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Carlo A. Pelanda

LaVerità

2017-4-30

30/4/2017

I partiti devono allinearsi all’interesse nazionale

I partiti mostrano un disallineamento tra i loro interessi e quello nazionale sul piano della politica economica ed estera. In queste due aree la discrezionalità politica è limitata da calcoli precisi costi/benefici, misurabili in quantità di denaro, e vantaggi/svantaggi di collocazione internazionale. Per esempio, l’Amministrazione Trump ha iniziato il mandato con un orientamento divergente dall’interesse oggettivo dell’America e in poche settimane ha dovuto ri-allinearsi al realismo. Cerco, con un appello, di far aderire la politica italiana al realismo, prima e non dopo.      

Il primo punto di riallineamento è la data delle elezioni. Non è pensabile che questo governo riesca a ottenere il consenso parlamentare in periodo elettorale per un piano credibile di riduzione del debito e di stimolo alla crescita. Le elezioni andrebbero fissate in tempo utile per affidare a un nuovo governo e Parlamento, con una legislatura davanti, la definizione della legge di bilancio 2018, e collegato Piano nazionale delle riforme (Pnr). Ciò significa elezioni a fine settembre o primi di ottobre per poi avere a fine novembre le condizioni per attuare politiche non influenzate dal clima elettorale, che inibisce ogni azione d’efficienza. L’appello a Quirinale e partiti è di marcare di più tale requisito d’interesse nazionale oggettivo: dobbiamo arrivare a fine anno con la capacità politica di impostare una credibile azione sovrana di riduzione del debito, priorità assoluta, e di stimolo alla crescita. Per chiarezza: o noi dimostriamo tale capacità oppure sarà la Germania all’inizio del 2018 - con la Francia comunque “ascara” che la seguirà, vincano Macron o Le Pen, per interesse nazionale oggettivo - imponendo il proprio criterio, cioè tasse patrimoniali depressive o commissariamento. E ciò avverrà in sede di negoziati per la trasformazione degli accordi intergovernativi “fiscal compact” in trattati vincolanti per l’Eurozona. Renzi sta dicendo che se eletto premier porrà il veto. Salvini e altri risolvono il problema offrendo l’uscita dall’euro. A costoro sfugge che l’Italia è collocata in un mercato internazionale che, se vedesse aumentare la probabilità d’insolvenza o di fine della garanzia europea sul debito italiano o di un commissariamento, abbandonerebbe l’Italia, rendendo impossibile la continuità di un sistema industriale e finanziario nazionali viabili. Immaginate.

Il secondo e correlato punto riguarda la messa in priorità del problema del debito, cosa che nessun partito sta facendo. La crescita è troppo bassa per sostenere un debito  che i recenti governi hanno incoscientemente aumentato per finanziare in deficit un modello inefficiente. Perché nessun partito mette in priorità questo problema e soluzione? Hanno paura di essere puniti da elettori e clienti spaventati da tagli alla spesa. In realtà non sarebbe necessaria una manovra violenta. Basterebbe impacchettare tra 100 e 200 miliardi di patrimonio pubblico – partecipazioni, concessioni e immobili – su più di 600 di patrimonio disponibile per venderlo, con formule finanziarie di dismissione differita per non svendere, e usare i proventi per tagliare il debito complessivo di altrettanto. Pur riduzione parziale, ciò sarebbe un segnale formidabile che l’Italia fa sul serio, rialzandone il voto di affidabilità e la credibilità come attore G7. Capisco che il PD non lo voglia per evitare di perdere il potere di nomina sulle partecipazioni statali. Ma è incomprensibile che altri partiti non offrano una tale soluzione, fattibile sul piano tecnico, che salverebbe la nazione. Per questo qui li sollecito, in particolare il centrodestra. Ma anche chi vota statalismo perché è dipendente pubblico dovrebbe pensarci: l’operazione “patrimonio pubblico contro debito” eviterebbe loro il licenziamento, dando più tempo a un riequilibrio contabile soft. E anche i privati dovrebbero scoprire che tale operazione eviterebbe tasse sul loro patrimonio.

In conclusione, tutti i partiti dovrebbero confrontarsi sul tema del debito e convergere sull’urgenza di elezioni. L’inclusione in priorità di tale tema nel dibattito elettorale sarebbe già un primo passo verso il rafforzamento della credibilità nazionale. Ai partiti del centrodestra, che è la mia area di preferenza, voglio dire: testimone Belpietro, nel 1997-98 mi ingaggiai in una campagna stampa pressoché solitaria per rinviare l’euro maldisegnato e l’entrata dell’Italia, ma una volta creato l’euro stesso, nel 1999, scrissi che ciò cambiava il calcolo dell’interesse nazionale costringendo l’Italia a restarci essendo troppo svantaggioso uscirne. Ora aggiungo che l’Italia deve aggiustarsi da sola, e può, per poter influire sull’Eurozona ed utilizzarla come moltiplicatore della potenza nazionale, questi il calcolo e la strategia giusti.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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