parere, ma essendo in ferie e sprovvisto di computer...
Dopodiché ho letto la Sua replica sul Giornale.
Sono d'accordo con Lei.
Anzi mi chiedo come un personaggio come Sartori (ma ce ne sono altri) possa scrivere un articolo del genere con riferimenti vaghi, luoghi comuni.
Basterebbe ricordare al Prof. Sartori che, ad esempio, la città di Londra era molto, ma molto, più inquinata negli anni '50 e '60 e così anche il Tamigi, e gli esempi potrebbero continuare a centinaia.
Ma ancora di più come un quotidiano come il Corriere possa poi pubblicare tali articoli!
Ma si rendono conto di quello che pubblicano?
Cordialmente.
Roberto Bellesia

25/8/2003

Primo tema: le mene del Sartori.
Tornato dalle ferie e ispirato dalla lettura di un articolo sul Sartori scienziato , sono colto da un irrefrenabile impulso. Mi sento come quello che ha fatto indigestione di R.I.M. (se lo ricorda?) : DEVO scriverle. Ecché , professore, il Sartori oltre che sommo sociologo, cioè studioso di sociologia da lui definita scienza, oltre che sommo politologo e demiurgo assoluto di presidenti del consiglio, nel senso che è lui a dire chi va bene e chi no, adesso si lancia nella chimica e nell'astrofisica per insegnarci qual'è lo stato dell'universo? Bene! Era ora! Ora sappiamo di quale galattica dimensione è la vaniloquenza che costituisce il patrimonio scientifico del suddetto.
E' stata una vera liberazione quell'articolo. Ebbene, per informazione del Sartori, si sappia che la Scienza è la summa di tutto quanto è ripetibile e verificabile, che nei secoli è sempre stata in parte contraddetta e modificata soprattutto quando si lanciava in ipotesi e previsioni, che le modifiche successive, quelle valide, hanno via via tolto delle scorie ed aggiunto maggiori conoscenze in quanto realizzate sempre secondo lo stesso METODO SCIENTIFICO, e che il fatto di essere stata per molti versi e per lunghi periodi completamente sbagliata non ha impedito al mondo intero di funzionare lo stesso. Le cose non conoscono la scienza, per questo funzionano perfettamente. Perciò, l'egregio Sartori sappia che conoscere o meno è problema nostro, il mondo gira da sempre con le stesse regole, piuttosto è meglio che il Grande Scienziato tenga sempre uno scaffaletto del suo Grande Cervello dedicato a: Possibili Modifiche, Varie ed Eventuali.
Secondo tema: futurizzazione o affabulazione?
E' buona cosa lanciarsi in previsioni a lunghissimo termine da posizioni più ideologiche che scientifiche come quella del "Rafforzamento del Capitalismo" ? Non è meglio parlare più scientificamente di generazione e distribuzione di risorse e conseguenze possibili?
Non è forse vero che il capitalismo, come lo conosciamo ora, arriva al suo limite (ed anche forse al suo obiettivo) nel momento in cui per poter generare ricchezza DEVE rendere più ricchi i consumatori, migliorando in proporzione di più la ricchezza di chi non ha capitale rispetto a quella di chi ce l'ha? A quel punto si può ancora parlare di capitalismo o si deve cercare una definizione diversa?
Il livello di benessere e la progressione demografica lavorano uno per l'altro fino ad un certo punto, dopo di che lavorano uno contro l'altro. Quali scenari si aprono tenuto conto che l'ipotesi di un aumento demografico catastrofico (quella di venti anni fa) si scontra con una realtà attuale diversa?
Boh! Domande vane.
Certo che ai famosi "Limiti dello sviluppo" non ci siamo ancora arrivati , anzi, invece di avvicinarsi questi limiti sembrano sempre più lontani. Solo i catastrofisti vedono dei baratri tutti i giorni, ma questo dipende più dalla paura di perdere il benessere attuale che da un ragionamento scientifico. O, per i Verdi, da un tornaconto elettorale.
Terzo tema: Gas serra , riscaldamento del pianeta , il tema che mi piace di più.
Le ho già scritto, su questo tema, alcuni concetti completamente controcorrente rispetto alla vulgata attuale, e mi ripeto.
Cosa vuole, sono fatto così: un crapone bastian contrario. Quando vedo tutti che parlano in un modo, rafforzando tutti insieme una opinione dominante che fagocita ogni tentativo di discussione, mi scatta il ghiribizzo di proporre una visione contraria, supportandola con delle osservazioni , spero, scientifiche.
Se l'opinione dominante è più vera non sarà difficile confutare la mia con osservazioni altrettanto scientifiche. E se mi si convince mi risulta facile cambiare idea, allora convincetemi.
E la mia opinione è: la temperatura al suolo si alza perchè la quantità di gas serra ( fondamentalmente anidride carbonica) è troppo bassa.
-Cominciamo col dire che l'anidride carbonica, fin dai primordi della vita, è il gas che ha permesso la nascita della prima cellula organica e poi della prima cellula verde avente funzione clorofilliana. Quanti anni tra la prima e la seconda cellula? Miliardi? Chissà.
Da allora l'anidride carbonica è la sostanza che fa crescere, e forse nascere, tutto quanto è vegetale, costruendo la catena alimentare che mantiene la vita sulla terra: senza anidride carbonica il mondo sarebbe un monumento di pietra, comunque non sarebbe il nostro mondo.
Come è possibile che questa portentosa sostanza, da qualche anno sia responsabile di tutte le nostre catastrofi?
-Facciamo un piccolo calcolo di quanta anidride carbonica esiste ora e quanta ne esisteva ai primordi del mondo.
Tutte le rocce calcaree come il marmo di Carrara ed il Travertino, le rocce dolomitiche, le farine fossili, le rocce carsiche eccetera sono state generate attraverso la fissazione dell'anidride carbonica atmosferica operata dalla pioggia e dal calcio della crosta terrestre Tutti i giacimenti di carbone, idrocarburi, torba,antracite. bitume, gas naturale eccetera sono generati dalla fissazione dell'anidride carbonica operata attraverso la sintesi clorofilliana e conseguente trasformazione in composti del carbone.
Tutto quanto è legno,erba,piante eccetera si è formato con la sintesi clorofilliana dall'anidride carbonica.
E' così pellegrino pensare che un tempo la quantità di anidride carbonica nell'aria era assai più elevata di oggi?
Non ho ancora visto dei dati di misurazione della concentrazione di questo gas per esempio in Siberia ( a Milano non fa testo) che dicano che la concentrazione sale.
E' così pellegrino pensare che le glaciazioni si svolgevano in tempi in cui l'anidride carbonica era a concentrazione più alta?
Ora veniamo alla Terra.
Essa è una palla di 13.000 Km di diametro.Nata come globo incandescente ha continuato a raffreddarsi fino ad ora, e ancora si raffredda. Al suo interno è costituita da roccia fusa, alla superficie è costituita da uno strato freddo, la "crosta" e sopra la crosta c'è uno strato di gas composto per il 75 % da azoto e per il 24,9% di ossigeno (cito grossolanamente), Il rimanente 0.1 % sono altri gas tra cui largamente preponderante l'anidride carbonica.
Lo strato di gas misura cica 15 Km di spessore.
All'esterno dell'atmosfera sta il cosmo con le sue temperature che viaggiano verso lo zero gradi Kelvin.
Se la terra fosse una palla del diametro di un metro, lo strato d'aria misurerebbe un millimetro!
Il sistema Terra rilascia calore verso il freddo cosmico attraverso un sistema d'irraggiamento- convezione: convezione dalla superficie della crosta verso l'atmosfera , ed irraggiamento dalla crosta verso il cosmo e dall'atmosfera verso il cosmo. In questo modo dissipa sia il calore del magma fuso, attraverso la crosta, sia il calore ricevuto dal sole per irraggiamento. Se non ci fosse questa dissipazione operata dall'atmosfera la superficie solida del pianeta illuminato raggiungerebbe limiti di temperatura altissimi ( pensiamo alla faccia illuminata della luna rispetto alla faccia non illuminata).
E veniamo a noi: in questo meccanismo di convezione-irraggiamento possiamo riferirci solamente al sistema costituito dalla crosta terrestre, dai 15000 metri di atmosfera e dal cosmo freddo. Nel progressivo raffreddamento di tutto il pianeta noi registriamo l'aumento di forse un grado, o poco di più, della temperatura degli strati bassi dell'atmosfera, mentre nel cosmo le temperature restano fredde ed all'interno della terra restano praticamente invariate.
E secondo me questo aumento è dovuto al maggiore irraggiamento al suolo causato da una filtrazione insufficiente dei raggi solari. La causa della non filtrazione sta nella scarsa concentrazione (quantità) di anidride carbonica nell'atmosfera . Se fosse maggiore la quantità di anidride carbonica avremmo un assorbimento di energia solare negli strati alti che sono a contatto col freddo cosmico, quindi un aumento dell'efficienza del processo di dissipazione ed una diminuzione generale della temperature delle parti irraggiate.
Effetto indotto sarebbe anche questo: l'aumento della filtrazione dell'energia negli strati alti farebbe diminuire la temperatura a livello della troposfera, aumenterebbe la condensazione dell'acqua nelle nubi che avrebbe un effetto moltiplicatore del raffreddamento del suolo Ebbene la vulgata dice che la troppa anidride carbonica racchiude i raggi luminosi assorbendoli e ributtandoli al suolo. Ma allora le radiazioni sarebbero intelligenti: si lasciano assorbire solo dopo la riflessione al suolo. Mi pare poco serio. Secondo me il suolo si scalda perchè riceve più sole.
Queste teorie vanno contro il movimento pro-nucleare e contro combustibili fossili, lo so. Ma questa è un'altra storia.
Troppo ho approfittato del suo tempo.
Chiedo perdono e porgo cordiali saluti.
Suo G. Pinciroli

25/8/2003

Roma, 25/08/2003

Gentile Prof. Pelanda,
ho letto il Suo articolo, apparso lo scorso 23 agosto su "Il Giornale", e nel quale contestava la visione a Suo parere pessimista del prof. Sartori in tema di ambiente.
Premetto che non ho avuto modo di leggere l'articolo del politologo, e tuttavia vorrei porLe alcune questioni che ritengo rilevanti ai fini dell'analisi dell'ambientalismo e del suo rapporto con l'economia.
Lei sostiene, in sintesi, che il capitalismo è giunto attualmente ad una fase di sostanziale assenza progettuale, al punto che il modello capitalista va "rinforzato", in modo da favorire la modernizzazione, anche al fine di risolvere le problematiche ecologiche del nostro tempo.
Quel che mi chiedo e Le chiedo, professore, è se di per sé un'accelerazione del processo di innovazione tecnologica può essere considerato sufficiente ai fini di un rinnovato rapporto fra uomo e Natura; condivido il Suo punto di vista quando Lei afferma che la globalizzazione garantisce maggiore benessere a popolazioni precedentemente in condizioni d'indigenza. Trovo inoltre spesso pretestuose e strumentali le affermazioni di chi si oppone al libero commercio internazionale, agitando gli spettri dello sfruttamento e della disuguaglianza per meglio nascondere interessi come quelli che per lungo tempo, ad esempio, in Europa sono stati tutelati dalla Pac. Precisato che su questi fondamentali temi mi trovo d'accordo con la Sua impostazione, professore, vorrei però chiederLe: può la politica limitarsi a favorire la modernizzazione del sistema capitalista se si vuole salvaguardare la vivibilità di un pianeta obiettivamente sottoposto, ad esempio, a innegabili minacce di tipo climatico?
Non è il modello capitalista chiamato a rinforzarsi non solo quantitativamente, ma anche e soprattutto qualitativamente, trovando ambiti in cui esprimere energie costruttive e consapevoli?
Quali sono, professore, le Sue opinioni sulla deforestazione e sulla desertificazione? Se è vero che l'economia si occupa in quanto tale della produzione e della distribuzione in condizioni di scarsità delle risorse, non può un economista occuparsi anche di attività che, pur seguendo logiche imprenditoriali ed economiche,consentano di ridurre fenomeni di scomparsa di risorse prima ritenute abbondanti? Non trova ad esempio che quello delle fonti alternative di energia potrebbe essere un terreno fecondo anche per l'azione di imprese ora inesistenti o impegnate in altre attività?
Sulla teoria "debole", implicitamente enunciata dagli avversari della modernizzazione, poi, credo che si tratti di una carenza di analisi costruttive, più che di un progetto volutamente atto ad arrestare l'evoluzione del progresso.
I politici conservatori o catastrofisti ben difficilmente citano il teorema di Coase o le esternalità negative, ma un economista può ignorare che l'inquinamento comporta un costo sociale? Certo, lo studio quantitativo e rigoroso dell'impatto ambientale dell'attività umana dovrebbe essere anteposto a qualsiasi slogan politico; e forse chi ha una sensibilità ambientalista dovrebbe dotarsi di strumenti operativi per conciliare il progresso tecnico con il rispetto della Natura, piuttosto che condannare la crescita economica ( o lo sviluppo, in molte aree del mondo ) in quanto tale.
Ma, ad esempio, non è il tema dell'incremento demografico mondiale un tema da cui è impossibile prescindere se si vuole seriamente trattare il futuro del rapporto fra risorse naturali e comunità umana?
Concordo insomma con la Sua constatazione di una sorta di crisi di dinamicità del capitalismo ( d'altronde, già qualche decennio fa - con un'ottica a mio parere suggestiva -, Habermas parlava di "crisi della razionalità nel capitalismo maturo"); ma può il Suo sviluppo avvenire autonomamente dalle valutazioni e dai valori che la comunità umana formula circa il proprio futuro?
RingraziandoLa per l' attenzione Le rivolgo cortesi saluti,
Marco Senatore

23/8/2003

Esimio prof. Pelanda,
ho letto il Suo articolo sul Giornale di oggi 23.08.03 col quale Ella chiosa un articolo del prof. Sartori.
Vorrei innanzitutto ringraziarLa per la segnalazione del libro di Lomborg col quale ritengo sia entrato in polemica Sartori, forse dopo una lettura superficiale e senza avere a disposizione gli opportuni strumenti tecnici di valutazione.
Nel libro di Lomborg ho personalmente trovato conferma a molte mie opinioni sempre espesse da addetto ai lavori (sono ingegnere idraulico con 25 anni di professione sulle spalle) ma senza il supporto dei dati statistici.
Ho anche trovato, implicitamente, conferma del grande giro di interessi economici nascosto sotto le sigle delle varie associazioni ambientalistiche che avevo intuito frequentando molti anni fa un corso sulla valutazione di impatto ambientale alla Luiss.
Continuerò a leggerLa con piacere sul ns. Giornale e La prego di non mancare di aggiornarci sull'argomento.
Mandi.

Francesco Sbuelz
Udine

21/8/2003

sono Gianni Toffali di Verona, allego mia riflessione sugli OGM.

All'alba del terzo millennio, un nuovo spettro sembra disturbare il sonno degli italiani: gli OGM, oscuro acronimo geroglifico che inquieta non meno della misteriosa sigla UFO. Eppure di contagiati, di malati o di trapassati non se ne sono visti, ciononostante l'incubo regna incontrastato! Sino ad oggi, nessun autorevole studio scientifico ha potuto dimostrare che la modificazione genetica delle piante sia dannosa per la salute degli esseri umani. Gridare al Lupo, suona quindi strumentale! Purtroppo a sostenere le irragionevoli ragioni di chi diffonde disinformazione è anche quella falsa convinzione presente nell'immaginario collettivo, per cui tutto ciò che proviene dalla natura (quindi naturale) sia necessariamente buono, niente di più falso. La natura in se, non è ne buona ne cattiva, bensì neutra. Lasciata a se stessa, la natura degraderebbe nell'entropia e al caos indifferenziato. Senza l'intervento dell'uomo le specifiche coltivazioni non esisterebbero. Si è mai visto nel bel mezzo di una giungla un campo di frumento o un vigneto doc di alta qualità? La natura buona è solo una romantica leggenda metropolitana! Non a caso l'uomo, nel corso dei millenni, ha sempre scelto, selezionato e perfezionato i prodotti della terra, seppure con tecniche primitive e rudimentali, oggi, con l’evoluzione della scienza e della tecnica non si fa altro che continuare in quella direzione. Il paradosso è che chi diffida degli OGM si nutre quotidianamente di frutta e verdura irrorata da anticrittogamici, pesticidi e veleni di ogni sorta, con buona pace di produttori e rivenditori esentati dall’obbligo di indicare sulle etichette i veleni impiegati. “Inconvenienti”che sarebbero del tutto eliminati con l’avvento delle tecnologie OGM. Per non parlare poi, dell’utilità che ne ricaverebbero i paesi poveri privi di acqua e di prodotti atti alla sana crescita delle piante. Chi si nasconde allora dietro chi fomenta queste fobie collettive con vere e proprie campagne di “terrorismo” psicologico? Davvero una galassia molto ampia. In primis, alcune (non tutte ovviamente) organizzazioni ecologiste anticapitaliste, che non potendo demolire tout court il sistema liberal-capitalista, si accontentano di colpire le multinazionali che finanziano le ricerche OGM, additandole come nuove streghe dell’era moderna. Anche la stessa Unione Europea per evitare cadute del mercato interno, in seguito alla penetrazione di questi prodotti a prezzi più bassi provenienti dal mercato americano (maggiori produttori mondiali OGM), ha tutti gli interessi per impedirne la diffusione. Pure a livello regione o locale, i prodotti OGM costituirebbero un pericolo alla valorizzazione dei prodotti tipici, cosiddetta tipicità. Nonché le grandi industrie chimiche, che non venderebbero più i loro veleni, con l’attuale sistema produttivo, oggi più che mai necessari. Evidentemente, erigersi a paladini della salute pubblica è ritenuta per tutti gli “attori” anti-OGM, un’efficace strategia di tornaconto immediato. Peccato che a rimetterci siano solo i consumatori, che con siffatta disinformazione, non possono scegliere liberamente cosa mettere nel loro piatto. Gli OGM non sono mostri, ma risorse insperabili per il futuro, i mostri, quelli veri, si alimentano di paure irrazionali, di atavica memoria.

Gianni.Toffali@inwind.it Dossobuono Verona

14/8/2003

In un suo articolo apparso sul Giornale in questi giorni, Lei espone vari argomenti a favore del coinvolgimento della Turchia nell' Europa ecc. ecc.
Purtroppo nessun cenno (come non ne vengono da nessun'altra parte) alla necessità di un atto riconoscitivo del genocidio armeno, condizione sine qua non per ammettere la Turchia a qualsivoglia iniziativa europea.
Senza di che, il tutto appare (a noi sensibili alla cosa per un motivo o per l'altro) come un cinico mercanteggiamento che assolve o fa finta di niente con chi ha ucciso 1.600.000 cristiani non ammettendo, per di più, di averlo fatto.
Un' Europa cristiana corteggia chi ha trucidato un intero popolo cristiano stendendo un velo pietoso e ammiccando furbescamente: la mia profonda conoscenza della mentalità dei musulmani mi rende sicuro che essi se la ridono e ci considerano deboli, in quanto rispettano soltanto coloro che li bastonano.
Viene amaramente da pensare che forse tale cifra non sia valida perchè un genocidio venga presa in considerazione, ma purtroppo gli Armeni non erano così numerosi da potersi fare eliminare in almeno 6 milioni: in fondo è colpa loro ...!
Nello scusarmi per questo sfogo, porgo distinti saluti.

Sergio Masperone

10/8/2003

Konrad Lorenz ed il mito ambientalista

Mandato da Pauler Domenica, 10 Agosto 2003, 00:22 uur.

Sul Legno Storto abbiamo recentemente ripreso un passaggio molto significativo, pubblicato sul libro di Antonio Gaspari, "Da Malthus al razzismo verde", dedicato a Konrad Lorenz (clicca qui: http://www.legnostorto.com/node.php?id=6402 ), ritenuto il padre spirituale del movimento ambientalista mondiale. Lorenz, questo "sconosciuto" paladino dell'ambientalismo e del movimento verde, premio Nobel e simbolo di certi fanatici movimenti ambientalisti, ha un passato meno esplorato e approfondito. Alcune sue indegne farneticazioni sono riportate sul libro "I medici nazisti" di Robert Jay Lifton: "Dovere dell'igiene razziale deve essere quello di occuparsi con sollecitudine di un'eliminazione degli esseri umani moralmente inferiori più severa di quanto non sia praticata oggi... Noi dovremmo letteralmente sostituire tutti i fattori che determinano la selezione di una vita naturale e libera... Nei tempi preistorici dell'umanità la selezione delle qualità della resistenza, dell'eroismo, dell'utilità sociale, etc, fu praticata esclusivamente da fattori sociali esterni. Questo rituale deve oggi essere assunto da un'organizzazione sociale; in caso contrario l'umanità, per mancanza di fattori selettivi, sarà annientata dai fenomeni degenerativi che si accompagnano alla domesticazione".

Ogni commento è superfluo. Peccato che non lo sia per tutti, peccato che stiamo parlando di un apprezzato premio Nobel...

Paolo Carotenuto - http://www.legnostorto.com/node.php?id=6792

6/8/2003

 

Gentile Prof.Pelanda,
come esercizio di ricerca per un corso universitario ho recensito il suo
ultimo libro Futurizzazione e allego la nota relativa.
Carlo Manso

Futurizzazione è un testo coraggioso, senza dubbio di grandissima attualità, il cui assunto fondamentale riguarda la necessità di rendere più dinamica la nostra società, per attrezzarla e prepararla ad affrontare senza timori frenanti, ma in modo positivo e propulsivo, le nuove sfide che inevitabilmente ci si presentano e che continueranno a presentarcisi, generate da noi stessi e dal progresso che rincorriamo.
Futurizzazione è un testo propositivo, non adatto ad una mente pigra e perciò lenta e rigida, ma ideologicamente e pragmaticamente stimolante. La sua lettura, non del tutto facile, richiede riflessione critica e rielaborazione. Sarà difficile concordare sempre con il pensiero dell’autore, ma sarà totalmente innegabile riconoscere un filo logico trainante, convincente e difficilmente confutabile. Penso che fosse questo l’intimo intento dell’autore: mobilizzare le coscienze dei lettori, o non farsi capire da essi.
L’opera si articola intorno a sette punti programmatici futurizzanti, il cui scopo è la velocizzazione della società, necessaria per poter superare, e non incagliarsi, nei grandi ostacoli che noi stessi stiamo costruendo con il nostro stesso inarrestabile avanzare.
E’ mia personale convinzione che per concepire e accettare tesi coraggiose come quelle proposte dal professor Pelanda, sia necessaria una potente dose d’ottimismo, che lavori di pari passo con una capacità d’immaginazione impressionante. L’autore infatti ipotizza, sostenendo le sue tesi con argomentazioni difficilmente contestabili, in quanto assolutamente logiche e pragmatiche, un riscatto di “antropos” (mai verificatosi e mai ipotizzabile nei millenni passati) dalle costrizioni che lo hanno afflitto e soffocato durante l’intera sua evoluzione, rendendolo schiavo di inevitabili endodestini.
A fronte di un sapere che ci concederà di superare e risolvere problemi fino ad ora insormontabili, la società veloce e responsabile deve assestarsi teoricamente e moralmente su un’etica tecnologica che comprenda in sé le risorse naturali e la dimensione artificiale offertaci dal salvifico sviluppo tecnologico.
L’autore individua nel progresso un evidente paradosso, che solamente adesso saremo in grado di superare. Il progresso e la sua dinamica hanno nutrito infatti fino ad ora dualismi antagonistici ed evidenti dicotomie, che non possono essere superati, se non con la teoria della società veloce, un modello di società che, davanti agli ostacoli da se stessa generati, sceglie di accelerare bruscamente con dinamismo innovativo. L’opzione della società e del pensiero lento porterebbero inevitabilmente al collasso e all’implosione del sistema.
Passo primario per questa velocizzazione redentrice, è la diffusione e il consolidamento del capitalismo tecnologico di massa, la miglior macchina mai realizzata per la diffusione e crescita del benessere, e per il raggiungimento di un’equità sociale, che è e sarà fortemente contrastata dalle tesi conservatrici, anti-globalizzanti e garantiste che trovano terreno fertile nell’humus sociale odierno.
Il rallentamento e il mancato compimento del capitalismo di massa è dovuto anche al gap cognitivo, ovvero all’inadeguato o non sufficiente adattamento dell’educazione rispetto alle necessità di un’economia e di un mercato in sviluppo continuo e frenetico. Esistono altri gap che bloccano in ugual misura l’evoluzione e lo sviluppo della realizzazione di un futuro capitalismo salvifico, ma ho scelto di trattare il gap cognitivo, in quanto ritengo che le soluzioni proposte dall’autore, pur potendo apparire di primo acchito a molti lettori tesi fantascientifiche, siano al contrario pressoché realizzabili in un futuro non difficilmente ipotizzabile e non troppo remoto.
Per quanto concerne il modello educativo attuale, pur non potendo negare grandi processi espansionistici nella scolarizzazione, è innegabile che siamo fermi da secoli su uno schema educativo rigido e uniformante, legato indissolubilmente al presupposto erroneo che, essendo il nostro intelletto disegnato in ugual maniera genetica in tutti gli individui, possiamo essere valutati per mezzo di un vaglio numerico, i famosi quanto tristi voti, i quali, al contrario, invece di descrivere una personalità e una intelligenza, la intrappolano in modo rozzo e grossolano, nella falsa e scorretta ricerca di una consacrazione scolastica. Emergono così soggetti “ottimi”, “discreti”, “sufficienti”, o “insufficienti”; niente di più falso. I docenti dotati e i discenti, tutti o quasi, lo sostengono da sempre.
Possiamo dire, a questo punto, che il gap cognitivo si sviluppa oggi in due dimensioni opposte, ma complementari: in orizzontale perché esistono infatti mancanze e limiti nella diffusione sociale della conoscenza, e in verticale, in quanto la qualità intrinseca delle nozioni e del potere cognitivo trasmesso non sono adeguati alla realtà attuale e tantomeno, di conseguenza, per un’ipotesi futurizzante.
Come conciliare a questo punto la necessità reale di colmare queste lacune, questi gap, con il bisogno di disegnare e creare una struttura educativa e formativa che tenga conto delle individualità dei soggetti discenti, e delle loro possibilità, per quanto diverse, molteplici e variegate esse siano?
L’autore propone di attuare sette nuovi standard da applicare alla società attuale, che a mio avviso non potranno che ottenere un effetto rivoluzionario e fortemente propulsivo, non solo sui singoli individui, m sull’intera collettività, la quale determina ed esprime la nostra cultura.
Il primo obiettivo da raggiungere riguarda l’acquisizione, da parte di ogni studente e lavoratore, del potere di astrazione; ciò significa dotare gli individui di potenti motori logici, i quali escluderanno la possibilità di uno studio e di un apprendimento mnemonico, sterile e fine a sé stesso, per aprire nuove possibilità di esperienze cognitive e ricerche personali. Da questo primo punto segue la necessità di dotare l’ uomo di capacità creativa, la quale abiliterà i soggetti ad uscire dalla routine e dagli schemi impliciti nel lavoro, nello studio, nel pensiero e nelle azioni.
In terzo luogo, al posto dell’attuale schema educativo uniformante, anche perché finalizzato quasi esclusivamente al conseguimento di un titolo, si rende necessaria un’educazione fortemente individualizzata , in grado di dissotterrare e “far fruttare i talenti” di ogni individualità.
Il quarto punto tratta di una realtà deteriore verificabile come tendenza diffusa, e cioè la divisione netta tra fase dello studio e quella del lavoro. Lo standard proposto è l’auto-apprendimento continuo, che verrà nutrito e modellato secondo bisogni e necessità spazio-temporali e desideri.
Il quinto proposito riformante riguarda la velocità e l’autonomia risolutiva. Anche quest’ obiettivo sarà raggiunto mediante addestramenti e prove decisionali. Dotare gli individui di una competenza cooperativa è missione del sesto punto, raggiungibile, e in parte già attuata, attraverso gruppi di lavoro e progetti comuni. Nel settimo e ultimo standard il prof. Pelando approfondisce il concetto di sviluppo dei talenti, che dovrà basarsi sulla convenzione giuridica del diritto di ogni individuo a godere della disponibilità di ogni risorse atta a sviluppare le sue personali inclinazioni.
Ciò che mi ha maggiormente colpito, al di fuori di questi intenti programmatici rivoluzionari, è l’idea che l’individualizzazione del processo evolutivo e formativo di un individuo implichi la creazione di sistemi docenti tutoriali non umani, in grado di comprendere e sviluppare ogni singola personalità individuale nel modo più consono, armonico e proficuo, unito al fatto che l’elettronica spazia su un territorio infinito e illimitato, il che comporta un totale annullamento dell’ambiente fisico atto all’educazione.
Un altro punto cruciale del saggio riguarda la necessità di gestire con il pensiero forte , caratteristico della “società veloce”, la rivoluzione tecnologica in atto.
La mente, con la mediazione di una tecnologia amica, può giungere al progressivo dominio dell’ambiente.
Le eventuali forti dicotomie tra le tecnologie e le teologie possono essere attutite pragmaticamente, con il compromesso di rispettare il pilastro religioso, ancora fondamentale collante nella struttura sociale odierna.
Se oggi giorno è una realtà e una dinamica evidente e inarrestabile l’affermarsi di un processo omnicomprensivo e mobilizzante della tecnologia, come governare questa espansione, in maniera equa, costante ed equilibrata?
Senza dubbio – sostiene l’autore – non attraverso un pensiero debole, che perseguendo il falso e irraggiungibile obiettivo di non arrecare in modo assoluto alcun danno o ineguaglianza, rallenta e cristallizza in una fase di stasi il pur necessario movimento progressivo implicito nell’evoluzione della tecnica e dell’economia.
La società lente si identifica in misura crescente con la società timorosa e spaventata del pensiero dell’invalicabilità di limiti millenari. Ci ritroviamo nuovamente alle colonne d’Ercole, ma questa volta, se troveremo il coraggio (soprattutto politico) le potremo superare volando, naturalmente a rischio gestito e controllato durante il volo.
Si oppongono, e con una forza indicibile, la bioetica, l’ambientalismo e l’ideologia anti-capitalista, le quali, alleatesi, sono in grado di creare un blocco all’evoluzione tecnologica – e quindi economica – a livello planetario, proprio perché non si è stati ancora in grado di rassicurare la maggioranza con un approccio teorico e pratico convincente e dimostrativo, nonché buonista (purtroppo).
E’ implicito nel progredire del pensiero scientifico, un continuo e radicale superamento dei limiti imposti da teorie precedenti, cosa che esclude a priori la possibilità di un moto rettilineo uniforme, ma che al contrario determina un avanzare a bruschi scatti e rallentamenti altrettanto secchi e improvvisi. Nel presente, tuttavia, è apparsa nello scenario scientifico, la possibilità di un espansione antropica che induce allo stesso tempo a forti riflessioni e inevitabili sgomenti, in quanto per la prima volta nella storia di antropos (per quanto ci è dato sapere), la vita e la materia possono essere analizzate in profondità, capite, cambiate, rielaborate e forse create. Ma per non arrestarsi davanti a un muro ideologico insormontabile, è necessario futurizzare la morale, in modo che essa si adatti armonicamente e senza impatti estremizzanti alla nuova piattaforma tecnologica e scientifico-economica.
La bio-rivoluzione in atto, in primis, costituisce un antagonista formidabile contro la morale vigente, in quanto ,la penetrazione del codice genetico prospetta non solo cambiamenti epocali nel campo medico, chimico e biologico-fisico, ma anche la violazione dei “sacri limiti” di nascita e morte, implicando quindi un nuovo senso della vita. Da qui l’inevitabile necessità di un controllo approfondito e inflessibile de parte di un pensiero politico forte.
Anche la tecno-rivoluzione che si sta aprendo sulla base dello sviluppo delle scienze fondamentali, ha bisogno di disegni progettuali e di controlli attivi e efficaci, attuabili solamente da una società veloce, che dovrà inoltre munire e dotare ogni lavoratore di un potere cognitivo atto a cogliere globalmente le immense opportunità offerte dal nuovo mercato professionale.
Se è verità che questi scenari presuppongono a priori la necessità di muoversi all’interno di un sistema complesso, le cui variabili indipendenti sono pressoché illimitate, è tuttavia innegabile che solo un pensiero forte sa attaccare pragmaticamente la complessità dell’insieme aperto dei problemi. L’unico criterio e l’unica speranza adottabile è il dominio sufficiente, conseguente alla prudenza sufficiente, ma massimizzata: soluzioni limitate e funzionali allo scopo, senza alcuna pretesa di eternità.
Tale equilibrata prudenza può e deve produrre conseguenze costruttive spazio-temporali neghentropiche, con un bilancio costi/benefici a netto favore dei secondi.
In termini morali e giuridici ci è dato di sognare, a questo punto, che l’individua abbia il diritto di accusare chi nega e blocca la sua possibile salvazione in nome di un falso moralismo oscurantista; l’applicazione delle nuove opportunità può e deve (in nome dell’ordine sociale e di una morale facilmente condivisibile) essere esteso alla massa, e comunque, in casi estremi, devono essere bilanciati i possibili disequilibri latenti.
Pur non ambendo alla totale adesione entusiastica a questa radicale futurizzazione, l’autore si augura però il diffondersi di una nuova cultura che impegni ogni singolarità a un miglioramento qualitativo e estendibile in un futuro non necessariamente immediato.
Presupponendo ottimisticamente di aver superato almeno in buona parte il problema della direzionalità del progresso, sorge il problema di come gestire l’artificializzazione, in atto da sempre, dell’ecologia planetaria.
Se è vero che il successo di antropos è dovuto principalmente alla sua azione razionalmente predatrice sull’ambiente, è vero anche che al giorno d’oggi, il rapporto predatore-preda e il processo artificializzante dell’ecologia stanno superando il punto critico d’equilibrio: basti pensare all’urbanizzazione crescente, all’avvelenamento di aria e acqua, etc.
La soluzione ambientalista, sviluppatasi a partire dagli anni sessanta, come un impasto non omogeneo di vari movimenti non del tutto compatibili, ma uniti nel loro radicalismo, esercita ed ha esercitato una forza politica condizionante, pur limitandosi a proporre soluzioni immobiliste, non sostenibili e non proponibili in un economia capitalista in sviluppo.
Altra tendenza sviluppatesi a fronte del problema ecologico riguarda il “principio di sostenibilità”, vale a dire l’intento piuttosto ingenuo di poter ridurre e compensare l’impatto artificializzante attraverso politiche di compensazione alla distruzione attuata: come dice l’autore: “Come se lo sviluppo capitalistico, posto di fronte a problemi ecologici, rispondesse con una cosmesi.”.
L’assunto diffuso che capitalismo e tutela ambientale siano antagonisticamente incompatibili, non ha finora permesso di vedere la soluzione più ovvia e equilibrata, ossia impiegare più capitalismo e più tecnologia per un impatto controllato dell’attività umana sull’ambiente e di teorizzare un ecologia artificiale completa.
Per chiarire questo punto, l’autore ci offre una serie di esempi propositivi e utili per capire in quale direzione muoversi, per massimizzare risorse e benefici, limitando drasticamente i danni ecologici.
La riforma del cibo sarà uno dei passi fondamentali: intervenendo sulla struttura genetica delle piante, e arrivando a creare proteine animali che sostituiranno per buona parte gli allevamenti tradizionali, si diminuiranno fortemente i costi del cibo, sarà possibile aumentare la produzione, liberando spazi topograficamente enormi, che potranno essere adibiti alla ristrutturazione della varietà biologica ora gravemente sacrificata. Molte le critiche fattibili, che vengono però più che validamente confutate nelle tesi del Prof. Pelanda.
A mio avviso il maggior vantaggio derivante da questa rivoluzione, è determinato dalla totale emancipazione del ciclo umano da quello naturale.
Un secondo esempio di eco-futurizzazione, dettato da evidenti necessità contingenti, e dall’assoluta pragmaticità dell’autore, consiste nella riforma dell’energia, che parte dalla necessità della sostituzione del petrolio (in quanto forma di energia primitiva sporca e assolutamente non rinnovabile), per giungere a un forte potenziamento delle energie alternative, prima tra tutte la nucleare, che pur presentando reali pericoli, sia di gestione che di smaltimento delle scorie, è oggigiorno la forma di energia più evoluta e pulita di cui disponiamo.
Certamente per elevare gli standard di sicurezza, va applicato il famoso concetto di “prudenza sufficiente”, ma massimizzata, unito a importanti investimenti e iper tecnologie. Se una politica forte prenderà questa direzione, probabilmente sparirà anche il terrore diffuso del nucleare.
La riforma degli insediamenti è il passo successivo, indubbiamente non meno importante dei precedenti. L’autore, conscio del probabile aumento esponenziale del tasso demografico planetario, propone unità abitative a sviluppo verticale, dotate di tecnologie e materiali futuribili, relegando i trasporti e le produzioni nel sottosuolo.
L’abbandono della rete stradale dipenderà fortemente dallo sviluppo dei mezzi aerei, sostitutivi degli attuali mezzi di trasporto. L’autore non esclude però il sorgere di fortissime resistenze a tale progetto futurizzante, specie per i costi ad esso correlati.
Considerando le riforme proposte, si giunge all’inevitabile conclusione che, per un armonica coesione e inter-indipendenza (concetto solo apparentemente contraddittorio e paradossale) tra antropos e natura, quest’ ultima debba essere ridisegnata e rigenerata attraverso la mediazione della mente umana, parte inscindibile di essa e sua avanguardia. La riprogettazione interesserà il piano idrico, il rafforzamento della biosfera, e la reingegnerizzazione del territorio.
L’autore ipotizza infine la necessaria creazione di istituzioni globali, atte a garantire il buon governo di questa nuova ecologia artificiale, e la corretta evoluzione dei piani rimodellanti del pianeta stesso. L’istituzione futuribile che maggiormente mi ha colpito è HOME (Holistic Model Of Earth). Questa avrà il compito basilare e necessario di creare un modello simulato dell’intero pianeta, con una risoluzione inverosimilmente precisa, allo scopo di integrare e legittimare l’attività di ricerca scientifica globale e certificare con esattezza e assoluta veridicità le informazioni necessarie alla politica per operare in un contesto così vitale e delicato.
Delle sette missioni individuate dall’Autore in “Futurizzazione”, ho modestamente trattato quelli che maggiormente mi hanno colpito per la loro assoluta novità e lungimiranza, senza però voler togliere nulla all’importanza e all’interesse suscitato degli altri punti proposti

6/8/2003

Complimenti per il suo articolo "Torna il vento della ripresa" de il 4.08.03.
A me sembra che pecchi di eccessivo ottimismo; mi spiego subito. Il PIL della "eurozona" crescerà del 2 % nel 2004, lei afferma.
Il PIL è il prodotto interno lordo, oppure è riferito ad ogni singolo individuo?
Se il PIL è il totale del prodotto, chi lo farà aumentare?
Da qualche anno (10-15 anni) in Italia nascono metà dei bambini che "devono" nascere; manca quindi la metà degli imprenditori e la metà dei lavoratori. Se ai lavoratori in parte si può supplire, come si può supplire agli imprenditori?
Le sarei molto grato di alcuni sue considerazioni a riguardo.
Grazie.

Cordiali saluti.
Franco Cagnani

6/8/2003

Gentile professore

Ho con piacere notato che ha ripreso ad usare la parola “rimbalzo”. Sente veramente aria nuova nell’economia?
Anche stavolta ho da segnalarle un trafiletto sul Giornale di Vicenza di oggi sull’Argentina legato se vogliamo ad un articolo sul risultato strabiliante dell’imprenditore privato che è riuscito a trasformare un’azienda che produceva pelati di pomodori e profitti in un’azienda che produce “pelati” di vicentini e perdite.
(veda inserto cronaca di oggi 05/08/2003)

Gualtiero Giovanni

5/8/2003

In relazione al problema della 'guerra preventiva', alcune settimane fa' ho spedito a miei corrispondenti e-mailari 'particolari' questa 'Osservazione' che le riporto di seguito.
______________
Leggendo la Carta delle Nazioni Unite, ho fatto alcune osservazioni che credo possano interessare.
A - Il concetto di intervento "preventivo", con la forza, per salvaguardare la pace internazionale, e' previsto direttamente e indirettamente almeno 32 volte nei 111 articoli della Carta dell'ONU. In particolare:

1 . I termini 'prevent', 'preventive' e 'prevention' sono impiegati esplicitamente almeno 5 volte:

"..To maintain international peace and security, and to that end: to take effective collective measures for the prevention and removal of threats to the peace"[art.1]
".. to any state against which the United Nations is taking preventive or enforcement action. [art. 2]
".. A Member of the United Nations against which preventive or enforcement action has been taken "[art.5]
".. In order to prevent an aggravation of the situation"[art.40]
".. If preventive or enforcement measures against any state are taken by the Security Council,"[art.50]

2 . La locuzione "threat/s to the peace" e' ripetuta 4 volte. In presenza di una 'minaccia' alla pace, non si e' ancora in stato di belligeranza. Eppure la locuzione e' usata sempre in relazione agli interventi - di natura militare o non-militare - che il Consiglio di Sicurezza puo' prendere per 'mantenere' la pace; quindi, prima che la pace sia interrotta; quindi sempre con interventi "preventivi".

3 . I vocaboli "maintain" e "maintaining" , in relazione al mantenimento della pace, sono impiegati 9 volte; ed e' ovvio che tutti gli interventi atti a 'mantenere' la pace, sono "preventivi", rispetto a quelli atti invece a ripristinare una pace interrotta dalla guerra [".. to restore international peace and security."].

4 . La locuzione "the maintenance of international peace and security" ricorre, nella Carta dell'ONU, 14 [quattordici] volte. Si deve ragionevolmente ritenere, mi pare, che gli interventi atti a mantenere la pace e la sicurezza internazionale, sono atti a mantenere una condizione preesistente e quindi sono azioni che prevengono una modificazione della condizione esistente. Insomma, sono azioni preventive.

B - L'articolo 51 della Carta dell'ONU configura la possibilita' di intervento di autodifesa dei singoli Stati Membri, nel caso subiscano un attacco:

" Article 51
Nothing in the present Charter shall impair the inherent right of individual or collective self-defence if an armed attack occurs against a Member of the United Nations, until the Security Council has taken measures necessary to maintain international peace and security. Measures taken by Members in the exercise of this right of self-defence shall be immediately reported to the Security Council and shall not in any way affect the authority and responsibility of the Security Council under the present Charter to take at any time such action as it deems necessary in order to maintain or restore international peace and security. "
______________
Allego i primi 74 articoli della Carta dell'ONU, tratti da : www.un.org/
Cordialita', vency
___________________________
La mia frequentazione dei quotidiani e' saltuaria. Ho dovuto rifarmi oggi.

Ho letto solo ora il Suo articolo 'Dall'europensiero debole a quello forte'.
Non ho capito quale possa essere l'interesse comune nel costituire un'europa come contraltare, ancorche' amica, degli Stati Uniti. E' davvero utile, indispensabile questa duplicita' del mondo Occidentale?
Si potrebbe configurare, a Suo avviso, una confluenza di tutti gli Stati europei che han voglia di farlo, ovviamente, con gli Stati Uniti, direttamente, totalmente, a far parte di USA-allargati, Usa-Euro, come ne fanno parte la Georgia o la Florida?
Che vantaggi ha la situazione politico-economica mondiale, dalla separazione degli USA da tutti gli altri Paesi, piu' o meno associati in gruppi di diversa ampiezza, rispetto ad una molto piu' ampia aggregazione? Non Le andrebbe, tra l'altro, che ci trovassimo assieme agli UK, 'dentro' gli USA? Con fuori dall'uscio, almeno per 15-30 anni, la Francia e la Germania? Se, tra l'altro, si facessero rientrare nell'"associazione" Russia e Paesi scandinavi, ed Israele, oltre ad Australia e NZealand, sarebbe una bell'accerchiamento per i Paesi islamici.

Cordialita',
a. casolari

10/7/2003

Alla cortese attenzione delle Segreterie
essendo precluso,per vari motivi,l'accesso diretto ai nostri referenti politici (anche se esiste una casella di posta elettronica alla Camera,difficilmente l'e-mail viene passata all'onorevole in indirizzo,causa vari filtri posti dai loro segretari)gradirei a nome di molti elettori che Voi faceste da cassa di risonanza alla presente:
Noi elettori del centrodestra abbiamo votato questo governo per far si che si potessero fare le riforme in programma concedendo come tempo il quinquennio di legislatura.Quelle riforme che l'onorevole Berlusconi ha sottoscritto e firmato nel Suo contratto con gli italiani.
Delle battaglie di cortile dei vari partitini componenti la C.d.L. non ce ne frega nulla,anzi cominciano a scocciarci.E'possibile che più della metà del tempo che il Presidente Berlusconi impegna deve passarlo per rappacificare le liti tra i vari politici della coalizione che sembrano bambini all'asilo???
Basta !!! Ci siamo rotti ....... !!!!!.
Tutti un passo indietro,punto a capo.
Avanti con le riforme,altrimenti di questo passo tra un pò ci sarà una crisi di governo e noi con loro (i politici attuali) ce la sogniamo un'altra possibilità come questa.
RingraziandoVi per l'interessamento,porgo a Voi ed a tutte le redazioni auguri di buon lavoro.
Giovanni Piero Clementi
Via Privata Sesia,11
28062 CAMERI (NO)

10/7/2003

Caro Pasquale,Caro Paolo,

Ci siamo svegliati,siamo scesi dal letto,ci siamo lavati il viso,ci siamo vestiti,abbiamo baciato i nostri cari,abbiamo fatto colazione,aperto il giornale e ...ricordato.Ma non ce n'era bisogno,non c'era bisogno che le testate giornalistiche ci facessero da memoria oggi,perchè la memoria di quel giorno è sempre stata con noi,da quel momento in poi non ci ha mai abbandonati neanche per un istante.Era con noi il giorno dopo quando ne parlavamo shockati al lavoro,con gli amici,con la famiglia,era con noi il giorno dopo ancora quando già ci chiedevamo cosa sarebbe accaduto "ora" ci saremmo aspettato che sindacato e dirigenti, con la mano alla coscienza avrebbero cominciato a fare sul serio.La paura che domani potrebbe capitare a noi,era con noi anche la settimana seguente e quella successiva ancora quando pian pianino raccoglievamo i cocci delle nostre certezze indistruttibili di uomini civilizzati e tornavamo a vivere la nostra quotidianeità...guardandoci alle spalle e chinando il capo all'angoscia che da quel momento in poi non ci avrebbero più abbandonato i nostri delegati sindacali, più abbandonati,nel sonno e nella veglia,nel silenzio della preghiera e nella confusione di una discoteca.E' così.Non potremmo mai dimenticare quei ragazzi, Paolo e Pasquale.
Noi operai ILVA ricordiamo.....ma voi cari delegati Sindacali (RSU),caro Mio Capo Reparto......
Noi ricordiamo la sera della tragedia, quando tutti voi delegati alle portinerie con le bandiere a sventolare, ci invitavate allo sciopero....
e TU mio caro Capo che sembravi dispiaciuto....demoralizzato.....cercavi di farci capire che non era colpa tua....
Ricordiamo perfettamente le uscite in pompa magna nelle TV dei segretari Sindacali.......peccato alle 15.40 sono pochi i lavoratori che avrebbero potuto seguirvi.......
Quante cose ricordiamo....+ sicurezza.......+ Umanità........
Il guaio è proprio questo che ricordiamo......
Ricordiamo che nulla in questo mese è stato fatto......parole parole.......
Il mio capo non ripristina le passerelle rotte a 20 metri di altezza......
Il mio capo non illumina le zone buie dove vado ad operare
Il mio capo permette che un congegno di emergenza rimani "ponticellato"
Il mio delegato sindacale pur a conoscenza di tutto questo...rimane pacato,calmo,inflessibile,SORDO,MUTO.
Il mio collega anche con una bruciatura alla pancia continua a lavorare...continua a fare 12,16 ore continuate.....ma lui ha famiglia, lui è un cfl,ma sopratutto ha sempre il sorriso sulle labbra......lui è guardato a vista da Gesù.......è lavora sereno........e non smette mai di dire che Crisro ci protegge tutti......E' VERO!!!!!
Ricordiamo...ricordiamo.....

Fabio Principale

7/7/2003

 

Gentile direttore,
Le mando copia della lettera cho mandato al Giornale di Vicenza in risposta al suo articolo (Immigrazione, una risorsa su cui investire), lettera che è stata pubblicata oggi.
Il dottor Perlanda sull' Arena di Verona e il presidente della Repubblica hanno ribadito che gli immigrati saranno una risorsa se gestiti bene. Sicuramente in parte ciò è vero, ma bisogna anche cercare di capire quali cambiamenti porterà l' arrivo ogni anno di centinaia di migliaia di immigrati in Italia.
Anche in Francia a partire dagli anni 60 furono richiamati dall' estero migliaia di immigrati da varie parti del mondo per lavorare nelle industrie locali. Ad alcuni decenni di distanza avendo gli immigrati di fede musulmana un numero di figli di molto superiore ai francesi autoctoni (da 3 a 4 volte tanto) e agli altri immigrati questi oggi rappresentano la grande maggioranza della popolazione di origine straniera ed almeno il 10% della popolazione Francese con una proporzione molto superiore nelle classi di età più giovanili (in Francia non vi sono dati ufficiali sulla popolazione divisa secondo il credo religioso).
Il fatto preoccupante è che, come riporta Le Figaro il 17 giugno, l' Islam diventa sempre più politicizzato e secondo lo stesso gerente della moschea di Parigi, un moderato vicino al governo, l' Islam radicale avanza di moschea in moschea dopo aver vinto le elezioni per il primo concilio nazionale dei Musulmani Francesi. Egli non esclude affatto che gli islamici più radicali intendano creare partito islamico quando il numero dei musulmani con diritto di voto sarà più alto. Il presidente del gruppo dei fratelli Musulmani, Thami Breze, vincitrice di questi elezioni afferma candidamente che il Corano è la loro costituzione.
Certamente la cosa più sbagliata sarebbe da parte nostra generalizzare (ogni islamico è un estremista), ma non si può neanche chiudere gli occhi di fronte ai pericoli rappresentati dalla popolarità dell' Islam radicale fra i giovani musulmani che vivono in occidente (almeno per quanto riguarda la Francia). Sono le stesse donne di origine magrebina appartenenti all' organizzazione "Ni putes, ni soumises" (Nè puttane, nè sottomesse -organizzazione sorta per combattere la violenza contro le donne nelle banlieues di periferia) a denunciare sul Figaro sempre il 17 giugno come gli islamisti usino i loro programmi di aiuto alle famiglie musulmane finanziati dai paesi arabi più radicali per promuovere le loro idee nelle periferie abitate prevalentemente dai Francesi di fede musulmana. Il risultato è che oggigiorno molte giovani musulmane trovano innaturale passeggiare indossando una gonna, flirtare apertamente e quelle che non portano il velo si sentono obbligate a giustificarsi. I movimenti fondamentalisti sono così riusciti a inculcare complessi di colpa alle giovani musulmane se non seguono comportamenti islamici. È anche capitato che donne musulmane vestite all' occidentale vengano prese di mira nei quartieri ad alta presenza islamica. Si assiste quindi non ad una maggiore integrazione, ma all' affermazione nei giovani musulmani della propria identità islamica proprio il fine che i movimenti islamici di stampo radicale si prefiggono. Con la pressione del gruppo i fondamentalisti tentano di imporre le loro regole all'insieme dei musulmani francesi e chi si oppone apertamente rischia di ricevere minacce di morte.
Come spiega nello stesso articolo del Figaro l' islamologo Malek Chebel i responsabili di questi movimenti non attaccano in modo frontale lo stato francese, ma imponendo delle norme morali di derivazione islamica portano i giovani musulmani ad una serie di rivendicazioni che di fatto mettono a rischio la laicità dello stato francese. È chiaro che le loro richieste aumenteranno man mano che il numero dei musulmani crescerà. Ciò che succede in Francia è secondo me molto più affine alla situazione Italiana fra un po' di anni rispetto alla situazione americana in quanto negli Stati Uniti l' emigrazione musulmana è stata molto contenuta essendo l'emigrazione per lo più ispanica.
Mi stupisco del poco risalto che viene dato in Italia ai tentativi dell' Islam fondamentalista di cambiare la Francia nonostante questo aspetto sia molto dibattuto su giornali come Le Figaro. Ora mi chiedo se già l' Italia non è in grado di far rispettare gli orari di legge alle macellerie islamiche che stanno aperte quanto vogliono e nessuno ha il coraggio di dire che celare la propria identità è un reato a quelle donne completamente velate che ogni tanto si vedono in giro come saprà l' Italia far fronte alle richieste di una minoranza estremamente agguerrita in continua crescita numerica.
Gli immigrati saranno quindi sicuramente una risorsa per le imprese, ma siamo sicuri che la situazione sarà gestibile in futuro quando il loro numero (soprattutto il numero degli immigrati di fede musulmana) sarà molto maggiore di quello odierno e l' Islam di stampo più radicale grazie ai cospicui finanziamenti di cui gode tenterà di imporre le proprie idee ai musulmani che vivono in Italia. Bisogna anche considerare che mentre lo stato francese è uno stato forte la stessa cosa non si può dire dell' Italia più incline ai compromessi per il quieto vivere.

Cordialmente,
Paolo Zanoni, Francia.

6/7/2003

Professor Pelanda,
splendido il suo fondo su "Il Giornale" di oggi.
Lei fa sentire l'orgoglio di essere italica stirpe , pur con gli occhi a 360° sul mondo in cui viviamo.
Fa sorridere ( ma fa anche tanta rabbia ) il contrasto con i baluba che invadono i nostri media.
Giancarlo Saran.

29/6/2003

Mio breve articolo...

Grazie Gianni.
I black out di energia elettrica degli ultimi giorni derivano solo in parte da problemi tecnici di varia natura, in realtà le vere cause si possono individuare nella vittoria del nefasto referendum antinucleare che nel 1987 bloccò tanto la costruzione di nuove centrali nucleari, quanto la ricerca. Giova ricordare che il referendum fu vinto grazie ad un'abile e spregiudicato battage pubblicitario montato abilmente da alcune organizzazioni ecologiste. La campagna informativa fu impostata paradossalmente sul terreno della disinformazione e sul terrorismo psicologico, complice un'assoluta ignoranza dell'opinione pubblica in materia nucleare. Le stesse organizzazioni ecologiste, svanito ed esaurito l'incubo nucleare, stanno oggi riprovando la medesima strategia del terrore disinformativo, diffondendo il panico con notizie allarmistiche circa la pericolosità dei cibi geneticamente modificati e la presunta rischiosità degli impianti di radiotelefonia mobile sulla salute. Giacchè è innegabile che quasi tutti i movimenti ecologisti italiani siano collocati all'interno di precise aree politiche, si arguisce facilmente che erigersi a paladini della salute pubblica è ritenuta un'ottima strategia populista per accaparrare consensi.

Gianni.Toffali@inwind.it Dossobuono Verona

26/6/2003

Gentilissimo dott Pelanda,
mi sembra che la crisi energitica di questi giorni, che a Milano si sente in modo particolare, possa rendere qualche dispiacere ai cittadini comuni, ma anche qualche gioia agli ecologisti. I quali hanno saputo convincere gli italiani a rinunciare all'energia nucleare, e ora li consiglieranno a riunciare anche ai climatizzatori. Abbandonandoli a un caldo terzomondista e multietnico.

Cordialmente,
Matteo F. M. Sommaruga

26/6/2003

Ch.mo Professor Pelanda,

raramente ho letto un argomento così lucidamente trattato come nel suo articolo di ieri sul Giornale. Quello che lei dice sulla politica francese ormai ultradecennale corrisponde al 100% di quello che io ho sempre pensato. Mi permetto di aggiungere solo un sospetto: oltre alle pressioni su singole persone e utili idioti, ho sempre avuto la sensazione che anche partiti italiani ricevessero attenzioni e sostegno da parte dei nostri cugini. Particolarmente all'epoca del famigerato referendum sul nucleare. Ormai non vale più la pena, ma non crede che una buona inchiesta sell'argomento potrebbe dare qualche sorpresina? Molti complimenti per la sua attività (leggo anche i suoi libri) e cordialità,

Arnaldo C.

22/6/2003

Gentile professore

Le segnalo l’articolo di oggi, 22 giugno, sul giornale di Vicenza che se vuole può andare a leggersi sul sito dello stesso. A pagina 24 “Tunnel, i conti non tornano”. Ottimo esempio delle sue riforme di efficienza. (capitali privati per opere pubbliche)
Visto che abito a Vicenza e conosco una signorina di Valdagno, laureata in giurisprudenza, le segnalo che la stessa ha l’abitazione confinante con l’acceso al tunnel e per andare a Schio si fa il vecchio passo dello Zovo.
Già che ci sono, le segnalo l’articolo accanto “intanto Recoaro è deciso a togliere il casello a pian delle fugazze”
In quella zona ci sono le montagne normalmente meta delle mie escursioni domenicali, e le assicuro che la strada trentina, chiusa al traffico, è percorsa a piedi da centinaia di persone di tutte le età, in tutte le stagioni, che si fanno così una salutare passeggiata in mezzo ad una valle meravigliosa. Meno di 300 metri di dislivello su sei chilometri di strada.
La percorra anche lei, vedrà che poi farà le barricate contro il traffico.
Poi quel traforo mette in comunicazione l’ultimo centro abitato decente della valle dell’Agno con Schio e quindi con l’unica ottima strada che percorre la Vallarsa. A che serve aprire il traffico? Per salire da Recoaro, paesino poco a nord del traforo, c’è una stradina pericolosa che andrebbe allargata spendendo un putiferio di soldi su un percorso naturalmente franoso e collegando il paesino di Recoaro col paesino di Raossi (Vallarsa) dove passa la strada statale che sale da Schio..

Curioso vero professore.
Gualtiero Giovanni

14/6/2003

Per fortuna che a Milano i magistrati della procura del capoluogo lombardo non stanno portando avanti una campagna persecutoria contro Silvio Berlusconi. E' di oggi la notizia secondo la quale il presidente del Consiglio è indagato per frode fiscale in merito all'acquisizione dei diritti televisivi di film prodotti da alcune major americane. A Silvio Berlusconi si attribuiscono reati, peraltro prescritti, che sarebbero stati compiuti in un periodo in cui già aveva lasciato ogni carica societaria per dedicarsi alla politica. Con questi atti i magistrati di Milano non fanno altro che evidenziare l'infondatezza delle accuse e la scarsa serietà nell'esercizio delle proprie funzioni. Un accanimento per certi versi ridicolo, ma che spaventa soprattutto per l'arroganza e la supponenza mostrata da questi novelli intoccabili del nostro Paese.

Paolo Carotenuto - Napoli

4/6/2003

Caro Professore, le allego mia considerazione sulle bandiere della pace.

Certi italiani sono davvero ostinatamente “pacifici”: tenere le bandiere arcobaleno appese alla finestre anche quando la guerra è finita da un pezzo e nonostante solo mnemonici sforzi titanici ne ricordino i fasti, è virtù italica invero sovrumana. Appare chiaro che le nobili bandiere iridate, sbiadite dal sole, ristrette dalla pioggia, aggrovigliate dal vento, affumicate dallo smog, inquinate dalle polveri sottili e chiazzate dai volatili, siano entrate di diritto nel pantheon dei nuovi oggetti di culto della pietà popolare. Eppure c’è qualcosa di commovente in questi nostri compaesani che vogliono la pace a tutti i costi, "senza se e senza ma", sempre e comunque, da qui all’eternità. Qualche malizioso potrebbe insinuare che si tratta di pigrizia o di avarizia, considerando che quella bandiera è costata denari. Altri maligni osano parlare di superficialità: sbollito l’entusiasmo per il gesto politically correct che permetteva di sentirsi parte dei «buoni», gli espositori-sbandieratori manco ricorderebbero di aver esposto “qualcosa” sul davanzale. Nonostante tutto, denigrazioni e insidie naturali, le bandiere ancora garriscono imperterrite a ricordare il demone Bush, primo imperatore-colonizzatore dell’era del terzo millennio. Per gloriosa giustizia divina o per prosaica nemesi storica, nelle giornate serene i raggi di sole trafiggono i moribondi, ma ancora pulsanti colori di pace, colorando e purificando l’anima di quei pochi “guerrafondai” che avevano osato sfidare le bandiere latrici di pace, esponendo ripugnanti stracci a stelle e striscie. Chissà se i detentori di queste bandiere avranno la coerenza di riportarle in piazza tra un girotondo e l’altro, per ricordare all’opinione pubblica che oltre 50 focolai di guerra sono ancora accesi su questo martoriato pianeta. Lo svuotamento postbellico delle piazze è la migliore risposta.

Gianni Toffali Verona Gianni.Toffali@inwind.it

4/6/2003

Gentile professore

Veramente mi aspettavo un suo commento sul discorso del Governatore.
Finalmente qualcuno che dice agli imprenditori di tirarsi su le maniche e di non dare sempre la colpa delle loro mancanze agli altri.
Un atteggiamento comune ai bambini e a questa destra.

Gualtiero Giovanni

28/5/2003

Egregio Professor Pelanda,
leggo il Suo articolo del 7 Maggio, "Il Giudizio degli Elettori",e penso che vorrei leggere più spesso articoli come questo sulla stampa nazionale.
Mi permetto di aggiungere una proposta a quanto da Lei scritto : nei processi a rappresentanti eletti dal popolo inParlamento il giudizio di appello dovrebbe darlo il popolo stesso, nel cui ome,ricordiamo,vengono emesse (per non dire sputate) le sentenze. Questo avverrebbe con un referendum popolare sulla sentenza di primo grado, e il risultato dovrebbe essere definitivo.
Altro che lodo Maccanico, il gioco sporco di certa magistratura si può neutralizzare solo con la voce del popolo.
O qualcuno ne ha paura ?
Complimenti e Distinti saluti
Carlo Lambri
tertius_t@hotmail.com

28/5/2003

Gentile professore
Due settimane fa parlava di sincerità. Io le ho risposto che bastava asserire cose che si credono vere.
Chiamare il progetto economico da lei sostenuto “riforma di efficienza” è attribuire un significato positivo, direttamente nell’etichetta della riforma.
La si poteva anche etichettare “riforma di inefficienza” oppure “riforma Pelanda”. Nel primo caso si sarebbe potuto attribuire un significato negativo alla riforma, nel secondo invece abbiamo un’etichetta ininfluente sulla formazione del giudizio, escluso quanti in qualche modo la conoscono.
Nella situazione attuale un lettore superficiale potrebbe essere indotto a confondere la riforma con il suo obiettivo. Il che è disinformare. Il che è un po’ mentire.
E poi, professore, quali sono le “riforme di efficienza” introdotte da questo governo?

Gualtiero Giovanni

28/5/2003

Mi perdoni dott. Pelanda ( beh è anche la prima volta che mi occupo di cose del genere), ma credo che forse sia più interessante approfondire dei temi anzichè parlare un po' di tutto e un po' di niente. Se Le va, potrebbe commentare questa notizia dal Corsera di oggi? Grazie. Matteo Forte
Primo bilancio della sperimentazione dei corsi regionali. Da settembre il triennio sarà riconosciuto in tutta Europa. I sindacati: a rischio gli istituti statali
Formazione professionale, la scommessa lombarda
Stage nelle imprese e tutor. Investimento di 14 milioni di euro: più di 1.600 studenti per imparare il sapere tecnico. E i più bravi passano al liceo
Com’era e come sarà. La scuola lombarda fa il bilancio di un anno di sperimentazione e rilancia il suo modello. Scuola primaria e portfolio, anticipo a cinque anni e mezzo e tutor, certo. Ma, soprattutto, la possibilità di scegliere tra licei (il "canale dell’istruzione") e formazione professionale ("istruzione e formazione). Una battaglia combattuta dall’assessore regionale Alberto Guglielmo, secondo il quale la riforma è da considerare "monca" se gli istituti tecnici non saranno trasferiti accanto ai professionali (e, quindi, nel secondo canale). Così, forte dell’"ok" del ministro Letizia Moratti (dopo un incontro avvenuto la settimana scorsa), e dei 14 milioni di euro da investire nel prossimo anno scolastico, Guglielmo mette "a regime" la sperimentazione e modifica il sistema di istruzione e formazione professionale a partire dai corsi triennali.
I CORSI - Oltre 1.600 quattordicenni lombardi entreranno, a partire dal prossimo settembre, nel sistema dell’istruzione professionale: quasi un centinaio di classi (l’anno scorso erano 35) inserite nei corsi triennali della Regione. Ogni percorso farà riferimento a un’"area professionale", entro cui verranno create le specializzazioni. Il ciclo di studi - assicurano dal Pirellone - dovrà garantire le basi per passare nel canale dei licei (le famose "passerelle") o per proseguire gli studi dopo la qualifica.
Sono previsti stage formativi in collaborazione con le imprese, per ogni corso esisterà la figura del tutor-coordinatore didattico, mentre i vecchi corsi biennali (cui potranno accedere i ragazzi promossi al secondo anno delle superiori) saranno modificati nei programmi in modo da convergere in quelli triennali.
IN EUROPA - Al termine dei corsi professionali saranno rilasciate dal ministero qualifiche valide in Italia e in tutta Europa. Come nella scuola dell’obbligo, ogni allievo avrà un "portfolio", un libretto che conterrà tutte le competenze acquisite durante gli studi (anche quelle extrascolastiche). Il portfolio contribuirà all’elaborazione del "Libretto formativo del cittadino" che la Regione Lombardia adotterà per tutte le attività scolastiche e formative. Sarà garantito il supporto all'inserimento lavorativo. Infine, insegnanti e personale amministrativo saranno gestiti direttamente dall’ente Regione.
GLI SCETTICI - La scuola lombarda, figlia della devolution , ha riscosso perplessità tra i sindacati regionali. "Siamo contrari - commenta Wolfango Pirelli, segretario regionale di Cgil Scuola - al trasferimento dei tecnici e professionali alle Regioni. Anche Confindustria si è espressa in questo senso". Cgil scuola pensa piuttosto, accanto ai licei, a un'area tecnico-professionale statale, nella quale ricollocare gli attuali istituti tecnici e professionali. Pirelli continua: "L’idea di impoverire l'esperienza di queste scuole incanalandola nella formazione professionale regionale non è accettabile". Dello stesso parere Alessandro Dutto, dello Snals: "Si perde una tradizione tutta lombarda, l’esperienza di alternanza scuola lavoro molto legata alla nostra Regione".

26/5/2003

Ecco la versione definitiva dell'appello ogm da inviare al Presidente del Consiglio.
Esso verrà inviato apponendo in calce solo i nomi dei fondatori di GALILEO 2001 che risponderanno di accettare di firmarlo.
Verrà inviato entro la settimana, quindi sareste cortesemente pregati di rispondere entro mercoldì 28 maggio p.v. (Le risposte dovranno essere inviate alla Sig.ra Angela Rosati: e-mail rosati@sede.enea.it oppure galileo_2001@libero.it

Grazie,
Franco Battaglia

Ill.mo Sig. Presidente del Consiglio:
Gli Stati Uniti, il Canada, la Cina, l’India e molti altri paesi distribuiti in tutto il mondo, per un totale di più di 3 miliardi di persone, coltivano ed utilizzano piante migliorate attraverso l’ingegneria genetica (piante GM). L’intensa ricerca scientifica condotta in questi paesi ha mostrato che questa nuova metodologia, in sé, comporta rischi per la salute che sono non maggiori - ma semmai minori - di quelli già verificati ed accettati nell’agricoltura sia tradizionale sia, a maggior ragione, biologica. Inoltre, appaiono sempre più evidenti i vantaggi per l’economia e per la salute che derivano dal loro uso sia nei paesi ricchi che in quelli poveri.
Tuttavia, ancora oggi il nostro paese si distingue per le sue posizioni di estrema intransigenza: malgrado investa meno nella ricerca sulla sicurezza e sulla convenienza delle piante GM, l’Italia ha deciso che esse sono non sicure e non convenienti alla sua economia agricola e ai consumatori. Nel nostro paese, il Principio di Precauzione è stato troppo spesso interpretato, anche a livello istituzionale, come principio di blocco, e omettendo di considerare l’impressionante mole di dati scientifici a riguardo, si continua a sostenere che “non ne sappiamo abbastanza” e che perciò, nel dubbio, “è meglio astenersi”.
Se rischi ambientali dovessero esistere – fatto che nessuna scienza responsabile può escludere a priori - questi potrebbero - e dovrebbero - essere individuati e tenuti sotto controllo con l'applicazione del metodo scientifico, non certo con la creazione di un indiscriminato clima di diffidenza. L’Italia non finanzia adeguatamente la ricerca pubblica ed ostacola, con leggi e regolamenti che ci appaiono eccessivamente ed inutilmente restrittivi, le prove sperimentali e le coltivazioni in campo, che invece vengono attuate in tutto il mondo, incluse alcune aree dell’Unione Europea.
E tutto ciò mentre autorevoli istituzioni nazionali e internazionali (ad esempio, Società Italiana di Genetica Agraria, FAO, UNICEF, Pontifica Accademia delle Scienze, Accademia Francese di Medicina) si dichiarano ufficialmente allarmate per i ritardi che la diffidenza nei confronti sia delle piante GM, sia di quelle frutto dello sviluppo tecnologico, arreca allo sviluppo agricolo del mondo.
Philippe Busquin, Commissario Europeo alla Ricerca scientifica, ha affermato che “le piante GM sono più sicure perché più controllate”. Infatti, è la prima volta, nella storia dell’agricoltura mondiale, in cui esaustive leggi e regolamenti impongono che una pianta, solo perché prodotta con le nuove metodologie GM, debba essere analizzata per la sua accettabilità per la salute prima di essere commercializzata. Non è così per le piante tradizionali che, benché non esenti da rischi, non debbono ancora oggi subire alcun controllo preventivo.
La decisa opposizione all’uso dell’ingegneria genetica in agricoltura e la mancanza di un piano organico e adeguato di ricerca genetica e biotecnologica penalizzano le grandi colture (mais, soia, riso, frumento) ed anche le colture tipiche nazionali, importanti voci attive del settore primario dell’economia nazionale. Esse stanno progressivamente perdendo competitività sui mercati: senza ricerca e progresso l’agricoltura è destinata a perdere competitività, mentre adeguando le sue ricerche a quelle oggi avviate in molte strutture straniere di avanguardia, incluse quelle asiatiche, il governo potrebbe rilanciare le produzioni agricole nazionali, l’influenza italiana sui sistemi agricoli internazionali, e l’immagine della ricerca italiana nel mondo.
Ed invece oggi ci viene chiesto di ignorare le metodologie di trasferimento di geni introdotte ormai 20 anni. Nel nostro paese la ricerca genetica viene recepita acriticamente come origine di nuovi mali, al pari di quella chimica o di quella energetica. Da taluni viene chiesto di tornare ad un fantomatico “prodotto naturale”, che da secoli più non esiste in agricoltura e che nel caso delle grandi produzioni agricole non coincide davvero con le produzioni tipiche regionali e locali di elevata qualità.
Purtroppo, questo rifiuto delle moderne metodologie risulterà, a breve termine, disastroso per l’agricoltura italiana. Numerosi prodotti agricoli tipici italiani sono a rischio di estinzione, avendo caratteri genetici che ne condizionano la produttività. Le condizioni ambientali cambiano periodicamente e con esse cambia il rapporto pianta-ambiente: siccità, salinizzazione, perdita di fertilità dei suoli e comparsa di nuovi parassiti sono solo alcuni degli aspetti di un ambiente che cambia. O le piante vengono migliorate geneticamente o perdono competitività e saranno abbandonate dall’agricoltore!
È necessario che si applichino tutte le metodologie oggi offerte dalla scienza, senza escluderne alcuna: l’incrocio e la mutagenesi continueranno ad essere fondamentali, ma la comunità scientifica è convinta che le possibilità di miglioramento genetico non debbano fermarsi alle metodologie disponibili vent’anni fa, ma debbano includere anche quelle biotecnologiche di più recente acquisizione.
Il presente appello ha lo scopo di rendere consapevoli i responsabili politici ai massimi livelli dei pericoli che l’agricoltura nazionale sta correndo - e che sempre più correrà nel prossimo futuro - se perdurerà l’attuale opposizione ad una moderna ricerca nel settore agrario. Conseguenze nefaste sono già state sperimentate in quei casi in cui l’umanità ha rifiutato la scienza: proprio nel campo delle politiche agricole, il sovietico caso “Lyssenko” ne è un esempio. Con Galileo Galilei, l’Italia è stata la madre del metodo e del rigore scientifico: vogliamo proprio noi abbandonare oggi quel metodo e quel rigore?
Noi pertanto chiediamo che Ella si adoperi affinché le piante GM tornino ad essere considerate un argomento scientifico, in cui anche la comunità scientifica italiana possa esprimere in pieno la propria creatività. Chiediamo che ci si adoperi affinché si fornisca una corretta informazione alla popolazione e affinché l’applicazione dell’ingegneria genetica all’agricoltura, eliminando ogni zona d’ombra al riguardo, possa non più essere vista con diffidenza, ma contribuire invece alle scelte economiche, etiche e di sviluppo del nostro paese.

Firmano:
I fondatori di Galileo 2001

26/5/2003

Come mai non appena è cambiato governo in Italia il bilancio dello stato sammrinese ha sfiorato il crack?
Da dove proviene quella improvvisa e sostanziosa perdita di oltre 400 MLD di vecchie lire?
Che sia dovuta ad un costante e persistente passaggio di fondi neri dall'italietta ulivista e viscosa?
La stessa che ha proposto (o imposto?) Giulio Santagata come illustre dipendente a busta paga in RSM o il diplomatico Gianni Pecci, entrambi amiconi di Prodi?
E quale rapporto esiste tra le finanziarie e le holding lussemburghesi legate agli intrallazzi cosiddetti finanziari (in realtà truffaldini) delle aziende parastatali del calibro di Telecom e simili (con amministratori di stampo ulivista) e i fondi lussemburghesi fortemente voluti dall'ICS (la banca centrale sammarinese) e per un certo periodo dalla Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, feudo dei cattocomunisti e dei prodiani?

G. Rinaldini

16/5/2003

Desidero inviarle copia di lettera da me inviata al direttore della rivista in oggetto, edita dalla 'fendac' dirigenti aziende del commercio ( ho provato sul sito pubblico, ma non le deve essere arrivata).
Cordiali saluti.
E. Asei conte
Brugherio 16.5.03

SPETT. DIREZIONE
FENDAC C.C.
VIA STOPPANI 6
20129 MILANO


Ho ricevuto ieri l’ultimo numero de ‘ il giornale del dirigente ’, e ho letto con malcelata soddisfazione che il dott. Gay sospende la rubrica “ al fin della licenza...” (purtroppo rinfodera la spada solo momentaneamente, ma mi accontento..).
Siamo a meta’ maggio e il dott. Gay parla della guerra in irak; vero e’ che il numero era di ‘ marzo ’, ma avrebbe dovuto informarsi sui tempi di uscita del ‘giornale’ ! Meglio sarebbe stato se, considerate le sue idee, non avesse mai dato corso alla rubrica, perche’ di guerre in corso ( a detta di un deputato di sinistra alla tv) ce ne sono circa 300 - “ trecento “, e non da oggi, e forse non tutte per colpa dei guerrafondai americani !!
Con i ‘sinistri’ non sara’ mai possibile riacquistare la fiducia nel futuro come si augura il dott. Gay; sara’ invece possibile avere tempi di pace, calandosi le brache sino alla caviglia !
Cordiali saluti.

P.s. – mai sentito parlare della guerra in sudan, in cui sono morti gia’ duemilioni di persone di religione cristiana ?

I casarini, gli agnoletto, i girotondini, ecc., che cosa attendono per muoversi ? Eh gia’, ma lorsignori si muovono solo ed esclusivamente contro l’america !!!

Ernesto asei conte

11/5/2003

Il referendum delle barzellette

Per mesi ci hanno fatto credere che la modifica dell'articolo 18, proposta in via sperimentale per alcuni casi marginali dal Governo per favorire la crescita occupazionale, fosse un attentato ai sacri diritti cui i lavoratori non possono rinunciare. Così milioni di persone sono state convinte a scendere in piazza contro un simile sopruso. Qualcuno, tuttavia, ha notato che non tutti i lavoratori rientravano nella categoria dei lavoratori tutelati dall'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, e prendendo alla lettera chi quegli slogan li ha coniati, ha pensato bene di chiedere l'estensione delle stesse tutele a tutti i lavoratori.
Il che sarebbe un disastro per l'economia del paese, oltre che una spinta all'incremento del lavoro nero. Un colpo basso, quindi, per tutti quei falsi combattenti che queste conseguenze le conoscono bene e che i toni duri li avevano usati solo per farsi "belli e puri" dinanzi al popolo. Così abbiamo assistito alle ardite capriole di quanti, entrando in contraddizione con la propria anima rivoluzionaria, sono arrivati a dirci nell'ordine:
- il referendum è un grave errore (quindi voto si, ma a titolo personale )(Cofferati);
- il referendum è inutile (quindi mi astengo) (Fassino);
- il referendum va boicottato (Giugni ed altri illustri ex esponenti sindacali);
- il referendum è sbagliato (ma lo voto lo stesso) (Epifani).
Ma l’aspetto più comico ci è stato offerto dalla Gazzetta Ufficiale dell'11 aprile scorso, che nell'annunciare il referendum ha commesso un piccolissimo errore: "Si indice referendum per l'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori". Testo ineccepibile se non fosse che il referendum sia stato promosso da Rifondazione comunista e non certo da qualche estremista della Confindustria.... Ma nel prossimo numero il ministro per i Rapporti col Parlamento, Giovanardi, chiamato in causa da una interrogazione del rifondarolo Alfonso Gianni, ha assicurato che ci sarà l'errata corrige.
Peccato che la errata corrige non sia stata prodotta per tempo dagli stessi promotori di questo referendum, togliendoci sì il piacere di queste spassose sceneggiate, ma evitando anche una spesa inutile per la collettività.

Paolo Carotenuto (Napoli)

www.legnostorto.com

11/5/2003

Gentile professore
“la migliore soluzione finora trovata è quella – e non si sorrida per l’ovvietà – di riuscire a comunicare la verità”.
Ma cos’è la verità? Per il suo amico Berlusconi è quanto si legge all’incontrario sull’Unità il che ovviamente sarebbe il miglior risultato dopo la scrittura del Vangelo.
Forse i cinesi non hanno diffuso subito la notizia della Sars perché avevano stimato che un allarme, forse infondato, avrebbe provocato un grossissimo danno economico.
Forse era anche apparentemente vero nei primi giorni del’infezione.
Come possibilista credo che quello che è vero oggi può diventare falso domani.
Ritengo che limitarsi a raccontare quello che si crede vero sarebbe già una grande conquista morale e civile.
Poi la pluralità dell’informazione farebbe il resto.
Guai a credere che esista un’informazione obiettiva.
Poi ci sono delle persone che mentono fino a credere alle loro menzogne. Ma di patologici ce ne saranno sempre.

Gualtiero Giovanni

11/5/2003

E' piu' facile far passare una corsa di cammelli per la cruna di un ago che vedere un servizio corretto di Paolo Longo sulle reti Rai.
Ieri sera, venerdi' 09/05/03 dopo le ore 23,00 ,nel corso del settimanale della Rai 1 TV7, e' stato mandato in onda un servizio di Paolo Longo su una corsa di cammelli avvenuta nel deserto israeliano del Negev.
La corsa vedeva la partecipazione di cammellieri beduini israeliani e loro colleghi ebrei israeliani amanti del deserto.
Il filmato e' servito a Paolo Longo unicamente per demonizzare, come sua abitudine, il governo israeliano.
Infatti il giornalista Rai ha piu' volte ripetuto che il governo israeliano confisca le terre dei beduini.
I beduini sono notoriamente un popolo nomade, pertanto non legato ad un preciso appezzamento di terra, ma che per sua caratteristica si muove su un territorio di vaste dimensioni, non di sua proprieta'.
Inviamo a Paolo Longo le definizioni dello Zingarelli delle parole beduino e nomade, pregandolo di documentarsi.
Beduino: abitante del deserto.nomade arabo delle steppe dei deserti del medio oriente e dell'africa settentrionale .
Nomade: popolazione che non ha dimora fissa e stabile. chi muta spesso luogo di residenza

Y. Tyles

4/5/2003

caro professore

Vedo che continua la sua collaborazione con l'Arena, credo che Lei sia l'unico liberale della rivista, considerando la linea del giornale...che diciamo la verità...è "leggermente"cattocomunista...un certo Paolo Mozzo ogni giorno con i suoi articoli "(gli è stato affidato anche l'incarico di fare il punto) riversa fango ed insinuazioni sul governo e sugli angloamericani. Inoltre ho mandato parecchie lettere al giornale...che praticamente non mi ha mai pubblicato quando trattavo argomenti sulla pace(o meglio..contro), se invece si mandano "puttanate": il cane che del vicino che abbaia, il ritardo degli autobus....pubblica tutto. Non credo che in Italia esista un giornale più conformista e populista dell'Arena. Il giornale di Vicenza che appartiene allo stesso gruppo è un'altra cosa: non mi ha mai censurato. Le allego un esempio. Ho mandato la stessa copia anche all'Arena, ma non me l'ha pubblicata...il Corriere invece si...che strano. per informazione di cronaca a sostegno della mia convinzione che l'arena è un giornale ormai "sinistro" e orbitante nell'area pacifista(vedi Mozzo), il fatto che il Lunedi 7 successivo al sottostante fatto, la notizia del blitz era riportata a caratteri cubitali con tanto di foto di un giornalista del giornale...mi chiedo: se la "gazzarra" è durata al massimo 3 minuti, come faceva a essere presente il fotografo? Coincidenza?....Meno male che c'è Lei a compensare!!!

 Guanni T. Verona

3/5/2003

Salve,
Le scrivo per chiederle di pubblicare al più presto una rettifica in merito alla lettera pubblicata sul suo sito in data 01/04/2003, firmata Massimo Pastore. La suddetta lettera lascia credere che il sito www.pigrecoemme.com ed il suo forum siano il covo telematico del losco figuro le cui orribili gesta narra il sig. Pastore. Le cose stanno diversamente: l'utente Capo Ispettore è stato (uso il passato perché con un semplice filtro I.P. gli è stato impedito l'accesso) un fastidioso utente di quel sito gestito dall'Associazione Culturale Napoletana Pigrecoemme (www.pigrecoemme.com)la quale non ha mai supportato le sue idee né ha mai espresso condivisione per quanto da egli scritto nel forum.
Spero che Lei provveda al più presto, convinto del fatto che Lei si renda conto di quanto nocivo all'immagine dell'Associazione Pigrecoemme possa essere quel testo scritto con così poca attenzione. Mi riferisco soprattutto al paragrafo che recita:
"Se queste dichiarazioni non le fossero sufficienti, ne troverà di copiose nel forum: http://www.pigrecoemme.com/cgi-bin/ikonboard.cgi sezione "politica", messaggi di Capo Ispettore"
che tra l'altro lascia ipotizzare che il sig. Pastore non abbia neanche visitato il sito di cui parla, visto che ha fornito un URL sbagliato e che ha citato vagamente una sezione politica del forum.
Nella speranza che lei agisca celermente ed in attesa di una sua risposta le invio i miei più cordiali saluti.
Giacomo Fabbrocino, Pigrecoemme

17/4/2003

Egregio dott. Pelanda,

la ringrazio per avermi fatto chiarezza e per i consigli che mi ha dato. Le scrivo questa e-mail per tutt'altra cosa: sul "Libro nero del comunismo" (edito da Mondadori e uscito ultimamente con "il Giornale") ho trovato una parte molto interessante riguardante Che Guevara. Questa storia a me era sconosciuta francamente, volevo quindi sapere da lei se mi può confermare quanto scritto dal documento tratto da quel libro che le allego in formato "Microsoft Word" (.doc).
In attesa di una sua risposta, la ringrazio anticipatamente.
Cordialmente
Matteo Bernabè

www.idealiberta.3000.it


----- Original Message -----

From: Carlo Pelanda
To: idea.liberta
Sent: Tuesday, April 22, 2003 3:45 PM
Subject: Re: LETTERA PER CARLO PELANDA

E' abbastanza semplice. L'Amministrazione Clinton aveva valutato l'opzione di abbattere il regime di Saddam. Una prima volta con un golpe interno (1995) poi sospesa per timore delle conseguenze e nel (1998), sospesa anche questa (forse per non pregiudicare il tentativo di pacificazione in Palestina ed il progetto Rinascimento africano). L'Amministrazione Bush, invece, ha deciso senza troppi dubbi. I motivi li trova studiando un po'. Non capisco, francamente, perchè ritiene così importante o anomalo il punto. Si ricordi che esiste una grande continuità nella politica estera Usa, cambiano solo i mix tra bastone e carota nelle diverse amministrazioni nell'ambito di una medesima percezione di responsabilità ordinativa globale. Dove l'interesse nazionale coincide con la stabilità mondiale. Cominci a studiare la materia dalla riflessione interna negli Usa a seguito del ritiro dagli affari mondiali dopo la Prima Guerra, causa non secondaria dello scoppio della Seconda. Da allora l'impegno mondiale degli Usa è anche percepito, internamente, come strumento di prevenzione della Terza (da, cui, per esempio, l'enfasi su una Onu più efficiente sul piano degli interventi ordinativi). Quando ha studiato, se ha piacere, mi ricontatti.

Suo Carlo Pelanda

----- Original Message -----

From: idea.liberta
To: public@carlopelanda.com ; Carlo Pelanda
Sent: Tuesday, April 22, 2003 2:53 PM
Subject: Re: LETTERA PER CARLO PELANDA

Egregio dott. Pelanda,
la ringrazio molto per la sua risposta tempestiva. Oltre a questo, volevo chiederle se sapeva qualcosa in più sul PNAC, visto che lei lavora per queste cose e un suo parere sarebbe molto autorevole e importante non solo per me.
Il giorno dopo alla sua risposta ho inviato un'e-mail simile a quella che le avevo inviato al suo collega Marcello Foa (non certamente perchè mettevo in discussione quello che aveva affermato nella risposta, ma per avere più pareri e opinioni possibli) e ho trovato delle divergenze (quella evidenziata in grassetto) nella risposta del suo collega che riporto qui di seguito:
"la ringrazio per la sua e mail. Confesso: non conoscevo il sito newamericancentury e le sono debitore per la segnalazione. Conosco però alcuni degli autori e in particolare Kagan, che è l'ideologo a cui si ispira Bush. Per essere breve posso dirle che:

a) è falso che l'Amministrazione Bush abbia pianificato la guerra prima dell'11 settembre
b) è vero che la nuova dottrina prevede la supremazia Usa, ma questa non è una novità. Dal crollo dell'Urss gli Usa sono l'unica superpotenza. Quel che sta cambiando, dopo l'11 settembre, è il modo in cui l'America esercita la propria supremazia: è molto più diretta e determinata rispetto al passato (dottrina della guerra preventiva) perchè ritiene di dover difendere interessi vitali . Dunque talvolta è, diciamo così, meno paziente con gli alleati che dissentono.
So che nelle prossime settimane verrà pubblicato, anche in Italia, l'ultimo libro di Kagan sulla forza degli Usa e la debolezza dell'Europa. Le suggerisco di leggerlo se vuol cogliere il retroscena culturale della nuova politica di Bush.

Cordialmente
Marcello Foa"

Potrei avere da lei una spiegazione perchè Marcello Foa mi ha detto: "a) è falso che l'Amministrazione Bush abbia pianificato la guerra prima dell'11 settembre" e lei: "La guerra contro l'Irak è stata decisa dall'Amministrazione Clinton nel 1998 come chiusura di un'infezione" . Forse potrei avere interpretato male? Sono abbastanza confuso e confido in una sua risposta.

La ringrazio anticipatamente.
Matteo Bernabè
www.idealiberta.3000.it

----- Original Message -----

From: Carlo Pelanda
To: idea.liberta
Sent: Thursday, April 17, 2003 4:10 PM
Subject: Re: LETTERA PER CARLO PELANDA

Grazie Matteo. Prima del settembre 2001 fa testo l'articolo di Condolezza Rice "The National Interest" pubblicato, se ricordo bene, su Foreign Affairs. Quella è linea poi adottata. Le teorie ordinative che implicano un ruolo più attivo degli Usa le trova a partire dal 1990.
La guerra contro l'Irak è stata decisa dall'Amministrazione Clinton nel 1998 come chiusura di un'infezione. Poi è stata posposta per i problemi posti dalla Russia e per la priorità di tenere buona questa ultima sui Balcani. Bush ha semplicemnte ripristinato quel piano connettendolo al resto delel azioni ordinative, tra cui la pacificazione della Palestina. Suo CP


----- Original Message -----

From: idea.liberta
To: public@carlopelanda.com ; private@carlopelanda.com
Sent: Thursday, April 17, 2003 3:34 PM
Subject: LETTERA PER CARLO PELANDA

Egregio dott. Pelanda,
qualche giorno fa ho letto un articolo (tratto dall' "Internazionale") riguardante il PNAC (progetto per il nuovo secolo americano) e devo dire che un po' ha sconvolto le mie idee (che sono per la libertà, che porta con se anche i valori della pace, e sono quindi sostenitore di questa guerra per la liberazione del popolo iracheno). Secondo quello che ho letto, il PNAC è un'associazione di estrema destra che ha tra i suoi capi Donald Rumsfeld, Dick Cheney e altri membri dell'amministrazione Bush jr., e ha come progetto l'affermazione degli USA come unica potenza mondiale dal punto di vista economico, politico e militare. Secondo questa associazione, la guerra contro Saddam era già stata preventivata prima dell'11 settembre 2001, per affermare questo progetto. Qualche sospetto ovviamente mi è venuto... io vorrei avere una sua opinione su come questo PNAC influisca sulla politica estera americana, visto che sarà molto inquietante il panorama se dovesse verificarsi quello scritto sul sito www.newamericancentury.org .
Spero che mi potrà rispondere, perchè ci tengo molto ad un suo parere.

La ringrazio anticipatamente
Cordiali saluti
Matteo Bernabè

LA INVITO A VISITARE IL MIO SITO www.idealiberta.3000.it

Scopriamo insieme chi è stato il mito Guevara, il leader comunista cubano da sempre amato da tutte l

Di buona famiglia, nasce a Buenos Aires nel 1928, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE". Appassionato di viaggi in motocicletta, gira in lungo e in largo per l'America Latina, conosce luoghi e realtà diverse. E' affetto da asma cronica, ma ciò non gli impedisce di laurearsi in medicina agli inizi degli anni '50. In Guatemala viene a conoscenza delle precarie condizioni di fame e miseria delle popolazioni sottoposte al Regime di Dittatura Comunista di Jacobo Arbenz. A causa dei forti interessi economici degli Stati Uniti in Guatemala, viene inviato un contingente militare statunitense a rovesciare il dittatore. Comincia così un odio smisurato da parte del "CHE" verso gli Stati Uniti. In una notte del 1955, Guevara incontra in Messico un giovane avvocato cubano in esilio che si prepara a rientrare a Cuba, Fidel Castro. Subito entrano in sintonia, condividendo gli ideali, il culto dei "guerriglieri" e la volontà di espropriare il dittatore Batista dal territorio cubano. Il CHE sbarcherà a Cuba insieme a Fidel e altri guerriglieri in esilio. Nel 1956, autonominatosi comandante di una colonna di partigiani, si fa notare per la sua crudeltà e determinazione. Un ragazzo non ancora ventenne, un guerrigliero della sua unità, rubò per fame un pezzo di pane ad un compagno. Senza processo o interrogatorio, Guevara lo fece legare ad un palo e giustiziare mediante fucilazione. Nel 1958 riporta la prima "vittoria" sui miliziani del regime di Batista a SANTA CLARA. Un treno carico d'armi viene intercettato e bloccato dalla sua unità armata, facendo prigionieri una cinquantina di soldati; in seguito a questa operazione, il dittatore Batista fugge sconfitto e Guevara fu nominato "procuratore" (boia) della prigione della CABANA. La popolazione cubana era in festa, non sapevano che i successori di Batista avrebbero portato molto più morti e disperazione che la speranza di una vita migliore!
L'ufficio in cui esercita Guevara, diventa teatro di torture e omicidi tra i più efferati. Secondo alcune stime, sarebbero stati uccisi oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni d'armi che si rifiutavano di obbedire e che si conservavano, al contrario del "CHE", democratici e non violenti. Nel 1960 il "pacifista" GUEVARA, istituisce un "campo di concentramento" sulla penisola di GUANAHA, dove trovarono la morte oltre 50.000 persone colpevoli soltanto di non condividere i suoi ideali di "PACE E FRATELLANZA"!! Ma non sarà il solo campo, altri ne sorgeranno come a Santiago di Las Vegas dove c'è il campo Arco Iris, nel sud'est dell'isola sorge il campo Nueva Vida, nella zona di Palos si istituisce il campo Capitolo, quest'ultimo è un campo speciale per bambini sotto i 10 anni! Se una persona si era resa colpevole di reato a sfondo politico veniva arrestata insieme a tutta la famiglia.
La maggior parte degli internati veniva lasciata con indosso le sole mutande, le celle non erano mai pulite, si lasciavano a marcire per anni nei propri escrementi in attesa di fucilazione o torture indicibili. Successivamente gli fu conferito l'incarico di Ministro dell'Industria e presidente del BANCO NACIONAL, la Banca centrale di Cuba. Guevara non perde tempo a mettere in pratica il suo"modello sovietico".
Elogia l'odio per le proprietà e per lo "sporco" denaro ma sceglie di abitare in una grande e lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale a l'AVANA. Impone la povertà forzata alla popolazione mentre lui vive nel lusso più abominevole in cui si possa trovare un COMUNISTA.
Pratica sport impensabili per l'economia di Cuba, sia allora che oggi. La vita "comoda" e l'ozio ammorbidiscono il guerrigliero Guevara; mette su qualche chilo e passa il tempo tra un party e le gare di tiro a volo, ma non disdegna la caccia grossa e la pesca d'altura. In omaggio a Lenin, chiama il suo primogenito Vladimir. Nel suo testamento, da buon allievo della scuola Maoista-Leninista del Terrore, scrive: "AMO L'ODIO, BISOGNA CREARE L'ODIO E L'INTOLLERANZA TRA GLI UOMINI, PERCHE' QUESTO RENDE GLI UOMINI FREDDI, SELETTIVI E LI TRASFORMA IN UNA PERFETTA MACCHINA PER UCCIDERE". Queste parole non vengono da Heinrich Himmler, il fondatore e ideatore delle SS germaniche, bensì dall'uomo che per oltre 30 anni è stato falsamente mitizzato come simbolo di pace e uguaglianza, di amore per il prossimo e di fratellanza. Guevara si adopera a diffondere sistematicamente la guerriglia in giro per il mondo, il suo motto: "Creare due, tre, mille Vietnam!"
Nel 1963 è in Algeria dove si unisce a Dèsirè Kabila, un marxista, grande sterminatore di popolazioni civili. Il suo continuo desiderio di diffusione per la lotta armata, lo porta del 1967 in Bolivia dove si allea col Partito Comunista Boliviano ma non riceve alcun appoggio da parte della popolazione locale, nessuno di loro si unisce alla sua unità di guerriglieri.
Isolato e braccato, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE", venne catturato dai miliziani locali boliviani e giustiziato il 9 ottobre 1967.
Molti lati di questa vicenda non furono mai chiariti come non si saprà mai quali responsabilità ha avuto Fidel Castro nella morte del "CHE".
Ecco, a sinistra, il documento con il quale presentarono la notizia i giornali locali dell'epoca. Dopo la sua morte, Fidel Castro ricopriva la carica di massima autorità al governo di Cuba ancora vigente ai giorni nostri. Di tutto questo orrore sopra descritto non si è mai saputo niente di ufficiale fino alla grande fuga del popolo cubano del 1980.
Milioni di cubani si riversarono nella locale Ambasciata del Perù chiedendo asilo politico per la vita durissima imposta loro dal Regime Dittatoriale Comunista.
Castro concesse a solo 125.000 persone il permesso di lasciare l'isola, permesso dato solo a chi conveniva a lui... Fu concesso l'asilo politico agli internati dei manicomi criminali, ai peggiori individui, ai mutilati, ai delinquenti comuni, ai poveri senza fissa dimora, ai barboni, a gente che Castro non considerava esseri umani, a gente a cui diceva di interessarsi molto! Castro approfittò della situazione per liberarsi definitivamente di questi rifiuti umani (diceva lui) scaricandoli alla tanto odiata America.
Oggi, tutto questo orrore continua indisturbato, prima con il "CHE" e ora con Fidel. Le torture, i campi di sterminio, le fughe in massa da CUBA, sono all'ordine del giorno!
A Cuba si giustiziano con la fucilazione persone indiziate di reato senza un regolare processo!

Questo documento è tratto dal capitolo " L'America Latina alla prova" pag. 608 dell'opera: "Il Libro Nero del Comunismo"
© 1998 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano

17/4/2003

 

LE POINT INTERNATIONAL Genève, n°5 16 apr.2003

Edition italienne . www.pointintl.ch

 

DA MAASTRICHT A ........PAASTRICHT!

di Livio Magnani

 

Le conclusioni dei lavori della Convenzione, che il 20 giugno dovrebbero essere presentati a Roma da Giscard d’Estaing, potrebbero prevedere – lo ha confermato Fini al Rotary Roma - che la Commissione ed il Consiglio dei ministri dell’UE allargata convergano verso un solo rappresentante per l’estero, una sorta di ministro degli esteri comune. Ma c’è il pericolo che, in assenza di accordi o consensi tra i 25, questo unico portavoce parli senza dire niente. Si aggiungerebbe al Trattato di Maastricht un pasticcio che, per assonanza, sarà ridicolizzato in Paastricht!. Non si può avere una politica estera europea se non sono comuni ideologie ed interessi. Se l’Europa unita fosse un solo Stato, la comunità d’intenti sarebbe automatica. Ma in una federazione di Stati nazionali che metteranno in comune alcune quote di sovranità, si potrà solo sperare che gli interessi comuni si manifestino in occasione di sfide globali e che i paesi membri pià “europeisti” operino anticipatamente per creare le condizioni di interessi comuni. Accordi intereuropei come quelli sul mercato del lavoro e la previdenza che Berlusconi si propone di varare nel semestre di presidenza italiano sono un esempio di premesse per interessi comuni da opporre a terzi.

La costruzione dell’Europa necessita, comunque, non solo di nuove strutture giuridiche come la futura Convenzione, ma della presa di coscienza che – essendo tutti nella stessa barca – i nostri interessi debbono diventare comuni e, se non lo sono, adoperarsi in anticipo per renderli simili. Ad esempio, ci pare indispensabile riconoscere che, nel campo della difesa, della pace nei Balcani e nel Medio Oriente, dell’antiterrorismo e simili, l’accordo nel mondo occidentale (ossia tra Europa ed America) è diventato una priorità assoluta. Pericolosissime divisioni come nel caso dell’Iraq non debbono più essere possibili. Forse a ciò si potrà lavorare con un allargamento delle funzioni della NATO come in pratica si è verificato per il Kossovo. Di qui l’urgenza di una sua riforma, da far precedere a quella delle Nazioni Unite, oggi costoso e paralizzante ferro vecchio.


Livio Magnani.

17/4/2003

Egregio dott. Pelanda,

qualche giorno fa ho letto un articolo (tratto dall' "Internazionale") riguardante il PNAC (progetto per il nuovo secolo americano) e devo dire che un po' ha sconvolto le mie idee (che sono per la libertà, che porta con se anche i valori della pace, e sono quindi sostenitore di questa guerra per la liberazione del popolo iracheno). Secondo quello che ho letto, il PNAC è un'associazione di estrema destra che ha tra i suoi capi Donald Rumsfeld, Dick Cheney e altri membri dell'amministrazione Bush jr., e ha come progetto l'affermazione degli USA come unica potenza mondiale dal punto di vista economico, politico e militare. Secondo questa associazione, la guerra contro Saddam era già stata preventivata prima dell'11 settembre 2001, per affermare questo progetto. Qualche sospetto ovviamente mi è venuto... io vorrei avere una sua opinione su come questo PNAC influisca sulla politica estera americana, visto che sarà molto inquietante il panorama se dovesse verificarsi quello scritto sul sito www.newamericancentury.org .
Spero che mi potrà rispondere, perchè ci tengo molto ad un suo parere.

La ringrazio anticipatamente
Cordiali saluti
Matteo Bernabè

LA INVITO A VISITARE IL MIO SITO www.idealiberta.3000.it

17/4/2003

I cattolici che negli ultimi mesi, sulla questione della guerra, hanno voluto attingere alle fonti del magistero della Chiesa per formarsi un'opinione, hanno incontrato notevoli difficoltà. E' innegabile che tutte le gerarchie Vaticane, a partire dallo stesso Pontefice, hanno citato (ed ancora citano a ripetizione) esclusivamente l' Enciclica Pacem in Terris, ignorando qualsiasi riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica.
Quest'ultimo però costituisce: la sintesi e il deposito bimillenario della fede cattolica; il referente ultimo alla sete di verità dell'uomo credente; una sorta di vademecum del cattolico osservante.
Pertanto, per un cattolico, "decidere” se attenersi alla Pacem in terris, che supera il concetto di pace come semplice assenza di guerra e la negazione tout court di ogni forma di violenza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, o, aderire alle posizioni del Catechismo, che non nega aprioristicamente la legittimità della guerra giusta, non è scelta affatto facile.
Allineandosi però all'enfasi con cui viene ribadita e sottolineata in continuazione la migliore validità teologica della Pacem in terris rispetto al Catechismo della Chiesa Cattolica, sovviene che questo strumento sia stato superato. Però, gli organismi preposti al controllo della dottrina della fede abbiano il coraggio di dirlo chiaramente, altrimenti, chi ancora lo legge (e ci crede), corre il rischio di essere scambiato per guerrafondaio.

Gianni.Toffali@inwind.it Dossobuono Verona

L'euforia collettiva di queste ore della popolazione irakena, spazza via qualsiasi dubbio sulla bontà dell'intervento americano e nello stesso tempo sancisce la sconfitta e la negazione del pensiero pacifista. Nella girandola di giubilanti immagini che ci arrivano dall'Irak, sintetizzate nella distruzione dei simboli del potere di Saddam e al tripudio riservato all'esercito americano, è racchiusa l'inascoltata, ma profetica lungimiranza della “dottrina” Bush.
Ancora una volta gli opportunismi di alcuni paesi europei e la ridicola sottomissione dell'Onu a un singolo dittatore, sono stati superati dall’unica superpotenza in grado di ristabilire un minimo di ordine internazionale.
Se le varie organizzazioni mondiali non sono state in grado di affrancare un popolo oppresso da trent'anni di regime, ben venga la Pax americana. Eppure, nonostante l'evidenza, i burattinai della regia pacifista hanno ancora la spudoratezza di affermare che non è stato trovato ciò che si cercava; non è forse poco avere abbattuto una dittatura e restituito la libertà ad una nazione? I pacifisti, in questi giorni sonoramente sconfitti sul piano ideologico dalla storia e dai fatti, dovrebbero, se intellettualmente onesti, incassare la sconfitta, gettare le patetiche bandiere multicolore e gioire assieme ai vincitori per il ripristino dell'agognata libertà. Ma l'ideologia è più forte della ragione e nuove marce sono all'orizzonte.

Gianni.Toffali@inwind.it Verona

14/4/2003

IL "COMPAGNO" VAURO VENDUTO AI CAPITALISTI DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE

Noto con piacere che il "compagno" Vauro si sia dato ai capitalisti della grande distribuzione, in particolare a quelli dell'Auchan. Ovvero il gruppo italo-francese, proprietà divisa al 50% tra La Rinascente della famiglia AGNELLI e la famiglia Muillez. Noto con piacere che il "compagno" Vauro non disdegni il vile e sporco denaro, noto con piacere che il "compagno" Vauro non sia capace di riconoscere le persone e l'azienda per la quale offre i suoi sommi servigi. Gente che non rispetta i propri dipendenti, sfrutta stagisti e tirocinanti fino all'osso, ovvero quelli che sono le persone più deboli.
Complimenti al "compagno" Vauro, di tutto cuore e complimenti per offrire le sue indiscusse doti di vignettista per pubblicizzare un marchio "global".

Paolo Carotenuto (Napoli)

14/4/2003

L'OCCIDENTE AGGREDITO

La caduta del Muro di Berlino nel 1989 ed il crollo delle Torri Gemelle a New York nel 2001 sono i due eventi che hanno sconvolto gli equilibri geopolitici del mondo dopo la seconda guerra mondiale.
Eventi apparentemente indipendenti, ma in effetti correlati fra loro, nel senso che il terrorismo di matrice islamica ha manifestato tutta la sua virulenza soltanto dopo la fine della Guerra Fredda.
Vinta detta Guerra senza alcuna dichiarazione di pace, l' Occidente si era illuso di avere anche vinto la rivoluzione comunista nel mondo. Ma in realtà, come gli archivi di Mosca stanno rivelando, l' autoscioglimento dell' URSS è stata architettato in modo da assicurare la sopravvivenza della rete comunista nternazionale di matrice sovietica.. Garante di ciò non poteva non essere un alto funzionario dell'ex K.G.B.: per l'appunto il il Presidente Putin. Infatti il Comunismo Internazionale di origine sovietica si è camuffato variamente nei diversi continenti ed ha modificato i propri metodi d'intervento, pur mantenendo integra la propria influenza e la propria capacità di penetrazione in diverse aree geopolitiche, disponendo altresì di ingenti risorse finanziarie esportate ed occultate presso Paesi amici e presso Partiti di sicura fede comunista, prima della dissoluzione dell' URSS e nel corso della cosidetta privatizzazione.dell' economia russa.
Esso persegue Il disegno strategico di aggregare ed egemonizzare tutte le forze politiche, sociali ed economiche che durante la Guerra Fredda si erano schierate con URSS, allo scopo di continuare la lotta contro l' Occidente e cercare una rivalsa alla storica sconfitta dell' Unione Sovietica.
Dette forze, apparentemente eterogenee, sono accomunate da un odio profondo nei confronti dell'Occidente e della Democrazia e rievocano i fantasmi già condannati dalla Storia per gli efferati crimini commessi contro l' umanità: il nazionalsocialismo, l'antisemitismo, il terrorismo delle Brigate Rosse comuniste, il fanatismo suicida islamico. il pacifismo a senso unico dei "partigiani della pace" di sovietica memoria. Ad esse si è aggiunto il più recente movimento rivoluzionario dei "no-global "..
Il Cattolicesimo e l'Islam, ancora una volta in comunione di intenti, non hanno esitato a schierarsi con la la Sinistra Internazionale contro l'Occidente e ad isolare la religione che le ha originate: l'ebraismo, col paventato rischio di una "catastrofe religiosa".
Cosa fa l' Occidente di fronte a questa aggressione mortale sferratagli proditoriamente dalla Sinistra internazionale, dall'Islam più radicale e dall' antisemitismo più fanatico, con armi illegali, quali i mezzi di distruzione di massa, il terrorismo suicida ed il petrolio come strumento di corruzione e di destabilizzazione?
La crisi dell'Irak ha costretto tutti i Paesi ad uscire allo scoperto; e si è assistito allo spettacolo vergognoso della Francia, della Germania e della Russia che non hanno esitato a sacrificare la solidarietà atlantica ed europea sull'altare dei propri non limpidi affari legati al petrolio, fornendo altresì sottobanco all'Irak gli armamenti vietati dall'ONU ed avallando di fatto i crimini commessi da Saddam in tanti anni contro il suo popolo ed i Paesi confinanti
Per fortuna la difesa dell'Occidente è stata assunta dai popoli degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, che nei momenti storici hanno sempre accettato le proprie responsabilità. Anche l' antiamericanismo dilagante è il riconoscimento che l' Occidente si identifica col Paese che più di ogni altro ha salvato la libertà e la democrazia nel mondo in ben tre guerre nel secolo appena trascorso: gli Stati Uniti d'America.
Purtroppo l' Italia, compressa fra gli anatemi del Vaticano ed il vociare scomposto della Sinistra internazionale e delle masse islamiche immigrate, si è rifugiata dietro "la non belligeranza" di mussoliniana memoria e dietro l' articolo 11 della Costituzione, che vieta le guerre di aggressione, ma non certo gli interventi militari per liberare un popolo da un tiranno sanguinario. Il Kossovo insegna. L' attuale crisi internazionale provocherà inevitabilmente una revisione radicale delle istituzioni sovranazionali quali l'ONU, la NATO, l' Alleanza Atlantica e l'Unione Europea e determinerà nuovi equilibri geopolitici mondiali. Se l' Italia proseguirà la politica di fedeltà all' Alleanza Atlantica, potrà cogliere le opportunità offerte dalla nuova situazione internazionale e potrà contribuire al nuovo assetto europeo su posizioni più autorevoli nei confronti di Paesi, quali la Francia e la Germania, la cui immagine è stata appannata dal loro recente comportamento in relazione alla crisi irakena.
Torino, 31 marzo 2003 Salvatore Custodero

13/4/2003

Caro Professor Pelanda
il suo editoriale del 11 Aprile su legittimità e giustezza , che ho molto apprezzato e condiviso, mi ha sollecitato una piccola polemica in opposizione al pensiero debole che per supportare il proprio NO WAR si è inventato lo slogan : " La dittatura è brutta , ma la guerra è peggio " Brutta faccenda , quando si deve scegliere tra due mali : i mali sono mali . Comunque a me sembra di non poter essere d'accordo su quella scelta . Intanto cominciamo col dire che la dittatura , come la democrazia , riguarda tutto un popolo , e le sue atrocità durano tutto il tempo del suo tiranno , mentre quelle di una guerra riguardano prima di tutto gli eserciti che si fronteggiano , e poi a volte anche i civili , ma solo per la durata del conflitto , salvo che ad esso non segua una dittatura od una schiavitù del vincitore sul vinto . Poi si può osservare che le dittature , in linea di massima , si esprimono in nome di un'ideologia , lasciando tracce più o meno vistose di delitti contro l'umanità quali: l'organizzazione di processi sommari , di deportazioni , di campi di concentramento, di eccidi di massa , arresti e omicidi di oppositori , torture . Delitti che , in funzione del clima di terrore necessario alla dittatura per reprimere e neutralizzare ogni reazione popolare , caratterizzano l'illegale uso della violenza di Stato , con l'utilizzo dell'esercito o della polizia segreta , contro propri cittadini inermi ed innocenti , spesso spogliati della propria identità e dignità , quindi contro i diritti fondamentali dell'uomo , prima che del cittadino , di fatto messo nell'impossibilità di difendersi . Delitti commessi da sicari , appositamente addestrati alla violenza contro persone di cui possiedono il pieno controllo , ciò che esalta la ferocia e la brutalità dell'uomo sulla persona e ne aumenta notevolmente la responsabilità. , secondo me .
Le guerre , invece , intanto sono precedute normalmente da un ultimatum o da una " dichiarazione "che , volendo trovare una corrispondenza parallela , è un po' simile a quella che nell'etica del duello cavalleresco era la sfida . Il nemico è avvisato e quindi messo nella condizione , sia pure a volte solo teorica , di attivare le sue difese ed anche sferrare per primo l'attacco . E' comunque , una sia pur formale condizione di rispetto per il nemico . I soldati di ogni schieramento hanno la speranza di sopravvivere se si opporranno al nemico , anche se preponderante , e se riusciranno a neutralizzarlo. Poi c'è da dire che la violenza che le parti si scambiano in battaglia non è esercitata nei confronti di civili inermi , bensì contro eserciti di militari armati in grado di opporre una resistenza , anche se poi spesso negli scontri finisce che ne vanno di mezzo anche i civili , per involontari effetti collaterali , come nel caso dei bombardamenti e cannoneggiamenti di città dove non è facile centrare e colpire soltanto gli obbiettivi militari dispersi nel mezzo delle abitazioni civili . A volte può essere difficile difendersi dall'accusa di aver mirato ai civili per ottenere vantaggi militari . Nella guerra poi ci sono leggi che impongono comportamenti umani e leali : per esempio non si possono uccidere i prigionieri che si sono arresi né tantomeno i civili e ci si deve prendere cura dei nemici feriti . Da una guerra si può uscire vinti ma orgogliosi , da una dittatura no . Mi fermo qui . Non vorrei finire col fare l'apologia della guerra , rimango sempre dell'idea che non sia possibile scegliere tra due mali , però visto che qualcuno ha detto che la guerra è peggio a me sembra che sia una bestialità . Sbaglio ?
La ringrazion per l'attenzione e la saluto cordialmente - Gianfranco C.
Pesaro

5/4/2003

Chiarissimo Prof:Pelanda
ho letto con vero disgusto,tramite il messaggio di un aderente al club del Giornale,quanto un ignobile individuo ha scritto della povera signora Debora Fait per il fatto che la stessa è ebrea. Mi ripugna pensare che un individuo dell' ambiente universitario ( spero vivamente che non sia un docente di basso livello ) possa avere una subcultura di tale livello. Spero vivamente che il Rettore dell' Università coinvolta conduca una vera indagine e sbatta fuori dalla Università il tipo in questione. Alla signora Fait tutta la mia stima anche e sopratutto perchè appartiene ad una confessione religiosa che alla Patria italiana ha sempre dato tanto.

Cordiali saluti
Gianfranco Pellegrini
Ing. G. Pellegrini

5/4/2003

Ieri 3-4-03, su Radio24 alle 21.40,ho ascoltato un confronto sulla guerra incredibilmente truffaldino:
1) gli unici 2 intervistati erano Giulietto Chiesa e Asor Rosa, di matrice leninista e senza contraddittorio
2) la conduttrice li presentava come editorialisti neutrali, e pensare che:
- che Asor rosa era stato indicato come possibile "grande vecchio" delle BR
- che Chiesa è stato pagato dall'Unione Sovietica (il decuplo di un operaio) per fare il giornalista dell'UNITA', difendendo il regime che faceva morire milioni di innocenti nei campi di sterminio, mentre giornalisti occidentali che dicevano la verità venivano espulsi.
- che nessuno dei 2 ha criticato: le invasioni sovietiche nel '39 (di Polonia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, quando era alleata ai nazisti), nel '56 dell' Ungheria, del'68 della Cecoslovacchia, dell'Afghanistan (5 milioni di morti, feriti e profughi, contro i 5000 dell'intervento USA) e nemmeno l'invasione cinese del Tibet, quella nordcoreana della SudCorea, ecc. Ma sono sempre stati dalla parte degli aggressori, nell'ottica dei dirigenti bolscevichi(tutti borghesi) che hanno distrutto il primo parlamento russo, in cui il 90% dei seggi erano in mano a partiti di sinistra, portando 20-30 milioni di morti, miseria e disperazione alle classi povere russe.
3) gli interventi del pubblico fatti ascoltare servivano per fare esprimere agli invitati tesi antiUSA identiche a quelle di brigatisti e stalinisti
4) mi è stato ovviamente negato l'intervento, perchè avrei evidenziato decine di fatti che li avrebbero sbugiardati
N.b. Ilsole24ore potrebbe evitare di annebbiare la mente di chi poi (da brigatista) ammazzerà chi viene presentato come amico del demonio USA (quanti Marco Biagi devono morire ancora?)
Angelo. Picchiato fino allo svenimento da parte di "pacifisti" di un "centro sociale", per aver proposto il diritto all'autodeterminazione dei poveri. Chiedo di mantenere l'anonimato per evitare il realizzarsi della minaccia di morte che mi hanno fatto se tornavo ad esprimere idee antidittatoriali Con la libertà di scegliere il tipo di società in cui vivere, grazie all'assegnazione di una parte di territorio proporzionale al numero di persone, tutti (anche brigatisti rossi e stalinisti che rifiutano il sistema scelto dalla maggioranza) potrebbero vivere nella società desiderata, evitando di condannare a miseria e schiavismo i lavoratori coscienti del benessere della democrazia liberale)
Ps. In un quarto d'ora Chiesa:
1) si mostra adirato e preoccupato perchè i Paesi dell'Est Europa sono amici degli USA (li definisce sprezzamente succubi): non capisce che ciò è frutto della liberazione dalla schiavitù leninista, Tanto amata da Chiesa che gioiva quando gli invasori russi, nel '56, massacravano 300000 operai e studenti ungheresi e quando veniva costruito il muro di Berlino: simbolo degli unici stati-prigione della storia dell'umanità
2) afferma che i russi non hanno nè libertà nè democrazia. Quando c'era il KGB, ed i dissidenti, gli operai (che protestavano per le disumane condizione di lavoro), i sindacalisti, ed i giornalisti veri venivano incarcerati, torturati e chiusi in manicomio la società era migliore? Per i lavoratori russi no, ma per il "pacifista" Chiesa sono loro gli stupidi da convincere con una bella dose di terrore leninista.
3) dice che la prova che gli iracheni non hanno i gas sta nel fatto che non li hanno usati, ma mente perchè sa:
- che non ci sono prove della loro distruzione
- che se li usassero lo attaccherebbe anche la Francia (oggi amica)
- che i generali iracheni sanno che verrebbeo considerati criminali di guerra (e pesantemente puniti) in caso di uso dei gas. (anche nel '91 il suo ordine di uso è stato disatteso per questo motivo)
- che la prova inconfutabile della loro esistenza sono i dispositivi antigas dell'esercito iracheno
4) mente dicendo che gli Usa avrebbero invaso ugualmente l'Iraq, quando invece il rifiuto di sgasare od andarsene da parte di Saddam, dimostra ulteriormente che è quest'ultimo il vero nemico degli iracheni
5) dice che è illegale l'intervento per eliminare una dittatura sanguinaria, ma
- nel 1978 l'invasione vietnamita della Cambogia, vittima del macellaio maoista PolPot (amato dai pacifisti antiUSA di allora, come Chiesa e AsorRosa), non ha suscitato proteste: era senza mandato ONU, ma l'invasore era leninista ed instaurava una dittatura "amica". Se la stessa cosa viene fatta oggi (con in più 12 anni di violazioni irakene di direttive ONU) perchè è "illegale"?
- i conunisti francesi erano pacifisti quando Hitler era alleata di Stalin, ma considerarono la guerra giusta e "di liberazione" quando Hitler invase la Russia),
- dimentica il suo appoggio a tutti i movimenti armati marxisti contro democrazie pluraliste.

Lucia R.

1/4/2003

Ho letto il suo 'La strategia della Paura' . Certamente Le sembrero' monotono, ma continuo a condividere appieno le Sue idee. Mi fa bene all'anima, leggere quello che Lei scrive. Grazie.
Le sue parole, mi hanno richiamato alla memoria alcuni frammenti da F. Dostoevskij, 'I fratelli Karamazov', Garzanti ed., pagg. 268-272, riportati in "Il libro delle liberta'" di E.N.Luttwak e S.Creperio Verratti, Mondadori ed., 2000, pagg.84-88:
'.. nulla e' mai stato per l'uomo e per la societa' umana piu' intollerabile della liberta'!'
'.. non c'e' per l'uomo pensiero piu' angoscioso che quello di trovare al piu' presto a chi rimettere il dono della liberta' con cui nasce questa infelice creatura.'
' .. Ci sono sulla terra tre forze, tre sole forze capaci di vincere e conquistare per sempre la coscienza di questi deboli ribelli, per la felicita' loro; queste forze sono: il miracolo, il mistero el'autorita'.'
E infine, a proposito del suo "Questo e' l'Occidente, il coraggio la sua profezia": '.. Il segreto dell'esistenza umana infatti non sta soltanto nel vivere, ma in cio' per cui si vive.' E' sempre il Dostoevskij dei Karamazov.
Cordialita', Antonio C.
-- http://www.vency.com/

1/4/2003

Chiarissimo Prof. Pelanda

il giorno 26 marzo ero a Francoforte, la solita splendida città che rappresenta il cuore economico e finanziario della Germania. Girando per la città non ( ripeto ) non ho visto una bandiera della pace. Si vede che i tedeschi che noi giudichiamo chissà perchè "gnucchi" sono molto più logici di noialtri che ci reputiamo sommamente intelligenti e furbi. In Germania il movimento della pace che fa da paravento a Cofferati, Casarini, Bertinotti e magari anche a qualche ex DC in cerca di sistemazione, non attacca. Da Parigi mi dicono le stesse cose. Anche se siamo la sesta potenza industriale, ne dobbiamo fare di strada per imparare ad essere un popolo democratico ed attento alle regole della democrazia!
Per inciso, ho visto in televisione una seduta del Parlamento inglese. La compostezza ed il rispetto reciproco dei vari settori politici meriterebbero che quel filmato fosse proiettato ai nostri parlamentari con obbligo di presenza.

cordiali saluiti
Gianfranco Pellegrinii

1/4/2003

Come molti italiani non ho potuto fare meno di imbattermi in questi giorni in cortei e manifestazioni a favore della pace, ma contrariamente alle mie aspettative, non ne sono uscito con il cuore più ricco di pacifici sentimenti. Se come disse Mc Luan:" il veicolo è il messaggio", ne comprendo le ragioni, evidentemente i "veicoli" utilizzati dai pacifisti non grondavano propriamente di amore e pace.
Tutto ruotava e si esauriva tra urla forsennate guarnite di irriferibile epiteti all'indirizzo del "boia" Bush (raffigurato per l'occasione a sparare all'impazzata con mitra e missili Cruise), e sventolii di bandiere rosse di "sinistra” memoria. Più che evocare in me sentimenti di pace, le bandiere effigiate con falce e martello mi hanno ricordato gli ottanta milioni di morti provocati dalle dittature comuniste. Ma ciò che maggiormente mi ha sbalordito, è stato vedere alcuni “individui doubleface” indossare le magliette di Che Guevara e contemporaneamente ammantarsi nelle bandiere multicolore della pace. Per onestà intellettuale, storica e politica, i “registi” del pacifismo avrebbero fatto meglio a ricordare ai propri militanti pacifisti che il Che non ha fatto rivoluzioni con bandierine, slogan e fiori, ma imbracciando armi ed ammazzando senza pietà i nemici della rivoluzione. Forse un po di coerenza non avrebbe guastato, se non altro in considerazione della magra figura a chi avesse chiesto ragione di tale ridicola contraddizione. Alla fine della "visita"pacifista, mi sono chiesto se è mai possibile strumentalizzare il valore pace per motivi “altri”e non dichiarati, ma palesemente intuibili. Se il veicolo è il messaggio, la risposta è data.
gianni.toffali@inwind.it Dossobuono Verona

1/4/2003

Quello che maggiormente preoccupa negli avvenimenti di questi giorni è il distacco dalla realtà, da qualsiasi pensiero ragionevole da parte dei "pacifisti", usati più o meno inconsapevolmente da coloro che sono nemici dell'America, ma soprattutto nemici nostri, dell'Italia. Nemici della nostra civiltà, della nostra libertà, di tutto ciò che è "bello" nel pensiero dell'uomo occidentale e che sono soprattutto gli Italiani, il genio italiano, ad aver portato al massimo sviluppo. Due attori, dunque, nel movimento dei pacifisti: quelli che sognano la pace e quelli che odiano l'occidente euro-italiano. L'attuale buonismo trasformato in pacifismo richiama alla memoria l'ottimismo metafisico di Gottfried Leibnitz, o il progetto di pace universale di Immanuel Kant, i quali, come succede quasi sempre ai filosofi, non avevano il senso della storia, del continuo cambiamento della storia, che trasforma i costumi dei popoli e l'agire dei governanti: ma soprattutto non ritenevano che i governanti potessero essere traditori e nemici dei propri sudditi. Che cosa è la "pace" di cui tanto si parla se non un bene privo di connotati concreti, realistici: senza i bisogni, i desideri, i contrasti culturali, politici nei quali vivono, se vogliono vivere, gli uomini? E' evidente che, se si pensa di poter eliminare i conflitti fra i popoli, si debbono far sparire dal concetto di popolo gli individui, i quali vogliono essere se stessi, migliorare la propria carriera o il proprio status sociale, vogliono che vinca la propria squadra di calcio o la propria azienda, in uno sforzo, in una "tensione" psicologica che è vita. La "depressione" è, di fatto, la caduta di questa tensione, la non-vita. E, in questo caso, tutti sappiamo bene che l'altro sarà pronto a passarci avanti, o a disprezzarci, o, alla fine, ad eliminarci. La guerra è più violenta? Ci sarebbe molto da discutere sul concetto di violenza, e qui non è il caso. Ma non c'è dubbio che la virulenza dei movimenti pacifisti ha assunto in Italia un messaggio di odio che, non è soltanto odio verso l'America, ma anche e soprattutto odio contro quegli Italiani che hanno votato per Berlusconi e che, quindi, sono anticomunisti e anti orientalizzazione-islamizzazione, per non parlare dell'odio contro gli Ebrei che cova sotto le ceneri.
In Italia si sommano tutti gli odi contro l'America a causa della presenza, attraverso la "sinistra", di un comunismo che ha soltanto cambiato nome dopo la caduta del Muro. Gli uomini, infatti, sono in buona parte gli stessi data la lunga durata della vita individuale in confronto alla celerità dei cambiamenti storico-politici. Coloro che avevano amato svisceratamente l'Unione Sovietica, tifano comunque per l'Est e per la posizione di veto all'America di quel medesimo capo del KGB che prima fronteggiava la guerra fredda.
Coloro che avevano riposto la loro fiducia nel fascismo, sono anch'essi, sia pure più silenziosamente, contrari alla visione del mondo americana e, alla pari dei Tedeschi, non riescono a perdonare all'America la propria sconfitta nella guerra. A costoro si sommano i "cattolici", i quali, facendosi avallare dal Papa nell'inno alla pace, in realtà esprimono il loro disappunto per la minorità nei confronti di Berlusconi e l'evidente crollo del castello costruito in nome della pace universale con l'Unione europea. Questa, infatti, era basata, insieme all'esautoramento di qualsiasi potere dei popoli e delle nazioni, sulla propaganda assillante del vecchio ottimismo metafisico camuffato con un pizzico di sovranazionalità kantiana. Adesso cosa rimane di tale distacco dalla realtà? L'esibizione di una Europa "invertebrata", come la chiamerebbe Ortega y Gasset, che faciliterà la sua conquista da parte del mondo musulmano, mentre non si capisce come si possa credere, da parte della Chiesa, che gli Italiani, malgrado i buonismi dei loro governanti, si lasceranno indurre alla islamizzazione del cristianesimo. Pacifismo o no, questo non potrà avvenire senza lotta.

F. Barbieri

1/4/2003

Al Professor Pasquale Mistretta, Magnifico Rettore dell'Università di Cagliari

Magnifico Rettore,

Le scriviamo riguardo ad una scandalosa e triste scoperta che purtroppo La riguarda.
Un non ben precisato signore ( che si firma con il ridicolo appellativo"Capo Ispettore") già da molto tempo invia e-mail di insulti terribili e vergognosi alla famosa giornalista Deborah Fait, "colpevole" di essere ebrea.
Le e-mail che questo personaggio manda sono assolutamente incresciose ed infatti , da molte parti, si sono già mosse delle indagini per scoprire l'identità di questa persona.
Sappiamo già che utilizza, per diffondere le sue oscenità al mondo, proprio un computer del Suo Ateneo.
Le inviamo qui alcune delle "perle" di questa persona che probabilmente studia o opera nel Suo Ateneo.
Ci rendiamo conto che non è colpa Sua se tra i suoi professori, insegnanti, impiegati, studenti si nasconde un simile abominio ma La preghiamo di riflettere su quanto leggerà e La invitiamo a prendere le misure che riterrà più opportune.
Passare in silenzio questo scandalo sarebbe da parte Sua veramente grave e La renderebbe responsabile dello "studente" senza scrupoli che diffonde il più virulento ed ignorante odio antisemita ed antiamericano (oltre agli errori grammaticali che certo non si addicono a tale luminare.......).
Ha scritto a Deborah Fait ...
"Salve ebrea di merda, lurida e sporca come tutti gli ebrei di merda, sei contenta della guerra ebreo_americana, vero? Sicuramente sì, ma prima o poi verrà il vostro turno, e la pagherete con lo sterminio. Ma quello che mi rassicura è che l'antisemitismo in Europa non crolla, hai visto quello che è successo allo sporco ebreo come te Paolo Mieli?"
"Lapidazione, ecco la pena per l'adulterio secondo la stessa Bibbia che secondo gli sporchi ebrei dovrebbe giustificare la nascita dello stato abusivo di Israele. E la signora Fait è un'adultera . Infatti dovete sapere che la signora Fait ha concepito un figlio fuori dal matrimonio, anzi, propio non è sposata. Lapidazione, gridiamo, lapidazione vogliamo!!!"
Ma riserva belle parole anche per i soldati americani...
"Salve ebrea di merda (...) hai visto che bella fine hanno fatto. Io rido delle loro mogli vedove, rido del loro dolore, mi esalto alla vista del sangue dei soldati americani, spero che i prigionieri vengano seviziati con scariche elettriche nei testicoli o con il taglio della lingua e di arti" ... propone anche tipologie di torture da riservare alle soldatesse americane...
"Salve sporca ebrea , l'altro giorno ho parlato della pena che tu, come adultera, meriteresti.
Paradossalmente io, Capo Ispettore,propongo di salvarti la vita , ma non posso salvarti dalla pena. Propongo pertanto un utile strumento per punirti, strumento che consiglio al comandante Hussein di utilizzare con le soldatesse americane prigioniere. Veniamo al dunque :prendere un ratto, vivo, e inserirlo nel tuo utero, sempre vivo. Poi cucire e lasciar fare al dolce animale. Mi scuserà il povero ratto se lo inserisco nel peggiore dei luoghi , ovvero nel luogo da dove una sporca ebrea fa uscire altri sporchi ebrei (spero sia in menopausa , adesso, vista l'età), chiaramente i ratti sono superiori agli ebrei , ma il povero animale deve capire che si sta
sacrificando per una giusta causa : portare all'estinzione il popolo deicida."
... e propone una soluzione finale
"Gli ebrei devono saprire dalla Palestina, dal Mondo"
Se queste dichiarazioni non le fossero sufficienti, ne troverà di copiose
nel forum: http://www.pigrecoemme.com/cgi-bin/ikonboard.cgi
sezione "politica", messaggi di Capo Ispettore

Distinti saluti,
Massimo Pastore
Owner del Club Internet "Il Giornale"
A nome di tutto il Club

29/3/2003

Quando la libertà è soffocata dai fatti

Il Club Azzurro “La Clessidra” è una comunità virtuale fondata nel Marzo 2002, appoggiandosi sul servizio di comunicazione “Gruppi” fornito dal sito www.msn.it. Il Club Azzurro “La Clessidra” è stato creato con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento, informazione, partecipazione e confronto per tutti coloro che simpatizzano per Forza Italia e la Casa delle Libertà, utilizzando la comunicazione via Internet. Nei mesi successivi alla sua fondazione, la comunità ha avuto un larghissimo successo, sia in termini di adesioni che per numero di messaggi settimanali, tanto da risultare la prima classificata, per livello di attività, tra le comunità a carattere politico iscritte all’interno di Msn Gruppi. Il Gennaio scorso, purtroppo, “La Clessidra” è stata inspiegabilmente e arbitrariamente oscurata dal sito Msn; in pratica, è scomparsa dal web, e non più reperibile sui motori di ricerca della rete. Inutile le proteste degli interessati. Inutile capire il perché. Di fronte ad un tale danno, che ha azzerato i risultati di un lavoro di promozione e di comunicazione di nove mesi, sono state richieste delle spiegazioni ottenendo risposte vaghe ed evasive. Ecco la motivazione ufficiale: “Salve, ti ringraziamo per avere scritto a MSN Groups.
MSN elimina un Gruppo solo se è inattivo e se il suo gestore non risponde alle notifiche, oppure se il suo contenuto viola il codice di comportamento. Il gestore di un Gruppo può eliminarlo in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione. Non possiamo stabilire con maggiore precisione il motivo dell'eliminazione del Gruppo; l'eliminazione è permanente, anche se dovuta a un errore del gestore. Ti auguriamo di trovare o di creare un nuovo Gruppo che - sempre nel rispetto del Codice di comportamento - sia in grado di soddisfare le tue esigenze. MSN Groups è dotato di una Guida in linea completa. Per ulteriori informazioni sul Codice di comportamento, fare clic su Guida in alto su qualsiasi pagina di MSN Groups, quindi visualizzare l'argomento Codice di comportamento utilizzando il comando Trova. Ti ringraziamo per avere scelto MSN Groups. Cordiali saluti,
Fabrizio - Servizio Supporto Tecnico Clienti di Msn Groups”. La domanda è scontata: se l’attività è dimostrabile, visti i numerosi interventi e contributi da parte dei 180 iscritti, quale comportamento ha violato il codice ? E’ forse una serena e democratica discussione politica che ha offeso il gestore? E’ forse la simpatia dimostrata verso Forza Italia che ha violato il “codice di comportamento”? Il gruppo di discussione è stato censurato per il semplice fatto di aver dichiarato di essere di centro destra? Difficile rispondere. Il gestore è rimasto sordo alle richieste di ulteriori chiarimenti. La speranza è che sia un semplice errore del gestore, ma rimane il dubbio che non si tratti di un caso isolato: anche in altri portali ad essere oscurati sono state comunità telematiche, simpatizzanti di Forza Italia. Auspichiamo che si faccia chiarezza, perché simili attacchi alla libera diffusione della politica, attraverso i moderni sistemi informatici, sono inquietanti e, nel caso dovessero ripetersi, dovremmo davvero dare ragione alle sinistre che urlano al regime. Un regime moderno e sofisticato ma non meno oltraggioso e nemico delle libertà di quelli già conosciuti e consegnati alla storia. Un regime sottile e quasi invisibile ai più, perché consuma i suoi atti in quell’universo delle informazioni in rete. Un regime, tuttavia, che non può nascondere le sue sinistre radici. Ora la “La Clessidra” rinasce con determinazione nel nuovo gruppo: “Club azzurro La Clessidra & friends” - http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends
Nella speranza che gli sia consentito di vivere e divulgare le idee della “Casa delle Libertà” ma, soprattutto, nella speranza che questo allarme non rimanga inascoltato ma diventi stimolo per una seria regolamentazione del settore affinché nessuno possa attaccare la libertà di aggregare consenso, attraverso l’informazione che fa circolar le idee.
Nella foto
Laura Biancalana
Fondatrice del Club Azzurro “La Clessidra”: http://groups.msn.com/Clubazzurrolaclessidrafriends

e-mail: laclessidra3@hotmail.com

fonte: www.miconsenta.net

29/3/2003

Vorrei proporre alcuni fatti che smascherano il falso pacifismo (non quello cristiano o ghandiano):
1) nel 1978 l'invasione vietnamita della Cambogia, vittima del macellaio maoista PolPot (amato dai pacifisti antiUSA di allora), non ha suscitato proteste: era senza mandato ONU, ma l'invasore era leninista ed instaurava una dittatura "amica". Se la stessa cosa viene fatta oggi (con in più 12 anni di violazioni irakene di direttive ONU) perchè è "illegale"? E' la paura della diffusione della democrazia?
2)Male minore. Saddam, in 20 anni, ha fatto morire 2 milioni di persone ( 500000 bambini) in guerre, repressioni e comprando armi invece di cibo e medicine. L'intervento di liberazione ne salverà 100.000 all'anno, al prezzo di qualche migliaio. Chi è il vero umanitario? Chi vuole salvarne 100000 all'anno o chi non accetta il sacrificio di poche migliaia una volta per sempre?
3) l'Unione Sovietica invase nel '56 l'Ungheria, nel '68 la Cecoslovacchia e nel '53 le sue forze di occupazione massacrarono 500 operai della Germania Est che chiedevano meno miseria. Gli attuali pacifinti protestarono non contro l'invasore ma contro i massacrati (contadini, operai e studenti)
4) invasione sovietica (espansionista) dell'Afghanistan: 5 milioni di vittime (morti, feriti e profughi), zero cortei pacifisti; invasione USA (antiterrorista) dell'Afghanistan: 5 mila vittime (mille volte meno), infinite proteste!!
5) nel 1939, quando Hitler e Stalin invasero insieme la Polonia (la Russia invase anche Lettonia, Estonia, Lituania e Finlandia), i pacifisti protestavano contro i governi anglo-francesi che dichiaravano guerra ai nazisti. I comunisti francesi incitarono alla "disobbedienza" i francesi attaccati da Hitler. La guerra divenne "giusta" e "di liberazione" solo quando Hitler attaccò Stalin
6) "non c'è pace senza giustizia" è una slogan validisso (ma "dimenticato") per Iraq: i milioni di iracheni vittime di gas, torture, malattie e fame vedono l'intervento USA come la fine della guerra che Saddam fa da 20 anni contro di loro, vittime indifese
7) i pacifinti leninisti sanno bene che Lenin diceva: "il pacifismo è paccottiglia da filistei e da preti", che il Che Guevara cui inneggiano: (pur in buona fede) difendeva le repressioni operaie dell'EstEuropa, aveva creato il primo lager per parenti (anche bambini) di oppositori e voleva 10-100-1000 Vietnam per eliminare con la violenza armata (legittima contro dittature) le democrazie. Infatti attualmente ci sono circa 50 guerre, nessuna protesta viene fatta contro le altre. E perfino Saddam, scusandosi col Kuwait per l'invasione del 1991, ha sbugiardato le proteste pacifinte a suo favore del '91.
8) Nel '50 la NordCorea invase il Sud e quest'ultimo si salvò solo garzie all'aiuto USA. I pacifinti di allora si scaglirono contro chi respingeva l'invasione. Oggi, la NordCorea, dopo aver fatto morire di fame il 10% della popolazione in 3 anni, (ed ordinato, con i soldi degli aiuti umanitari arrivati, centinaia di Mercedes6000), lascia senza cibo sufficiente quasi tutta la popolazione per pagare le spese militari più alte del mondo (40% del bilancio). Inoltre tratta come schiavi costretti ai lavori forzati in campi di sterminio anche i bambini parenti di terzo grado dei critici del regime (come denunciato dal libro "l'ultimo gulag"). Ma un leader delle organizzazioni pacifiste italiane (ilpresidente dell'associazione Italia-NordCorea) difende la bontà di quel regime stalinista, che con una mortalità annua del 30% (nei "campi dirieducazione"), batte (in criminalità) Hitler, Stalin e PolPot
9) in Vietnam la guerra sarebbe stata evitata, se la minoranza di vietcong avesse preso il posto di una parte del milione di nordvietnamiti che erano fuggiti al sud, per salvarsi dalla dittatura. Ma i pacifinti volevano non la pace, ma la vittoria nella guerra di conquista sul Sud, che ha così seguito il destino di miseria del Nord (e pagato con milioni di vittime nei campi di sterminio e in mare: i boat people)
10) il pacifista Padre Zanotelli alla domanda di quale fosse stata la migliore gestione tra i Paesi africani, indicò la Tanzania. Ma questo è uno degli stati col più alto tasso di mortalità infantile e livelli bassissimi di: accesso a medicine ed acqua potabile, vita media, reddito procapite e disponibilità di cibo, nonostante sia sottopopolato e ricco di acqua e risorse naturali. Stati con meno risorse e sovrappopolati (Tauiwan, SudCorea, Tunisia, Malaysia, ecc) hanno condizioni di vita anche 30 volte migliori. La spiegazione del capovolgimento della realtà è ideologica: in Tanzania era stato installato un regime maoista "noglobal" amato da Zanotelli, che perciò nega la realtà (nonostante anche Cina e Vietnam abbiano dimostrato come la globalizzazione porta benessere ai più poveri). Come può essere credibile un pacifista che truffa i poveri, pur di godere della soddisfazione psicologica di "combattere i potenti"

Angelo

28/3/2003

Sull'Opinione, 25 marzo 2003

"Shock and Awe" e le traduzioni infelici
"Scioccare e terrorizzare". "Traumatizza e impressiona". "Operazione
shock e terrore". "Colpisci e terrorizza". Tutti si sono dati da fare
col vocabolario inglese-italiano e tesauro, ma nessuno ha preso la briga di
guardare un dizionario in inglese. Se no, avrebbero capito che nessuna di
queste è una traduzione felice. Come i titoli dei film, gli slogan devono
comunicare molto con poche parole e spesso sono difficilmente
traducibili. A volte vengono totalmente stravolti, altre volte sono
tradotti letteralmente ma perdono o il senso o l'impatto. Così è anche
con il nome di questa nuova operazione militare. Quello che verrebbe più
vicino sarebbe: Colpire e stupire, ma anche questo non soddisfa del
tutto. Non si può tradurre con due parole in italiano ciò che si intende
con questo slogan.
Il problema non è tanto con la parola "shock", che però non va tradotto
come "scioccare" in questo caso, ma come "colpire". È "awe" a creare i
grattacapi. Awe è quel misto d'emozioni: reverenza, rispetto, timore, e
stupore che solo un dio, un'autorità, un genio, o la bellezza può
ispirare. Purtroppo l'aver usato questa parola sta causando tantissima
incomprensione per le sue varie traduzioni, ma per un americano è un fatto
felice che abbiano scelto di usare questa piccola parola così ricca di
significato.
La sua forma di aggettivo, "awesome", ciò che ispira "awe", da almeno una
decina di anni è diventata una di quelle parole usate e abusate, e private
del loro significato. È entrata nel linguaggio dei giovani e poi è
diventata un termine slang diffuso fra tutta la popolazione. Insomma,
viene spruzzata un po' dappertutto come il sale e come la parola "figata"
in italiano. Tant'è vero che i scrittori che volevano usare la parola in
un testo erano obbligati ad evitarla, perché suonava come slang e perdeva
tutto il suo peso solenne. Peccato.
Mi chiedo se l'utilizzo della forma verbale per dare nome all'operazione
militare farà passare la moda dell'uso smodato dell'aggettivo, se per
rispetto riacquisterà la sua solennità e sussiego. Ma forse dopo aver
letto questo pezzo a qualche italiano (non diciamo chi) verrà l'idea che
per gli americani la guerra è una figata!

Sandra Giovanna Giacomazzi
www.giogia.com
http://www.upublish.com/books/giacomazzi.htm

26/3/2003

Gentile professore

In Afganistan come risultato della guerra abbiamo la “Guerra Duratura” e lo sviluppo commerciale del settore “oppio” Dai suoi confusi scenari dell’Iraq non si ricava nulla.
La RAI propaganda il “settimo cavalleggeri” protagonista di primo piano del genocidio del popolo americano (quello autentico) che sia un presagio?.
Vedremo.
Stamattina, alla radio, è scomparsa la risoluzione della Lega Araba. Siamo già alle veline?
Mi dica di che “ordine” va discorrendo nel suo articolo di lunedì.
Si ricordi che un secolo fa c’erano i turchi a Bagdad.
E dica a quell’esempio di ignoranza di bruno vespa che la guerra dei sei giorni è durata sei giorni e non diverse settimane.
E al suo amico gustavo selva che ad ostacolare l’avanzata degli americani in Italia c’era Gustavo S
Selva in armi e non Saddam (ma c’è qualche differenza? Dittatore l’uno, dittatore l’altro) e allora l’aggressore era Gustavo Selva e adesso sono gli statunitensi (ma c’è qualche differenza?).
A proposito di ordine, è normale “ordine” della guerra avere colonne e colonne di profughi. Dove sono?

Gualtiero Giovanni

25/3/2003

Il dictat che gira nelle marce cosiddette "pacifiste" è il canto "Bella Ciao", un canto utilizzato dai partigiani per quella che fu secondo alcuni guerra civile secondo altri guerra di liberazione, ma sempre guerra e non pace.Questo è il primo aspetto della falsa rappresentazione dei fatti di chi decide le strategie di queste marce.
Il secondo aspetto riguarda la questione non indifferente che tale brano, ripreso da una musica popolare alla quale si era cambiato il testo, viene cantato da una presumibilmente contadina che chiede al suo uomo di portarla con lui a combattere, ma questo insieme con gli alleati angloamericani e non contro per la liberazione dell'Italia, non si capisce perchè venga usata contro la liberazione dell'Iraq.
"Bella ciao" fatta intonare a dei minorenni i quali non hanno e non possono avere gli strumenti per comprendere e condividere le ragioni (peraltro confuse a quanto suddetto) è una configurazione del reato di violenza e maltrattamenti ai minori, violenza morale, psicologica e in parte fisica,compiuta dagli stessi campioni che contestano i bambini a Sanremo o nei talk show.

Guglielmo R.

25/3/2003

Mia figlia studia in un istituto privato cattolico che come molti istituti ha sentito l'obbligo di prendere una decisione di parte issando la bandiera multicolore detta "della pace".
Un gruppo di allievi nella sua classe si sono autoconvocati e hanno messo ai voti l'affissione al muro di una bandiera USA.
Hanno ottenuto la maggioranza assoluta e pertanto l'hanno appesa alla parete.
Vi informerò su questo episodio democratico e veramente spontaneo e se vi saranno interferenze da parte del corpo insegnante.
E' di tutta evidenza che di tali fatti i giornalisti marxisti di Rai-Mediaset non vi informeranno mai.

Guglielmo R.

25/3/2003

Non aggiungo nulla alle molteplici lettere di delusione per quanto riguarda il "pacifismo",solo una costatazione: Se,nell'ambito di una manifestazione di Destra,fosse accaduto che dei facinorosi avessero messo a socquadro una libreria penso che la stampa nazionale avrebbe additato ai soliti beceri e ignoranti fascisti l'atto.
Cosi' non è accaduto per quella libreria (sempre cultura si tratta no???) devastata da una ventina di animali dal cervello di gallina organizzatisi all'ombra di un corteo pacifista.
Con o senza il consenso non è dato sapere.Mi auguro che le 99 su cento persone facenti parte del corteo fossero perlomeno all'oscuro.
Ma tant'è che il succo è: NOTIZIA?zero.
Salvo...i soliti giornali di "nostra" parte.
Con buona pace della vantata Cultura Liberal di SInistra.
E...solo un'appunticino:potrebbe,se non è eccessivo disturbo..cambiare il colore di sfondo delle lettere?
Il bianco è micidiale per gli occhi stanchi la sera..e non solo.
Se possibile La ringrazio sentitamente.

P.s.:in America,in moltissimi siti e forum,appena vedono che ho il tag della bandiera europea mi cacciano senza quasi manco star a sentirmi.
E si che mi firmo [Italy4USA]...
Siamo alla frutta.

Saluti cari.
Giorgio Varesco
Trento.
Estimatore dei Valori Americani.
Ho sbagliato Continente.

22/3/2003

Nell'Italia del gratta e vinci, non sempre grattando si vince, anzi, il più delle volte raschiando la superficie dorata ci destiamo dall'effimero sogno.
Medesima metafora mi sovviene pensando ai "presunti" ideali del pensiero pacifista di sinistra, (non cattolico che attinge dalla vera pace offerta solo da Cristo) che, gratta gratta, raschiati i superficiali colori della pace, ben altre sorprese troveremo...e non sempre pacifiche.
Ecco ove affondano le radici del pensiero pacifista, o detto tale.
Ernesto Guevara detto il Che, "ieri" armatissimo guerrigliero, "oggi" amatissimo pacifista (reincarnato miracolosamente per le grandi occasioni: antiamericanismo, antisionismo, anticapitalismo...), nel suo testamento elogiava l'odio "che rende l'uomo un'efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere".
Karl Marx, padre del comunismo, scriveva che "la violenza è l'ostetricia che trae la nuova società dal grembo della vecchia".
Karl Marx e Fiedrich Engels nel manifesto del Partito comunista scrivevano che"il comunismo abolisce tutte le verità come il diritto, la morale, la religione, la libertà".
Il medesimo Karl Marx nel 1856 sul New York Tribune in un articolo intitolato "Il prestito russo" scriveva: "Sappiamo che dietro ogni tiranno c'è un ebreo (...). L'utilità delle guerre promosse dai capitalisti cesserebbero, se non fosse per gli ebrei che rubano i tesori dell'umanità (...)gli usurai contemporanei che stanno dietro i tiranni e le tirannie(...) per la maggioranza sono ebrei. Il fatto che gli ebrei siano diventati tanto forti da mettere in pericolo la vita del mondo, ci induce svelare la loro organizzazione, i loro scopi, affinchè il loro lezzo possa risvegliare i lavoratori del mondo a combatterli e ad eliminare un simile cancro".
Lenin, primo segretario del partito comunista sovietico sosteneva che "nella nostra lotta per il potere non dobbiamo arrestarci davanti a nessun principio morale. Dobbiamo essere pronti a compiere qualsiasi illegalità , inganno, menzogna...e se per la causa del comunismo dovessimo eliminare i nove decimi della popolazione non dobbiamo fermarci davanti a ciò".
Lo stesso Gandhi (icona assoluta del pacifismo) aveva sempre predicato la non violenza e la resistenza passiva, però si era detto disposto ad imbracciare un fucile nel caso un suo famigliare fosse stato anche solo sfiorato da un pericolo reale.
Forse quest'ultimo "argomento" è il solo in grado di scoperchiare l'ipocrita facciata del pacifismo.
Non credo affatto esista sulla faccia della terra un solo pacifista che in caso di minaccia di morte di un proprio famigliare reagisca "irenicamente" sventolando in faccia al nemico una bandierina della pace. E' molto più verosimile che se disponesse di un "piccolo"ordigno nucleare non esiterebbe a "smaterializzare" l'ormai già atomizzato avversario.
Troppo bello, troppo comodo, troppo facile...gridare pace sulla pelle e sulle ingiustizie di chi non si vede o di chi per loro(pacifisti) non rappresenta nulla, se non un’astratta identità.
Ma in una società dove è più importante apparire che essere, dove sbraitare in piazza serve a farci vedere bravi, belli, buoni e soprattutto ad accaparrare consensi, i pacifisti dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e vergognarsi di speculare sul valore della pace, per fortuna, infinitamente più grande dei loro meschini interessi di bottega.

Gianni Toffali Dossobuono Verona
gianni.toffali@inwind.it

22/3/2003

Caro Prof. Pelanda,
ho ripubblicato un altro dei Suoi articoli ("Bentornata filosofia attiva") sul mio sito (www.estropico.com), come accennato in una precedente email.
Ho creato una sezione apposita del sito, intitolata "Esodestini: gli articoli futurizzanti di Carlo Pelanda".
Ecco l'URL per l'articolo:

http://www.estropico.com/id149.htm

La ringrazio nuovamente per l'autorizzazione. Le farò sapere quando ripubblicherò altri Suoi articoli. .

Cordiali saluti,
Fabio A.

21/3/2003

Chiarissimo Prof. Pelanda

non credo Le sia sfuggito l'attacco di due giorni fa che l' Osservatore Romano ha riservato a Berlusconi in occasione della chiara posizione che lo stesso ha assunto schierandosi a sostegno degli Stati Uniti. Bush ha assunto una posizione coraggiosa iniziando la guerra che eviterà a tutto il Medio Oriente il prevalere di una tirannia locale che inevitabilmente si sarebbe affermata se non fosse stata fermata in tempo. Purtroppo, lo dice un cattolico, si sta materializzando per l' Italia ed i suoi governi una maledizione ecumenica che, latente esiste dal 1870. La Curia Romana non si preoccupa di creare nello spirito degli Italiani cattolici un conflitto morale tra il sostenere lo Stato Italiano qualunque esso sia, ed osservare i dettami della Chiesa che sovente sono in contrasto con lo stesso. Per tale motivo molti uomini politici nella nostra storia hanno dovuto affrontare ( da Bettino Ricasoli a Giolitti, a De Gasperi, allo stesso Berlusconi ) una sopita critica che qualche volta è diventata palese. Solo Mussolini la superò con la tecnica del " quia sum leo " Per tale motivo non siamo ancora uno Stato come lo sono Francia, Germania, Inghilterra. Io, da cattolico sto con lo Stato e perciò con Berlusconi.

Gianfranco Pellegrini
Ing. G. Pellegrini

20/3/2003

Gent.mo Professore,
è proprio vero la sostanza delle cose spesso è così evidente che non riusciamo a vederla. Io penso di averla colta oggi guardando l'atlante. Mi sono sempre chiesto come mai una persona come Bush che è anche fisioniomicamente non appare agressivo, fosse coì determinato nel voler attaccare l'Iraq ed eliminare una figura di secondo piano. Semplice l'episodio Iraq è solo una tappa dell'orribile e devastante scontro che è in atto,è come sfogliare un carciofo Saddam è solo una foglia,l'Iran il cuore.
Se l'America riuscirà ad avere una presenza "stanziale" in Iraq potrà tentare di far morire le foglie tagliando la radice.Guardate l'atlante:Turchia,Iraq,penisola arabica,Afghanistan,si sta prendendo posizione per delimitare il fronte.
E' lran la regia di questa lenta ma ben pianificata offensiva che dura da ventennio seguendo tre direttrici.

1-alimentare tutte le sigle terroristiche, alcune sono solo di facciata,
2-aver dato vita ad una costante infiltrazione tramite una parte dell'immigrazione
3-far leva sulle nostre libertà prima di tutte quella di opinione,no global e pacifisti (chi gli fa le spese?)

Un punto a parte lo meritano le quinte colonne nelle istituzioni occidentali anche ad alto livello negli USA come purtropppo temo.
Il motivo di tutto ciò è semplice l'odio verso l'occidente che senza l'America non esisterebbe,gli ayatollah come Hitler vanno presi alla lettera e vogliono applicare il loro programma:distruggerci.
Provo tenerezza e schifo per i pacifisti.Mi fa tenerezza la massa inconsapevole ,mi fanno schifo i capi; come ai tempi del pacifismo pro-vietnamsono a libro paga del nemico,anche nel 1939 i pacifisti erano contro la guerra e lo sono stati fino a che Hitler non ha rotto il fidanzamento con Stalini.Poi è arrivato Reagan e la ricreazione è finita.Oggi non è la stessa cosa, quello era un nemico omologo,speculare,complementare figlio della stessa civiltà,si sapeva sin dove si poteva arrivare.Il nemico di oggi è più determinato meno identificabile ed il nostro fronte interno è più fragile.E' innegabile che circa il 30% della popolazione occidentale pur apprezzando e godendo di ciò che offre il nostro mondo prova un'avversione concettuale nei confronti dell'America,tra queste ci sono tante persone squisite e la maggioranza di coloro che lavorano nei media(la grande stampa internazionale)
Come ogni singolo individuo gli stati ed i partiti possono essere egoisti ed oppurtunisti;l'occidente è come una barca in cattive acque ed è logico che ognuno possa pensare al proprio vantaggio,ma se l'arembaggio dovesse avere successo non ci sarà clemenza nè per i collabratori e neppure per coloro che non volevano la guerra.
Provo pena per Bush è un personaggio tragico che eredita un decennio di colpevole disattenzione dell'America e deve prendere il toro per le corna,nonostante la forza militare il suo attacco all'Iraq è la mossa audace e disperata di un pugile chiuso nell'angolo.
Accetto che mi si prenda per un alcolizzatoo peggio ancora ma ,onsidero Bush un intruso rispetto all'andazzo che il mondo aveva,un intruso di lusso che può cambiare l'andazzo, questo è il filo che lega la tentata truffa di Gore tramite la riconta l'11 Settembre e quello che sta succedendo.Il potere americano è stato accondiscendente o addirittura complice con l'inerzia che il mondo aveva assunto,la differenza tra Clinton e i Casarini è solo generazionale. E qui si arriva al tema più scabroso io sono convinto che in America ci sia una quinta colonna che gioca contro che, d'accordo con gli altri e quelli della "pace ad ogni costo",proverà a sbarazzarsi dell'intruso a breve, mentre per gli intrusini basteranno i sindacati.Soldi potere in cambio di un po' di "tolleranza"fa così illuminati,le prossime generazioni si arrangino e facciano un corso di orienteering per trovare la mecca.Perchè non si è mai andati a fondo sulla provenienza dei soldi per le campagne elettorali di Clinton?Il quale si è sdebitato riducento la CIA ad un'agenzia fotografica.Oggi la cina può direzionare i missili intercontinentali,l'Iran ha una difesa anti-aerea di prim'ordine (dossier Gore-Cernomirdin) thank you Bill!!
Mi rendo conto che ciò puo apparrire delirante,forse non a lei che è uno dei pochi che mi potrebbe comprendere,ma è senz'altro una lettura più originale dei luogi comuni che si faxano tra di loro le redazioni della grande stampa internazionale:

1-l'america ha insediato ed armato Saddam
2-i Talebani sono figli dell'America
3-Bin- Laden è un loro socio in affari etc...

A proposito dov'è Osama? Perchè due mesi dopo l'11 Settembre le case edititrici francesi hanno sfornati libri su libri che in sostanza imputavano a Bush il crollo delle torri?
La lascio con questi quesiti,Grazie per l'attenzione.Scusi la prosa disordinata ma l'ho scritta d'impeto come ho visto l'atlante

Cordiali saluti
Paolo B.

20/3/2003

l’iniziativa in Iraq 2003 rappresenta la conclusione formale degli equilibri politici del 1900 e di tutte le istituzioni multilaterali che ne governavano i processi decisionali.
Si inaugura finalmente una nuova era che richiede la convergenza senza equivoci sulla “legittimità globale” dell’ONU a sostegno di un Nuovo Ordine Mondiale.
La “costituzione degli USA” può essere cooptata come nuova “Carta fondamentale” dell’ONU nel 2000.
Condividere quella “carta dei diritti” non richiederebbe necessariamente la condivisione delle politiche dello Stato USA ma garantirebbe l’adozione di comune aspirazioni e logiche operative.
Cordialmente

Carlo Vitali


Dear Sir,
the 2003 allies’ action in Iraq formally terminates both the 1900 political world governance and the connected multilateral organizations in charge of the related decision making processes.
A new era is born requiring a general, inequivocal concurrence upon the new UNO’s “global legitimacy” allowing the governance of a New World Order.
The USA Constitution can be assumed as the “Fundamental Charter” of the new UNO in the 2nd millennium. It has both the human suggestiveness and the credibility of a dated hystorical adaptation.
Sharing its “values” (the “Spirit of ‘76”) does not necessarily imply sharing the USA policies. It would only warrant the common adhesion to both ethical inspirations and operational processes of governance.
Most cordially

Carlo Vitali

18/3/2003

Sto guardando su CNN il dibattito in parliamento nel U.K. Che bei discorsi ben ragionati anche da parte dell'opposizione!! Quanta unità, quanto senso di responsabilità! Come sono orgogliosa di far parte del mondo anglosassone!!!!!

Sandra Giovanna Giacomazzi

17/3/2003

Edition italienne . www.pointintl.ch

 

IL TAVOLO DELLA PACE

di Livio Magnani

E’ ormai indubbio che il Consiglio di Sicurezza ha fallito nella sua missione di trovare una soluzione pacifica al caso iracheno, nonostante la costosissima pressione armata americana su Saddam. Nel suo “no” alla tracotanza americana, il gollista Chirac si è spinto troppo avanti. A Bush i vari rinvii sono costati già troppo in pazienza e miliardi di dollari. L’attacco al Califfo laico di Bagdad sembra dunque inevitabile. Per l’assistenza italiana agli USA l’ultima parola spetterà al Parlamento. I pro ed i contro sono innumerevoli. Per cominciare, si dovrà sapere come continuare ad operare nell’ambito di un organizzazione (ONU) che non conterà più nulla e cui gli USA taglieranno i viveri. Tra l’altro, un atteggiamento non amichevole dell’Europa potrebbe contribuire a spingere gli USA verso l’isolazionismo ed a ridurre il suo impegno nella NATO scaricando anche su di noi le spese per la difesa europea.

Alla fine, comunque, prevarrà giustamente l’interesse italiano, specie quello essere chiamati a sederci domani al tavolo della pace. La prossima non sarà certo una blitz Krieg. Le truppe americane dovranno fronteggiare l’incendio dei pozzi e la guerra chimica. Assedieranno Bagdad e ne affameranno la popolazione sino all’ultimo bambino, ma non faranno certo lbattaglie vicolo per vicolo. C’è quindi il pericolo che la guerra cessi prima di essere vinta, perchè le urla dei pacifisti americani, come al tempo dei bonzi vietnamiti che si davano fuoco, potrebbero indurre Bush (come accadde a Nixon) ad accettare di perdere la faccia.

Ma, anche impantanato, Bush non mancherà di predisporre il suo tavolo della pace. Ed è proprio in vista di parteciparvi a tutti i costi che l’interesse economico italiano dovrebbe finire per convincere i parlamentari della maggioranza. L’opposizione da giorni chiede a Berlusconi di schierarsi aprioristicamente contro la guerra di Bush. Finora Berlusconi non si è fatto fregare. L’interesse dell’Italia è solo di schierarsi con il vincitore che forse non sarà Bush, ma men che meno sarà Saddam. E non avrà più senso la richiesta di operare in coerenza con le NU che non hanno più la forza di decidere alcunchè né abbiamo interesse ad affiancarci a Chirac e Schroeder che hanno già spaccato la NATO e l’Europa ed ancor meno di far credere al mondo anticapitalista e quindi antiamericano di essere mossi da elevati sentimenti umanitari. Invece, assistere gli USA non militarmente, ma come per l’Afganistan, nelle peace building operations potrà meritare all’Italia di essere chiamata assieme al Regno Unito ed alla Spagna a ridisegnare la mappa petrolifera irachena ed a ricostruire la Mesopotamia per una spesa già misurata in 850 miliardi di dollari! Ciò significherebbe che forse l’AGIP potrà rafforzare la sua posizione nel Golfo Persico e le nostre imprese potranno partecipare al Piano Marshal che creerà nuovi equilibri pacifici tra i paesi arabi. In ogni caso, eviteremo anche il boicottaggio del made in Italy da parte di americani indignati, come sta accadendo per lo champagne ed i formaggi francesi

14/3/2003

Caro Pelanda,
che sta facendo il partito di Berlusconi ? mi riferisco a due assurde ma clamorose iniziative politiche: l'attaco forsennato e continuato ai medici portato dal peggior ministro del gabinetto ed il cosiddetto concordato fiscale che "obbliga" anche chi si è reso congruo agli studi di settore a versare una cifra per evitare controlli che come sappiamo...
Una classe di professionisti, persone che, tra'altro, parlano con milioni d'italiani ogni giorno, criminalizzata in un modo che neanche la peggior Rosi Bindi avrebbe osato, si legga il decreto allucinante.
Il popolo delle partite IVA, i grandi elettori del cavaliere, che sono ancora una volta soggetti d'estorsione fiscale; Non erano gli studi settore il modello da diffondere per avere una fiscalità moderna?
Sempre in attesa dei famosi provvedimenti di semplificazione.
Trascuriamo pure le iniziative dei primi cittadini forzisti, come quello di Lucca che ha additrittura querelato i commercianti rei d'aver protestato per l'ennesima chiusura del centro; o quello di Grosseto che, assieme ad altri prelievi locali, ha aumentato l'ICI in media del 55% in un anno, portando la pressione fiscale comunale a livelli che la amministrazioni rosse non avevano osato avvicinare.
Ceratamente vi sono altri esempi di ottusità ed incapacità gravissime;
ma questi sono dei veri e propri esempi di autolesionismo.
Non c'è qualcuno che si ponga il problema?
Cordiali saluti

Roberto A.

12/3/2003

12/3/03 sull'Opinione:

Civis romanus sum.

Parlando con un amico italiano, mi ha raccontato come abbia dovuto nascondere per tutta la vita la sua passione per l'Impero Romano.
sembrava una cosa ridicola, anche per la parodia che ne aveva fatto Mussolini. Ora invece è fiero di appartenere all'"Impero", tollerante e liberale, che per la prima volta nella storia dopo di allora vuole unificando il mondo nel segno della civiltà. I romani rispettavano religioni, usi e costumi delle popolazioni dell'Impero, ma imponevano la legge di Roma. I popoli prosperavano contenti, erano difesi dalle scorrerie dei barbari e, dalla Britannia all'Armenia, dall'Iberia alla Dacia, dalla Grecia alla Siria, dalla Mesopotamia all'Egitto, dicevano con fierezza: Civis romanus sum.
Traduzione: We are all Americans!

Sandra Giovanna Giacomazzi
39-333-752-xxxx

8/3/2003

Negli ultimi mesi la sinistra italiana a corto d'idee, fiutando dove tira il nuovo vento, ha rottamato gli infruttuosi girotondi e in cambio si è appuntata, ben visibile al petto, la griffe più prestigiosa del momento contrassegnata dal logo PACE. Quale migliore opportunità per la sinistra, offerta dai guerrafondai yankee per impossessarsi del valore della pace ed autoproclamarsi sacerdotessa profetica sull'altare di essa? La nuova veste profetica è apparsa talmente credibile, da evocare nell'immaginario collettivo l'impari lotta tra il Davide-Saddam-povero e il Golia-Bush-ricco. In forza di questa visione utopistico-romantica, parte dell'opinione pubblica si è spinta sino al punto di appoggiare e giustificare i pseudopacifisti dalle più abominevoli azioni vandaliche dimostrative. Persino la magistratura commossa da cotanto intento filantropico, ha chiuso un occhio a qualsiasi provvedimento restrittivo o disciplinare: boicottaggi, blocchi stradali, navali, aereoportuali e ferroviari, scandalosamente senza alcun strascico giudiziario. Immunità assoluta! Chissà se godrebbero degli stessi privilegi se a perpetrare le medesime azioni fossero formazioni di destra. Ad un'oculata analisi del fenomeno pacifista si scopre che la mobilitazione delle masse non è stata fomentata in questo momento storico, perchè la situazione internazionale sia necessariamente più grave rispetto ad altri conflitti presenti o del passato, basti pensare all'assenza dei pacifisti in altrettanti drammatici conflitti sociali:Timor Est, Cecenia, Sudan, Congo… ma semplicemente perchè oggi più di ieri, la sinistra ha scoperto che la sentimentale e bella parolona Pace, impastata ad un'altrettanto serpeggiante e sotterraneo sentimento anti-imperialista presente in Europa, può fare breccia anche nel cuore e nella mente di chi non mastica politica, quindi facilmente gestibile e manipolabile. Per onestà intellettuale, tanto di cappello...bisogna dare atto che la nuova strategia della sinistra italiana ha superato le operazione di marketing più spregiudicate e avanzate dell'era mediatica. La nuova dottrina della persuasione occulta è riuscita persino ad abbindolare molti cattolici. Chissà se questi ultimi avranno letto la Nota Dottrinale (da poco emanata proprio per fare ordine nel magmatico e confusionario universo cattolico) al punto in cui si mette in guardia "che all'interno di alcune Associazioni e organizzazioni di ispirazione cattolica , siano emersi orientamenti a sostegno di forze e movimenti politici che su questioni etiche fondamentali, hanno espresso posizioni contrarie all'insegnamento morale e sociale della Chiesa". Il riferimento è chiaro ed alieno da equivoci.! I cattolici analfabeti o volutamente ignoranti sono avvisati. Manifestare per la pace è legittimo, farsi strumentalizzare, è sciocca ed irresponsabile dabbenaggine. E la sinistra grazie a tanti pesciolini...esulta e ringrazia.

gianni.toffali@inwind.it Dossobuono Verona

7/3/2003

Egregio Carlo Pelanda, scriviamo in merito al suo articolo del Giornale "Nascosti dietro la foglia di fico del pacifismo", per testimoniare la nostra adesione soprattutto all'ultima tesi del suo intervento, quella che propone la costituzione di una NUOVA ONU in base a dei precisi, moderni, avanzati, liberali, condivisi requisiti, concordati fra tutte le nazioni. Quella vigente rappresenta infatti un meccanismo ormai superato, inceppato e sfacciatamente contraddittorio. E', per esempio, una vera assurdità che, nell'avvicendamento alla Presidenza, arrivi il turno di nazioni che hanno regimi vergognosamente stridenti con i fondamentali diritti civili che, sia la ormai vecchia ONU che qualsiasi altra NUOVA o immaginabile ONU, dovrebbe salvaguardare. La sua proposta di una NUOVA ONU, pur con tutte le difficoltà di una messa a punto delle nuove regole, è decisamente stimolante per la spinta che darebbe al raggiungimento degli obiettivi "liberali" in tutto il mondo, in presenza oltretutto sia di una ormai vasta "quantità" di nazioni che hanno sposato o vorrebbero sposare quegli obiettivi, sia di una comprovata "qualità" degli stessi, in riferimento soprattutto a nazioni come gli Stati Uniti, l'Inghilterra, ecc. Con il presente nostro contributo e appoggio, Le chiediamo quindi di stralciare e sviluppare, dal suo citato intervento, la tesi abbozzata sulla NUOVA ONU e di creare un'équipe di studiosi che abbia come obiettivo primario la messa a punto di una nuova Costituzione. Nella ipotesi di un mancato raggiungimento di questo primario obiettivo, Le chiediamo di mirare ad un secondario ma altrettanto nobile e prezioso obiettivo di supporto alla tesi di una NUOVA ONU e cioè: creare, con l'avallo di tutte quelle nazioni che, all'interno della vigente ONU, posseggono tutti i requisiti della NUOVA ONU, una "Giuria/Agenzia Liberale" sovranazionale, così come ne esistono nell'economia (per esempio, l'agenzia Standard&Poor's) che predisponga una classifica e una pagella, continuamente in aggiornamento positivo/negativo, sul raggiungimento/miglioramento/peggioramento degli standard "liberali" da parte delle singole Nazioni. Questo obiettivo secondario di una Giuria/Agenzia di monitoraggio dovrebbe comunque essere perseguito e mantenuto, come metodologia propedeutica di verifica/accettazione, anche qualora venisse raggiunto l'obiettivo primario di una NUOVA ONU, con la sua nuova Costituzione.

Grazie per i suoi interventi e le sue battaglie ideologiche e metodologiche.
I coniugi Mario Marelli e Vittoria Elli, insegnanti di Italiano e Storia nelle Medie Superiori.

P.S. Le chiediamo, se è possibile, di pubblicare sul "GIORNALE" (Rubrica "La parola ai lettori" o altro spazio) questo nostro intervento in appoggio alla sua tesi, e, se vuole, di utilizzarci tutt'e due, o uno dei due (Elli Vittoria) come organizzatori o collaboratori per la formulazione della nuova Costituzione o per la organizzazione della Giuria sovranazionale di monitoraggio.

7/3/2003

Egr. Dott. Pelanda,

l'ho seguita lunedì sera alla trasmissione ICEBERG di Telelombardia ed ho poi letto il suo articolo su "Il Giornale" dello scorso 04.03.03. Sono convinto delle Sue affermazioni e delle Sue opinioni che condivido. Credo sicuramente che nessuno al mondo sia favorevole alla guerra ma altrettanto convinto che moltissimi condividono la necessità di una presa di posizione ferma ed unitaria innanzitutto dell'Europa completa ma anche del resto del mondo contro Saddam Hussein.
Forse bisognerebbe che gli USA mettessero l'opinione pubblica mondiale di fronte ad una decisione definitiva: o siete con noi oppure da oggi ritireremo i nostri soldati da ogni angolo del mondo e ce ne torneremo a casa nostra. Però in caso di necessità non chiamateci per difendervi perché non saremo più disponibili, provate invece a chiamare i pacifisti di tutto il mondo per risolvere i vostri problemi...
Forse una presa di posizione così drastica avrebbe un buon effetto, non trova?
La ringrazio per l'attenzione e Le auguro comunque un buon lavoro.

Cordialmente
Felice P. - Brescia

7/3/2003

Anch'io come molti altri cattolici, Mercoledi 5 Marzo, ho digiunato, ma a solo motivo del rispetto della tradizione.
Mi chiedo solo che logica possa avere digiunare per la pace, se per pace intendiamo il mantenimento dello stato attuale della popolazione irachena. Sarebbe un’offesa all’autentico significato della pace. E' ovvio che tutti aneliano alla pace, ma è molto facile invocarla ed auspicarla, quando non siamo noi europei ad essere privati della nostra libertà. Chissà se avrà aderito al digiuno anche il popolo iracheno oppresso da vent'anni di feroce dittatura. Qualcuno si è forse chiesto perchè i media televisivi sempre avidi di nuove ed inedite immagini non hanno mostrato una sola marcia pacifista sfilare per le strade di Bagdad a sostegno di Saddam? Semplice: non c'è mai stata alcuna marcia. Questo dovrebbe essere sufficiente per riflettere. Ma invece nulla, ci ostiniamo a non prendere atto; discutiamo beatamente e comodamente tra noi della pace al sicuro delle nostre comode casette (arrivando talvolta a sovvertire la realtà ,magari attribuendo a Bush le responsabilità di un possibile conflitto), escludendo dal dibattito le vere vittime della violenza. In queste sterili ed accademiche disquisizioni ignoriamo di fatto le legittime aspirazioni di libertà del popolo iracheno. Ma vogliamo uscire fuori da questo pazzesco incubo collettivo, da questa cinica ubriacatura ideologica pacifista che ha narcotizzato le nostre coscienza sino al punto di girarci dall'altra parte per non vedere, al di la di ogni chiara evidenza, che un popolo sta penosamente soffrendo in silenzio? E noi europei che facciamo per ridare la libertà al popolo iracheno? Ci riempiamo la bocca di slogan e sventoliamo allegramente bandierine. Ma vogliamo o non vogliamo capire che l'unico a ringraziarci di tanta inerzia ad intervenire è proprio il dittatore Saddam? E pensare che dei pacifisti europei si sono offerti come scudi umani! Si può arrivare a tanto? Se avessero fatto altrettanto quando gli alleati americani si accingevano a distruggere la Germania...oggi, li capirei, ma visto che non è andata cosi, mi indigno delle loro azioni! Altro che solidarietà al popolo iracheno...perpetuazione di una dittatura. Pensiamo forse che Saddam si sarebbe degnato di iniziare a distruggere i suoi armamenti (solo quelli trovati naturalmente) se non fosse stato per una costante minaccia militare? Solo degli ingenui o delle persone in malafede possono pensare questo. Senza le pressioni internazionali e, piaccia o non piaccia, sotto la minaccia delle armi, ci sarebbero ancora adesso milioni di persone sottoposte a regimi illiberali e totalitari. Non lasciamoci più sfottere da Saddam e se, come diciamo(sinora a parole), aneliamo veramente alla pace e alla libertà dei popoli non perdiamo altro tempo. A volte, avvilito dall'ascoltare le ragioni del pensiero pacifista e constatandone la pretestuosità e faziosità, sono indotto a pensare che"certo"pacifismo rappresenti solo una misera foglia di fico messa per pudore sulla nostra cinica indifferenza, mimetizzata dietro una cortina fumogena di tante bandiere colorate.

Gianni.Toffali@inwind.it Dossobuono Verona

6/3/2003

Scrivo per protestare contro coloro che si oppongono alla guerra contro Saddam Hussein o come loro la chiamano, la "guerra contro l'Iraq".
Sono un medico iracheno, ho prestato servizio nell'esercito iracheno per sei anni durante la guerra Irak-Iran e per quattro mesi durante la Guerra del Golfo.
Tutta la mia famiglia vive tuttora in Irak.
Sono un arabo sunnita, non sono curdo e neppure sciita. Sono un ordinario iracheno non coinvolto con l'opposizione al di fuori dell'Irak.
Sono veramente deluso dal terrificante modo di vedere la situazione da parte della maggior parte della gente in Inghilterra, dai media e dai politici.
A tutte queste persone che sono contro la possibile guerra voglio dire questo:
Se pensate che cosi' facendo voi state servendo gli interessi del popolo iracheno oppure credete di salvarli, allora vi sbagliate.
In realta' state salvando Saddam. Voi state privando la gente dell'Irak di quella che probabilmente e' l'ultima reale possibilita' di liberarsi di lui e di uscire da questo buio periodo della loro storia.
La mia famiglia e quasi tutte le famiglie irachene proveranno un dolore e una rabbia immensi quando la televisione di Saddam, con grande soddisfazione, mostrera' le manifestazioni di sabato a Londra.
MA DOVE ERAVATE VOI MANIFESTANTI QUANDO MIGLIAIA DELLA NOSTRA GENTE DELL'IRAK VENIVA ASSASSINATA DALLE MILIZIE DI SADDAM ALLA FINE DELLA GUERRA DEL GOLFO PER SOPPRIMERE LE SOMMOSSE ?
Solo ora, quando la guerra sta per raggiungere finalmente Saddam ognuno di voi diviene cosi' preoccupato della vita umana in Irak.
Dove eravate quando Saddam stava uccidendo migliaia di iracheni a partire dai primi anni settanta?
E dove siete voi ancora oggi, dato che ogni settimana lui ammazza la mia gente con i suoi tribunali della rivoluzione, tribunali segreti gestiti dai servizi segreti. La maggior parte delle sentenze sono esecuzioni che portano la firma di Saddam stesso.
Io sono in grado di rispondere ad una ad una tutte le vostre ragioni per opporvi a questa guerra.
Ma ORA chiedetevi voi stessi PERCHE', di circa CINQUECENTOMILA iracheni che vivono in Inghilterra, non ne troverete neppure MILLE a partecipare alla manifestazioni di domani.
La vostra campagna anti-guerra e' divenuta isteria di massa e non siete piu' in grado di vedere le cose come stanno.


Dr. B. Khalaf,
neurologo, Londra
Venerdi' 14 febbraio 2003

6/3/2003


Adel Smith è indagato per offesa alla religione dal procuratore di Verona Guido Papalia, in merito ad alcune affermazioni pronunciate dall'esponente islamico in un programma trasmesso a dicembre dall'emittente veronese Telenuovo.
Il procuratore ha inviato a Smith l'avviso di conclusione delle indagini e attende ora di interrogarlo prima della eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
A Smith è in particolare contestato di aver definito la Chiesa cattolica un'associazione per deliquere e il Papa il capo della stessa associazione, oltre che di aver usato parole ingiuriose nei confronti del cardinale Biffi. L'episodio e l'avvio delle indagini risalgono al dicembre scorso, e sono dunque precedenti all'intrusione da parte di vari esponenti di Forza Nuova negli studi della stessa Telenuovo, dove era in un corso un altro dibattito televisivo con lo stesso Smith.
La notizia del reato risale alla metà del dicembre scorso, e l'avviso di conclusione delle indagini è di circa un mese fa. Adel Smith dovrebbe dunque essere interrogato prossimamente, e lo sarà non a Verona, ma all'Aquila dove risiede.

Carissimo professor Pelanda,
riporto questa notizia perchè reputo opportuno pubblicizzarla.
Un abbraccio e un sorriso,
Laura Biancalana

6/3/2003

Caro Pelanda,
come Suo lettore del Giornale sottoscrivo pienamente quanto scritto da Lei nel Giornale di oggi 11 marzo: ho manifestato solidarietà al consolato americano di Milano il giorno dell'attentato alle Twin Towers e quella data non la potrò certo dimenticare.
La mia paura è che la nostra civiltà, pur con i numerosi difetti che presenta, non abbia la voglia e lo spirito per difendere se stessa e le conquiste fino a qui ottenute, come se la pace e la democrazia fossero conquiste scontate.
Nella scrivania conservo una bandiera americana che mi regalò la famiglia di cui ero ospite durante un soggiorno giovanile: mi dica quando ci sarà da andare a sventolarla e sarò con Lei.
Cordiali saluti, Faboi Saporetti

6/3/2003

Ha ragione Lei nel suo ultimo articolo pubblicato da Il Giornale. E' tempo di affermare chiaro e forte che l'occidente va difeso, che gli USA sono e devono essere i nostri alleati, che il finto pacifismo che maschera il vero antiamericanismo è nostro NEMICO perchè non combatte la guerra ma contro l'America, perchè non ama il popolo irakeno e nemmeno quello curdo ma odia la civiltà cui appartiene.
Mai come dall'11 settembre mi sento di appartenere alla democrazia dell'occidente e mi vergogno, ripeto, vergogno delle manifestazioni antiamericane e dei minuscoli uomini che vi partecipano.
Maria Antonietta Lagana'

6/3/2003

Egregio Professore Pelanda,
Le avevo già scritto in gennaio per manifestarLe la mia totale ed incondizionata solidarietà e colgo l'occasione per la risposta che Ella mi aveva inviato.
Dopo 2 mesi, quasi alla scadenza del tempo limite, pare che la Procura di Verona abbia "partorito" la decisione di perseguire il Suo aggressore: ne prendo atto aspettando gli sviluppi futuri senza farmi alcuna illusione.
Quello che mi preme porre alla Sua attenzione, da veronese che tutti i giorni deve leggere il quotidiano cittadino, ben poco rappresentativo della città, e che merita di essere acquistato unicamente per i Suoi articoli, è il comportamento tenuto da "L'Arena" nei Suoi confronti nei giorni immediatamente successivi al ben noto episodio: ho avuto la sensazione che nei Suoi confronti non vi sia stata nè alcuna difesa se non tardiva ed inadeguata e soprattutto nè una netta posizione di condanna nei confronti del personaggio Adel Smith.
Il quotidiano di Verona ha da sempre una posizione schierata fra i meandri del cattocomunismo, è anche evidente come questa connotazione nell'ultimo anno, forse in ossequio alla nuova sciagurata amministrazione comunale, si sia fatta ben più netta ed estremista: ebbene Le chiedo alla luce di questa realtà se non ritiene opportuno interrompere la collaborazione, che per la Sua controparte mi appare forzosa - forse per l'esistenza di un qualche accordo contrattuale -, col giornale "L'Arena".
Io e penso tutti i Suoi lettori saremmo più felici di vedere pubblicati i Suoi articoli su giornali che meritano il loro prezzo di acquisto.
Voglia gradire i miei più cordiali saluti.
Alberto Mondini

4/3/2003

Caro Pelanda,
sono un italiano 33enne residente in Argentina, per motivi di lavoro. Sto vivendo in un Paese dai sentimenti profondamente antiamericani, per di più lavorando in un ufficio (pubblico) assolutamente schierato a sinistra.
"Naturalmente", mi verrebbe da dire. Sono "fascista" perché appoggio il governo Berlusconi.
Sono "fascista" perché mi permetto di utilizzare la bandiera a stelle e strisce come sfondo del mio pc (ho provato a spiegare che fascismo e America non sono mai andati molto d"accordo, ma inutilmente). Sono fascista perché il pacifismo, questo pacifismo vomitevolmente schierato a senso unico, mi fa schifo. Sono "fascista" perché credo che l"offensiva contro Saddam sia una sacrosanta legittima difesa, nel nostro interesse ma anche in quello degli iracheni stessi (delle cui sorti i manifestanti con bandiere multicolore se ne infischiano beatamente). E probabilmente sarei "fascista" se sapessero che sto scrivendo a Lei, che si è permesso di difendere la nostra cultura, anzi, Cultura, da attacchi infami e infamanti. Sa cosa le dico" Che non me ne frega assolutamente niente. Sono orgoglioso di pensare come la penso.
Contro il conformismo asfissiante della sinistra, che sa solo schierarsi "contro" e mai "per". Urla, sbraita, si dimena. Vede le pagliuzze negli occhi altri facendo finta di non vedere le travi nelle proprie pupille.
Che tristezza, caro Pelanda. Scusi il mio piccolo sfogo: lo faccio perché il suo sito internet è per me un contatto molto importante per sentitre una voce che non sia "la solita". Fra l"altro non capisco per quale motivo "Il Giornale" non abbia un sito internet: possibile che il re della comunicazione non ci abbia mai pensato" Cosa sta aspettando" Che lo zittiscano anche nella rete" Ma lo sa che in Argentina Berlusconi e Mussolini sono praticamente la stessa cosa" Lo sa che mi sento dire, quotidianamente, "noi stiamo male ma voi avete Berlusconi"" Salvo poi fare ore di coda per ottenere il passaporto italiano.
Grazie per l"attenzione.
Un saluto affettuoso,
Alessandro P. - Buenos Aires

4/3/2003

Egr. Dott. Carlo Pelanda,
questa mattina ho letto il Suo articolo sul Giornale e, per quanto trovi molta difficoltà, cerco di scriverle alcune mie riflessioni che da tanto tempo frullano nella mia testa.
Come Lei anche io sono una "guerrafondaia" e lo sono in modo viscerale proprio perchè amo con tutta me stessa la Pace, una Pace vera, una Pace che contempli i diritti delle persone, la libertà delle persone, la ricerca della loro felicità.
Lei, nel Suo articolo ha parlato di emozioni tali da fare rivoltare le viscere. In tutta questa storia infatti nessuno, se non pochissimi, pensa o parla degli iracheni che sono poi l'effetto collaterale che a me interessa di più.
I "pacifisti"? Io ci parlo, ci parlo .... ma non serve a niente. Lei sa molto meglio di me che esiste un'infinità di sfaccettature del pacifismo. Il pacifismo nato per combattere tutto ciò che fanno gli USA, il pacifismo alla Gino Strada, il pacifismi di coloro, e sono i più, i quali proprio se ne infischiano bellamente di tutto ciò che non sia il loro benessere, e solo per difendere il misero orticello personale (non si rendono conto poverini che è già stato invaso da milioni di persone che non ci pensano su due volte ad abbracciare le armi perchè così detta loro il corano - la minuscola è voluta - che pochi conoscono in Italia pur parlando della "comprensione" della religione islamica) innalzano la bandiera con su scritto PEACE.
Altri ancora semplicemente dicono che gli iracheni se lo meritano il loro Saddam perchè se lo sono votato e tocca a loro se non lo vogliono più buttarselo giù; il che dimostra, oltre ad una insensibilità personale, una completa ignoranza di ciò che E', e nel momento poi in cui si cerca di diradare un pochino tale ignoranza mettendoli a conoscenza di alcuni fatti noti e risaputi da anni, chiudono semplicemente le orecchie e mormorano "se lo sono votato".
Le mie viscere si contorcono, forse quanto le Sue, quando vedo il volto sorridente di quel dittatore che, volenti o nolenti, i pacifisti aiutano a restare al potere affinchè possa uccidere ancora ed ancora e non pensano, i pacifisti, che essi saranno corresponsabili moralmente di molte di quelle morti perchè con le loro marce, con il loro inneggiare contro Bush, contro l'America ecc avranno dato il "permesso" al satrapo di fare tutto ciò che vuole.
Il disarmo? a che serve? Gli ispettori? l'ONU che ha già ampiamente dimostrato accogliendo nel suo consesso tutte le nazioni siano esse dirette da democrazie che da tirannidi (mettendole tutte sullo stesso piano)?
Saddam una volta che i soldati americani fossero tornati alle loro case ricomincerebbe ad armarsi (se già non lo fa sotto il naso degli ispettori come ha fatto in passato per ammissione degli stessi ex ispettori), gli iracheni continuerebbero a vivere nella loro miseria e nel loro terrore. E' questo che vogliono i pacifisti? Basta una pseudo PEACE? una finta Peace? l'importante è che gli Usa non mettano le loro zampe dove già le hanno i russi, i francesi e compagnia cantando?
A volte ho il sospetto che molti pacifisti amino i dittatori e le dittature: molti pacifisti non sono forse figli di quell'ideologia che faceva capo ad una delle dittature massime del secolo scorso? Quanti miliono di morti ha sulla coscienza quello Stalin del quale oggi sivuole commerare il 50° della morte?
Ma molti di essi, ragazzi e ragazze giovani le conoscono queste cose? Chi lo ha loro insegnato? La scuola? Sapranno chi commemoreranno?
La toscana, la mia Pisa sarebbero dei bei posti dove vivere ma sapesse quanto è difficile!
Ha dimenticato una cosa nel Suo articolo però (forse volutamente, sicuramente perchè Lei è molto più illuminato di me) ha dimenticato una cosa alla cui vista sono stata costretta a correre in bagno per rimettere (letteralmente).
Certamente Lei ha una spiegazione che io non sono riuscita a trovare. Ma vede, dott. Pelanda, pur non essendo una credente nella nostra religione di stato, non più almeno, pur non stimando affatto il capo assoluto di questa religione (da lui svenduta per fini che non riesco a comprendere appieno) lo stomaco mi si è rivoltato come tutta me stessa si è rivoltata alla visione del nostro carismaticissimo Papa che dava la mano a Tarek Aziz. Il Papa, l'uomo che dovrebbe essere il rappresentante di Cristo sulla terra, di quel Cristo che si arrabbiò e come si arrabbiò con quei mercanti che affollavano il Tempio di Gerusalemme, poveri uomini che in fin dei conti non avevano ucciso nessuno, ha dato la mano ad un ASSASSINO. Certo che Dio ha voltato la testa dall'altra parte - parole del papa - ma non perchè disgustato dall'umanità! Le chido: il Potere Temporale non dovrebbe essere finito?
Quindi certo che chi crede nella pace vera lotta come io lotto ma non siamo molti perchè la maggior parte è annegata nell'ignavia, la maggior parte degli uomini non è neppure pacifista è indifferente a ciò che non riguarda la piccola sfera nella quale si muove non rendendosi conto che comportandosi così distrugge il futuro dei suoi figli.
Il mondo ha bisogno di pace ma soprattutto ha bisogno di democrazia e se gli USA per difendere giustamente sè stessi "infettano" il medio Oriente con un po' della loro democrazia ... ben venga, è un effetto collaterale che io agogno e non per me, non sono più una ragazzina neppure io, ma per i miei figli e per coloro che verranno perchè penso che solo se, e non so in che modo, riusciremo a portare nei vari paesi islamici una forma moderna di democrazia sarà possibile la convivenza pacifica, altrimenti la civiltà occidentale sarà costretta a soccombere.
Per esperienza diretta So che nessun islamico, causa l'educazione impostagli fin da piccolo, regala mai a nessun "infedele" il suo rispetto. Dobbiamo conquistarcelo. Lei sa queste cose molto meglio di me e mi scuso per questa lettera ma ho veramente sentito la necessiotà di scriverLe per farLe sapere che non è solo, siamo non in molti, ma ci siamo, a combattere con la parola e con le idee e con quella parte di verità che ci è concessa conoscere.
Con tanta simpatia per Lei e per i Suoi scritti

Clara B. Pisa

4/3/2003

Caro Pelanda,
sento proprio come lei. La rabbia in corpo, dolore quasi fisico.
Io che spesso piango i troppi americani da troppi anni caduti, impossibile negarlo, per tutta la possibile liberta' anche di noi del resto dell'umanita'.
Mi sto distaccando un po' alla volta dalla chiesa cattolica nella quale credevo da sempre.
Gia' da alcuni giorni tenevo d'occhio le due chiese che piu' mi sono vicine sperando - ma con molto pessimismo - di non vedervi esposta quella tale bandiera, della resa piu' che della pace. E stamattina, nel tragitto verso l'edicola dove acquisto i giornali del giorno, primo tra tutti Il Giornale, che ti vedo infine in una almeno delle due, Cristo Re (ma Lui che direbbe ?), viale Mazzini, Roma ? C'era, c'era e c'e', esposta in alto sui ponteggi della Canonica.
Mi ha fatto male, mi ha messo di pessimo umore.
Domani 5 marzo, giornata del digiuno papalino, ulivino, no-global e diessino, mi faro' "piu' di una" bella mangiata, dessert e madeira inclusi, alla faccia loro.

Ciao, Mario, Roma

4/3/2003

Chiarissimo Professore,
non ho ancora finito di leggere il Suo strepitoso volume (Futurizzazione), eppure già mi sento in condizione, se non proprio in dovere, di divulgarlo presso chiunque sia in grado, a mio giudizio, di apprezzarne gli elevatissimi contenuti. In particolare, per quanto riguarda la prospettiva, il discorso e la mentalità neoparmenidea, rimango sempre di più convinto che le Sue visioni del futuro, ovviamente implicanti il successo e l'accoglimento delle Sue stesse proposte etico-economiche, rivoluzionarie quanto sensate, possano costituire sul piano teorico l'inverarsi più alto e concreto del momento epistemico (logico, storico, cronologico?), che Severino definisce Paradiso della Tecnica. Un tale edenica situazione mondiale creerebbe, a mio modesto avviso, l'humus ideale per l'affermazione della verità ontologica e filosofica. Infatti, che altro potrebbe fare di più e di meglio, un'umanità prospera e felice, se non occuparsi seriamente della struttura originaria dell'essere?
Attestandole ancora una volta la mia ammirazione la saluto con straordinario affetto.
F. S. Brescia

4/3/2003

Sono completamente d'accordo con quanto da Lei espresso nell'articolo di oggi sul Giornale, in merito al pacifismo nostrano.
Aggiungerei, come mia considerazione personale, che più che pacifisti sono piuttosto dei grandissimi egoisti e assillati dalla paura di perdere quel poco che, grazie ai sacrifici delle generazioni che ci hanno preceduto, si trovano a godere; illudendosi in questo modo di poter evitare problemi.
Si dimostrano inoltre degli ingrati verso chi ha messo in gioco la propria vita per liberarci dalle dittature ed offrirci il benessere di cui oggi godiamo.
Distinti saluti.
Castegnato ( Brescia ) lì 4 Marzo 2003.
Claudio Reboldi

4/3/2003

Il mio più vivo apprezzamento per il suo articolo di oggi 4 marzo sul Giornale.
Questi cosiddetti pacifisti sono riusciti, agli occhi dell'opinione pubblica, ad impadronirsi del nome "pace": alcuni di loro saranno anche sinceri; altri seguono il gregge come tanti pecoroni; altri ancora sono tutt'altro che pacifici e della pace fanno un uso strumentale, abietto.
A questo punto, grazie ai vari Chirac, Schroeder, e ad altri comprimari si corre il rischio d'infliggere agli USA e alla Gran Bretagna una gravissima umiliazione e di premiare tutti i dittatorelli che infestano questo nostro mondo.

Cordialmente.
Paolo Merci

1/3/2003

Gentile professore, se non l'avesse già visto le mando questo prezioso documento dell'attività educativa dell' Università Italiana.
Mi farebbe piacere conoscere la Sua opinione sia sui dati riportati, sia sul fatto in sé.
Allego anche un articoletto comparso in proposito sul Giornale.
Ringraziandola per la sua attività e per il suo entusiamo, la saluto cordialmente
Luigi Buccelletti

Un professore esperto in gestione delle risorse ambientali, uno studente particolarmente zelante ed evidentemente antiamericano, un computer, internet e così quello che doveva restare nel chiuso di un’aula del Politecnico di Milano adesso circola in rete. Nelle caselle di posta elettronica di molti italiani in questi giorni sta arrivando un messaggio dal titolo: «Perché si fa una guerra». Aprendolo si vedono alcune diapositive (il termine esatto è slide) che riportano alcune considerazioni sui costi e i benefici economici della guerra del Golfo del 1991. Il documento cita dati, cifre, percentuali: Desert storm costò 40 miliardi di dollari, dei quali il 75 per cento venne pagato dai paesi arabi (Kuwait e Arabia Saudita) e il 25 per cento dagli Usa. E come vennero rimpinguate le casse di chi aveva pagato il conflitto? Secondo le diapositive con l’aumento del prezzo del petrolio, passato da 15 a 40 dollari al barile, per un guadagno extra di 60 miliardi di dollari che sarebbero stati divisi: metà ai paesi arabi e l’altra metà alle compagnie petrolifere americane, le sette sorelle delle quali cinque (secondo l’inventore di «Perché si fa una guerra») sono di proprietà del governo USA. A parte l’errore, ovvero che le compagnie petrolifere sono tutte private, questo rivela l’evidente tentativo di mettere gli Stati Uniti sul banco degli imputati. L’ intento diventa palese quando si parla dei motivi alla base della guerra. «Altro che liberare il Kuwait, gli americani volevano intascare la grana!»,dice il documento. Che prosegue nel suo anti-americanismo: «La nuova campagna in IRAK viene fatta perché gli Usa sono in rotta con l’ Arabia Saudita, per questo hanno bisogno di un territorio da cui estrarre il petrolio. E quale meglio dell’IRAK?»
Il professor Rodolfo Soncini Sessa del Politecnico di Milano dalle cui risposte sono state formulate queste tesi, commenta così «Ho fatto alcune deduzioni quantitative (quelle che compaiono nelle prime diapositive) partendo da dati attinti dal libro di Lucia Annunziata No. Un ragazzo ha preso appunti e trasformato le mie risposte a memoria nelle diapositive, con evidenti errori».

20/2/2003

Ho immaginato che se un ipotetico viaggiatore dello spazio fosse sceso occasionalmente sulla terra ed avesse partecipato ad una delle tante marcie della pace organizzate in questi giorni, ne sarebbe uscito quantomeno con stravaganti convinzioni, affatto rispondenti alla realtà. Se avesse modellato il suo giudizio sugli slogan inneggianti alla pace, sugli striscioni raffiguranti il criminale Bush in procinto a sparare missili sul popolo irakeno, sulle soavi e pacifiche bandiere rosse marchiate con falce e martello che garrivano accompagnate al ritmo di toccanti liriche ireniche…e senza aver trovato alcun generico riferimento di condanna a Saddam o di solidarietà al popolo irakeno, il nostro viaggiatore avrebbe arguito fantascientifiche conclusioni. Sicuramente avrebbe dedotto che solo i pacifisti, la sinistra e parte del mondo cattolico siano i soli e veri latori di pace; che Bush e l'America costituiscono una minaccia all'umanità e ai diritti umani e che Saddam sia solo un povero diavolo vittima dello sporco capitalismo yankee.

Se casualmente, con le "certezze" acquisite in questi cortei, il nostro viaggiatore decidesse però di sbarcare anche in Irak, avrebbe sicuramente qualche lieve "problemino" nel tentare di spiegare ai famigliari dei 500.000 irakeni e dei 100.000 curdi sterminati dal regime negli ultimi 12 anni, che la colpa non è stata di Saddam, ma dell'opulento occidente e dall’incarnazione del male in persona: il demone Bush.

Ma sono certo! Con la pacifista saggezza acquisita ai cortei, spiegherà ad entrambi di stare tranquilli e fiduciosi, poichè le miracolose e deterrenti bandiere della pace, contengono tutti gli anticorpi necessari a neutralizzare le armi chimiche e batteriologiche del loro tanto amato presidente. E poi svolazzando per un ultimo “allunaggio” terrestre, tirerà le orecchie a quei esagerati e fifoni americani, dicendo loro: cosa volete siano state due insignificanti torri delicatamente adagiate su se stesse? Suvvia, sorridete e volemoseben!

 gianni.toffali@inwind.it Dossobuono Verona

19/2/2003

Interessante la lettera di Giovanni Gualtiero, che da ancor di più il senso del dibattito aperto che un sito come questo deve ospitare.
Molte cose dette da Giovanni sono interessanti, ma una proprio non la capisco: ma chi lo ha detto che le dittature si devono combattere?
Caro Giovanni, lei dimostra di conoscere il Diritto Internazionale ed anche la storia, come può scivolarmi su una simile buccia di banana, ma santo iddio chi ci dà il diritto di decidere quale sia il sistema più adatto a governare un paese, guardi che il suo "le dittature vanno combattute" è il paradigma di tutto quello che in seguito ha fatto la propaganda americana, dal 1919 in poi.
Personalmente sono convinto che la Democrazia non sia affatto il miglior sistema possibile, tuttavia non mi permetterei mai di dire che le "democrazie vanno combattute" è singolare che proprio voi "democratici" vogliate (sempre democraticamente) combattere chi preferisce un diverso sistema di Governo.

Saluti
Loris Cereda

18/2/2003

“..presentandosi non come semplice amico di Bush, ma come capo do governo europeo preoccupato di difendere la credibilità delle Nazioni Unite e di ricomporre il tessuto della solidarietà euro-atlantica…”.

Gentile professore,

con una posizione così il sig. Berlusconi avrebbe anche potuto partecipare alla marcia per la pace che si è svolta a Roma sabato scorso.
In piazza c’era di tutto, e nella diversità e nel suo rispetto sta la ricchezza e la democrazia.
Purtroppo ho potuto vedere un chiaro intento di soffocare l’informazione negando la diretta.
Al povero Giovanni Agnelli ho vesto dedicare un tempo televisivo, tra funerali ed alto, che sarebbe stato comunque superiore al tempo della diretta non concessa a milioni di persone e lo spazio dedicato ad una notizia si presume direttamente proporzionale alla sua importanza.
Trovo particolarmente grave il pretesto dato per negare. L’informazione può condizionare l’operato dei parlamentari, e il fatto in se no. Curioso senso delle cose. Buono per la sperimentazione di un consenso di massa attraverso la manipolazione delle notizie.
Mi scusi ma c’è di che vergognarsi di essere governati da tanta ignoranza ed arroganza.
Tornando alle “prove” la presentazione fatta degli inglesi di una tesi di laurea di 12 anni fa come materiale che inchioda la dittatura irachena alle sue responsabilità getta una sinistra luce sulla credibilità di tutto l’impianto accusatorio.
Prima un minimo di credibilità dell’accusatore e giudice, poi semmai la morte di innocenti sotto le bombe destinate a far cadere Saddam.
Il fatto che vanno combattute le dittature è vero, ma il governo instaurato nel kuwayt è democratico? Quanti governi democratici ci sono nel mondo arabo o mussulmano in genere?
Quante risoluzioni delle nazioni unite sono rimaste lettera morta in Israele?
Ci tengono veramente gli americani che nel mondo ci siano solo paesi democratici? È giusto esportare il nostro concetto della democrazia in tutto il mondo?
I curdi perseguitati dagli iracheni e oggi armati per fini USA, domani terroristi in Turchia, che certo benchè paese NATO e candidato all’ingresso nell’Europa Unita non si distingue per il rispetto della loro vita. Bombarderemo anche loro l’anno prossimo?
Dare speranze di pace certamente sarà visto come un segno di debolezza dell’occidente da parte di Saddam ma non credo che sporcarsi le mani di sangue ci faccia poi tanto diversi da lui.
Non è sicuro che un intervento militare porti la democrazia in Irak gli esempi del passato non sono certo incoraggianti.
Vede quante domande. Non ci può essere una sinistra unita ci sono troppi fermenti troppa vitalità troppa voglia di sperimentare il nuovo.
La confronti con l’opaca omogeneità imposta da padron Berlusconi alla destra italiana.
Opaca omogeneità che rende bene.
Gualtiero Giovanni

Ps
Dica, se ne ha occasione, al sig. Ferrara che è opinabile che gli USA siano la più antica democrazia.
Quando i padri della patria usa stillarono le regole di uguaglianza di tutti i cittadini, ignorarono che anche i neri ed altre nullità come, per esempio, gli indiani potessero essere cittadini.
La schiavitù è rimasta legale fino alla fine della guerra civile, e i diritti civili ai neri ad alle altre minoranze sono stati oggetto di una lunga battaglia negli anni sessanta e settanta, cioè ben cento anni dopo! e forse non sono ancora pienamente riconosciuti.

15/2/2003

ricevo e inoltro...

Anna Bono

http://www.guardian.co.uk/letters/story/0,3604,895397,00.html

by Dr. B Khalaf
Venerdi' 14 febbraio 2003

Scrivo per protestare contro coloro che si oppongono alla guerra controSaddam Hussein o come loro la chiamano, la "guerra contro l'Iraq.
Sono un medico iracheno, ho prestato servizio nell'esercito iracheno per sei anni durante la guerra Irak-Iran e per quattro mesi durante la Guerra del Golfo.
Tutta la mia famiglia vive tuttora in Irak. Sono un arabo sunnita, non sono curdo e neppure sciita.
Sono un ordinario iracheno non coinvolto con l'opposizione al di fuori dell'Irak.

Sono veramente deluso dal terrificante modo di vedere la situazione da parte della maggior parte della gente in Inghilterra, dai media e dai politici.
A tutte queste persone che sono contro la possibile guerra voglio dire questo:
Se pensate che cosi' facendo voi state servendo gli interessi del popolo iracheno oppure credete di salvarli, allora vi sbagliate.
In realta' state salvando Saddam. Voi state privando la gente dell'Irak di quella che probabilmente e' l'ultima reale possibilita' di liberarsi di lui e di uscire da questo buio periodo della loro storia.

La mia famiglia e quasi tutte le famiglie irachene proveranno un dolore e un rabbia immensi quando la televisione di Saddam, con grande soddisfazione, mostrera' le manifestazioni di sabato a Londra.
MA DOVE ERAVATE VOI MANIFESTANTI QUANDO MIGLIAIA DELLA NOSTRA GENTE DELL'IRAK VENIVA ASSASSINATA DALLE MILIZIE DI SADDAM ALLA FINE DELLA GUERRA DEL GOLFO PER SOPPRIMERE LE SOMMOSSE ?

Solo ora, quando la guerra sta per raggiungere finalmente Saddam ognuno di voi diviene cosi' preoccupato della vita umana in Irak.
Dove eravate quando Saddam stava uccidendo miliaia di iracheni a partire dai primi anni settanta?

E dove siete voi ancora oggi, dato che ogni settimana lui ammazza la mia gente con i suoi tribunali della rivoluzione, tribunali
segreti gestiti dai servizi segreti. La maggior parte delle sentenze sono esecuzioni che portano la firma di Saddam stesso.

Io sono in grado di rispondere ad una ad una tutte le vostre ragioni per opporvi a questa guerra.
Ma ORA chiedetevi voi stessi PERCHE', di circa CINQUECENTOMILA iracheni che vivono in Inghilterra, non ne troverete neppure MILLE a partecipare alla manifestazioni di domani.

La vostra campagna anti-guerra e' divenuta isteria di massa e non siete piu' in grado di vedere le cose come stanno.

Dr. B. Khalaf,
neurologo, Londra
Venerdi' 14 febbraio 2003


*********
Non commento la lettera del Dr. Khalaf che ho tradotto.
Non ne ha bisogno.
Voglio invece aggiungere alcune cose che ho visto e che mi hanno spinto a tradurre la sua lettera.
Nelle nostre televisioni, almeno quelle europee, cosi' come nei nostri giornali, NON HANNO VOLUTO dare spazio alla parola del popolo iracheno.
Su! Chi di voi ha visto le manifestazioni a favore dell'intervento americano da parte degli esuli iracheni davanti alla sede dell'Onu?
Ne avete per caso sentito parlare ?
Qualcuno di voi ha visitato i siti dell'opposizione irachena ?
Per non parlare dei Curdi.
Avete visitato questo sito ?
http://www.puk.org/
Avete letto, fra gli altri, questi articolo ?
http://www.puk.org/web/htm/news/nws/04feb03ic.html
http://www.puk.org/web/htm/news/nws/10feb03li.html
Visto questo ?
http://www.kdp.pp.se/chemical.html

15/2/2003

La Congregazione della dottrina della fede, ha pubblicato alcune settimane fa la “Nota dottrinale circa alcune questioni riguardante l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”. Indirizzata a tutti i cattolici impegnati nella vita pubblica e politica, la Nota ha rappresentato l’occasione per fare chiarezza nelle molteplici convinzioni (talvolta, se non spesso errate) dei cattolici in materie sociali, morali e politiche.
Il testo al capitolo quarto, rileva il monito a guardarsi da un troppo facile irenismo, che può finire per “secolarizzare il valore della pace”o per cadere in un “sommario giudizio etico, dimenticando la complessità delle ragioni in questione”; che “la pace è sempre frutto della giustizia ed effetto della carità”; che essa”esige il rifiuto radicale e assoluto della violenza e del terrorismo e richiede un impegno costante e vigile da parte di chi ha la responsabilità politica”. Inoltre sul concetto della guerra il paragrafo 2308 del Catechismo della Chiesa cattolica afferma: ”Una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa” e ancora al punto 2310: ”Coloro che si dedicano al servizio della Patria nel servizio militare sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli”.
La sensazione, però desunta ascoltando i vari mezzi di comunicazione, è che tutto il corpo della Chiesa sia compatto nel sostenere le ragioni di un netto no alla guerra, ed un si incondizionato alla pace! Siamo di fronte ad un'evidente contraddizione in seno alla Chiesa? E’ probabile, il velato contrasto della Nota dottrinale rispetto alle posizioni del papa è però evidente, certo che è alquanto bizzarro scoprire alcuni uomini di Chiesa più esperti in diritto internazionale che in morale cattolica. Forse il documento era surrettiziamente e pudicamente indirizzato loro? Non è da escludere.
Per i cattolici è però doveroso tenere distinti i vari piani della fede: un conto è ascoltare l'opinione espressa da singoli uomini di Chiesa, che comunque, a solo titolo personale e non ufficiale, possono schierarsi con le ragioni del no alla guerra, un altro è seguire le indicazioni del magistero della Chiesa cattolica, che, come abbiano osservato, non vieta aprioristicamente le ragioni della guerra giusta o della legittima difesa.
Desta pertanto una certa perplessità notare la presenza di molti cattolici tra le fila pacifiste, che ben sappiamo cavalcare con disinvolta facciatosta ogni apparente buona battaglia, per scopi politici talvolta estranei ai fini realmente perseguiti.
Dinnanzi ad una dittatura che in dodici anni non si è piegata alle risoluzioni dell'Onu, un possibile intervento contro l'Irak, non è nemmeno ascrivibile alla nuova dottrina strategica cosiddetta preventiva (anche perchè con le più di tremila vittime delle Torri Gemelle sarebbe eufemistico cinismo chiamarla preventiva...), ma in quella classica della guerra giusta, finora mai smentita ufficialmente da alcun documento, elaborata originariamente da San Tommaso e Sant'Agostino, fatta propria dalla Chiesa cattolica e tutt’oggi ancora valida.
Se realmente si avessero a cuore, tanto i diritti oppressi della popolazione irakena, quanto il diritto alla difesa del popolo americano, ogni azione volta ad annientare Saddam e il suo regime, sarebbe non solo giusta ed auspicabile, ma moralmente obbligatoria. Qualche pacifista dell’ultima ora, si è mai indignato per la distruzione della Germania e della sua innocente popolazione per fermare l’orda nazista? Ma noi europei dalla memoria corta abbiamo forse bisogno di un nuovo 11 Settembre in versione Europea, per ricordarci che il terrorismo non è un'invenzione dello sporco imperialismo yankee assetato di petrolio. Giova ricordare ai tanti cattolici convertiti al pacifismo le parole di Dietric Bonhoffer: “Il precetto divino dell’amore chiede di amare di più il tuo prossimo che la tua coscienza angosciata”, ed amare il prossimo significa anche accettare il rischio di rischiare, tutto il resto sono vuote chiacchiere ammantate di mendace filantropia. Ma tant’è, continuiamo a sventolare le belle bandierine colorate della pace…ma, come dopo un temporale, la breve vita dell’arcobaleno è già dissolta…

gianni.toffali@inwind.it Dossobuono Verona

14/2/2003

Beh qualcosa di meglio di ciò che c'è oggi si può fare, senza peccare di idealismo.
Sicuramente in Italia, ma anche a livello mondiale.
C'è ad esempio un mio vecchio pallino sulla "flessibilità delle durate brevettuali".
Mi spiego, se un 'azienda realizza un farmaco innovativo come meccanismo d'azione, ad esempio un inibitore della Agiotensina 2, ha realizzato un passo importante che è costato ingegno e miliardi di USD, se un'altra azienda, con una piccola modifica di un legame molecolare, realizza un nuovo Inibitore dell'Agiotensina 2, fa un passettino che alimenta la concorrenza ma che non ci aiuta a vivere meglio, la durata dei brevetti è però uguale, questo per me è assurdo.
Pensi ad esempio agli ACE inibitori: dopo che BMS ha lanciato il Captopril, ne sono seguiti altri 14 sviluppati da altre multinazionali dove (ad eccezione dell'Enalapril) l'aspetto innovativo era assai modesto ma le coperture brevettuali assai ampie. Oppure ancora più macroscopicamente a quello che sta succedendo sugli ipocolesterolizzanti.
Ovviamente non è compito dell'Italia discutere questo tema (anche se i certificati di protezione complementare sono un fatto tutto italiano), ma in Italia si può fare sicuramente qualcosa per dare qualche regola in più, e le assicuro, basterebbe poco.
Io penso di capirci parecchio di queste cose, e siccome ormai sono un "esperto" ben pagato per dare consigli nel settore, e posso permettermi di darli solo a chi ritengo ne faccia un uso eticamente corretto (secondo ovviamente il mio concetto di etica), beh, mi son detto, perchè non darne qualcuno al Ministro della Sanità?
Tenga conto che nel marciume del comparaggio ai miei tempi ci ho mangiato anch'io, quindi non voglio fare l'anima bella, semplicemente "la persona informata dei fatti".

Saluti
Loris

11/2/2003

Chiarissimo Prof. Pelanda
Buono il Suo articolo di sabato titolato " Politica senza frontiere ". Completamente condivisibile sulla politica italiana attuale di amicizia e alleanza verso gli USA,ma senza rinunciare ad una politica di tutela dei nostri particolari interessi futuri nel bacino mediterraneo e Medio Orientale. Vorrei però aggiungere una considerazione che spero da Lei condivisa. Perché Bush non può non attaccare! Quando nel 1991 Sadam Hussein ricevette una dura lezione dagli alleati occidentali, aveva davanti due opzioni:
Adeguarsi alla strada offertagli di far diventare l’ Irak una nazione con un Governo moderato ( non dico democratico perché nei Paesi Islamici la democrazia non può allignare-nemmeno nella pur civile Giordania ). Aprirsi al commercio mondiale soprattutto con le enormi possibilità offerte dai sui consistenti giacimenti di Petrolio. In tal caso sarebbe in breve divenuto uno dei tanti Satrapi orientali ricchi di Dollari facendo ricadere sui suoi sudditi un buon livello di benessere.
Preferì invece dare sfogo al suo delirio di onnipotenza armandosi spasmodicamente con il chiaro obbiettivo di attaccare prima o poi tutti gli Stati e Staterelli del Golfo assoggettandoli e da ultimo regolare i conti in sospeso con l’Iran. Facendo così ricadere sugli Irakeni miseria e sofferenze.
Sperava probabilmente nella dabbenaggine degli Occidentali fino al punto di diventare incontrollabile. Bush ha compreso il gioco e va a vedere le carte. Dio lo benedica!

Saluti Professore fino al Suo prossimo articolo
Gianfranco Pellegrini

11/2/2003

Caro Professore, oggi mi sono riletto, dopo lunghissimo tempo, il suo saggio dell'ottobre 1999: "fantageopolitica: o fuori dalla Nato o nucleo occidentale" e le confesso che di nuovo ho sentito quel brivido lungo la schiena che si prova quando si è sfiorati da un fantasma che pare anche troppo reale.
Vorrei chiederle se lo ha mai concluso o se è rimasto così incompleto.
Comunque alla luce di quanto sta avvenendo in questi giorni mi sembra che non sarebbe male riprenderlo in mano e farci le opportune verifiche. Mi ricordo che anche Aldous Haxley riprese in mano New Brave World e dovette constatare che parecchie delle sue previsioni si erano puntualmente avverate.
Ci sono alcuni punti che la pregherei di chiarirmi.
Al paragrafo 2.3 lei ipotizza (credo) che gli americani stiano gestendo piani antiterrorismo molto avanzati: non credo lo facessero allora ma neppure oggi, purtroppo.
Richiamo la sua attenzione sulla disgraziata serie di avvelenamenti da antrace che in barba a tutti gli sforzi non ha mai fornito uno straccio di colpevole. Le confesso che a me fa molta più paura del crollo delle Torri, proprio per l'incapacità del sistema a bloccare gli attentatori o a scoprirli, quando ormai l'allerta era già stata data. Se si immagina questo attentato come un avvertimento mafioso mi rendo perfettamente conto della necessità assoluta di Bush di attaccare l'Irak. Per quel che può servire!
Nello stesso paragrafo poco oltre lei immagina il sistema di controllo puntuale degli USA. Ma anche questo non ha funzionato: ricorderà benissimo il caso di quegli sniper padre e figlio che tennero in scacco Washington per settimane.
Dunque gli Stati Uniti non hanno proceduto come lei giustamente immaginava, oppure non ci sono riusciti. Direi che nelle proiezioni fantastiche le tecnologie funzionano meglio della sociologia: basti pensare alle proteste sollevate dappertutto per la violazione della privacy.
Nel suo scenario il punto debole del sistema occidentale è l'Italia; mi piacerebbe sapere come inquadra gli avvenimenti di questi giorni che vedono la Germania e la Francia muoversi alla ricerca di un sentiero che li renda indipendenti dagli USA da un lato e dominanti in Europa dall'altro. Tuttavia se lei ha l'impressione che gli USA conducano una politica estera improvvisata e dilettantesca cosa ne dice di quella di questi due paesi? In questo senso mi pare davvero che il Berlusca abbia ragione quando dice che le sinistre hanno perso la testa.
Non voglio disturbarla oltre: la prego di gradire i miei più vivi ringraziamenti e i complimenti più sentiti per questo suo piccolo capolavoro.

Sergio T.
Milano

11/2/2003

7/2/03 sull'Opinione:

Anomalie francese / Liberté, massacré, islamisé.

Dopo avere promosso il genocidio dei Tutsi in Ruanda alcuni anni fa, ora la Francia ha costretto il governo laico e democratico della Costa d'Avorio, uno dei pochi paesi africani di relativa prosperità, a fare un accordo con i ribelli fondamentalisti islamici concedendo loro una certa autonomia nelle regioni del nord. (Esperimento già mal riuscito in Nigeria.) Come se non bastasse, i francesi hanno anche preteso che il presidente Gbagbo affidasse i ministeri della Difesa e dell'Interno proprio a quelli che hanno tentato il golpe. Il paese si è ribellato e i francesi sono scappati. Ma non c'è limite al peggio. Adesso Chirac ha invitato Robert Mugawe, il presidente di Zimbabwe ed il più sanguinario dittatore dell'Africa nera, a Parigi a partecipare ad un vertice di capi africani. Questo malgrado il parere contrario perfino dell'Unione Europea. Francia, vergogna d'Europa, un tempo terra della libertà. Ad Abidjan in Costa d'Avorio, hanno capito che in Africa ad agire per "interessi" sono i francesi e lo dimostrano con azioni forti echiare: bruciano i tricolori francesi, sventolano le stelle e strisce, e invocano l'aiuto di Bush.

Sandra Giovanna Giacomazzi

10/2/2003

Chiarissimo Professor Pelanda,
complimenti per l'ottimo articolo di oggi sul Giornale "una politica senza frontiere". LeggendoLa ancora una volta e, avendo ascoltato ieri sera il teologo americano M.Novak, sempre più mi convinco che cristianesimo capitalismo e democrazia sono l'unica buona e giusta via per la felicità e la libertà dell'uomo qui in terra. Coraggio and God bless You!

Un cattolico liberale, anche un pò liberista, ma sicuramente anticomunista Marco R.

10/2/2003

Chiarissimo Prof. Pelanda
non me ne voglia se, avendola scoperto, la considero ormai un interlocutore privilegiato ( per me naturalmente ). E' da un po che vado maturando una convinzione circa la feroce resistenza dei rappresentanti della classe dei pubblici ministeri al semplice accennare da parte del Governo a metter mano alla riforma del sistema giudiziario. Non sarà forse che vi è fra loro un diffuso timore che, riformando, temano di perdere colossali privilegi come quello della carriera garantita senza alcun merito e senza alcuna valutazione di capacità professionale, sino al gradi di Consigliere di Cassazione, con relativa ricca pensione, e magari candidandosi come ormai abituale alle elezioni politiche ?

con i migliori saluti
Gianfranco Pellegrini

10/2/2003

Sarebbe bello vivere in un mondo di pace, fratellanza e tolleranza; Pace peró é una parola che ha assunto un significato strumentale e palesemente di parte.
I cosidetti pacifisti di oggi si rifanno molto spesso agli insegnamenti 'di pace' di Che Guevara o di Mao che nel nostro secolo si sono distinti per essere guerrafondai, sangunari e sostenitori di regimi in estremo contrasto con i principi fondanti delle nostre democrazie europee e occidentali.
Così come la parola 'Pace' ha assunto un significato strumentale anche le bandiere della pace hanno assunto questo significato diventando vessilli di una ben determinata area politica, la sinistra; Per questo motivo non devono essere esposte su palazzi e luoghi pubblici in quanto questi sono al di sopra degli interessi di parte e rappresentano indistintamente tutti i cittadini.
Sono solo tre le bandiere che devono essere esposte per legge e solo queste tre sono parte del nostro patrimonio comune: la Bandiera Regionale, il Tricolore e la bandiera dell'Unione Europea perché sono le uniche che ci rappresentano tutti indistintamente, anche se, la sinistra non ha mai avuto un buon rapporto ne con il Tricolore ne con la nostra Bandiera Regionale.
Chiedere all'ONU di risolvere controversie internazionali é tempo perso, l'ONU non ha mai risolto niente, infatti, gli Stati Uniti al confronto hanno fatto piú cose positive per sabglio di quelle che l'ONU ha fatto volontariamente.
In Veneto e in Italia, anche se con qualche piccola eccezzione locale, dovuta all'attivita di personaggi che usano il loro potere, principalmente giudiziario, a fine di persecuzione politica, possiamo liberamente esprimere le nostre opinioni, possiamo esporre le bandiere che vogliamo e penso a tutti quei paesi nel mondo dove regnano tiranni, dove i cittadini non si possono esprimere liberamente.
Penso alle grandi conquiste della Civiltá Occidentale che probabilmente, se fosse stato per tutti questi falsi pacifisti, non sarebbe come la possiamo vedere oggi, esempio di democrazia, libertá e di pace. La pace é un accordo bilaterale; L'occidente é pronto a fare questo accordo, perché é nella nostra tradizione, qualcun'altro no.
Vittorio De Battisti
Bloomington, Indiana, USA

10/2/2003

LE POINT INTERNATIONAL Genève, n°2 7 fev.2003

Edition italienne . www.pointintl.ch

 

INVIDIA, MOTORE DI GIUSTIZIA?

di Livio Magnani

L’emozione sollevata dai millesettecento licenziandi da Termini Imerese ha pochi confronti nella storia sociale del paese: blocchi d’autostrade, interruzioni ferroviarie, venti operai che minacciavano di buttarsi da tralicci, tante erinni scarmigliate che minacciavano il finimondo ed interviste televisive a non più finire di madri piangenti con le solite creature in braccio. “Cosa mangeremo domani?”, chiedevano al reporter. E così si sono moltiplicate sui giornali borghesi le collette per sostenere la lotta sindacale a oltranza e le riunioni a tutti i livelli per blaterare contro gli Agnelli che non volevano sganciare le palanche, contro la General Motors che aveva svalutato la sua partecipazione in Italia, contro il Governo che rifiutava interventi e statalizzazione della FIAT.

Emozione, ovviamente, con motivazioni politiche che non si è avuta invece per la notizia che i tassi d’interesse dei BOT sono scesi a tal punto da risultare inferiori all’aumento dei prezzi al consumo. Ormai, chi investe in questi titoli statali ottiene al rimborso una somma il cui potere d’acquisto è inferiore a quella prestata allo Stato. Si sono alzate solo voci di accusa al Governo di perseguire una politica di “deflazione”, quasi che i tassi praticati in Italia fossero indipendenti da quelli europei e mondiali. Nessuno si è dato da fare per consigliare ai risparmiatori danneggiati come meglio gestire le liquidità residue, contenere i consumi superflui e soprattutto chiedere al Governo di detassare i redditi da capitale in calo anziché i redditi di lavoro nominalmente sempre crescenti. Il fatto è che, mentre le associazioni dei consumatori sono sovvenzionate dallo Stato e sostenute dai partiti, quelle dei risparmiatori vino nella miseria più nera. Così pochi sono stati coloro che hanno tratto spunto dai redditi reali negativi dei BOT per sottolineare la caduta dei redditi disponibili di milioni di famiglie risparmiatrici. Da due anni esse hanno visto drasticamente ridotto il potere d’acquisto dei loro risparmi per effetto sia della caduta dei corsi azionari in borsa, sia per la riduzione dei tassi d’interesse percepiti sul reddito fisso.

Dopo un cinquantennio di esenzioni, detrazioni e sgravi fiscali del lavoro dipendente, di aumento delle pensioni minime e di crescente tassazione dei redditi di capitale in nome della redistribuzione dei redditi a favore del popolo lavoratore, si piange sui giovani disoccupati che non vogliono schiodare dai bar meridionali e si accettano senza fiatare le prepotenze delle squadracce sindacali. Però, nessuno spreme una lacrima sui “nuovi poveri”, sulle vecchiette ancor decorosamente vestite che fanno le fila con gli immigrati alle mense della Caritas. Purtroppo siamo un paese dove si odiano i ricchi, ma non si amano i poveri, dove s’ignorano gli stati di sofferenza individuali e le moltitudini di persone da aiutare, ma solo le povertà collettive di gruppi e di classi politicamente mobilizzabili. Purtroppo i dolori fisici, i patimenti morali, gli stati di depressione non servono a coloro che organizzano proteste per esserne sospinti verso il potere. Servono invece le frustrazioni, i rancori, le rabbie livide che scaturiscono dall’invidia verso i più fortunati, i più intelligenti e soprattutto i più ricchi. L’invidia, cammuffata da giustizia sociale, è ormai nel mondo un motore più potente dell’amore.

3/2/2003

COMUNICATO 01.02.2003
"Dialogo - Il Pontefice, la Nuvola, l´Entropia"

Studioso di Scienza Politica e di Sociologia, esperto del mondo delle Comunicazioni di Massa e cultore di filosofia, teologia e intelligenza artificiale Luciano Venia pubblica per le "Maree" di Napoli un volume di grande interesse. Si tratta di "Dialogo - Il Pontefice, la Nuvola, l´Entropia" che narra la straordinaria vicenda dell´uomo in un sapiente affresco di dogmi, credenze, mitologie sino ad avviare un profondo dibattito sulla Fede, la Ragione, la Religione. Il Volume che appunto si snoda in forma di dialogo alla maniera delle sorgenti testuali della filosofia greca è un´opera godibile che stimola alla ricerca, all´approfondimento e induce alla riflessione. Si tratta di un libro a sfoglia con livelli diversi di significato, di lettura e di comprensione che dal giocoso incipit emulativo della repubblica platonica passa attraverso sequenze di crescente complessità alla proposizione di una gamma di quesiti e problematiche attinenti alle domande sul senso ultimo dell´esistenza, alla probabilità del Dio, alla similitudine e alla differenza delle religioni indoeuropee con una immersione nell´oceano sacro delle apparizioni mariane in rapporto e in comparazione con le epifanie del paganesimo mesopotamico, egizio, greco e romano precristiano.
L´opera è dunque un favoloso sistema di segmenti di saggistica dove le investigazioni sociologiche, i frammenti di filosofia e le tematiche teologiche si ricompongono in una Totalità Organica che romanza il dialogo e ne fa un discorso plurale o meglio polifonico e persino policentrico con una straordinaria applicazione di tecniche divulgative e narrative.
Il lettore è prima sorpreso, poi travolto e turbato dalle ardite similitudini e dal paradigma comparativo prescelto per poi finire con
l´essere ingoiato dalla trama e dal sistema di articolazione del contenuto sino a divenire egli stesso uno dei partecipanti al dialogo e magari simulando e impersonando uno dei ruoli di scettico, scienziato, credente, oppositore, suggeritore, provocatore che si alternano nella configurazione dello schema del volume.
"Dialogo - Il Pontefice, la Nuvola, l´Entropia" è un´opera laica e provocatoria che però crocianamente non può non dirsi cristiana perché si confronta di continuo con Cristo e la sua Chiesa quando si immerge nella antichità più profonda delle religioni babilonesi, egizie, greco-antiche e ne ricava assonanze e dissonanze. Persino agnostici, scettici, atei, mistici - le figure dei diversi partecipanti al dialogo - risentono di questo condizionamento culturale e danno vita a un serrato confronto di livello altissimo con un imponente massa di elementi e dati, notizie e citazioni che spingono a una ricerca superiore sulla via della metafisica, della filosofia, della teologia, della sociologia e financo della psicologia;
anche in relazione ai bisogni biogrammatici dell´uomo e alla sua rimozione della angoscia, della malattia, della paura della morte.
Dice Venia - l´uomo con tutti i suoi limiti se riesce a pensarsi e a pensare e se trova la forza mentale di cercare Dio (San Paolo: "Signore ti ringrazio per avermi dato l´intelligenza di volerti cercare") è misura e prova della Creazione. Eppure la dimensione dell'uomo è infinitamente piccola rispetto a Dio (in ogni senso e significato).
Venia fa il suo paragone: L´Universo è grande oltre ogni nostra comprensione e per farcene una idea imperfetta pensiamo a una spiaggia d´Ischia. Vi sono miliardi e miliardi di granelli ed ogni granello è un universo-mondo nel quale ci sono pianeti e stelle come quelle che noi vediamo.
Quanti mondi esistono guardando ai "granelli" di una sola spiaggia? Ora pensiamo a tutte le spiagge dell´isola e ai miliardi di miliardi di acini di sabbia (che nel nostro paragone rappresentano i mondi). Poi pensiamo a tutte le spiagge italiane su isole e coste, quindi pensiamo a tutte le spiagge del mondo. Abbiamo detto che ognuna di esse contiene innumerevoli granelli che sono per il nostro esempio dei mondi, dei sistemi solari... Ora, quanto è grande l´Universo? L´uomo non può nulla sulla forza del cosmo, eppure se egli giunge a pensare tutto questo dimostra la sua straordinaria intelligenza. "Cogito ergo sum", "essere e pensare". Ma dov´è questo dio
rotondo?
Il libro è un grande tentativo di orientare la vita di oggi agli eterni sentieri della filosofia e della religione senza dire parole definitive - il chè è impossibile - ma fornendo stimoli e contributi alla ricerca.
Sull´architrave dell´oracolo era scritto "Conosci te stesso" ma Venia riparte da Eraclito che dice nei suoi frammenti "Ho indagato me tesso!".
Tuttavia non è possibile respingere il mondo a ciò che era prima della Rivoluzione Francese e dunque la Ragione è comunque strumento per giungere insieme alla Fede a quelle Verità Intime, Eterne, Semplici che spiegano il mondo senza spiegarlo.

Dott. Vincenzo Tuccillo
Direttore Scula di Dottrina Sociale della Chiesa
Girolamo Savonarola

3/2/2003

gentile professore, il referendum sulla guerra all'Irak indetto da Famiglia Cristiana con il quesito "tu da che parte stai: con il Papa o con Bush?" a mio avviso dovrebbe essere affiancato da un altro sondaggio pubblico: "tu con chi stai: con il Papa o con Saddam?". se la sente di proporlo?

con viva cordialità
Pier G.Cozzi

2/2/2003

entilissimo Dott. Pelanda, forse La disturbo inutilmente, ma non so a chi mandare la notizia, che ho ricevuto per e-mail da Honest Reporting (http://honestreporting.com), organizzazione che si occupa di svergognare quella stampa internazionale sfacciatamente anti-Israele, che giunge ad alterare o ad occultare le notizie. Io non sono ebrea, ma trovo rivoltante il diuturno tentativo di far apparire Israele come l'aggressore e i Palestinesi come le sole vittime.
La notizia è questa e non necessita di commenti, ma forse bisognerebbe farla conoscere:

"An official daily newspaper of the Palestinian Authority, announced that a Palestinian soccer tournament, as well as one of the teams, is to be named in honor of Abed Al Basset Odeh - who carried out the Passover Massacre in Netanya, killing 30 people and wounding 140 others."

Mi scusi per il disturbo.

Cordialmente
Loly C.M.

1/2/2003

Gentile dott.Pelanda,
volevo farle la seguente domanda:perchè l'italia non è nell'Airbus ,unica realtà industriale europea in grado di contrastare gli USA?
Nella societa partecipano i maggiori paesi europei ,spagna compresa.
L'italia non era all'altezza?
Se cosi non fosse abbiamo fatto un grave errore.

distinti saluti
Giorgio Amici

1/2/2003

Salve, sono Gianni Toffali di Dossobuono, non faccio commenti al fatto...dico solo: sto con lei.
Le allego un mio pensiero sull'ecologismo, se vorrà inserirlo nel suo sito, la ringrazio.
Grazie mille e complimenti per il premio a lei e al suo collega Savona...lo dicevo io che scrive molto bene...

Gianni Toffali

Ecologia
Sembra che in questi ultimi tempi, gli italiani, forse complice lo scenario dell’instabilità sociale internazionale, siano perennemente alla ricerca di nuovi "nemici" da esorcizzare, recentemente le fobie sembrano essersi concentrate sulle onde elettromagnetiche, un nemico ritenuto tanto più temibile, quanto più invisibile.
L’esasperazione di ansie collettive, ha portato molte persone a ritenere che l'esposizione ai campi elettromagnetici siano persino responsabili di diverse malattie tumorali (leucemie e linfomi) e degenerative (parkinson e alzheimer).
I telefonini in particolare vengono accusati di mettere in pericolo la memoria, di "friggere"il cervello, di provocare emicranie, crisi epilettiche e di indurre persino al suicidio.
Questi scenari da film dell'orrore, riprodotti senza nessuna analisi critica dai principali mezzi di informazione hanno permesso la costituzione in ogni città, quartiere o paese di sedicenti comitati di liberazione "elettromagnetica".
Frotte inviperite di cittadini, promossi sul campo ingegneri nucleari, discettano su equazioni matematiche, di leggi fisiche, di pericolosità dei tralicci trasportanti energia elettrica e della perniciosità derivante dagli impianti di radiotrasmissione telefonica.
L'aspetto più incredibile è che gli scienziati che da oltre vent'anni studiano gli effetti sulla salute umana delle radiazioni non ionizzanti a bassa (elettrodomestici) e alta (telefonini e impianti radio) frequenza, non sono ascoltati, anzi, il loro autorevole parere è considerato di parte, ovviamente dalla parte delle grandi aziende commerciali pubbliche o private.
Le ricerche scientifiche finora compiute non hanno dimostrato l'esistenza di un nesso di causalità, ne di associazione significativa tra la comune esposizione professionale o residenziale ai campi elettromagnetici e l'insorgere di malattie o disturbi della salute.
Da questi inconfutabili dati, si evince che i potenziali problemi sanitari sono legati esclusivamente alla percezione del rischio piuttosto che alla sua effettiva entità.
Esemplificando: gli studi sull'effetto dell'uso del cellulare hanno dimostrato che durante una conversazione telefonica media, l'aumento della temperatura nella zona circostante l'orecchio è di circa 0,18 gradi.
Un valore irrisorio se si pensa che una semplice corsa a piedi può aumentare di due o tre gradi la temperatura di tutto il corpo, eppure nessuno ha mai pensato che la corsa sia pericolosa alla salute.
Inoltre, se vogliamo essere pignolescamente e tecnicamente precisi, tutta la nostra vita quotidiana è già disseminata da radiazioni e campi magnetici, a partire da quello terrestre per giungere a quelli generati dagli oggetti di uso comune: lampadine, radio, televisione, lavatrici, computer, rasoi, asciugacapelli...
Da oltre cinquant’anni, l'ottanta per cento della popolazione mondiale è immersa in campi elettromagnetici a bassa frequenza, con un incremento continuo di energia elettrica, senza che sia stata riscontrata alcuna relazione tra aumenti di casi tumorali e consumo di energia.
Viene da chiedersi quali siano le cause di questo nuova patologia fobica sociale di massa; una prima risposta potrebbe arrivarci dalla sociologia o dalla psicologia e le risposte sarebbero senz'altro soddisfacenti, ma non del tutto esaustive; un'altra ipotesi potrebbe far pensare a qualche regia occulta o a fini non ben precisati.
Se osserviamo attentamente, dietro le quinte di questi comitati, apparentemente spontanei, scorgeremmo l’ombra lunga di alcune organizzazioni ecologiste, i probabili registi di questa vera e propria duplice ideologia: politica e antiscientifica-tecnologica.
Non casualmente parecchie organizzazioni ecologiste gravitano attorno a precise aree politiche; infiniti i casi in tutta Italia, dove molti leader di questi comitati e associazioni si sono candidati entro liste civiche civetta, coalizzandosi con aggregazioni di chiaro colore politico.
Evidentemente, erigersi a paladini della salute pubblica è ritenuta un’ottima strategia populista per accaparrare consensi.
Oltre il movente politico, la “filantropia” dell’altra anima del pensiero ecologista, delusa dalle magnifiche sorti e progressive del mito scientista, è dettata dal rifiuto del tutto ideologico della scienza e della tecnica, concepite non più come strumenti a servizio all’umanità, ma come lunga manus dell’imperialismo, del capitalismo, del liberismo economico e del consumismo.
Forti di queste convinzioni, molti ecologisti fomentano gli ignari ed ingenui cittadini facendo del vero e proprio ecoterrorismo disinformativo, bombardandoli con notizie drogate e non provate.
Talvolta, messi alla strette da dati incontestabili, si schermiscono propagandando le loro ideologie dietro il principio (paravento) della precauzione: "se non si conoscono gli effetti e le conseguenze di una data cosa...si evita di usarla", è come se un povero preferisse morire di fame perchè non è certo che il cibo a lui offerto sia di origine doc o contenga organismi geneticamente modificati, altro esempio di colpevole e terroristica disinformazione.
Un altro clamoroso caso di tendenziosità e allarmismo infondato ci è venuto due anni fa, quando alcune associazioni ecologiste denunciarono la pericolosità degli impianti della Radio Vaticana, come se tutti gli altri impianti presenti massicciamente su tutto il territorio italiano, anche con maggiore potenza, non fossero pericolosi…acclaratissimo esempio, in questo caso, di livore anticattolico.
Proposta: essendo ormai tardi per bloccare la diffusione della tecnologia nei paesi tecnologicamente avanzati, perché gli ecologisti, dotati sicuramente di lungimirante spirito profetico, uscendo dall’egoistico guscio del proprio ovile e fedeli al succitato principio di precauzione, non si adoperano in preventive campagne di informazione presso quelle nazioni sottosviluppate dove la tecnologia e l'energia elettrica devono ancora arrivare?
Gli abitanti di quei fortunati paesi, che già vivono bucolicamente e serenamente, privi di ogni amenità ed orrore tecnologico, ma sotto un romantico cielo stellato (naturalmente ben visibile, perchè privo di inquinamento luminoso...), sono certo: vi ringrazieranno infinitamente per avergli evitato il rischio di una grave contaminazione radionucleare, fatalmente mortale.
Meglio un'inoffensivo telefono a barattoli, che un rischioso cellulare radioattivo!
Peccato che noi italiani non abbiamo percepito i vantaggi dell’eroica visione della vita pastoral-agreste, negandoci la vittoria della povertà virtuosa e condannandoci per sempre alla ricchezza viziosa.
Ma speriamo, grazie alla “caritatevole”filosofia delle Cassandre Verdi, a queste multinazionali della paura, di tornare indietro, magari… quando si stava peggio…forse, si stava meglio!?

27/1/2003

Chiarissimo Prof.Pelanda
oggi sul GIORNALE ho avuto il piacere di leggere il Suo articolo con un' eccepibile esame della situazione politica mondiale e della motivazioni perchè Bush deva attaccare. Bisognerebbe che Berlusconi tenesse buon conto di quanto da Lei scritto e ne desse la massima pubblicità tramite i suoi canali.
Speriamo

Ancora cordiali saluti
Gianfranco P.
Milano

26/1/2003

27 gennaio 1945-27 gennaio 2002

Tutto passa ma il passato non si dimentica.
C’è un passato che non deve tornare mai più.
I campi di sterminio hanno tolto Forze, Vite e Dignità ad un Popolo.
Ma questo Popolo si è rialzato e da quel 27 gennaio 1945 ha chiesto al mondo, che fino ad allora non aveva visto, o non aveva voluto farlo, di Vedere, Ricordare e Tramandare.
Tiriamo fuori le voci e parliamo, prendiamo in mano le penne e scriviamo, anche una frase breve, ma non chiudiamo gli occhi di fronte ai corpi bruciati, agli scheletri viventi ed ai numeri tatuati sulle braccia, immagini che farebbero orrore perfino a Satana.
Liberiamoci dal filo spinato del pudore e teniamo spalancati i cancelli della memoria, non solo oggi.
Alle nostre generazioni il compito di trasmettere ai figli ciò che non abbiamo visto ma che i nonni hanno vissuto ed alcuni di loro hanno raccontato.
Cristiano Contri, 24 anni, Giulia Vivi, 23 anni, Siena.

4/1/2003

Preg.mo Dottor Pelanda.
Le porgo in ritardo i miei migliori Auguri per questo nuovo anno in arrivo,iniziato per la verità.
Continuo a leggerLa e non dispero che qualche Santo in Paradiso illumini i nostri politici e che improvvisamente non li faccia scendere da quell'Olimpo.
Compresi i magistrati..."abbiam sempre fatto cosi'!"...Dio mio.
Che pena.
Saggezza non è forse,il saper rinnovarsi e capire i mutamenti analizzandoli e CRESCENDO moralmente insieme a essi?
va da sè che di Saggi nei tribunali vi è assoluta carenza.
Faranno sempre come han fatto i loro predecessori?
Ah beh..certo,se son sempre presi da libri e simposi...la vedo duretta smaltire quei 4 o 500.000 processi arretrati..
Vae Victis alla Classe Dirigente.
Suo,Giorgio Varesco.

(un semplice commerciante)

4/1/2003

A cura di don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera e fondatore del Gruppo Abele.

Sono molte le ragioni che permettono a cittadini appartenenti a identità diverse (dal punto di vista culturale, sociale, religioso e professionale) di esprimere un'uguale condanna alla possibilità di una "presunta" guerra preventiva contro l'Iraq. Ancora una volta le diversità convergono in un'unica opzione in grado di formare unità tra protesta e proposta. "Non c'è pace senza giustizia", non si stanca di ripetere Giovanni Paolo II e, con lui, le tante comunità civili e cristiane che sono sparse in tutto il mondo e che sono convinte dell'inutilità della violenza per affrontare e risolvere conflitti.
Le riflessioni che seguono provano a formulare - a voce alta - alcune considerazioni per dare ulteriore chiarezza e motivazione ad un "No" alla guerra che vuole proporsi anche come "Si" alla giustizia, alla Pace e alla speranza.

1. La prima vittima delle guerra è sempre la verità. Il primo vincitore è un certo profitto che calpesta dignità, speranza e pace. L'espressione "un certo profitto" indica non solo la volontà di controllare le ricchezze naturali ad ogni costo, ma anche il fatto che i veri motivi di quasi tutti i conflitti internazionali sono e restano interessi economici così prepotenti da inquinare la stessa vita politica chiamata a decidere su questioni inerenti conflitti armati ed entrata in guerra di interi popoli.

A parte l'astrazione: La prima vittima delle guerra è sempre la verità, che significa ciò, tutto e niente! retorica! Queste caro Don Ciotti sono solo sue illazione del tutto simili al pensiero politico della sinistra italiana, ma che proprio perché politico…parziale,di parte e in malafede. E’ vero che la guerra non è “immacolata”, ma questa non è una scoperta o una sensazionale rivelazione…è sempre stato così, meno ipocrisia per favore!!!( le rivoluzioni, a lei tanto care suppongo...hanno portato giustizia forse? Non mi sembra, solo morte, povertà e vendetta!!!).Detto questo, mi sembra altresì legittimo che gli Stati Uniti abbiano il diritto a difendersi…c’è stato l’undici settembre di mezzo, non ricorda? Ne aspettiamo un altro e nel frattempo sventolentiamo pacifisticamente i fazzolettini bianchi di Zanotelli? Chissà se si uniranno anche i Curdi , o tutti i prigionieri politici o comuni internati in attesa di esecuzioni capitali.

2. Il fermo e deciso "No" alla guerra non esprime il solo desiderio dell'Italia del restare estranea al conflitto. Il primo "No" è alla guerra in quanto tale. Non vogliamo solo restare fuori dalla guerra (con una logica eccessivamente ripiegata sul nostro Paese). Non vogliamo la guerra in quanto tale. Ed anche per questo non vogliamo che il nostro Paese si spenda - con responsabilità politiche, militari e strategiche - per costruire un sistema di guerra che inevitabilmente realizzerà morte e disperazione.
Lei esprime i desideri della sua Italia, che non coincide con il pensiero totale degli italiani, non ci metta in bocca cose che esistono solo nella sua immaginazione. Ancora una volta esprime scenari di guerra che non coincidono con i piani americani, mi dica per favore in quale rapporto ha letto che il Pentagono ha intenzione di bombardare la popolazione, lei stà facendo disinformazione e terrorismo psicologico, prerogativa dei manipolatori dell’informazione per fini politici.
3. Siamo profondamente convinti che il domani è scritto nell'oggi e che il futuro sarà ad immagine e somiglianza del metodo e delle pratiche seguite per costruirlo. Alcune dure lezioni sull'inutilità (e sui drammatici costi) della guerra le abbiamo già ricevute dalla storia! Senza dimenticare che conflitti, odio e diseguaglianze escono rafforzati e radicalizzati dai conflitti armati, creando ulteriori e future insicurezze e instabilità. L'abbandono della strada politica non è mai, di conseguenza, soluzioni ai conflitti, ma tragica condanna a spirali di violenza che inevitabilmente alimentano il bisogno di ostilità insanabili.
Altrettanto falso! Mi faccia il solito esempio sull’inutilità delle guerre!!! Il contrario semmai: lei vuole insinuare che fermare i nazisti è stato un errore? Hanno fatto male gli americani? (dimenticavo…Hitler è stato fermato dai soli partigiani…di sinistra ovviamente…quelli cattolici dormivano…). E Seraievo, non le ricorda nulla…non è stata liberata da un atto di forza americano? Che ci siete andati a fare laggiù voi pacifisti…una gitarella fuori porta? La guerra è l’ultima carta della politica, ma è pur sempre politica!
4. Nessuno vuole fare o proporre sconti a dittatori e terroristi o alla violenza, da qualunque parte questa arrivi. Ciò di cui siamo convinti è che non sono indifferenti la natura e la modalità della risposta alla violenza. Anche di fronte all'orrore e alla follia della violenza occorre il coraggio del ragionare, del capire, dell'intervenire con lungimiranza e dell'evitare la tentazione delle scorciatoie.
Dice così a parole, ma di fatto non mi risulta che lei, né altre organizzazioni pacifiste abbiate mai speso una parola contro alcun dittatore, anzi rigirando la frittata, solidarizzate con loro, giustificandoli a causa dei vari embarghi internazionali contro i loro paesi. Invece di tentare di far ragionare Bush, ( lo so è difficile…un dittatore travestito da benefattore…) perchè non vi proponete come mediatori per convincere quel “birichino”, ma in fondo “simpaticone” di Saddam a rinunciare ai suoi propositi bellici? Che volete che sia…è cosi ragionevole…con un buon bicchiere di vino…

5. Alcune delle ultime guerre internazionali non solo hanno violato le regole fondamentali del diritto (i limiti di legittima difesa fissati dal consiglio di Sicurezza dell'ONU nel dicembre 1975), ma ha anche spazzato via l'idea di un diritto internazionale e la competenza esclusiva dell'ONU a deliberare e a realizzare operazioni di polizia internazionale.
Se correvate più veloci con le vostre bandierine bianche e il camulet della pace i diritti sicuramente non sarebbero stati violati…ne sono certo!! E i zucconi ritardatari dell’ONU dov’erano…istituto burocratico incompetente!!!!
6. La guerra, che dopo l'ultimo conflitto mondiale è stata formalmente vietata dalla Carta delle Nazioni Unite e "ripudiata" da molte costituzioni nazionali (compresa quella italiana), ha - in questo periodo - ri-assunto un ruolo di protagonismo. Non solo: non mancano quanti tentano - con linguaggi e motivazioni spesso in-fondate, ma tese a dilatare confusione - di giustificare la necessità di un intervento militare con espressioni tipo "guerra giusta", "umanitaria", per "legittima difesa", "preventiva"… . Nessuna acrobazia linguistica può trasformare uno strumento al servizio della morte in un'operazione di pace e di vita. Solo nella politica esistono i reali strumenti perché la gestione di un conflitto non debba essere affidata alla violenza e alla logica del più forte, indipendente dalle regioni e dalle legislazioni presenti sul piano internazionale.
Caro Don Ciotti, le consiglio di leggere l’abbecedario del cattolico praticante: il Catechismo della Chiesa Cattolica. Il numero 2308 dice: “Una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa.” E ancora al punto 2310: ”Coloro che si dedicano al servizio della Patria nella vita militare sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli”. Trovo strano che un uomo di Chiesa non conosca queste elementari norme, ma lei è un sacerdote o un esperto in diritto internazionale? Le acrobazie linguistiche le usa lei nel negare la liceità del diritto alla difesa contrabbandandola per guerra!!!

7. Il terrorismo non è figlio della povertà e dell'ingiustizia, ma si alimenta della disperazione da esse prodotta. Intervenire politicamente su tali situazioni, vuol dire che "non c'è pace senza giustizia"; significa che intervenire politicamente sulle condizioni di sfruttamento non contribuisce solo a realizzare maggior equità e giustizia, ma si rivela anche strumento efficace per vincere qualsiasi forma di terrorismo. Una Pace stabile esige un approccio politico realistico, dialogico e capace di aggredire le cause sociali di sfruttamento, miseria e disuguaglianze internazionali per fare della giustizia la premessa di ogni convivere disteso e sereno.
Sono d’accordo con lei, ma il problema rimane sempre quello: se il mio interlocutore non ha assolutamente volontà dialogiche, che fare? Ma nell’attesa … si ricordi che in Irak vi è un popolo sottomesso e alla fame(o la colpa è sempre degli americani…probabile!!) che non vede l’ora di riscattarsi dalla dittatura!!! Come mai non rivolge mai i suoi appelli di pace e l’invito al dialogo anche agli oppositori interni al regime? Forse perché ritiene che siano solo dei mercenari prezzolati al soldo americano? Proprio tutti?

8. Due vincolanti passi ci sembrano necessari:
· Spostare il baricentro del diritto internazionale dagli Stati alle persone. Significa creare le condizioni perché non si realizzi tanto e solo una tutela dell'equilibrio tra i governi, ma una vera tutela dei diritti fondamentali di ogni cittadino del mondo.
· Dare agli strumenti internazionali di verifica e di controllo quali il Tribunale Penale Internazionale le reali possibilità di sanzionare ogni tipo di abuso e di prevaricazione del diritto senza sconti per nessuno e senza eccessive timidezze verso quei potenti che più di altri sono in grado di condizionare organismi internazionali in virtù del loro potere economico.
Belle parole…ma nel frattempo si muore….

Riflessioni sparse per trasformare un "grido" in parola attenta, documentata e precisa; per fare del "No alla guerra" una proposta perché giustizia e politica si sostituiscano alle armi e agli eserciti.
Non ha senso dividerci su queste questioni. E' urgente, doveroso e necessario restare uniti, intrecciare gli sforzi e opporsi alla logica delle divisioni con uno sforzo teso all'unità e alla concretezza del risultato di pace. Associazioni, gruppi, cooperative, chiese, sindacati, libere aggregazioni, lavoratori, mondo dello sport, del tempo libero, scuole, operatori dell'informazione, amministratori politici e donne e uomini di buona volontà dobbiamo fare tutto il possibile perché dall'intreccio delle nostre diverse iniziative possa nascere quel mondo possibile caratterizzato dalla Pace e dalla capacità di "fermare il male con il bene".
Evviva!!! proletari, borghesi e aristocratici di tutto il mondo uniamoci coralmente in un anelito speranzoso di pace, mettiamo dei fiori nei nostri cannoni e le bombe di Saddam saranno spazzate via dalle nostre belle e pacifiche intenzioni.
Il pacifismo non è altro che una misera foglia di fico messa per pudore sulla vigliaccheria di chi non vuole sporcarsi le mani per aiutare il prossimo!!!

Gianni Toffali

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